Finita la luna di miele fra Mattarella e centrodestra. Giorgia Meloni…

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Luigi Einaudi è passato alla storia come un Presidente della Repubblica poco incline al protagonismo. Un Presidente-ombra, insomma, legato al ruolo di arbitro e garanzia di rispetto della Costituzione. Il Presidente meno presidenzialista ed interventista che l’Italia repubblicana abbia avuto. Einaudi, liberale di estrazione, costituzionalista di professione, oggi lo chiameremmo un tecnico,. Eppure, ricordandolo, Sergio Mattarella ha citato un episodio che smentisce categoricamente  l’immagine che di lui è stata data. Bocciò il candidato alla presidenza del consiglio designato dal gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana, di gran lunga il partito più votato a quel tempo.

Einaudi fece valere le sue prerogative senza timidezze quando il caso lo richiedeva. Non fu un notaio. “Il Presidente della Repubblica non è un notaio”, ha ricordato Mattarella a chi l’avesse dimenticato. Il messaggio è chiaro. Il Capo dello Stato intende avvalersi dei poteri che la Costituzione gli affida, a cominciare dalla nomina del capo del governo, di sua competenza.

E’ vero che il nome del Presidente deve avere due requisiti essenziali, disporre di una maggioranza nel Parlamento,  oltre che un cursus honorum all’altezza del compito che gli viene affidato. Le due pre-condizioni assegnano uno spazio discrezionale ampio al Capo dello Stato. L’esercizio di questo potere impone a chi ha l’onere di proporre quell’attenzione che Mattarella pretende, citando Luigi Einaudi.

Sia Di Maio quanto Salvini hanno annunciato, dal canto loro, di proporre un Presidente “politico”, un solo nome, “secco”. Anche questo annuncio è un messaggio. I due leader non vogliono assegnare alcun margine discrezionale a Mattarella e portare acqua al loro mulino. La bocciatura “pubblica” della proposta costituirebbe un episodio senza precedenti, ed è per questa ragione che Salvini e Di Maio hanno scelto la riservatezza.

Insomma, fra Quirinale e maggioranza si è combattuta una elegante cdisputa, che pone l’accento sui poteri e le prerogative del Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella non ha tirato fuori gli artigli, ma non ha mostrato timidezze. Anzi.

Eppure qualche reazione è stata registrata. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, si è incaricata di far sapere che il centrodestra non è affatto contento dell’andazzo quirinalizio. I ritardi nella composizione del governo sarebbero anche responsabilità del Capo dello Stato che ha negato alla coalizione di centrodestra l’incarico che essa gli aveva richiesto. Giorgia Meloni omette un dato essenziale, Mattarella avrebbe dovuto affidare a Salvini un incarico “al buio”, senza maggioranza, autorizzandolo in pratica  a fare shopping in Parlamento. Non è affatto un dettaglio. La contrarietà del Quirinale su questo punto è stata ferma.

 

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