Palermo: “Giardino della memoria” raccontato alla Biennale nomade da Yuri Ancarani

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Nell’ambito di Manifesta 12, la Biennale Nomade europea d’arte contemporanea intitolata “Il Giardino planetario“, nell’ex Oratorio della Madonna dei rifugio dei peccatori pentiti, in via Maqueda, e’ stata allestita la video-installazione dell’artista ravennate Yuri Ancarani.

Si intitola “Lapidi 2018” e nei quasi 10 minuti di documentazione filmata scorrono le immagini di decine di siti, tra Palermo, Monreale, Portella della Ginestra e Villagrazia di Carini, dove la mafia ha ucciso investigatori, religiosi, giornalisti, imprenditori, sindacalisti, magistrati, inermi cittadini. Ancarani nella sua efficace documentazione ha scelto anche il Giardino della Memoria di Palermo, il sito confiscato alla mafia e gestito da Unci e Anm, quale luogo-simbolo per ricordare tutte le vittime. Motivando la scelta del Giardino di Ciaculli l’artista ravennate ha detto: “In questo terreno che si affaccia sul monte Grifone, i magistrati ed i cronisti hanno dato vita a qualcosa di straordinario. Qui si tocca con mano la memoria“.

Yuri Ancarani e’ nato nel 1972. E’ un video artista e film-maker che conta nel suo palmares significative partecipazioni ad eventi di fama mondiale. I suoi lavori sono stati presentati a Basel Kunsthalle (2018, Basilea) e alla Biennale di Venezia. Con il lungometraggio “The challenge” ha vinto nel 2016 il premio speciale della giuria Cine+Cineasti al Festival di Locarno.

Il lavoro dell’artista si compone da Whipping Zombie e Lapidi, due video che intendono verificare sul campo le metamorfosi contemporanee delle pratiche della memoria, in relazione ai traumi e alle lacerazioni sanguinose della storia collettiva. Whipping Zombie riflette sul rituale legato ai culti di trance e possessione caraibici, nel quale gli abitanti di uno sperduto villaggio di Haiti mettono in scena i gesti e le dinamiche del proprio terrificante passato di schiavi. In Lapidi, sceglie di riprendere le lapidi commemorative che onorano il ricordo dei magistrati, civili, giornalisti, agenti e tutti coloro cui è dedicato un monumento in quanto vittime della violenza a Palermo.

Il video è una sequenza di riprese silenziose, in cui le lapidi appaiono come sculture video.

 

 

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