Millenial: “Niente sesso, sono in streaming”

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Chi sta studiando le abitudini sessuali dei millennials ci mette davanti a quello che sembra un dato di fatto: abbiamo sempre meno rapporti e iniziamo ad averne sempre più tardi. E anche la qualità dell’intimità lascia a desiderare.

Secondo uno studio realizzato dalla San Diego State University, Florida Atlantic University e Widener University – le nuove generazioni fanno meno sesso delle precedenti. L’inattività sessuale tra i millennials (soprattutto nella fascia 18-25 anni) sarebbe più frequente che nelle generazioni dei loro genitori e zii. I giovani della generazione Y hanno un comportamento sessuale molto più simile a quello dei loro bisnonni nati negli anni ’20, e la ragione non è una sola, ma sembra frammentata in una serie di fenomeni diversi e paralleli. L’iper-disponibilità – almeno ipotetica – di partner crea cortocircuiti, forse desensibilizza, di sicuro fa perdere un sacco di tempo, sfociando solo occasionalmente in incontri reali. Dov’è finito tutto il sesso che i millennials non fanno?

I nati dalla metà degli anni ’80 in poi hanno meno probabilità rispetto al passato di aver avuto rapporti sessuali al compimento dei 18 anni: “Credo che la mia generazione smaltisca spesso il desiderio sessuale davanti a uno schermo, usando internet come se fosse un catalogo Ikea,” dice in un’intervista sul web Nicola (22 anni), “Così facendo le situazioni come il rifiuto, la ricerca e il flirtare diventano molto meno coinvolgenti”

Il virtuale, si sa, è un gran filtro che mettiamo tra noi e le cose più scomode. Secondo i ricercatori siamo una generazione che non ama il rischio. Abbiamo più facilità a parlare di sesso, ma questo non significa che siamo in grado di viverlo tranquillamente: “Il periodo di liberazione sessuale che hanno vissuto i nostri genitori, “ scrive Benedetto (32 anni), “creava un momento di vita collettiva con molte meno inibizioni e steccati rispetto alla nostra situazione, dove i momenti collettivi sono ridotti di numero e molto più ristretti al genere del ‘fan’. Chat e app sono lo specchio della frammentazione: diventano il parco giochi in cui uno cerca e sceglie proprio e solo quello che gli piace, fino a che non si costruisce una bolla di gusti predeterminati intorno a sé, diminuendo anche il numero delle esperienze”.

Meno sesso, ma non per forza per scelta: oggi a 30 anni viviamo spesso ancora coi genitori, o al massimo coi coinquilini. E questo è un piccolo dettaglio importante.

Di sesso si parla ovunque e facilmente e combinare un incontro di sesso occasionale è facilissimo. La sovraesposizione porta alla saturazione o alla desensibilizzazione: “Ho usato le chat per un paio d’anni, poi ho avuto un rifiuto totale. Ora passano anche 3-4 mesi senza che io abbia rapporti,” scrive invece Jacopo (27 anni). L’iper disponibilità ha i suoi effetti e forse la facilità indebolisce il desiderio di farlo davvero: si flirta tanto a distanza, anche perché il sexting permette di mantenere l’identità virtuale, il personaggio controllabile che ci siamo costruiti sui social, mettendoci al riparo dal contatto diretto.

C’è poi la questione del porno, che oggi è gratis, sovrabbondante, fruibile velocemente e non lascia tracce. Basta cancellare la cronologia. Uso e abuso del porno dilapidano il desiderio, ma portano anche all’ansia da prestazione, trasfigurando aspettative e immaginari. “Preferisco partner molto più grandi di me, con i miei coetanei non mi trovo bene,” racconta Ilenia (33 anni), “sono poco interessati al sesso fatto bene, del sesso orale non parliamone neanche: frettoloso, si stancano subito. Le app e i siti di incontri hanno una valenza importante, in negativo: tutto subito e veloce. Manca proprio la voglia di interagire con il corpo dell’altro. Hanno un’idea del sesso forviato per i troppi siti pornografici che visitano quotidianamente. Vogliono “performance” sempre più spinte”.  Se in passato era la religione che portava alla castità e all’astinenza, oggi rischia di farlo il culto dei social e dell’intrattenimento online. La dimensione del corpo a corpo è penalizzata dall’assenza di tempo libero ma anche dall’estinzione della noia. Riempiamo ogni momento grazie allo smartphone che non ci lascia mai soli e sa sempre cosa farci vedere. “Mi rendo conto che da un po’ di tempo questa cosa ha preso il sopravvento: non lo faccio neanche apposta ma quando sono in fissa per una serie una puntata tira l’altra e magari mi addormento sul divano davanti al pc. Mi accorgo ormai che ha un impatto sulla mia vita sessuale,” dice Letizia (26 anni).

Social, serie TV e videogiochi creano dipendenza: siti e piattaforme varie – Netflix in primis – puntano tutto sul coinvolgimento totalizzante e sull’intrattenimento aggressivo. I colossi del web ci vogliono sempre connessi, sempre a scrollare, postare, downloadare. Si sta in un flusso continuo di interazioni e il sesso vecchia maniera è sempre più un momento estraneo al regime digitale imperante, un’esperienza analogica che non sempre si inserisce spontaneamente, dove seduzione e corteggiamento sono soppiantati dal flirt virtuale in simultanea con tante persone diverse: “L’approccio online se da un lato può disinibire – invio di foto hot e linguaggio esplicito – dall’altro porta a non concludere sempre.

La rivoluzione digitale ha cambiato soprattutto le premesse all’atto sessuale, il modo di arrivarci, o di non arrivarci. Per le generazioni vissute senza mezzi di comunicazione virtuale il contatto era inevitabile. E si finiva per forza di cose a far sesso, anche tanto, e si diventava anche più bravi per la regola dell’allenamento. Il sesso, semplicemente, era vissuto realmente perché non poteva essere inteso in nessun altro modo. Per chi si è educato sentimentalmente e sessualmente online, il sesso è ormai una dimensione diretta e circoscritta, che può benissimo non avere una cornice relazionale. Dipendenza e attaccamento sembra però che siano più frequenti in chi ha vissuto il salto da un modalità all’altra (gli over 35): chi è abituato sin dall’adolescenza alle chat e ai siti di dating tutto questo interesse non sembra avercelo.

Gli autori dello studio sul poco sesso dei millennials parlano anche del ruolo della crisi, della precarietà, dello stress economico: siamo una generazione che presenterebbe degli aspetti di regressione.Un ragazzo di 28 anni si spiega così la tendenza iposessuale: “Le nuove generazioni, probabilmente, sono più impegnate a farsi strada nel mondo del lavoro o a cercare una strada propria. Nei miei viaggi in giro per il mondo incontro sempre più ventenni che espatriano e che già seguono un proprio sogno lontano da casa. Nulla li distoglie, neppure la necessità di una persona al proprio fianco”. 

Ma è anche evidente un certo orgasmo dei like: la rincorsa al brivido dell’approvazione dei propri follower sottrae energie ai fremiti naturali. Il piacere è sempre più mediato: si gode dello sguardo altrui, del racconto di sé che si fa sui social. L’ebrezza della visibilità e della sovraesposizione si fanno sempre più condizionanti. Siamo ambiziosi e concentrati a costruire la nostra identità, anche e soprattutto su internet: nel grande gioco della rappresentazione e dell’auto rappresentazione, il sesso che appare – quello che può essere fotografato, postato – conta più di quello effettivo. Molto storytelling, molta estetica, poca intimità: l’esperienza quotidiana è digitale è mediamente anti-sessuale. Siamo sempre proiettati da un’altra parte, e così anche il sesso finisce per smaterializzarsi, diventando un’idea, un impulso, un conversazione in chat, e sempre meno un fatto reale.

Per molti, oggi, la sessualità sembra più che altro un’aspettativa individuale, una possibilità onnipresente e proprio per questo più mentale e solitaria di prima. La facilità nel reperire partner sembra un dato di fatto, ma questa apertura diventa anche un limite per la frequenza dei rapporti, come racconta Pietro (24 anni): “Spesso mi capita che nonostante ci sia interesse tra me e il mio partner, anche solo sessuale, dopo la prima volta che andiamo a letto non ci scriviamo più. Come se fare sesso due volte con la stessa persona si chiamasse già matrimonio”. Insomma, la singola possibilità non conta molto e finisce per soccombere in uno scenario dove tutto sembra possibile: “Quelli che fanno più sesso sono i ragazzi che si accontentano, gli altri, la maggior parte, pretendono troppo. È diventata una corsa al trovare il partner perfetto, che purtroppo per loro, non esiste,” dice Riccardo (23 anni). Le app per incontri hanno (teoricamente) semplificato l’iter ma, nel far questo, hanno anche alterato parecchio equilibri ed entusiasmi.

Il meccanismo del dating crea e annulla occasioni in modo schizofrenico: gli incontri sono ridotti e tutto è un po’ un market online, si spera sempre in qualcosa di meglio e si ritarda e procrastina aspettando che arrivi qualcosa di più. Poi si torna su quello o quella che hai tenuto in stand-by o hai scartato all’inizio, ma spesso ormai è tardi.

Insomma, e se fosse davvero così? Se davvero facessimo meno sesso delle generazioni precedenti, sarebbe per forza un male? Tutto è davvero molto relativo e legato alle necessità di ognuno: certo, forse sarebbe meglio che si trattasse di una scelta e non del risultato di influenze esterne assunte inconsapevolmente. E poi bisogna riconoscerlo: oggettivamente, le possibilità d’intrattenimento e di piacere oggi si sono centuplicate. Il confronto con periodi in cui la vita aveva forme e ritmi di tutt’altro tipo non ha molto senso, certe statistiche possono avere senso solo in periodi di passaggio come questo, in cui è facile mischiare nostalgia e allarmismo sociologico.

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