Rosati replica Fava in Lombardia, bagarre nei collegi siciliani

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Poi dicono che non è vero che la Sicilia anticipa la politica nazionale. La medesima pulsione a separare i “duri e puri” dal resto del centrosinistra che animò l’esperienza di Cento passi in Sicilia con Claudio Fava, ha determinato l’assemblea dei delegati di base di Liberi ed Uguali a rifiutare il sostegno a Giorgio Gori e preferire il sindacalista Rosati nella corsa per la presidenza della Regione Lombardia. Resta invece aperta la possibilità dell’appoggio a  Nicola Zingaretti nel Lazio, avendo i delegati LeU di quella regione conferito mandato al presidente Pietro Grasso di aprire un confronto programmatico con il candidato del centrosinistra.

Nella regione dell’Italia centrale la partita è più aperta alla possibilità di un accordo per le caratteristiche politiche del candidato governatore, ma anche per il maggior peso che ha in quella realtà l’elettorato potenziale della nuova formazione di sinistra. Vedremo se, alla fine, prevarrà il niet dell’area di Sinistra  italiana e di Stefano Fassina o la posizione di maggior disponibilità del presidente Grasso.

Il fatto è, comunque, che quello che fu il centrosinistra italiano sembra aver introiettato l’idea della sconfitta elettorale, complice il Rosatellum che, nonostante gli appelli dei padri nobili Prodi e Veltroni,  sembra fatto apposta per enfatizzare le tendenze alla divisione e d alla moltiplicazione delle sigle.

Anche a sinistra di LEU infatti è sorta “Potere al popolo”, una formazione che raccoglie i militanti del ricostituito PCI, rappresentanti dei centri sociali e pezzi vari della sinistra cosiddetta alternativa.

I sondaggi – ultimo quello di Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera- danno il PD in calo al 23,1% (ma in crescita le liste che con esso dovrebbero entrare in coalizione da Civica popolare ad Insieme, alla lista europea della Bonino) e fissano al 6,4% l’asticella della formazione del presidente del Senato, mentre i Cinquestelle navigano al 28,7% ed il tridente  di punta del centrodestra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) ha superato il 35%.

Com’è noto, se nessuna delle aggregazioni elettorali raggiungerà il 40% non scatterà il premio di maggioranza che nelle elezioni del 2013 aveva ampiamente favorito il PD. Con i numeri attuali, dei 297 deputati democratici eletti nel febbraio di cinque anni fa ne rientrerebbero a palazzo di Montecitorio solo 152 tra proporzionale e maggioritario,  LeU ne porterebbe alla Camera 27, i Cinquestelle aumenterebbero dagli attuali 107 a 117, Forza Italia da 56 a 68, la Lega da 18 a 51, il partito della Meloni da 9 a 16.

Il dato che fa riflettere, tuttavia è che ben il 34% degli elettori è orientato ad astenersi, a conferma della distanza ancora esistente tra i cittadini e l’attuale rappresentanza politica. L’aggettivo  più appropriato per definire la campagna  elettorale che ha preso l’avvio è “ablativo” nel senso che ognuno propone di abolire qualcosa, dal canone Rai all’obbligatorietà dei vaccini, passando per Di Maio che per brevità vuole cassare 400 leggi in un  colpo solo.

In queste condizioni non è dato prevedere quanto i prossimi cinquanta giorni riusciranno a mutare la situazione attuale  che non sembra favorevole al PD, nonostante i discreti risultati di governo oggettivamente ottenuti dall’Esecutivo guidato da Paolo Gentiloni, “er moviola” come egli stesso si è definito nell’intervista con Fabio Fazio. Dati i numeri l’agitazione  tra i candidati in Sicilia è tanta. Dentro il  PD  trovare la quadratura della corsa  ad ottenere i primi posti nelle liste dei collegi plurinominali sarà difficilissimo, specialmente nei collegi della Sicilia Orientale dove è aperto lo scontro tra l’area di provenienza DS e i nuovi arrivati fedelissimi di Matteo Renzi. In Sicilia Occidentale è già evidente il braccio di ferro tra Davide Faraone che punta a confermare la sua leadership regionale e l’area che fa capo ad Antonello Cracolici, con Peppino Lupo che vuole la riconferma dei Teresa Piccione ma lavora al tempo stesso per consolidare il suo ruolo di perno della maggioranza interna dei democratici.

Dentro LeU  bisognerà risolvere il problema degli equilibri tra le varie anime.  Sembra certo che non si ripresenterà Angelo Capodicasa, ma dei parlamentari uscenti due,  il siracusano Zappulla  ed il sindaco di Agira Maria Greco sono in quota Bersani, mentre Erasmo Palazzotto viene dalla Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni.

Premono inoltre gli ex deputati regionali Mariella Maggio e Pino Apprendi, mentre bisognerà trovare uno spazio adeguato per un  personaggio di rilievo mediatico come il medico di Lampedusa Pietro Bartolo. Neanche il centrodestra, che pure è dato vincente negli scontri diretti nei collegi maggioritari, vive giorni sereni.

La vittoria alle Regionali non  ha sanato del tutto le ferite interne, evidenziate anche dalla vicenda delle dimissioni dei Vincenzo Figuccia dalla Giunta e dalla difficoltà ad approvare il bilancio provvisorio della Regione. Si porrà il nodo della collocazione di Diventerà bellissima che il presidente Musumeci ha trasformato in soggetto politico (quale sarà il rapporto con Fratelli d’Italia?), mentre arrivi inattesi come quello dell’ex assessore del sindaco Bianco Valentina Scialfa mettono in discussione equilibri consolidati.

Sullo sfondo, poi, si stagliano le elezioni comunali a Catania, e probabilmente anche a Trapani, nella prossima primavera ed i problemi nella Giunta   regionale. Non a caso Musumeci ha frenato sull’indicazione di un tecnico UDC per il delicatissimo assessorato dei rifiuti e dell’energia e non è ancora chiaro cosa ne sarà dell’onnipresente Vittorio Sgarbi. 

I Cinquestelle, nel frattempo, hanno attivato le loro misteriose procedure per la scelta dei candidati: la domanda è se anche in Sicilia prevarrà la scelta di aprire a personalità esterne  oppure se gli uscenti riusciranno a mantenere intatto il proprio controllo sul Movimento. In ogni caso la Sicilia, con i 77 deputati e senatori che eleggerà, resta una delle principali poste in gioco ed avrà effetti determinanti sul complesso dei risultati del 4 marzo.

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