Stragi, Commissione bicamerale con pieni poteri, le 13 domande di Fiammetta Borsellino

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Fiammetta Borsellino


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Le tredici domande poste da Fiammetta Borsellino, la sentenza del processo “Borsellino quater” a Caltanissetta e il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado della Corte di Assise di Palermo sulla “trattativa” rappresentano punti di svolta nella ricostruzione delle tragiche vicende della primavera -estate del 1992.

I giudici di Caltanissetta affermano in modo esplicito l’esistenza di un enorme depistaggio che fece deragliare lontano dalla verità le indagini sulla morte del procuratore aggiunto di Palermo; depistaggio che la stessa sentenza attribuisce ad alcuni degli inquirenti. La figlia di Borsellino pone questioni rilevanti riguardo all’ampiezza dei poteri affidati al pool di investigatori che gestirono l’inchiesta ed al modo in cui la procura della Repubblica di Caltanissetta operò in quella fase decisiva per l’accertamento della verità giudiziale. Le oltre 5000 pagine di motivazioni della sentenza di Palermo, infine, instaurano un nesso causale tra i segnali mandati alla mafia da pezzi degli apparati dello stato e la decisione dell’organizzazione criminale di accelerare l’esecuzione dell’attentato a Borsellino. Ma c’è di più : in quelle pagine sta scritto con nettezza che I rapporti tra l’ex cavaliere Silvio Berlusconi -pronto allora alla discesa in campo in politica- e la mafia ci furono, furono continuativi e passarono attraverso l’intermediazione di Dell’Utri. Alla richiesta di verità sui fatti di sangue si somma un nodo politico delicato: il 1992 non è solo l’anno delle stragi, è anche il momento in cui, con Tangentopoli, comincia a correre e a gonfiarsi la slavina che porterà rapidamente alla fine della prima repubblica ed all’avvento del ventennio berlusconiano. I

Il paese ha diritto di sapere se quegli eventi politici ebbero la mafia a coprotagonista e se furono stipulati patti segreti ed indicibili tra pezzi dello stato che influenzarono lo svolgersi di accadimenti politici importanti. Noi che quegli anni abbiamo vissuto vogliamo risolvere dubbi angosciosi che hanno travagliato le nostre coscienze; le giovani generazioni hanno diritto alla verità affinché non restino lati oscuri e buchi neri nella nostra storia collettiva.

Per questo hanno ragione coloro che chiedono alla politica di farsi pienamente carico delle proprie responsabilità; il Parlamento dia vita ad una commissione bicamerale con pieni poteri per accertare cosa avvenne realmente in quel passaggio drammatico della storia nazionale. È una richiesta che è stata avanzata in questi giorni da diverse parti e che ben ha rappresentato Marika Cirone Di Marco sulle colonne di questo giornale. Si è tanto parlato di “cambiamento” negli ultimi mesi: se davvero ci sta governando un ceto politico “nuovo” e’ sulla volontà di far luce attorno agli eventi di 26 anni fa che esso è sfidato a dar prova di coerenza.

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