La maledizione di Palazzo d’Orleans. Non esce indenne nessuno

0
13


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

Vincenzo Leanza, Matteo Graziano, Giuseppe Drago, Giuseppe Provenzano, Raffaele Lombardo, Totò Cuffaro, ed ora Rosario Crocetta: bisogna andare indietro di quasi trenta anni per trovare un Presidente della Regione siciliana che non sia finito sotto i riflettori delle autorità inquirenti. In alcune circostanze, come nel caso di Raffaele Lombardo e Totò Cuffaro, i governatori siciliani hanno conosciuto le patrie galere. Sono usciti indenni da Palazzo d’Orleans Giuseppe Campione. Antonio Martino e Angelo Capodicasa, che appartengono ormai all’archeologia del Palazzo.

Ci sono Presidenti della Regione, come Rino Nicolosi – scomparso al pari di Leanza e Drago, che ha subito un provvedimento di custodia cautelare e che oggi viene ricordato per le sue qualità di amministratore diligente ed avveduto, seppure figlio del suoi “secolo”.

Le inchieste della magistratura, in alcuni casi, non hanno affatto modificato le opinioni prevalenti né la visione del mondo dei siciliani. Le performances negative di alcuni protagonisti dell’antimafia militante, inoltre, hanno messo un suggello alla sfiducia: chi fa politica, ci mangia. E’ il pregiudizio più diffuso, che tiene lontana dalle istituzioni tanta gente e dai seggi milioni di elettori.

Il versante culturale del caso Sicilia – governatori in disgrazia, senza soluzione di continuità, una maledizione entrare a Palazzo d’Orleans – non è estraneo a ciò che avviene. Sia l’indulgenza verso il business dei politici, quanto il fondamentalismo maniche collaborano in misura uguale seppur con ottiche diverse, alla nascita e permanenza di sistemi di gestione degli enti pubblici non proprio specchiati.  C’è una fascia di indifferenti che pur non avendo a che fare con la corruzione, la mafia e malandrini, accetta le cose come stanno e non possono cambiare, e una fascia di militanti antimafia che “divinizzano” o mitridatizzano atteggiamenti, personaggi  che si schierano formalmente dalla parte giusta. Le aspettative create dall’antimafia militante  nascono da una superficiale, fideistica, talvolta interessata, visione della realtà La rinuncia a farsi domande, ad affrontare dubbi, ad analizzare le contraddizioni, a partecipare è un regalo fatto ai furbi.

Si sono registrati casi di mafiosi che però muovono la legalità, di corruttori che predicano il rifiuto del pizzo, di operatori dell’informazione molto severi sui comparaggi degli uomini delle istituzioni, ma attivi partecipanti di laute tavolate imbandite per la distribuzione di risorse pubbliche.

In queste ore l’autorità giudiziaria ha scoperchiato una pentola a conclusione di una laboriosa indagine dedicata all’antimafia imprenditoriale: corruzione, attività di dossieraggio, amicizie mafiose.

La catena di comando di Confindustria Sicilia ne uscirà malconcia, a prescindere dai risultati dell’inchiesta; i cinque anni del governo Crocetta, bocciati dall’elettorato, finiscono nel mirino della Procura per accuse che gli interessati  respingono: l’ex governatore, Rosario Crocetta, due  assessore (Lo Bello e Vancheri), una manager (Brandara), avrebbero fatto parte di un sistema di potere occhiuto ed esclusivo.

La favola del Presidente rivoluzionario, simbolo dell’antimafia, finisce sul registro degli indagati. L’iscrizione non è una condanna, né un pre-giudizio, ma una comunicazione. I magistrati avvertono Crocetta che la sua attività di governo e le sue relazioni con l’ex Presidente di Sicindustria, Antonello Montante, sono oggetto di indagine.

 

 

 

 

 

 

 

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.