Governo, al 46esimo giorno un nulla di fatto: “Qualcuno bara”

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Scrive Claudia Fusani, giornalista parlamentare: “Alle 9 di sera il senatore di Forza Italia lascia palazzo Madama e sale su un taxi mostrando il pollice verso. La settimana sta finendo, domenica si vota in Molise e l’agenda dello stallo della legislatura, giorno numero 46, registra l’ennesimo nulla di fatto”.

C’è stato però uno strappo di Salvini, che ha dichiarato sbuffando: “Basta, se mi costringono ci metto la faccia io e a quel punto o la va o la spacca”, dopo aver ascoltato Di Maio da cui era convinto arrivassero parole risolutive che invece pare non siano arrivate, anche se il patto tra i due sembra tenere.

“Ci abbiamo provato, ci stiamo provando, ci credo ancora” ha ripetuto Di Maio, dal canto suo. Ma quel patto di ferro non evolve come dovrebbe, e non è escluso che già da stamani i  due leader “vincenti a metà” decidano di cambiare idea rispetto al pre incarico al buio che hanno sempre detto di non voler accettare. “Non vado a cercare funghi al buio” ha ripetuto Salvini a partire dal 5 marzo. “Solo incarico pieno, ho avuto undici milioni di voti” il suo controcanto. Entrambi avrebbero ottimi motivi per rompere lo stallo: Salvini teme il logoramento e vuole anche capitalizzare quelli che si annunciano come clamorosi successi in Molise e in Friuli; Di Maio deve evitare come la peste un mandato esplorativo a Roberto Fico, l’ala ortodossa dei 5 Stelle da cui ha preso le distanze da un pezzo: esigenze concentriche che ieri hanno provocato da una parte l’accelerazione e la ritrovata sintonia, dall’altra la sfida, il “ci metto la faccia io”. In caso di pre-incarico a Salvini una maggioranza salterebbe probabilmente fuori, anche con i voti di Forza Italia dove il partito è pronto a confluire nel partito unico a guida Salvini. “E dire che per tutto il pomeriggio si era diffusa l’idea che la svolta potesse essere lì, a portato di mano. A un passo”, scrive ancora la giornalista parlamentare: “Non è così. Stamani la presidente del Senato Elisabetta Casellati salirà al Quirinale a colloquio con il Presidente Sergio Mattarella per riferire il risultato della sua esplorazione. Non tirerà conclusioni, riferirà semplicemente al Capo dello Stato quanto ha ascoltato in questi due giorni. Ha esaurito il suo mandato in 30 ore di lavoro spalmate in due mezze giornate. Non sarebbe corretto dire che è stato un mandato “inutile” o a vuoto. La seconda carica dello Stato è riuscita a smuovere le acque, a rimuovere parte dei veti e sicuramente ad abbassare i toni. Se mercoledì avevano tenuto banco ultimatum e sarcasmo, ieri fino alle 19 di sera sui bloc notes dei cronisti c’erano parole come “speranza”, “segnali positivi”, “buona giornata”, persino un non ben precisato passo di lato di Silvio Berlusconi convinto “ad immolarsi nel ruolo illuminato di salvatore della patria”. Due ore dopo, conclusa l’ultima consultazione del mandato con la delegazione 5 Stelle, pare che le parole finali sul taccuino siano rimaste quelle di sempre, quelle pronunciate da Luigi Di Maio: “No ad un governo con Forza Italia e Fratelli d’Italia”, “sì ad un governo e ad un programmato firmato da 5 Stelle e Lega”. Di Maio ha avuto però, a quanto pare, due aperture inedite: la prima: “Siamo disponibili ad accettare l’appoggio esterno di queste forze perché certo non possiamo impedire il sostegno di Berlusconi e Meloni a Salvini. Ma più di questo non possiamo fare. Vorrebbe dire tradire la nostra storia e i nostri elettori”. Cioè, i loro voti sì ma poi fuori dalle scatole. La seconda accenna ad un suo possibile passo indietro dal ruolo di premier: “Ma potete immaginare voi un tavolo dove siedono ben quattro partiti che trattano sui ministri e il programma e Di Maio che magari non è neppure premier?”.

Quale decisione potrebbe assumere, a questo punto, il Capo dello Stato? (peraltro molto attento a non dare l’idea che si voglia perdere tempo o tirarla per le lunghe: gli appuntamenti internazionali premono, la scadenze tecniche di bilancio anche e l’Italia non può restare in balia di veti e tattiche).

Corrono voci di novità e colpi di scena, come l’appoggio esterno di Forza Italia al governo Lega-5 Stelle. Il giorno prima la Presidente Casellati ne aveva parlato a Berlusconi ricevendo un netto No, tant’è che Giornali e tv danno già per fallita l’esplorazione di Casellati e gli scenari non dicono nulla di buono per sia per l’eventuale mandato a Fico sia per quanto riguarda l’asse Pd-M5s con il Pd che è sul fiume in attesa che passino “i cadaveri” dei presunti vincitori.

L’atmosfera non sembra delle migliori, e circola sui social una battuta di qualcuno del M5s: “Secondo me Salvini ha barato: parla di svolte, promesse, tavoli, speranze e però adesso ha fatto un tweet per dire ‘basta veti’. Qual è la verità?”.

Le ultime dichiarazioni di Di Maio confermano la sua posizione irremovibile; dopo avere ringraziato la Casellati per il lavoro svolto, ribadisce: “non ci siamo. Qualcuno ha capito fischi per fiaschi. Sta per arrivare una doccia gelata sui piani di Salvini. Ho detto chiaramente che c’era la disponibilità a firmare un contratto di governo sul modello tedesco con Matteo Salvini. E ho detto anche a Salvini che c’era la disponibilità ad accettare che quel contratto firmato con lui potesse essere sostenuto da Fi e Fdi. Ma è chiaro che l’interlocuzione deve avvenire con lui. Se devo sedermi a un tavolo fatto da Di Maio, Salvini, Berlusconi e Meloni per concordare un programma di governo, in cui addirittura ci sono delle personalità politiche che vengono dalle singole forze della coalizione di centrodestra, si capisce benissimo che è molto complicato per noi digerire questo scenario”.

In sostanza è ancora una volta No alla colazione di centrodestra; No a Berlusconi;  Sì ad un programma scritto insieme, “ in due, non certo in quattro”; No ad un tavolo dove siedono tutti in cerca di posti e poltrone, “ma ve la immaginate una cosa del genere? Oltre certi limiti non possiamo proprio andare”. La grande concessione è soltanto  “la non ostilità all’appoggio esterno di Fi e FdI”.

Ufficialmente è una chiusura. Di Maio prova di nuovo a lasciare il cerino dello stallo nelle mani di Berlusconi. Salvini nel frattempo è arrivato in Molise, a Isernia. Giunto a tiro di telecamere, si lascia andare: “Sto perdendo la pazienza, i leader dei 5 Stelle sono un po’ ballerini, mi stupisce Di Maio che un giorno dice voglio la Lega, il giorno dopo il Pd e poi ancora la Lega”. Fino a quel “ora ci penso io, ci metto la faccia” che sembra preludere all’accettazione di un pre incarico al buio, andando a cercare i voti i Parlamento. Ipotesi che Mattarella rifiuta. Una via d’uscita potrebbe essere quella indicata da Toti, il governatore della Liguria, uomo di collegamento tra Forza Italia e Lega: “Mai un appoggio né esterno né interno ad un governo 5 Stelle”. Diverso sarebbe se fosse guidato dalla Lega. Per Forza Italia l’atteggiamento di Di Maio è “immaturo”. Giorgia Meloni lo accusa di tenere l’Italia “in ostaggio”. Berlusconi tace, il suo piano è il Governissimo.

Il Pd osserva la scena. “Solo tattica, l’accordo è già fatto” taglia corto Rosato. Matteo Renzi lancia la sua: “Tocca a loro, ai vincitori, se sono capaci”.  Di Maio chiude ma apre: “Io ci credo, noi ci proviamo”.

Il canovaccio della storia, dopo 45 giorni, è logoro. Si riparte stamani dal Quirinale, con stanchezza e disincanto.

 

 

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