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	<title>SiciliaInformazioni &#187; silvio berlusconi</title>
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		<title>Prestigiacomo torna portavoce  Termometro della crisi FI</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2014 06:30:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La siciliana Stefania Prestigiacomo, ex ministro della Repubblica, è il termometro delle conflittualità interne a Forza Italia. Le sue “comparsate” in tv, talk show, nelle note d’agenzia sono la misura del gradimento di un’area del partito di Berlusconi che si aggira attorno ad Arcore senza essere ospite fisso. Stefania Prestigiacomo sta a Gianfranco Miccichè, come</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La siciliana <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>, ex ministro della Repubblica, è il termometro delle conflittualità interne a Forza Italia. Le sue “comparsate” in tv, talk show, nelle note d’agenzia sono la misura del gradimento di un’area del partito di Berlusconi che si aggira attorno ad Arcore senza essere ospite fisso. Stefania Prestigiacomo sta a <strong>Gianfranco Miccichè</strong>, come Silvio Berlusconi sta a Giovanni Toti. L’equazione non spiega niente, ma regala la misura delle cose, così come stanno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>I contras, da qualche mese a questa parte, non sono né falchi, né colombe</strong>, ma Raffaele Fitto e Mara Carfagna da una parte, Giovanni Toti, la Ronzulli, Bergamini, Gelmini dall’altra. Stefania Prestigiacomo è la Gelmini del Sud, prende peso e consistenza quando il problema è meridionale e va combattuto, quindi, nel Sud d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Stefania non buca il video, ma è meglio di niente. Impossibile, infatti usare Gianfranco Micciché</strong> dopo la dèbacle elettorale contro Fitto, il più votato d’Italia in FI. Né è possibile ricorrere a Daniela Santanché, che è una guastatrice, si è fatta la fama di pitonessa in servizio permanente effettivo. Quando parla, chi ascolta sa ciò che deve dire e “si guarda”, alza un filtro protettivo. Stefania Prestigiacomo non buca il video, ma almeno non fa danni: le cose restano come prima. Ciò che sostiene è stato già detto tanto volte, è il mattinale letto parola per parola e imparato a memoria. Stile Capezzone, per intenderci.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La frequenza delle comparsate, tuttavia, indurrebbe a considerare un ritorno in prima fila dell’ex ministro</strong>, ma non bisogna anticipare gli eventi. Arcore vive giorni incerti, Silvio Berlusconi subisce la dialettica esasperata di Forza Italia come un cilicio. Fitto e la Carfagna, Puglia e Campania, ripetono come un mantra che bisogna scegliere i dirigenti nelle urne. Primarie e basta. L’ex premier non ne vuole sentire parlare, la prospettiva lo disarma. È vissuta come una violenza, una <em>diminutio capitis</em>, un complotto, l’anarchia, piuttosto che la svolta partecipativa del partito, la monarchia costituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questo contesto eccelle Stefania Prestigiacomo, che non fa né bene, né male. A nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Miccichè con la spada: non  pronunciate il nome di B. invano</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 07:19:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gianfranco Miccichè nelle vesti di defensor fidei. Il titolo conferito, con bolla del 1521, da papa Leone X a Enrico VIII d&#8217;Inghilterra, gli spetta di diritto, perché da qualche tempo a questa parte, chiunque pronuncia il nome di Silvio Berlusconi invano, subisce le sue dure reprimenda. Qualche giorno fa l’ex presidente della Regione Puglia, Fitto,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gianfranco Miccichè nelle vesti di <em><strong>defensor fidei</strong></em>. Il titolo conferito, con bolla del 1521, da papa Leone X a Enrico VIII d&#8217;Inghilterra, gli spetta di diritto, perché da qualche tempo a questa parte, chiunque pronuncia il nome di <strong>Silvio Berlusconi</strong> invano, subisce le sue dure reprimenda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualche giorno fa l’ex presidente della Regione Puglia, Fitto,</strong> nel tentativo di smantellare il soffocante abbraccio del cerchio magico, che paralizza Forza Italia, è tornato a battere il chiodo delle primarie. Silvio Berlusconi sull’altare, non si discute, ma il resto – suggerisce Fitto – va rimesso in discussione con le primarie. Facciamo scegliere alla base i dirigenti, locali, regionale e nazionali. Un vecchio sogno che venne coltivato anche da Angelino Alfano, da sempre uno dei motivi di liti fra gli azzurri. Mara Carfagna, fan delle primarie prova a dare una mano a Fitto, senza successo. E lamenta di subire, come lui, giudizi astiosi, e sospetti odiosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fitto ci ha riprovato con l’autorità di chi ha conquistato il maggior numero di preferenze</strong>, e gli hanno sbattuto la porta in faccia, a cominciare da Berlusconi. Le primarie sono un falso problema, sostiene Berlusconi. Servono a legittimare il vecchio establishment, rincara la dose Toti. Insomma, non se ne parla nemmeno</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gianfranco Miccichè vede nella proposta un tentativo di mettere fuori gioco l’ex Cavaliere</strong>. “Di Berlusconi non si può fare a meno”, afferma con una nota di agenzia, perché si sappia come la pensa. Surreale. Né Fitto, né la Carfagna hanno messo in discussione la leadership berlusconiana, hanno semplicemente cercato di smuovere le acque, perché ritengono che Forza Italia si sia impaludata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Evidentemente, Berlusconi teme che il partito gli sfugga di mano,</strong> e che Fitto sostituisca Toti per volontà popolare. Di Toti si fida, è stato un suo ex dipendente a Mediaset. Di Fitto, no. È un “politico”, per giunta destinatario di molti consensi. Troppi.</p>
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		<title>Due forni e un&#8217;anima, Alfano fa coppia con D’Alia. Casini addio…</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2014 09:39:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Angelino Alfano detta l’agenda al suo partito ed al centrodestra: prima costruiamo l’area di centro, suggerisce, poi parliamo con Forza Italia . Ma attenti, avverte, la prospettiva è “fabbricare” l’area moderata, alternativa alla sinistra. Un progetto a stati di avanzamento, dunque, che potrebbe riservare non poche sorprese: il galleggiamento nella prima fase, a ridosso del Partito</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Angelino Alfano detta l’agenda al suo partito ed al centrodestra: prima costruiamo l’area di centro, suggerisce, poi parliamo con Forza Italia . Ma attenti, avverte, la prospettiva è <strong>“fabbricare” l’area moderata, alternativa alla sinistra.</strong> Un progetto a stati di avanzamento, dunque, che potrebbe riservare non poche sorprese: il galleggiamento nella prima fase, a ridosso del Partito democratico e del centrosinistra durante la cura ricostituente, e successivamente – se tutto fila liscio – un centro robusto che parla al centrodestra da pari a pari. Niente pugni sul tavolo, ma senza padronati, interno ed esterno. Ed è in questa fase, di medio periodo, che potrebbe rinascere la grande tentazione: i due forni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Nuovo Centrodestra, divenuto tutt’uno con l’Unione di Centro</strong>, si ritroverebbe con le mani libere e le braccia robuste, in grado di “contrattare” con il Pd da una parte e Forza Italia dall’altra. Non è detto che sia un approdo furbo. Mettiamo il caso che Forza Italia resti coinvolta nell’abbraccio leghista e la Lega Nord accentui la sua opzione lepenista in Europa con effetti concreti in Italia. Che cosa dovrebbe fare il centro di Alfano e Casini, se non trovare un modus vivendi dignitoso con il centrosinistra di Renzi?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le tappe di questo cammino non sono indicate unicamente da Angelino Alfano,</strong> il dopo-Berlusconi in Forza Italia continua ad assomigliare sempre più al partito berlusconiano duro e puro, e questo fai dei diversamente berlusconiani, potenziali avversari di Forza Italia , piuttosto che possibili alleati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il parterre di Arcore è inquieto. Fitto sembra incarnare il ruolo di Alfano, c’è la solita corte di “pellegrini” che asfissia Berlusconi in armi contro l’uomo del Sud, <strong>carico di consensi ma lontano,</strong> in tutto e per tutto, da falchi, e falchetti e cerchio magico arcoriano. Da quelle parti, Arcore, tollerano Giovanni Toti, ma non l’intruso pugliese, che vuole le primarie ad ogni costo. Berlusconi, che tiene la cassa, perché i soldi sono suoi, non vuole sentire parlare di primarie. <strong>Il partito è mio e guai chi lo sfiora, insomma.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il futuro è difficile da prevedere, perciò Alfano si muove con cautela ed è costretto a modificare la sua linea giorno dopo giorno o quasi. E’ probabile che cerchi sicurezze al’interno, rafforzando l’alleanza con l’Udc in una prospettiva che vede, inevitabilmente, la crescita di <strong>Gianpiero D’Alia alla testa dell’Udc.</strong> E’ in Sicilia, lo zoccolo duro del Ncd, che il partito di Alfano può rafforzarsi anche per la fragilità del centrosinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Nuovo Centrodestra targato Alfano-D’Alia appare più vocato alle geometrie variabili, care a D’Alia, ma di sicuro è più lontano dell’Udc Cesa-Casini, da Silvio Berlusconi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Caltanissetta salva l’Udc dalla catastrofe. Ncd sotto scopa…</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2014 08:12:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Santanché e Cesa avvertono: “Senza l’Udc, Angelino è niente…”. Daniela Santanché c’è ancora. Pensavate che fosse andata in ferie o avesse abbandonato il campo? Se lo pensavate vuole dire che non conoscete per niente il personaggio. La pitonessa è sempre in agguato, annusa le sue prede ed al momento giusto, le “aggredisce”, politicamente parlando s’intende.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Santanché e Cesa avvertono: “Senza l’Udc, Angelino è niente…”. <strong>Daniela Santanché c’è ancora.</strong> Pensavate che fosse andata in ferie o avesse abbandonato il campo? Se lo pensavate vuole dire che non conoscete per niente il personaggio. La pitonessa è sempre in agguato, annusa le sue prede ed al momento giusto, le “aggredisce”, politicamente parlando s’intende. Da tempo “insegue” le mosse di <strong>Angelino Alfano</strong>, guadagnandosi sul campo il ruolo di disistimatrice ufficiale dell’ex delfino di Silvio Berlusconi. Non gliene fa passare una che sia una sola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il risultato elettorale le ha offerto l’occasione per “aggredire” la preda.</strong> Daniela Santanché sostiene che la performance elettorale di Angelino Alfano è pessima. Dice di avere fatto i conti ed ha calcolato che senza l’apporto dell’Unione di centro, alleato del Nuovo Centrodestra alle europee, l’ex delfino non sarebbe arrivato al 2 per cento, esattamente all’1,8 per cento. Altro che soglia di sbarramento. Quel 4 e rotti per cento, identico a Tsipras, quindi sarebbe usurpato?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo no, ma di sicuro la performance elettorale avrebbe vanificato il tentativo</strong>, messo in atto dall’ex delfino, di cannibalizzare la casa madre. Perché quel 16 e rotti per cento di Forza Italia sarà pure un crollo, ma è certamente lontano dal quattro per cento totalizzato dal Ncd.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il bello è che i ragionamenti della pitonessa vengono confermati,</strong> <strong>senza volerlo, da Lorenzo Cesa</strong>, il segretario dell’Udc, il quale ha cercato di valorizzare al massimo l’apporto del suo partito nel raggiungimento della fatidica soglia di sbarramento. Senza di noi, sostiene non a torto Cesa, Ncd non ce l’avrebbe fatta. E sciorina una serie di numeri, a riprova dell’assunto. L’esiguità della cifra finale rendono superfluo il conteggio, in verità. Sarebbe bastato, infatti mezzo punto percentuale per lasciare a bocca asciutta Angelino con conseguenze catastrofiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gianpiero D’Alia, numero 3 del partito, e leader siciliano dell’Udc</strong>, in un comunicato ha reso noto che a Caltanissetta, unico capoluogo di provincia siciliano in cui si è votato, il suo partito, è stato il più votato. La qualcosa è sicuramente vera, ma si tratta di una performance che lascia le cose come stanno: con il sostegno a Monti, la derubricazione “congressuale” del partito siciliano e il salto della quaglia di Casini, dal centro al centrodestra alla vigilia del congresso, l’Udc rischia di sparire, rimanendo aggrappato al fortilizio nisseno, magari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caltanissetta, comunque, va studiata.</strong> In questa città, infatti, Ncd sostiene il candidato sindaco che piace anche a Forza Italia, “contro” il candidato Udc, che con il Pd, perora un’altra causa.</p>
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		<title>Angelino attende la telefonata di Silvio. Che non arriva</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2014 10:55:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“Mi aspetto un colpo di telefono, Forza Italia crolla e noi siamo qui…”. Angelino Alfano, in conferenza stampa, commentando i risultati elettorali del suo partito, ha lanciato l’esca. Silvio Berlusconi non abbocca, però. La telefonata non è arrivata, almeno finora, ma potrebbe arrivare. Maurizio Lupi spiega che il problema non è mettersi insieme, ma sapere</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>“Mi aspetto un colpo di telefono, Forza Italia crolla e noi siamo qui</strong>…”. Angelino Alfano, in conferenza stampa, commentando i risultati elettorali del suo partito, <strong>ha lanciato l’esca</strong>. <strong>Silvio Berlusconi non abbocca, però</strong>. La telefonata non è arrivata, almeno finora, ma potrebbe arrivare.</p>
<p style="text-align: justify;">Maurizio Lupi spiega che <strong>il problema non è mettersi insieme, ma sapere che cosa fare e come</strong>. Ed imprimere una svolta allo stesso modo di stare nel partito e nel centrodestra. Lupi si sofferma sulla partecipazione, sulla democrazia interna e sulla necessità di rinnovare i quadri. Ragionamenti che vengono ascoltati con interesse ma anche con grande diffidenza. Fra gli alfaniani, una volta “diversamente berlusconiani”, e gli azzurri, <strong>si è aperto un baratro.</strong> Acciuse reciproche, polemiche aspre, qualche insulto. Ed una insofferenza difficile da smaltire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Entrambi, comunque, auspicano la ricostruzione dell’area dei moderati</strong> ed un allineamento al Partito popolare europeo, un approdo che i berlusconiani non accettano <em>sic et simpliciter</em>, perché nei confronti di Angela Merkel e del centrodestra francese, Sarkozy in testa, mantengono riserve importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Angelino Alfano, inoltre, non è più il delfino, ma il leader di un partito che, senza quattrini ed organizzazione, ha affrontato con trepidazione a pochi mesi dalla nascita, un impegno elettorale che faceva tremare i polsi. Le ore che hanno preceduto il responso delle urne sono state vissute da Angelino e i suoi con grande comprensibile preoccupazione, perché il dato ballava sulla soglia di sbarramento, il quattro per cento, ed arrivavano numeri non proprio rassicuranti. <strong>Il superamento della soglia è diventato perciò un successo,</strong> è stato caricato di significato, e spiegato e difeso a spada tratta come la conquiste dell’Everest. <strong>In realtà non è affatto andata bene.</strong> Poteva andare meglio? Probabilmente no. Con un governo a leadership Renzi, che ha cannibalizzato alleati ed avversari, interni ed esterni, sarebbe stato complicato a chiunque conquistare visibilità e consensi elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;">I numeri, impietosi, restano quelli che sono: il Ncd è un partito del 4 e rotti per cento, e il pur disastrato partito di Berlusconi, FI, sfiora il 17 per cento. It’s a long way to Tipperary, è una strada lunga per arrivare a destinazione per Angelino.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo di <strong>ricostruire</strong> l’area moderata passa attraverso <strong>l’accettazione della leadership di Silvio e del suo gruppo dirigente</strong>, da Toti a Fitto.<strong> Impossibile, per come stanno le cose.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il collante potrebbe essere, dunque, il governo, <strong>il ritorno ad una collaborazione di FI</strong>, magari un appoggio esterno, fra Berlusconi e Renzi. La ripresa del dialogo al Nazareno, insomma. Ma è una strada piena di insidie per Angelino. Potrebbe svuotare il Nuovo Centrodestra. La rivendicazione della intuizione originaria, mantenere in piedi il governo, non basta per comunicare una forte diversità.</p>
<p style="text-align: justify;">Toprnando al risultato elettorale, se è vero che non bisogna strapparsi i capelli, è altrettanto vero che <strong>il verdetto non entusiasma certo.</strong> Ncd non era solo alle urne, aveva un partner, l’Unione di Centro che pur malmessa, aveva un suo zoccolo duro. In definitiva, da solo, il Ncd, non avrebbe tagliato il traguardo della soglia di sbarramento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le urne siciliane, però, sono altra cosa.</strong> Senza i voti siciliani, addio soglia di sbarramento. E’ stato sfiorato il dieci per cento, ben al di là della media nazionale. Risultato atteso, che però l’Udc ha snobbato affossando la leadership siciliana di Gianpiero D’Alia, mollato da Casini a favore di Cesa, nell’ultimo congresso del partito.</p>
<p style="text-align: justify;">Casini ha commesso tanti di quegli errori negli ultimi mesi, da Monti in poi, che è difficile classificarli per rilevanza. Non è cupio dissolvi, ma assenza di lucidità. Così, almeno, diagnosticano, coloro che seguono le sue vicende da vicino.</p>
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		<title>Silvio batte Angelino: Romano candidato, Scajola no</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2014 16:30:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Silvio Berlusconi batte Angelino Alfano per… intelligence. Sembra proprio di sì, visto quel che è accaduto in campagna elettorale. Paolo Romano, candidato del Nuovo Centrodestra, presidente del Consiglio della Regione Campania, è finito nei guai per una storia di bustarelle ed altro. Una tegola sul suo capo e su quello del giovane partito di Alfano.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Silvio Berlusconi batte Angelino Alfano per… intelligence. Sembra proprio di sì, visto quel che è accaduto in campagna elettorale. Paolo Romano, candidato del Nuovo Centrodestra, presidente del Consiglio della Regione Campania, è finito <strong>nei guai per una storia di bustarelle ed altro.</strong> Una tegola sul suo capo e su quello del giovane partito di Alfano.</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Scajola ha conosciuto l’onta delle manette dopo essere uscito indenne dal processo per la casa con vista sul Colosseo, acquistata a sua insaputa (o quasi). Aveva appena festeggiato l’assoluzione in primo grado nel processo romano e sull’abbrivio di questo successo aveva battuto i pugni sul tavolo per ottenere la candidatura alle Europee. Niente da fare. <strong>S’è pure arrabbiato di brutto</strong>, e sono filtrate alcune anticipazioni sulla sua volontà di ripagare con la stessa moneta il veto posto contro di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha usato, insomma, tutti gli strumenti, leciti, <strong>possibili per guadagnarsi un posto in lista,</strong> confidando sul successo della candidatura. Silvio Berlusconi è stato, però, irremovibile. In qualche giornale il veto è stato spiegato con una presunta volontà, negativa, <strong>della fidanzata dell’ex Premier, Pascale</strong>. Alla luce di quanto è avvenuto – la custodia cautelare, il sequestro dell’archivio, indagini sul caso Biagi per la scorta negata ed altro – l’ipotesi di un intervento, a sfavore, della fidanzata appare destituita di fondamento. <strong>Silvio ha il sesto senso</strong>. Ha resistito al pressing dell’ex ministro, per un lungo tempo uomo forte del partito (Denis Verdini è stato il suo successore), ed ha avuto ragione, altrimenti il danno d’immagine per gli azzurri sarebbe stato ancora più pesante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angelino Alfano, invece, si è fatto cogliere alla sprovvista</strong>. Ha candidato Paolo Romano nei giorni in cui la magistratura campana rovistava fra le sue carte ed ha dovuto subire la mazzata a pochi giorni dalle urne. Eppure partiva in vantaggio, sulla carta, rispetto all’ex premier, per il suo prestigioso incarico di ministro degli Interni. Si vede che il Viminale ed i servizi non erano per nulla informati della brutta piega che avrebbe preso l’inchiesta? Oppure che pur sapendo tutto quanto con buon anticipi, la velina non è arrivata sulla scrivania del ministro?</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla carta, è bene ricordarlo, le cose dovevano andare come sono andate, <strong>Alfano non era affatto tenuto a sapere</strong>, né come leader di un partito, né come ministro dell’Interno, ciò che accadeva a Napoli. Nemmeno i tutori dell’ordine – guardia di finanza, carabinieri, pubblica sicurezza &#8211; sono messi al corrente dell’attività d’indagine di polizia giudiziaria condotta al servizio delle Procure. Non dovrebbe filtrare nulla. Mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta la soffiata c’è, è innegabile. Non sappiamo, naturalmente, se il veto di Silvio Berlusconi su Scajola, sia frutto di intelligenza politica o…di intelligence. Ma dobbiamo dare per buona la prima ipotesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Angelino anema e core da Vespa  &#8220;Uniti e vincenti con Silvio, poi…&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2014 07:50:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Angelino Alfano a Porta a Porta. E a cuore aperto. Spegne il fuoco attizzato dai suoi ex amici di partito i forzisti e lo alimenta nei temi di maggiore impatto siul popolo dei moderati. Incalzato, ma non troppo, da Bruno Vespa assume un impegno “solenne”: &#8220;Utilizzeremo i voti che arriveranno il 25 maggio per costituire il</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Angelino Alfano a Porta a Porta. E a cuore aperto. Spegne il fuoco attizzato dai suoi ex amici di partito i forzisti e lo alimenta nei temi di maggiore impatto siul popolo dei moderati.<strong> Incalzato, ma non troppo, da Bruno Vespa assume un impegno “solenne”:</strong> &#8220;Utilizzeremo i voti che arriveranno il 25 maggio per costituire il centrodestra “unito e vincente”&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I segnali di pace non finiscono qui. Angelino confessa che il suo <strong>affetto per Silvio Berlusconi è immutato</strong> ed il proposito di un ritorno al partito “unito e vincente” non è venuto meno.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ed allora perché ha lasciato Forza Italia?&#8221;, gli ha chiesto il conduttore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Hanno sbagliato tutto &#8211; ha risposto Alfano -.</strong> Lo scorso autunno hanno chiuso il Popolo delle Libertà, di cui ero segretario, hanno messo in crisi il governo gettando nei guai il Paese. Una crisi al buio con incalcolabili rischi. Per questa ragione &#8211; ha spiegato il leader del Nuovo Centrodestra &#8211; non c’era altra alternativa che la responsabilità, governare l’Italia per portarla fuori dai guai. Ed il governo in carica ha dimostrato di stare adempiendo ai suoi impegno con straordinaria determinazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L’alleanza con la sinistra &#8211; ha tuttavia avvertito &#8211; non può che essere un episodio di transizione. Conclusa questa fase, il Nuovo Centrodestra tornerà nel suo alveo naturale. “Abbiamo fatto la cosa giusta &#8211; sostiene Alfano -.<strong> E stiamo portando l’Italia fuori dalla crisi</strong>, attuando un programma vicino ai nostri obiettivi di sempre. Per riconoscerlo basta tenere conto degli strepiti della Cgil e della contrarietà manifestata da Sel”.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa si aspetta dal voto? &#8220;Un consenso convinto da parte dei moderati. Il Nuovo Centrodestra è un neonato, obbligato a camminare con i suoi piedi, senza finanziamento pubblico. <strong>Sarà perciò la forza delle cose che facciamo a portare consensi.</strong> Come il taglio della spesa pubblico, il decreto lavoro&#8221;. E per il futuro? “Ci faremo valere, il semestre di presidenza italiano è alle porte”.</p>
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		<title>S’invelenisce il duello tra Alfano  e Berlusconi: accuse ed insulti</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2014 16:49:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Man mano che si avvicina l’appuntamento elettorale il duello fra i due partiti di centrodestra, Ncd di Angelino Alfano, e Forza Italia di Silvio Berlusconi, diviene sempre più feroce. Accuse reciproche e qualche insulto. Ad Angelino viene addebitato, naturalmente, il tradimento e la sua subalternità alla sinistra, oltre che l’inutilità del suo partito destinato a</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Man mano che si avvicina l’appuntamento elettorale il duello fra i due partiti di centrodestra, Ncd di <strong>Angelino Alfano</strong>, e Forza Italia di <strong>Silvio Berlusconi</strong>, diviene sempre più feroce. Accuse reciproche e qualche insulto. Ad Angelino viene addebitato, naturalmente, il tradimento e la sua subalternità alla sinistra, oltre che l’inutilità del suo partito destinato a fare una brutta fine, a sparire a coda di topo. La sorte di Alfano viene avvicinata a quella di Gianfranco Fini, divenuto, suo malgrado, come l’icona della sconfitta con la “S” maiuscola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alfano è meno corrivo, ma non meno incisivo.</strong> Forza Italia non è né carne né pesce, non sta all’opposizione e non sta nella maggioranza e privilegia gli interessi del padrone di casa invece che quelli del Paese, altrimenti non avrebbe mandato all’aria ogni tentativo di uscire dalla crisi. Chi vuole votare la protesta, sa che cosa fare, suggerisce Alfano, chi vuole votare la sinistra ha il Pd, e chi è un moderato e vuole votare il centrodestra non ha che una scelta, il Ncd.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A parte le scaramucce elettorali, il 25 maggio potrebbe essere una giornata infausta</strong> per Silvio Berlusconi. Le previsioni non mettono certo di buon umore il cerchio magico di Arcore. Abbiano o meno ragione le Cassandre, una cosa è certa: per la prima volta Forza Italia scende in campo per conquistare il secondo posto in classifica, e non il primo. Una poltroncina, e forse nemmeno quella, visto che la concorrenza grillina è forte. Perché Silvio Berlusconi si trova in braghe di tela?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le disavventure giudiziarie, sue e dei cofondatori, è vero, ma non solo.</strong> Francesco Verderami sul Corriere della Sera qualche giorno fa, ha fatto un ragionamento sensato, ricordando una regola aurea che l’ex premier avrebbe disatteso. Non c’è grande partito senza un grande nemico. La Democrazia Cristiana imperò finché il Partito Comunista Italiano era il nemico, e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forza Italia si trova a metà del guado, nella maggioranza per le riforme costituzionali</strong> e la legge elettorale, all’opposizione contro il governo. Sta con Renzi per cambiare il Paese, se ne allontana per non governarlo. Beppe Grillo, invece, ripete come un mantra: “O con noi o contro di noi”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono in campo la rabbia e la speranza, ricorda Matteo Renzi.</strong> Noi siamo la speranza, Grillo la rabbia. <em>Tertium non datur</em>, insomma.</p>
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		<title>Europee, i cani in piazza Kermesse azzurra, assente Dudù</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2014 09:20:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Se votassero i cani, fedeli amici dell’uomo, che cosa accadrebbe il 25 maggio? Sabato Silvio Berlusconi ha partecipato ad una manifestazione animalista che è stata ripresa da tutti i network nazionale, e soprattutto dal circuito televisivo di Mediaset, berlusconiano dalla testa ai piedi. La manifestazione è stata promossa da Michela Brambilla, ex ministro del governo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se votassero i cani, fedeli amici dell’uomo, che cosa accadrebbe il 25 maggio? Sabato Silvio Berlusconi ha partecipato ad <strong>una manifestazione animalista</strong> che è stata ripresa da tutti i network nazionale, e soprattutto dal circuito televisivo di Mediaset, berlusconiano dalla testa ai piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione è stata promossa da Michela Brambilla, ex ministro del governo Berlusconi, e da sempre una animalista convinta. E’ grazie a lei, peraltro, oltre che alla fidanzata di Arcore, Pascale, che Silvio ha ospitato da prima ed adottato poi, Dudù, divenuto il cagnolino più celebre d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dudù non ha partecipato, tuttavia, alla manifestazione,</strong> che ha mostrato magnifici esemplari di cani di razza italiana ed estera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’assenza di Dudù è stata notata.</strong> Dagli uomini e dalle donne presenti, <strong>non dai cani, che non hanno in grande considerazione il cagnetto di Arcore.</strong> E tuttavia è stata al centro delle conversazioni. Viene spiegata, a quanto pare, con la necessità di cancellare il sospetto che Dudù sia l’unica ragione per la quale Silvio Berlusconi ha grande dimestichezza con i cani. Tutti gli amici dell’uomo sono uguali e non c’è nessuno più uguale dell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altra ragione, qualcuno ne ha fatto cenno con il sorriso sulle labbra, riguarda i cani. <strong>Si è voluto evitare che Dudù guastasse loro la festa</strong>. Gli agi, le coccole e le attenzioni riservate a Dudù avrebbero potuto infastidire i cani che partecipavano alla manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Scontata, infine, l’accusa degli animalisti duri e puri, che addebitano a Michela, in dolce attesa, di <strong>volere utilizzare i cani per aumentare i consensi elettorali</strong> del suo partito (pare che si possa aspirare a tre punti percentuali, la sondaggista di fiducia dell’ex Cav, Ghisleri, non si è sentita di confermare la previsione).</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco la domanda iniziale: se fosse dato loro la possibilità di votare, verso quale simbolo dirigerebbero le loro zampe? Premierebbero Silvio per il suo amore “senile” verso Dudù? Dopo una vita di disattenzione verso questa specie animale <strong>gli perdonerebbero il trattamento speciale riservato al cagnetto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E quali strumenti metterebbero in campo gli avversari dell’ex premier per competere con i forzisti? Chi, fra gli avversari, riuscirebbe a mettersi in sintonia con i cani?</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo di Berlusconi sarebbe scontato, oppure Matteo Renzi e Beppe Grillo avrebbero delle chance?</p>
<p style="text-align: justify;">Ok, lo sappiamo: le elezioni sono una cosa seria, e non è lecito scherzarci sopra. Ma <strong>l’idea che i cani abbiano per un giorno il potere di decidere chi mandare a rappresentare gli uomini ci affascina,</strong> al punto da sfidare il fastidio, peraltro legittimo, di alcuni nostri lettori.</p>
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		<title>Scajola, Cosentino, Dell’Utri in manette, Silvio quasi. Angelino&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2014 15:33:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Riavvolgiamo il nastro, fermiamoci a poco meno di un anno. Sfogliamo l’album fotografico del Pdl, il partito di Silvio Berlusconi. Ci sono Sandro Bondi, Denis Verdini, Paolo Bonaiuti, Claudio Scajola, Ignazio la Russa. In un’altra foto vediamo Marcello Dell’Utri che abbraccia Silvio. E in un’altra l’ex senatore Cosentino che applaude l’ex premier. Renato Schifani, presidente del</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riavvolgiamo il nastro, fermiamoci a poco meno di un anno. Sfogliamo l’album fotografico del Pdl, il partito di<strong> Silvio Berlusconi</strong>. <strong>Ci sono Sandro Bondi, Denis Verdini, Paolo Bonaiuti, Claudio Scajola, Ignazio la Russa.</strong> In un’altra foto vediamo <strong>Marcello Dell’Utri</strong> che abbraccia Silvio. E in un’altra l’ex senatore <strong>Cosentino</strong> che applaude l’ex premier. <strong>Renato Schifani,</strong> presidente del Senato, lancia un’occhiata d’intesa al suo leader.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Antonio Martino nei paraggi? No. Ma nella foto successiva c’è lui.</strong> Accanto, defilato, sornione <strong>Urbani</strong>, forzista della prima ora. Poi troviamo una serie di immagini di Silvio con<strong> Angelino Alfano</strong>. Lo abbraccia, gli mette la mano sulla spalla, lo affianca, lo osserva compiaciuto, gli sorride. Tutti gli atteggiamenti, nessuno escluso, che è possibile cogliere fra persone che hanno grande frequentazione, stima, amicizia, perfino affetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed ora chiudiamo l’album fotografico e sfogliamo le immagini che i giornali ci offrono da qualche mese a questa parte.</strong> Marcello Dell’Utri a Beirut, latitante, in un lussuoso albergo, prima di essere trasferito in ospedale, dov’è piantonato dagli agenti. C’è Cosentino in manette, mentre sale nell’auto dei poliziotti, incaricati di arrestarlo. E Claudio Scajola, che viene condotto in carcere per ordine del capo della procura antimafia di Reggio Calabria. Non ci sono foto, ma possiamo immaginare il suo scoramento mentre subisce la custodia cautelare per avere favorito la latitanza di un ex deputato del Pdl, Amadeo Matacena, oligarca reggino, proprietario dei traghetti che attraversano lo Stretto. Non c’è nemmeno la foto di Silvio Berlusconi che fa da badante ai vecchietti della casa di riposo di Cesano Boscone, dove deve scontare la pena di un anno ai servizi sociali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fin qui i casi giudiziari. Ma non è finita. Antonio Martino,</strong> siciliano di Messina, ex ministro della Difesa, è un desaparecido. Bonaiuti ha lasciato Forza Italia ed è approdato nel Nuovo Centrodestra, Sandro Bondi, innamoratissimo di Berlusconi, si è allontanato volontariamente, deluso ed amareggiato. Ignazio La Russa ha fondato un altro partito, Fratelli d’Italia, con Guido Crosetto e Giorgia Meloni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Angelino Alfano, con Renato Schifani, Lupi e il Celeste</strong>, ex presidente della Regione Lombardia, se ne sono andati armi e bagagli in una nuova formazione politica. Per come si sono messe le cose, pare che Angelino abbia imbroccato la stazione giusta per scendere dal treno, prima che arrivasse a binario morto o deragliasse.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="http://www.siciliainformazioni.com/95862/scajola-cosentino-dellutri-in-manette-silvio-angelino-indenne">Scajola, Cosentino, Dell’Utri in manette, Silvio quasi. Angelino&#8230;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="http://www.siciliainformazioni.com">SiciliaInformazioni</a>.</p>
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