Il selfie dell’assassino

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“Facciamoci un selfie sul balcone”. Fausto Filippone avrebbe invitato la moglie a raggiungerlo e l’avrebbe gettata giù con il pretesto di scattare una foto. Poi ha ammazzato la figlia, una bambina di dieci anni, lanciandola dal cavalcavia dell’autostrada. Infine si è lanciato giù lui stesso, ed è morto sul colpo, come la figliola.

I contorni della spaventosa tragedia cominciano a delinearsi dopo l’autopsia sul corpo della moglie, che esclude il suicidio o l’incidente. Rimane il mistero, insondabile, del movente. Fausto Filippone è un professionista diligente, pieno di buonsenso, innamorato della famiglia. Non ha mai dato di testa, insomma. Gli psichiatri si arrovellano, perciò, nel tentativo di trovare la causa dei crimini e del suicidio. Nessuna lite in famiglia, nessun dissapore, nessun problema economico, nessuna malattia mentale.

L’esame autoptico è stato eseguito anche sul corpo della figlia, Ludovica, e ha stabilito che la bambina di 10 anni è morta sul colpo, come il padre, dopo un volo di 40 metri dal cavalcavia sull’A14.

Mentre parenti e conoscenti continuano a non riuscire a farsi una ragione dell’accaduto, Massimo di Giannantonio (lo psichiatra negoziatore che ha provato per ore a convincere Filippone a desistere dal suicidio) avanza al Corriere l’ipotesi che l’uomo potesse essere affetto da una forma grave e rara di depressione psicotica.

Improvvisa. Può accadere anche questo? La vicenda mette i brividi.

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