Ars, scandalo dei contratti del personale. Lo statuto dei furbetti

0
20


Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

In principio era il verbo, ed il verbo era l’autodichia: veniva declinata attraverso il parametro, che ne interpretava lo spirito. Sovranità amministrativa (oltre che politica) e collegamento – stipendi, indennità, benefit ecc – con il Senato della Repubblica. Una pacchia. Una sinecura. Un’oasi di benessere. Poi cominciarono i guai. Non per tutti.

I deputati regionali erano padroni della loro esistenza. Il Consiglio di Presidenza, contenitore di tutte le parti politiche, poteva assumere qualunque decisione, la più bizzarra e costosa, in giornata, a prescindere dall’entità della spesa. Stipendi d’oro per i vertici burocratici, indennità, benefit e prebende varie per i parlamentari. Nessuna possibilità di accesso alle carte. Arcana imperii, insomma. Un pezzo di Medio Evo in Europa.

Com’è stato possibile? Due condizioni essenziali: l’intesa unanime fra tutti i gruppi parlamentari (destra, centro e sinistra) e assenza di controlli.

Il bilancio dell’Assemblea regionale siciliana è una voce “intoccabile” del bilancio della Regione siciliana, viene esaminato – si fa per dire – dall’Aula e approvato (un tempo nelle prima ore del mattino, in Aula semi deserta) . Qualunque cifra, a memoria d’uomo, iscritta in bilancio, è stata sempre approvata. C’è un motivo: l’intesa raggiunta in Consiglio di Presidenza non può che essere ratificata, essendo l’organo rappresentativo di tutte le parti.

In questo contesto si è abbattuta la tempesta. L’autodichia, la sovranità amministrativa, non esiste più. La Corte dei Conti controlla, vigila, esamina sia le voci di bilancio quanto la correttezza delle spese. I soldi pubblici devono rispettare le finalità per le quali vengono erogati. Non si possono acquistare fumetti per i nipotini, invece che la cancelleria del gruppo parlamentare.

La svolta ha colto impreparati sia la burocrazia quanto la politica. La burocrazia, colpita dalla spending review, ha opposto strenua resistanza ed alla fine ha dovuto concedere ,a non capitolare. La politica ha cercato di limitare il danno, ma non ha potuto sottrarsi al regime dei controlli. Il parametro con il senato è scomparso. Palazzo Madama continua a tenere alcuni picchi stipendiali, l’Assemblea ha alleggerito la spesa.

Sul “pregresso” esistono leggi che salvaguardano i diritti, il che significa che quanto ottenuto al tempo dell’allegra finanza non può essere ritoccata, a meno che non ci sia un’accettazione da parte dei soggetti interessati.

Alcuni giorni fa è scoppiato lo scandalo dei contratti per i cosiddetti portaborse. Il Presidente dell’ARS, Gianfranco Miccichè, ha dato uno sguardo ai contratti ed è rimasto basito per le scoperte fatte. Ci sono contratti “inauditi”, ha affermato, in preda all’indignazione. La precedente esperienza alla testa dell’Ars non gli aveva insegnato niente?

Comunque sia, il problema è venuto fuori, ma non per caso. Prima che Miccichè leggesse, avevano letto i giudici contabili, e non avevano ricevuto affatto una buona impressione sul modo in cui l’Assemblea  spende i soldi pubblici. Invece che calare, la spesa è di fatto aumentata. Come?

La spiegazione mette in causa il personale di supporto ai deputati, gruppi parlamentari e segreterie dei componenti il consiglio di presidenza. Un esercito cresciuto esponenzialmente di anno in anno. Ovviamente grazie ad una volontà unanime. Ogni deputato ha diritto ad un budget di sessantamila euro, da spendere per i portaborse. Due per ogni deputato.

Ma questo non cancella il passato. Il personale di supporto ai gruppi è stato stabilizzato e viene di volta in volta riassegnato ad ogni legislatura, la qualcosa ha provocato la comprensibile resistenza dei gruppi di nuova conio, che vogliono assumere le loro persone di fiducia. Con le conseguenze del caso.

Apriamo una parentesi. La gestione del personale è passata dai gruppi parlamentari all’ARS, ai fini della retribuzione. Dapprima l’Ars erogava la somma stabilita secondo parametri concordati, e i gruppi usavano le risorse come volevano, senza controllo, né da parte dell’ente erogatore, né della Corte dei Conti. Ora c’è un regime di semi-libertà, l’Assemblea paga e il deputato firma il contratto di consulenza con il portaborse.

La somma è ingente. Le aspettative di una riduzione della spesa al traino della riduzione dei deputati (da 90 a 70)  sono andate deluse. E c’è sconcerto, dentro e fuori il Palazzo. Tutti a chiedersi come sia possibile: cambia tutto senza cambiare niente.

L’illazione più gettonata è la seguente: l’autodichia è stata cancellata, ma lo spirito che la pervade no. Il Palazzo impone le sue regole e vince ogni riluttanza .

Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.


LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome:

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.