Venticinque anni per avere giustizia e conoscere la verita’ sull’assassinio di Paolo Borsellino. La denuncia arriva dal Veneto, dalla sede istituzionale del Consiglio Regionale, e a lanciarla e’ Fiammetta Borsellino. La testimonianza della figlia piu’ giovane del magistrato palermitano, ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio quando lei era 19enne, e’ coinciso con la chiusura della mostra fotografica “L’eredita’ di Falcone e Borsellino”, promossa dal Consiglio veneto in sinergia con l'”Osservatorio per il contrasto alla criminalita’ organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza”.
“Il mio e’ stato un padre meraviglioso, sempre presente nella nostra vita ma lo ricordo anche come un giudice che amava soprattutto rivolgersi ai giovani. Diceva sempre che la lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale e morale che abitui a sentire il profumo della liberta’ che si oppone al puzzo del compromesso morale, della contiguita’ e complicita’. Una lotta alla mafia che non puo’ essere un’opera di mera repressione, ma deve incidere sulle nuove generazioni. Mio papa’ era convinto che proprio da qui poteva partire il contrasto alla mafia” il ricordo di Fiammetta davanti alle Istituzioni del Veneto, alle Forze dell’Ordine e al procuratore Capo della procura di Venezia, Bruno Cherchi.
Combattere l’omerta’ l’appello lanciato da Fiammetta Borsellino che, nel ribadire piena fiducia nello Stato convinta che “si possa ancora dare un contributo di onesta’ a un’amarissima vicenda”, ha ricostruito le fasi processuali della strage di via D’Amelia fino all’aprile 2017, sentenza d’appello del “Borsellino quater”.
“Il processo non e’ stato eseguito con l’attenzione che meritava. Dopo 25 anni, nonostante le commemorazioni e la retorica, si parla solo di depistaggi, gravissime anomalie che hanno caratterizzato le indagini. E’ risaputo che i maggiori risultati in campo investigativo si hanno nelle ore e nei giorni successivi ai fatti criminosi e, invece, nonostante le avvisaglie evidenti, sono stati commessi gravi errori. Anche il “Borsellino quater” e’ stato dominato da troppi “non ricordo“, reticenze espositive, risposte evasive e si e’ concluso con uno dei piu’ grandi fallimenti. Tant’e’ che ancora oggi non sono state depositate le motivazioni”.
La testimonianza della figlia del magistrato, nel citare il padre “Mafia e politica sono due poteri che agiscono sul controllo dello stesso territorio, due poteri che si fanno la guerra o si mettono d’accordo”, ha un peso specifico nel Veneto, regione dove la criminalita’ organizzata sembra poco radicata ma che, lo certifica l’Osservatorio regionale nato con la Legge 48 del 2012 ed attivo da un anno, e’ invece ben presente.
“Mafia non vuol dire sempre morte, usura, aggressione, che sono i fenomeni piu’ percepiti. Ma anche inserimento nell’economia e il Veneto e’ terreno fertile. Una zona di riciclaggio dove la criminalita’ si insinua nell’attivita’ economica – spiega il procuratore Capo Cherchi -. E’ subdola perche’ penetra nei momenti di crisi, come i problemi delle banche e del credito. La rete sul nostro territorio esiste e funziona ma per contrastarla efficacemente servono mezzi, uomini, tecnologia e deve darceli la politica. Questa iniziativa del Consiglio Veneto e’ importante anche per mettere pressione al Ministero di Giustizia”. (ITALPRESS)











