Quanto costa il pluralismo dell’informazione in Sicilia

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Il Presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, ha appreso che l’assessore all’economia, Gaetano Armao, intende mettere mano al comparto “editoria”che in Sicilia soffre, come del resto in ogni altra regione d’Italia. Ne ha tratto la convinzione che il governo stia “aggredendo” tempestivamente un settore che ha bisogno di sostegno. Quando soffre l’informazione, infatti, non sono solo gli imprenditori a stare male, ma anche i destinatari del “prodotto”. Si può fare a meno di tante cose, ma non della conoscenza. Se i siciliani non hanno giornali – tv,radio, web, cartacei – non si puniscono solo i consumatori, ma la democrazia. E quando c’è la democrazia di mezzo, non bisogna stare a contare le lire, va fatto qualunque sforzo per evitare che arrivi sul mercato la notizia di chi ha più denaro da spendere per tutelare il pluralismo dell’informazione.

I governanti siciliani sono stati sempre sensibili su questo delicatissimo argomento. Possono levarsi il pane dalla bocca, e subire, ma la libertà, che solo la democrazia ci regala, va tutelata a qualunque costo.

Nella legislatura che abbiamo lasciato alle spalle, per esempio, il tema si è affacciato sin dai primi giorni del mandato di Crocetta e della sua maggioranza. E venne affrontato. Anche allora fu annunciato un sostegno all’informazione e vennero presentate proposte per mettere in sicurezza la libertà e la democrazia. Finì, per un certo verso, che non se ne fece niente, ma quelli che avevano avuto, in passato, quel che serve per tenere in piedi il pluralismo, non furono certo dimenticati: basta sfogliare i giornali importanti per farsene un’idea.
Le incensate a pagamento non si contano, ma non vanno giudicate con severità, perché hanno il compito di assicurare la par condicio. Sia il governo quanto il Parlamento è stato bacchettato, al punto che c’è chi pensa che a trarne maggiore giovamento sia stato il deprecatissimo populismo.
IL capitolo di bilancio dedicato alla comunicazione nel bilancio della Regione insomma non è mai stato trascurato, tutt’altro.
Il bisogno di pluralismo ad inizio legislatura è una costante, in verità, sia perché l’editoria soffre sia perché qualcosa bisogna pur fare per tutelare la par condicio seppellita giorno da una montagna di bad news.

Vedremo presto come verranno monetizzate le sensibilità del governo. E se il pluralismo sarà garantito dai soliti noti, invitati al tavolo della concertazione in ogni stagione politica.

Forse è meglio niente.

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