La giornata della Legalità nell’isola abusiva

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La legalità, la convivenza civile, la giustizia, la libertà individuale e collettiva sono valori che si affermano attraverso la dedizione e la competenza di servitori dello Stato e il rispetto delle leggi da parte dei cittadini. Gli  eroi non bastano, così come il senso del dovere di singoli cittadini, se non cresce la cultura della legalità e non si afferma la “convenienza” del dovere, accanto ai diritti.

Il ricordo di uomini, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e dei loro agenti di scorta, non va perso, perché i modelli di comportamento contribuiscono a far crescere la convivenza civile, ma se si vuole dare un senso al loro sacrificio non c’è altra strada che testimoniare, ognuno per la propria parte, quei valori e quei bisogni.

Le cerimonie sono suggestive, il rimpianto doveroso, ma è sul terreno concreto, nel governo delle istituzioni, nelle azioni e nelle scelte di ognuno, che va sperimentata la legalità. Il crimine organizzato si alimenta di piccole quotidiane trasgressioni, ingiustizie, sopraffazioni, indifferenze. Ogni volta che voltiamo le spalle ad un episodio di ingiustizia, o ci adoperiamo per ottenere ciò che non ci spetta a danno di qualcun altro, creiamo le condizioni perché l’abuso si trasformi in crimine e l’indifferenza in un delitto.

La retorica che si respira a pieni polmoni negli anniversari serve a conciliarci con le nostre distrazioni e le omissioni, ci tutela dai sensi di colpa, ci fa apparire giusti, ma offre formidabili coperture alle prepotenze, le ingiustizie di ogni giorno.

Il giorno del ricordo dovrebbe trasformarsi nel giorno della “contabilità”, in cui ogni uomo e donna delle istituzioni, riferiscano sul lavoro fatto, i risultati raggiunti, le modalità con cui hanno conseguito successi, le ragioni dei fallimenti.

Nei giorni scorsi sono stati offerti alla pubblica opinione dall’Istat alcuni dati: il 60 per cento delle abitazioni costruite in Sicilia sono abusive, tre volte la media nazionale. Il 21 per cento degli occupati lavorano in nero, il doppio della media nazionale. Se sommiamo queste cifre scopriamo che l’abuso è una “consuetudine, prevale sul rispetto delle leggi e che, forse, è questa la ragione per la quale le mafie sono dure a morire. I favori che la politica elargisce alle sue clientele inquinano il clima delle istituzioni e giustificano i comportamenti corruttivi.

Gli abusi e i favori non sono tutti uguali e non vanno criminalizzati, sic et simpliciter, ma dobbiamo pur persuaderci che costituiscono il terreno di cultura di una società malata, sprovvista di anticorpi.

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