Sindaci candidati bocciati, Accorinti e Bianco sovrastati dagli sfidanti

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nella foto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ed il sindaco, Enzo Bianco.


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L’insoddisfazione dei cittadini punisce chi ha responsabilità di governo al di là delle colpe e , talvolta, a prescindere dal bilancio decoroso dell’attività svolta. C’è uno svantaggio di partenza per chi governa o amministra? Nelle città metropolitane siciliane, turno delle amministrative appena concluso, sono caduti due sindaci, Renato Accorinti a Messina, e Enzo Bianco a Catania.

Accorinti non è riuscito ad entrare nemmeno nel ballottaggio, le preferenze gli assegnano il quarto posto in classifica. Enzo Bianco è stato “sovrastato” dal candidato del centrodestra, l’eurodeputato Salvo Pogliese. In entrambi i casi il Movimento 5 Stelle ha avuto un ruolo di comparsa, nonostante il vicino trionfale risultato del 4 marzo. Ma questo è un altro discorso.

Le urne hanno confermato, al riguardo di Messina, l’eccezionalità della sua elezione cinque anni or sono, quando, raggiunto il ballottaggio con un consenso di gran lunga inferiore al suo sfidante (che sfiorò il 50 per cento), ottenne il voto di quanti preferirono impedire al candidato di centrosinistra di farcela.

A Catania le cose stanno diversamente. Enzo Bianco, candidato PD, ha guadagnato molti punti percentuali rispetto alle politiche, ma è restato fuori dalla portata del suo sfidante, Pogliese, che rappresentava il centrodestra unito. Bianco ha detto che il suoi sforzi sono stati ripagati. Non in modo sufficiente, aggiungiamo noi. Eppure verso Catania (e Palermo) c’è stata grande attenzione da parte del governo. E le città ne hanno tratto benefici.

Dei tre sindaci delle città metropolitane in scadenza si è salvato solo Leoluca Orlando, che a Palermo lo scorso anno ha fatto ancora una volta il pieno di suffragi. E ciò nonostante i servizi pubblici non brillino per efficienza. Anche per lui dovrebbe valere l’handicap dell’amministratore da punire “a prescindere”, invece le cose sono andate diversamente. Un enigma.

La comunicazione? Il carisma? Le buone relazioni? La sorte? Tutto quanto insieme, buona sorte compresa. Ricordiamo, per esempio, che il suo sfidante tradizionale, Fabrizio Ferrandelli, è stato azzoppato da una indagine nata dalle rivelazioni di un venditore ambulante, indagine recentemente archiviata. Mascariamento in corso d’opera, dunque. Nessun complotto, il fatto però resta.

Senza quell’episodio sarebbe andata diversamente? Nemmeno per sogno. Orlando non è Accorinti, né Bianco. Agli antipodi rispetto al primo, dall’abbigliamento (esotico) al linguaggio, più bravo (come comunicatore) rispetto al secondo. Palermo, capitale nazionale della cultura, è stato l’ultimo regalo che Roma gli ha concesso. E non è cosa da poco.

Altro elemento su cui riflettere: Orlando non ha voluto che le liste di sostegno usassero simboli di partito, giusto come ha fatto Giacomo Tranchida, con successo, a Trapani.

Sono tanti gli elementi che obbligano a ritenere una eccezione Palermo nel panorama delle elezioni amministrative, i risultati premiano gli sfidanti un po’ ovunque, rispetto ai sindaci-candidati. Quando si riesce a canalizzare lo scontento, il gioco è fatto.

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