2017, la zampogna di Cateno De Luca e la Durlindana di Vincenzo Figuccia

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Piuttosto che raccontare il 2017 dell’Assemblea regionale siciliana, preferiamo soffermarci sui primi giorni della legislatura che ha debuttato dopo le recenti elezioni regionali. Il cambio di colore politico era atteso, solo che è avvenuto a favore del centrodestra invece che con il Movimento 5 Stelle, dato per vincente quasi unanimamente. Il cambio di passo purtroppo non c’è stato, i primi passi della legislatura sono tutt’altro che incoraggianti e non inducono affatto all’ottimismo.

Al netto della polemica sugli impresentabili e delle incursioni, virtuali (Osce, su richista grillina) e reali (Commissione nazionale antimafia, sprovvista di strumenti d’intervento), abbiamo difronte un quadro politico in grande affanno, perché il centrodestra non ha una maggioranza a Sala D’Ercole. Poteva contare su un deputato in più, 36 su 70, ma gli è venuto l’uomo in più con la discesa in campo di Vincenzo Figuccia, battitore libero e spina al fianco di Musumeci e Miccichè.

C’è chi parla già oggi – con imprudente anticipo – di una vittoria di Pirro, ricordando che le guerre si vincono dopo avere conquistato il territorio e non “all’americana” (Job si done, proclamò Bush Junior dopo avere spodestato Hussein, e sappiamo com’è finita).

Nello Musumeci deve convincere se stesso e i siciliani di essere in grado di guidare un’armata assai composita, nella quale possono avere una forza d’interdizione personaggi eccentrici e imprevedibili, come Figuccia o Cateno De Luca, il deputato che ha regalato all’Ars il brivido dei domiciliari alla vigilia dell’ingresso in Aula per la prima volta nella storia parlamentare.

Cateno De Luca è un personaggio pieno di fantasia, felice di esistere a prescindere dagli altri. Esercita da tempo la sua creatività a Palazzo dei Normanni, dove ha già abitato per una legislatura facendosi notare per le sue stravaganze e per la “alterità” rispetto alla sua area politica di provenienza (la grandine arriva alla vigna, salmodia chi non ha fiducia nelle virtù taumaturgiche di Gianfranco Miccichè).

 

Figuccia e De Luca hanno in comune il brio, l’entusiasmo, il piacere di stare sopra le righe, un’audacia illimitata ed il candore di quelli che sanno fino a un certo punto quello che fanno, nel senso che dispongono di un radar a corto raggio. Si innamorano delle conseguenze immediate delle loro rumorose iniziative, ma non hanno alcuna idea di dove li porta il cuore.

 

E’ grazie ad entrambi che il 2017 ci lascia basiti, e affatto contenti, per la carica di novità impreviste che i primi giorni della legislatura hanno offerto. Figuccia entra nell’empireo, nominato assessore all’energia, e in poche ore si trasforma nel nemico numero uno del Presidente dell’Ars e nella mina vagante posta sul parterre di Musumeci.

Cateno De Luca, reduce dalle performance dei primi giorni, che l’hanno visto dapprima “custodito” dalla magistratura e poi autore di iniziative anti-magistratura che hanno pochi precedenti, si è presentato in occasione dell’ultima seduta di Sala D’Ercole per il 2017, con una zampogna “classica”, ed è riuscito pure a suonarla nei corridoi di Palazzo dei Normanni. “Tu scendi dalle stelle…”, insomma, ha risuonato fra le antiche mura del Palazzo, che ne ha viste di tutti i colori, ma non ha mai ascoltato le melodie di un deputato zampognaro di indole inafferrabile.

 

Quanti credono nella teoria del naturalista inglese Charles Darwin,, la selezione naturale, confidavano nel taglio dei deputati, da 90 a 70: meno posti a sedere, maggiore competizione. Il livello dei migliori non avrebbe potuto che alzarsi.

 

Probabilmente è così, e coloro che, come noi non se ne accorgono, magari dovrebbero porsi domande sul senso di ciò che capita nel mondo reale, a loro insaputa.

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