In Principio era il Verbo. E il Verbo era Dio. Oggi è la Rete

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In Principio era il Verbo. E il Verbo era Dio. Oggi è la Rete: eterna, infinita. Insondabile, monopolizzabile. La realtà è la Rete, non ciò che accade, vediamo, sentiamo. La realtà virtuale non ha concorrenza. I pensieri, i sentimenti, le opinioni, i giudizi, le credenze, le fedi nascono sui social. E lievitano, si scompongono, rinascono sui social. La percezione del freddo e del caldo, della paura e della tranquillità, della sapienza e dell’ignoranza  giunge dalla Rete.

E’ il nuovo paganesimo. Il Cielo è la Rete. Per parlare al Cielo non c’è più bisogno di alzare lo sguardo in alto, basta accendere il cellulare.

Dio si è frantumato in mille divinità, ogni giorno diverse l’una dall’altra. Gli dei della tecnologia ci lasciano senza parole, ci soggiogano, seducono. E indossiamo le loro scoperte come fosse l’abito della festa.

Il linguaggio che abbiamo appreso a scuola non serve più. Bastano poche parole per comunicare. I social ospitano i tazebao del Regime. La Colonna Infame. La black List. La faccia del nemico, inevitabilmente inetto, ladro, indegno, illegittimo.

Contano le intenzioni più che i fatti, la ridondanza più che il ragionamento. L’eco più del dialogo.

Gli amici sono la Rete, e sono tanti, quanti la rubrica telefonica. Sempre di più. Non sappiamo chi siano e perché siano diventati nostri amici. Ma aspiriamo ai loro Like, che valgono più di un abbraccio. Chi ha più amici in Rete è un predestinato, incontrerà il successo, mentre chi parla dolcemente con il vicino di casa per non sentirsi solo, non conta nulla, anzi, non appartiene a questo mondo.

Un tweet e conquisti un giorno di gloria. Un post malevolo, e conosci la più nera delle sconfitte. La fugacità degli eventi, virtuali, alleviano l’intollerabile supremazia del nulla.

I persuasori occulti sono venuti allo scoperto. Insultano, arraffano parole, lanciano anatemi, battono (virtualmente) i pugni sul tavolo, e guadagnano onori e gloria. Nelle istituzioni, nelle piazze, nei seggi elettorali.

Piazza San Pietro si riempie di fedeli ogni domenica, la Rete si riempie di fedeli ogni momento. Ed il loro numero è noto a tutti. Le parole del Papa arrivano ai pellegrini e ristagnano, giusto il tempo di tornare a casa e accendere il computer o il cellulare, il tablet, quelle della Rete non finiscono mai, si ripetono e fanno proseliti. Il Vescovo di Roma arringa i buoni, la Rete disprezza i buonisti, su cui ricadono i sospetti peggiori. IL buonismo è una maschera, indossata per ragioni di lucro, ricerca della popolarità residua.

La Rete non ha un vangelo, ma è come se l’avesse. Ogni piattaforma è un cielo cui rivolgersi e al quale chiedere risposte ad ogni quesito. La democrazia è la Rete. Il Dialogo è la Rete. L’amicizia, il Sapere. Tutto.

Chi controlla i controllori si chiedevano incessantemente i nostri “antenati”. Diffidenza ormai desueta. Gli apprendisti stregoni che operano sulle piattaforme e ci danno i numeri, i nomi, le decisioni, sono al di sopra di ogni sospetto.

Coloro che frequentano la Rete e dubitano, sono disadattati, o guardiani dell’Ancièn Règime: sperano di perpetrare le antiche ingiustizie, di fermare il futuro. Fatica inutile. Chi è mai riuscito a scrivere sulle nuvole?

 

 

 

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