Fast and Furious in stile siciliano e la “Cupola del bestiame”: il Rapporto Zoomafia 2017

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Mentre il sole sorge su Palermo, un tratto di asfalto è già stato trasformato in una pista dove l’ennesima corsa di cavalli clandestina è pronta per iniziare. L’alba in città, con le sue strade tranquille e i negozi chiusi, offre un rifugio dai passanti e, soprattutto, dalla polizia. I cavalli si muovono nervosamente, spaventati dalle grida degli spettatori e dal suono dei clacson. Come in un Fast and Furious in stile siciliano, le auto sono sostituite dai cavalli che vengono sfruttati, abusati, drogati, nevrectomizzati, costretti a correre fino allo sfinimento e poi gettati via.

Corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, macellazioni clandestine, pesca di frodo, traffico di fauna selvatica, traffico di cuccioli: sono questi i crimini contro gli animali gestiti dalla criminalità in Sicilia che emergono dal Rapporto Zoomafia 2017 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV (Lega Anti Vivisezione). “I crimini contro gli animali sono un tema di rilevanza nazionale, perché la legalità e i diritti animali sono questioni strettamente connesse e, spesso, i crimini contro gli animali nascondono, determinano o si accompagnano ad altri tipi di reati – sostiene Ciro Troiano – del resto la criminalità organizzata è un male totalitario, che mira a controllare e a dominare tutto: cose, uomini, animali e il loro ambiente. In quest’ottica la zoomafia si manifesta come evidente espressione dello specismo: sfruttamento di altre specie a vantaggio esclusivo di piccoli gruppi”.

L’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV ha chiesto alle Procure Ordinarie e a quelle presso i Tribunali per i Minorenni, dati relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2016, sia noti che a carico di ignoti, e al numero di indagati per reati a danno animali. Per la Sicilia le risposte sono arrivate da 11 Procure Ordinarie su 16 (non hanno risposto Agrigento, Barcellona Pozzo di Gotto, Palermo, Ragusa e Sciacca) e da tutte le quattro Procure Minorili della regione. In base ai dati pervenuti da 11 Procure su 16, la Procura che nel 2016 ha registrato più procedimenti penali per reati contro gli animali è quella di Siracusa: seguono Trapani, Messina, Catania, Termini Imerese (Pa), Enna, Patti (Me), Caltagirone (Ct), Marsala (Tp), Caltanissetta e infine Gela (Cl).

In Sicilia i combattimenti tra cani, in particolare, presentano i caratteri di una vera emergenza: gli scenari sono quelli di illegalità, degrado, criminalità diffusa, e dagli esiti giudiziari e investigativi pare che ci troviamo davanti ad una nuova e allarmante recrudescenza. Persone denunciate, ritrovamenti di cani con ferite da morsi o di cani morti con esiti cicatriziali riconducibili alle lotte, sequestri di allevamenti di pit bull, video con riprese dei combattimenti, segnalazioni: nel 2016 in Sicilia sono stati sequestrati almeno 45 cani e 6 persone sono state denunciate. Le segnalazioni arrivano da tutte le province, in particolare da quella di Trapani dove due persone sono state sottoposte anche alla misura cautelare dell’obbligo di residenza, mentre a Caltanissetta la Corte d’Appello ha confermato le condanne inflitte a due giovani per combattimenti clandestini tra cani. “Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine – continua Troiano – è tornato attivo il numero LAV “SOS Combattimenti”, con lo scopo di raccogliere segnalazioni per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali”.

Altra emergenza zoomafiosa, sempre in Sicilia, sono le corse clandestine di cavalli. Nel 2016 sono state bloccate due corse clandestine, sono stati sequestrati almeno 11 cavalli e almeno 32 persone sono state denunciate a vario titolo per reati connessi in relazione alla detenzione illegale di cavalli o alle corse clandestine, sequestri e denunce sono stati fatti a Catania, Siracusa, a Messina dove l’operazione “Totem” ha sgominato un gruppo criminale che nel quartiere “Giostra”, insieme ad altre attività illegali, organizzava queste corse. Tra i beni sequestrati nel gennaio 2016 dalla DIA a un presunto affiliato al clan mafioso Nardo, della provincia di Siracusa, c’era anche una scuderia con cavalli da corsa. E’ qui il caso di ricordare che nel mese di marzo 2013, le autorità avevano scoperto un mattatoio illegale a Ballarò, a Palermo, specializzato in carne di cavallo (considerata una prelibatezza), nella zona. “E’ un business all’interno del business”, dice Troiano. “E io non credo che Ballarò sia un caso isolato. Il rischio per la salute è estremamente grave in quanto le sostanze dopanti iniettate nei cavalli sono altamente nocive per le persone.” Si tratta quasi sempre di procaina, furosemide, metilprednisolone, idrossi-Lidocaina, testosterone; ma la salute dei cavalli e degli esseri umani è una preoccupazione minore per la mafia. Nel buio di ogni notte, proprietari di cavalli e giocatori continuano a prepararsi per la prossima breve ed esplosiva gara, che molto probabilmente si concluderà ancora prima che le Autorità possano efficacemente intervenire.

Le corse clandestine sono presenti anche su Facebook, “Corri cavallo, corri più forte, sorpassi tutti e non ti preoccupare, che tutti sanno che sei un campione: sopra questa strada tu sembri un leone!”. Sono i versi di una canzone cantata in siciliano usata come colonna sonora del video di una corsa clandestina di cavalli, “Puparo vs Vecchio”, pubblicato su una delle due pagine Facebook esclusivamente dedicate alle corse clandestine di cavalli, oggetto di una denuncia della LAV alla polizia postale.

La “Cupola del bestiame” secondo le relazioni della DIA e della DNA ha infiltrazioni criminali nel settore zootecnico in generale: “Come ricorda l’Antimafia, anche il comparto dell’agroalimentare appare esposto a forme di intrusione della criminalità organizzata –continua Troiano-, specie in relazione all’illecita acquisizione di fondi comunitari di sostegno all’agricoltura o alla zootecnia che verrebbero perpetrate attraverso interposizioni fittizie o creazione di società ad hoc per eludere i controlli antimafia, l’abusiva acquisizione di terreni, spesso ad insaputa dei legittimi titolari, l’utilizzo di false attestazioni sul loro effettivo possesso e sulla reale destinazione d’uso e il coinvolgimento di professionisti, pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, infedeli”.

L’abigeato, (reato di furto relativo alla sottrazione di bestiame di allevamento) è in realtà un vero business per la criminalità organizzata: migliaia di animali scompaiono ogni anno, sui Nebrodi ne è stato registrato un crescente aumento, si tratti di cavalli, agnelli, mucche ecc. La mafia dei pascoli, messa in pericolo dai nuovi provvedimenti, ha reagito riprendendo a sparare, come ha dimostrato l’attentato subito dall’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci.

Macellazione clandestina, abigeato, vendita di carni infette, allevamenti acquistati con proventi illeciti, animali privi di contrassegno, evasione fiscale, frode, truffa all’Unione Europea e a Paesi Terzi, intestazione fittizia di beni, controllo dei pascoli e dei terreni, imposizione della “guardiania”, rapporti collusivi con funzionari pubblici, commercio di sostanze alimentari nocive: è il mondo sommerso delle illegalità nel comparto zootecnico in Sicilia. Ma esiste anche il traffico di fauna, in special modo dei cardellini, e noi in Sicilia deteniamo un primato assoluto grazie al mercato palermitano di Ballarò, che organizza e gestisce il traffico illegale di fauna più grande d’Italia: decine di uccellatori e trafficanti, molti dei quali noti pregiudicati, mettono in vendita ogni domenica mattina centinaia di esemplari. Anche nel Ragusano gruppi specializzati catturano migliaia di uccelli ogni anno e li esportano a Malta: non manca l’abbattimento di specie particolarmente protette come fenicottero rosa, poiana, aquila del Bonelli, cicogna nera, falco pecchiaiolo, cui si aggiunge il traffico internazionale di animali protetti come il sequestro di manufatti in avorio o di testuggini importate illegalmente.

Per concludere, nel Rapporto si parla anche di “malandrinaggio” di mare: le indagini sul Mandamento di Porta Nuova a Palermo hanno permesso di “documentare un’illecita attività di concorrenza nel settore ittico, di fatto monopolizzando il locale mercato attraverso due imprese facenti capo ad esponenti di Cosa nostra“; nella relazione della DNA si legge che “è stato eseguito in concomitanza, un decreto di sequestro preventivo nei confronti di tre imprese operanti nel settore della rivendita di prodotti ittici, 16 rapporti bancari, 3 abitazioni, 1 locale commerciale e 4 automezzi, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro”.

“L’analisi di questo nuovo Rapporto conferma l’esistenza di sistemi criminali consolidati” – conclude Troiano -, “di veri apparati con connivenze tra delinquenti, colletti bianchi e funzionari pubblici. Sistemi criminali a danno degli animali e, in generale, della società”. (…) Un’azione di contrasto efficace deve adottare una visione strategica unitaria dei vari aspetti dell’illegalità zoomafiosa che incidono sul più vasto contesto della tutela della sicurezza pubblica e su quello della lotta alla criminalità organizzata: solo adottando iniziative investigative tipiche del contrasto ai sodalizi criminali si attuerà una strategia vincente”.

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