Amministrative, 700 comuni al voto. Consensi in fuga dai partiti

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Le amministrative in Sicilia non ci daranno un verdetto sullo stato dell’arte.

E’ una tipologia di voto che tradisce il marchio di fabbrica, la mission insomma, e privilegia il contesto, con tutte le sue contraddizioni. Ma le tendenze non scompaiono del tutto, nei 700 comuni in cui si vota gli elettori qualcosa la comunicheranno. In Sicilia ci sono città metropolitane al voto, come Catania e Messina, capoluoghi, come Trapani, dove gli apparati contano almeno quanto le alleanze locali.

Gli orientamenti fin qui emersi ci offrono comunque alcune indicazioni che è bene considerare. La Lega sta cannibalizzando Forza Italia, è un dato incontrovertibile. Laddove la Lega vince, anzi stravince, gli azzurri ammainano bandiera. Il centro destra è imploso sia a Roma, con la formazione del nuovo governo, in cui FI è stata esclusa, sia per la concorrenza spietata di Via Bellerio.
La Lega di Bossi non ha nulla a che spartire con quella felpata di Salvini: secessionista e padana la prima, sovranista la seconda. Non più “prima i padani”, ma “prima gli italiani”. Salvini difende i sacri confini della patria, come Marie Le Pen in Francia, e punta il dito sugli invasori (i migranti), mostrati come la causa dei mali di casa nostra. Tutto ciò che va male, è riferito agli “scappati”, e non c’è verso di fare ragionare la gente.
I dem scivolano, giorno dopo giorno, verso una lenta decadenza, mentre lo stato maggiore rinvia ogni decisione, e gli scissionisti Leu tacciono, covando sentimenti diversi, dalla rivalsa al senso di colpa. Messo da parte, formalmente, Renzi, il partito sconta l’antica rissosità, e la preoccupante paralisi del gruppo dirigente. C’è una prateria, dunque, per i partiti anti-sistema, nonostante lo spettacolo sconcertante che offre la vicenda della formazione del governo.
Le amministrative traghettano gli italiani verso le europee, dove i due movimenti emergenti, in specie la Lega, potrebbero fare il pieno. Se gli elettori manderanno a Strasburgo un esercito di euroscettici, il destino dell’Europa sarà segnato.
Forse gli euro critici,. Nel centrosinistra, dovrebbero far sentire la loro voce, soprattutto a Bonn, dove i destini del Vecchio Continente si decideno, sottobanco o meno. La rivolta populista, e la stessa Brexit, sono il risultato di una politica pangermanicca troppo smaccata. Qualcosa deve cambiare se si vuole evitare il ritorno alle dogane, ai dazi e ai divieti.

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