Il caso Antoci: tutta la verità e nient’altro che la verità

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Si può stare dalla parte della ragione ed avere torto? Sì, è possibile. L’ho capito, a mie spese quando un tizio è sbandato in un curvone con una utilitaria che procedeva a forte andatura e è finito contro la mia vettura. Ero sulla mia destra e lui aveva invaso la mia corsia di marcia. Non avrebbero dovuto esserci dubbi sul torto e la ragione. I Carabinieri però mi spiegarono che avrei dovuto trovarmi sul ciglio della strada nella mia destra, è così che si imboccano le curve. Mi fu addebitato perciò il concorso di colpa. Che sarebbe sparito in sede di giudizio.

Questa premessa mi serve per affermare qualcosa che, forse, vi coglierà di sorpresa. Il caso Antoci, che giudico la prima gaffe politica del Presidente della Regione, va giudicato con maggiore severità di quanto finora sia stato fatto. Se passasse come un evento di routine, ne avremmo un danno tutti, chissà per quanto tempo e fino a che punto.

Esagero? Mi auguro di esagerare.

Musumeci sostiene di avere deciso la rimozione del Presidente del Parco dei Nebrodi, perché non può fare eccezioni. Tutti fuori, insomma, buoni e meno buoni, al vertice delle partecipate e della burocrazia regionali. Fare di tutta l’erba un fascio, nella buona e nella cattiva sorte, è sempre sbagliato. Lo è ancor di più se un buon amministratore viene mandato a casa perché c’è una legge che permette al Presidente della Regione di attuare lo spoil system. IL messaggio che arriva è il seguente: non importa che tu faccia bene o male, ma la scelta politica che fai. Se non è quella giusta, anche le benemerenze non servono proprio a nulla.

Torniamo al concorso di colpa: Giuseppe Antoci era sulla sua corsia – stando alla metafora dell’incidente stradale – ma non era sul ciglio della strada. La sua partecipazione alla vita politica è stata intensa. Ha partecipato attivamente alle vicende del Partito democratico ed all’interno del suo partito si è schierato con la minoranza di Emiliano, il governatore della Puglia. Border line, da sempre. Il Nazareno ha scelto di fare una squadra di parlamentari ubbidienti e su questo altare ha sacrificato, sbagliando, un ottimo candidato alle politiche del 4 marzo.

Musumeci, dal canto suo, ha trattato vicenda come ordinaria amministrazione, non guardando al di là del proprio naso. Un po’ di lungimiranza il governatore avrebbe dovuto averla. Antoci è un personaggio politico, non solo un amministratore, e lo spoil system serve proprio a questo, far sedere sulle poltrone chi sta dalla parte di quelli che hanno vinto le elezioni.

Se Antoci non si fosse schierato apertamente per il PD che l’ha voluto alla testa del Parco, che cosa sarebbe accaduto? Niente. Musumeci, a mio avviso, l’avrebbe sostituito ugualmente. Non ha conquistato Palazzo d’Orleans stringendo mani e manine, ma assumendo impegni, facendo promesse, annunciando cambiamenti. Ed il Parco, probabilmente, stava dentro il pacchetto delle cose da fare, e subito. Non sarà stata una cambiale in scadenza, ma così è sembrata.

Così accanto al brutto segnale – anche chi fa bene, anzi benissimo, come Antoci, va mandato a casa se la politica lo richiede, c’è il rischio che i Nebrodi siano stati liberati di un sergente di ferro, che era riuscito a fare pulizia in una terra assai difficile, ed aveva anche saputo proporre una gestione dei Parchi, diventata legge nazionale.

Se Antoci rischia il concorso di colpa, Musumeci rischia di passare alla storia come un amministratore poco lungimirante, almeno in questa circostanza.

Non finisce qui. Restano altre colpe da assegnare. Riguardano il partito per il quale Antoci milita, e i sodali dello stesso Antoci, che hanno “utilizzato” con troppo zelo, la fama che il Presidente del Parco si era fatta grazie alle sue buone pratiche. Avrebbero dovuto tutelarlo, lasciandolo in seconda fila, invece che sventolarne i pregi come fossero una bandiera, mentre “solo” le qualità di un buon ed onesto amministratore.

E il Nazareno? Anche a Roma va assegnata una fetta di colpa. Dopo avere predicato bene razzola male. Antoci  sarebbe stato uno dei migliori candidati dem siciliani. Ma non rientrava nei programmi del Nazareno, che vuole gruppi parlamentari coesi. Antoci, candidato di Emiliano border line, non dava garanzie e, soprattutto, avrebbe “rubato” un seggio all’esercito degli obbedienti. Doppio errore, dunque, nel merito. Antoci non è affatto border-line, si è comportato da persona seria, e questo basta per non farne uno che lascia il partito per il quale è stato eletto.

Facciamo un po’ di conti. Dovendo distribuire le percentuali di colpa, troviamo in testa Musumeci, subito dopo gli amici più stretti di Antoci e il Nazareno, ex aequo. Infine, lo stesso Antoci, che non era sul ciglio della strada imboccando la curva.

 

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