“Il mistero di Ninfa”, di Antonio Fiasconaro

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Da qualche anno Antonio Fiasconaro, attento cronista de “La Sicilia” con uno sguardo particolare al mondo sanitario della Regione, ha scoperto la sua vocazione di saggista e scrittore. Nel 2013 ha pubblicato “Morte d’autore in Sicilia”, un agile pamphlet che ha riaperto il mistero del soggiorno e della morte a Palermo di Raymond Russel, nel 2017 il romanzo storico “I masnadieri dell’Acquasanta”; da ultimo, Fiasconaro è nelle librerie  con l’istant book “Il mistero di Ninfa” edito da Kalòs, che riapre i battenti dopo un periodo di quiescenza, nella collana “Impressioni” (quando risorge una casa editrice, specie se di qualità come la palermitana Kalòs, non si può che essere contenti).

Si è definito istant book, “Il mistero di Ninfa”,  perché trae spunto da un fatto di cronaca recente: il ritrovamento  nella sala Bonanno del cimitero Santa Maria dei Rotoli di Palermo di un baule contenente il cadavere pietrificato di una bambina. Ad accorgersi del baule è stato casualmente il direttore di quel cimitero Elio Cosimo De Roberto. Si tratta di un baule di piccole dimensioni, al cui interno, oltre la bambina coperta da una mantella rosa con bordi dorati, vi sono pure delle rose e un  bigliettino con una data e le iniziali di quello che potrebbe essere  un nome e un cognome, o chissà che altro. Da approfondimenti condotti dal direttore del cimitero, risulta che quel baule fu portato al cimitero dei Rotoli nel 1999 dall’allora parroco della chiesa cimiteriale don Giuseppe Calafiore, un uomo dai mille enigmi divenuto sacerdote in tarda età e oggi non più vivo. Perché quel baule fu abbandonato alla sala Bonanno del cimitero Santa Maria dei Rotoli e vi è rimato tanto tempo senza che nessuno se ne accorgesse? E chi era la bambina, battezzata dopo il ritrovamento Ninfa in onore di una delle sante protettrici di Palermo? A che epoca risale la sua morte? Chi furono i suoi genitori? Questi e tanti altri interrogativi vengono posti nel volumetto di Antonio Fiasconaro (72 pagine, 9 euro). E ogni interrogativo ne apre un altro, al punto che il fatto di cronaca assume, nel racconto di Fiasconaro, le connotazioni di un noir. “Il mistero di Ninfa” conferma il talento di Antonio Fiasconaro.

Fiasconaro, con la sua scrittura rapida e snella tipica del giornalista, accavalla le più suggestive congetture catturando la curiosità dei lettori. Il suo metodo “investigativo”, già rivelato da “Morte d’autore a Palermo”, ricorda la personalissima tecnica affabulatoria di Leonardo Sciascia, i suoi saggi polizieschi irrisolti. Ma ne “Il mistero di Ninfa”, impreziosito da tante appropriate citazioni e da richiami al caso Rosalia Lombardo (la “bella addormentata”) e alle figure avvolte nell’oblio dell’imbalsamatore Alfredo Salafia nonché del medico Oreste Maggio, c’è qualcosa di più. Da un lato l’affiorare di temi scientifici concernenti la conservazione dei cadaveri (da leggersi la prefazione del medico legale Cristoforo Pomara), dall’altro la pietas per i defunti e il tentativo di esplorare i misteri indissolubili che accompagnano la vita anche nei suoi risvolti apparentemente banali.

Come testimonia l’esergo: “La cosa più insignificante racchiude un po’ d’ignoto. Troviamolo” (Guy de Maupassant). Né manca, tra le molte sfumature e i colti rimandi del denso libriccino, legato al sentimento umanitario che vi aleggia una civile indignazione per lo stato di abbandono in cui versano i cimiteri.

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