“Figuccia, chi?”, Miccichè ignora il suo Nemico n.1. Con troppa disinvoltura

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Ci sono due modi, quanto pare, per farsi un nemico irriducibile in politica. Si sopporta qualunque ingiuria, accusa, sospetto, ma non le espressioni che riferiamo qui di seguito: la prima è “Tizio, chi?”. La seconda è un saluto, Ciaone. Queste “villanie” sono costate scissioni e duelli all’ultimo sangue. E non si capisce perché. Essere giudicato, per esempio, un ladrone, o un criminale incallito, oppure un femminaro da postriboli, dovrebbe provocare un comprensibile rigurgito di vendetta tremenda. Invece niente. Ci sono cose che suscitano reazioni sanguinose “a pelle”.

Quando Matteo Renzi pronunciò quel “Fassina, chi?”, che lo criticava anche durante le festività comandate, non si aspettava di dovere subire una scisssione e una inguaribile inimicizia politica, che nel tempo si è trasferita, armi e bagagli, su Maria Elena Boschi, diventata il bersaglio privilegiato.

Poi è arrivato il “ciaone” del Ministro Lotti, se la memoria non ci tradisce. Ed è diventato un mantra. Citato come un’offesa da lavare con il sangue, viene riferito, ripreso e ricordato ogni volta che si deve fare di tutta l’erba un fascio a proposito del Pd renziano. Si perdona tutto ma il “ciaone” no.-

Nonostante questi precedenti, che segnalano conseguenze terribili, c’è chi si avventura nella giungla del “Tizio, chi?” con uno sprezzo del pericolo da meritare la medaglia dell’audacia. E’ il caso di Gianfranco Miccichè, la cui bravura nell’infilarsi nel vicolo cieco delle parole dette a sproposito, è ormai nota anche a coloro che hanno sentito parlare di lui una sola volta nella vita.

“Figuccia chi?”, avrebbe esclamato il presidente dell’Ars Gianfranco Micciche’tra i corridoi di palazzo dei Normanni, mentre le Commissioni parlamentari si avviano ad eleggere i loro vertici.

Si sarebbe trattato di una replica regalata ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle parole dell’assessore all’Energia dimissionari (Figuccia aveva criticato ferocemente Micciche’ sul tetto agli stipendi dei dipendenti dell’Ars).

Che cosa rischia Miccichè? Forse niente. Vincenzo Figuccia non è certo il bocconiano Fassina e non ha alcuna intenzione di lasciare la maggioranza. In più si è perfino dimesso da assessore dopo il polverone sollevato dalle sue accuse a Miccichè, giudicato inadatto al ruolo cui l’ha chiamato la coalizione di centrodestra.

Miccichè ha dato sfogo alla sua rischiosa ironia viaggiando sul sicuro? Eh no, Vincenzo Figuccia è capace di ricordarglielo ogni giorno di esistere, come sanno tutti coloro che hanno intrapreso un contenzioso con lui. Con le mani libere, potrà dire e fare ciò che vuole. E se non dovesse trovare spazio nei media, il nostro avrebbe sempre l’arma del digiuno ad ore – dalle 11 al Vespero – una specie di Ramadan, rivelatosi un’arma infallibile.

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