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	<title>SiciliaInformazioni &#187; regionali</title>
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	<description>Quotidiano online della Sicilia</description>
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		<title>Quale sistema, per il voto?  Novità per regionali e comuni</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2015 16:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Presto o tardi si vota. Con quale sistema elettorale si andrà a votare alle regionali? E verrà mantenuta la normativa vigente per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali? E i senatori saranno eletti a suffragio diretto? Stiamo per avviarci verso una stagione di profonde modifiche del sistema elettorale? Lo stato dell&#8217;arte, anzitutto. In Sicilia</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Presto o tardi si vota.<strong> Con quale sistema elettorale si andrà a votare alle regionali?</strong> E verrà mantenuta la normativa vigente per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali? E i senatori saranno eletti a suffragio diretto? Stiamo per avviarci verso una stagione di profonde modifiche del sistema elettorale?</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stato dell&#8217;arte, anzitutto. In Sicilia si vota con <strong>sistemi elettorali &#8211; politiche, regionali ed amministrative – molto diversi fra loro.</strong> C’è da aspettarsi novità nella normativa di tutti e tre tipologie di voto. Il sistema elettorale scelto dal Parlamento nazionale per le elezioni politiche, l’Italicum, ha lasciato fuori il Senato della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema elettorale regionale è stato di fatto modificato con il taglio dei seggi,<strong> il 20 per cento della rappresentanza.</strong> Di fatto sistema<strong> ha subito una modifica,</strong> anche se le cose restassero come sono. Le ultime consultazioni per l’Assemblea e il Presidente, però, hanno regalato un governo privo di maggioranza parlamentare (il governatore non ha potuto disporre di una sua maggioranza, ed ha dovuto mettere insieme “pezzi” con conseguenze nefaste per la stabilità). Il Parlamento regionale potrebbe, perciò, legiferare in maniera da aggiustare il tiro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sistema elettorale delle amministrative ha rivelato infine vistose carenze.</strong> Marika Di Marco, presentatrice di un disegno di legge, ha evidenziato una vistosa dispersione addebitabile alla normativa, “che ha escluso l<strong>’effetto trascinamento del voto</strong> per il sindaco sulle liste ad esso associate e viceversa&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Questo inatteso fenomeno, sottolinea la deputata PD, <strong>ha avuto un effetto “perverso”:</strong> l’annullamento di diverse schede a danno di tutti gli schieramenti in un grande numero di comuni interessati al voto. Perciò Marika Di Marco propone l’eliminazione di questo effetto distorcente. Il suo disegno di legge, infatti, elimina la scheda unica e consente di esprimere in modo inequivocabile la preferenza per il sindaco, al pari di quella per il consiglio comunale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche sul <strong>sistema elettorale</strong> delle <strong>regionali</strong> si è lavorato per <strong>apportare delle modifiche utili al fine di ottenere la governabilità</strong>. La proposta, elaborata dal professore<strong> Salvatore Curreri,</strong> è stata di recente illustrata dal deputato Nino Venturino, già vice Presidente dell’Ars. <strong>Cinque le novità</strong> più importanti: 1) il turno di ballottaggio a distanza di una settimana ove al primo turno nessuno dei candidati raggiunga il 50 più uno per cento dei consensi; 2) Premio di maggioranza fisso, pari al 60 per cento dei seggi (42 deputati su 70) al fine di assicurare al Presidente eletto un’area di consenso parlamentare sufficientemente affidabile; 3) Abrogazione del listino: tutti i deputati, nessuno escluso, vengono scelti dagli elettori con le preferenze (viene tuttavia riservato un seggio al candidato sconfitto con il magior numero di suffragi; 4) Allargamento della rappresentanza delle minoranze attraverso l’abbassamento della soglia di sbarramento dal 5 al 3 per cento; 5) Aggiudicazione dei seggi a livello regionale e non provinciale (il modesto numero di seggi nelle circoscrizioni minori hanno l’effetto di provocare una sostanziale soglia di sbarramento); 6) Doppia preferenza di genere al fine di garantire la rappresentanza di entrambi i sessi (l’elettore può dare una seconda preferenza se di genere diverso dalla prima).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel testo della riforma costituzionale che abbassa il numero dei deputati regionali è scritta una raccomandazione alla Regione siciliana, cui compete l’obbligo di adeguare la legge alla novità appena introdotta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Italicum per finire.</strong> Approvata definitivamente a maggio, la nuova legge elettorale divide l’Italia in cento collegi plurinominali, nel quali si eleggono da un minimo di tre deputati ad un massimo di nove sulla base della popolazione elettorale. La composizione dei collegi plurinominali è affidata al governo, il Consiglio dei Ministri ha esaminato ed approvato in via preliminare il decreto legislativo che attua la delega conferita dal Parlamento all’esecutivo. Entro il 7 luglio il Consigklio dei Ministri trasmette il provvedimento alle Camere per richiedere il parere delle Commissioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Resta “impregiudicata” la questione senato.</strong> La Camera Alta potrebbe essere eletta a suffragio diretto universale e non, come si è fin qui previsto, con la nomina dei Presidenti regionali e dei sindaci dei maggiori comuni italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune considerazioni per finire. Non esiste sistema elettorale che soddisfi pienamente i bisogni di democrazia e di governabilità.<strong> Se la priorità è la stabilità, occorre sacrificare la rappresentanza</strong>. E viceversa. Ma qualunque sia la scelta</p>
<p style="text-align: justify;">L’ingegneria elettorale non regala la soluzione: gli uomini e le donne “al volante” della macchina istituzionale fanno la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò premesso, <strong>non è ininfluente disporre di un sistema elettorale equilibrato</strong>, che rispetti in misura adeguata le esigenze di governabilità e di rappresentanza. Auspicarne la nascita è lecito, ma affatto risolutivo. <strong>Il bilanciamento si raggiunge attorno al tavolo politico,</strong> ognuno getta le proprie fishes che, generalmente premiano più generosamente la rappresentanza piuttosto che la stabilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sicilia può cambiare ciò che vuole</strong> alle regionali ed alle amministrative, ma subisce la <strong>divisione dei collegi plurinominali per l’elezione dei deputati.</strong> Se si andasse alle urne alla scadenza prevista, il 2017, potrebbero esserci i tempi utili per cambiare il sistema elettorale sia alle regionali che alle amministrative, altrimenti si torna a votare con la vigente normativa. Il rischio, in quest’ultimo caso, è che per altri cinque anni si cerchi una maggioranza con il candelino.</p>
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		<title>Leotta dentro o fuori? La parabola di chi parla un&#8217;altra lingua</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 15:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GIUSEPPE BIANCA]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Che alla fine si dimetta o rimanga al suo posto Ettore Leotta rimane un buon acquisto nella giunta &#8220;che non riesce a far il salto di qualità&#8221;, come ricorda spesso Fausto Raciti, segretario regionale del Pd. È riuscito a non farsi stritolare dalla macchina pachidermica e spesso ingolfata della Funzione pubblica, affrontando con coraggio una</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Che alla fine si dimetta o rimanga al suo posto <strong>Ettore Leotta</strong> rimane un buon acquisto nella giunta &#8220;che non riesce a far il salto di qualità&#8221;, come ricorda spesso <strong>Fausto Raciti</strong>, segretario regionale del Pd.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È riuscito a non farsi stritolare dalla macchina pachidermica</strong> e spesso ingolfata della Funzione pubblica, affrontando con coraggio una riforma, quella che porta al prepensionamento dei regionali, fatta con troppo slancio e velocità sospetta. Tuttora da perfezionare con il passaggio correttivo che deve passare prima dalle commissioni e poi dall’Aula sulla correzione dei termini &#8220;stipendi&#8221; e &#8220;retribuzioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Addebitare a Leotta gli step incerti di questa legge</strong>, nata male e che rischia di finire peggio non sarebbe corretto. Onestà intellettuale vuole che si riconosca il forte impulso dato da Alessandro Baccei, assessore all’Economia, abile in più occasioni a circoscrivere paletti ed a rimodulare le proposte dello stesso Leotta. &#8220;Ho pagato un prezzo politico al governo&#8221;, ha riconosciuto l’ex magistrato amministrativo che ha in passato anche ricordato come la Sicilia fosse dotata delle prerogative di diritto per fare una legge in materia di dipendenti regionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi vogliono farlo passare come stanco e demotivato.</strong> Certo, in alcuni casi, è stato mal consigliato, anche da chi gli sta vicino. Rimane però, ad una analisi più specifica e meno parziale, il giudizio su un uomo di legge assolutamente attento al profilo delle scelte istituzionali compiute e da compiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Razionalizzare l’esercito dei regionali,</strong> buono ad essere dato in pasto anche per quell’esigenza di comunicazione che esce rabbiosa e latente dalle soglie del conflitto sociale siciliano, non si può fare senza una piattaforma politica di interventi globali e di maggioranza parlamentare che questa governo regionale si sogna di potere avere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I &#8220;cari nemici&#8221; Crocetta e Faraone si comportano ogni giorni di più</strong> come se il patrimonio di consenso da dilapidare in questa terra sia infinito. Svolgono il ruolo nei loro governi parlando entrambi come i sindacalisti della Cgil, in un crescendo paranoico che la gente non vuol più comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Leotta, dal primo giorno ha parlato una lingua diversa.</strong> Delle cose da fare, delle difficoltà che ci sono e che non sono mai state differite, né rinominate. Se dovesse essere un’altra casella da riempire tra i fuoriusciti di questa esperienza, sarebbe non solo triste, ma anche deleterio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il percorso di risanamento dell’assessorato alla Funzione pubblica</strong> non necessita di bacchette magiche, ma dei discorsi chiari fatti con semplicità da un professionista onesto. Abbattere i privilegi non deve essere una misura mediatica, ma una scelta di sistema, graduale ma sostanziale, sviluppata per grado ma con decisione. In tutti gli altri casi, sarà la solita, sconcertante, arma di distrazione di massa. Buona solo per qualche giorno a stare sui giornali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le sue parole all’Ars ieri sera, in occasione del dibattito d’aula</strong> sulla legge che ridisegna le autonomie locali sono state precise e chiare: &#8220;Sono un assessore della giunta di governo nella pienezza delle sue funzioni. E con questo considero il discorso chiuso&#8221;. Speriamo che non gli facciano cambiare idea. Sarebbe un peccato.</p>
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		<title>Mentre i siciliani votano, altrove si esulta: hanno vinto tutti</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2015 07:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[SALVATORE PARLAGRECO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I siciliani sono andati a votare dopo avere ascoltato i risultati elettorali delle regionali. Un privilegio. A differenza del resto del Paese, dispongono di una conoscenza “in tempo” reale della tendenza politica prevalente. Sanno, per esempio, che hanno vinto quasi tutti, anche chi ha rischiato di scomparire dalla mappa delle regioni, come Forza Italia. È</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I siciliani sono andati a votare dopo avere ascoltato i risultati elettorali delle regionali. Un privilegio. A differenza del resto del Paese, <strong>dispongono di una conoscenza “in tempo” reale della tendenza politica prevalente. </strong>Sanno, per esempio, che hanno vinto quasi tutti, anche chi ha rischiato di scomparire dalla mappa delle regioni, come <strong>Forza Italia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È possibile che le informazioni non aiutino gli elettori dell’Isola</strong> a decidere per il meglio, perché quando tutti vincono e nessuno perdé non si capisce proprio niente, ma resta il privilegio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Clima da Prima Repubblica, quando chi perdeva</strong>, male che andasse, proclamava di avere “tenuto” e chi vinceva per mezzo punto percentuale annunciava di avere stravinto. Nessuno ammetteva, nemmeno sotto tortura, di avere perso le elezioni. Erano bugie credibili, delle quali non si arrossiva, facevano parte di un copione consumato ed accettato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stavolta, alle regionali (in sette regioni), a differenza che in passato</strong>, però, qualche ragione ce l’hanno i contendenti a proclamare di avere vinto tutti quanti. La crisi ha rimescolato le carte ed i partiti di protesta &#8211; Lega e M5S &#8211; hanno compiuto autentici exploit. E gli altri? Ha vinto anche il partito di governo, contrariamente a quanto accade in altri paesi europei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cominciamo proprio dal Pd. Se verranno confermati i risultati</strong>, e non c’è ragione per presumere il contrario, guadagna cinque regioni su sette (Toscana, Umbria, Marche, Campania, Puglia), con l’eccezione del Veneto e della Liguria. Volete che non proclami la vittoria? Ora il Pd governa ovunque, tranne che, appunto, in Veneto e Liguria. Senza precedenti per il centrosinistra. Eppure, Renato Brunetta, ha cinguettato e urlato, a seconda del mezzo scelto, che Renzi ha perso e dovrà andarsene a casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forza Italia canta vittoria perché in una delle roccaforti della sinistra, la Liguria,</strong> il suo candidato, <strong>Giovanni Toti</strong>, ce l’ha fatta. Il centrodestra, in Liguria, era unito (caso più unico che raro). Grazie alla performance di Toti, gli azzurri proclamano vittoria. E ne hanno ben donde? Il successo ligure oscura gli insuccessi dei forzisti, finiti al quarto posto nella classifica dei consensi. Impensabile, se si ricorda che appena tre anni or sono Forza Italia era ad un passo dal 30 per cento dei suffragi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sconfitta di Paita, candidata Pd, è dovuta al Pd.</strong> La minoranza avversa a Renzi ha presentato il suo candidato, Pastorino, che ha incassato il 9 per cento dei suffragi, togliendo alla Paita i voti dem utili al successo. Nessuna sorpresa. Non è certo la prima volta che le due sinistre regalano al loro peggior nemico, Berlusconi, il successo. Ma stavolta l’ex premier dovrebbe fare una statua ai civatiani e cofferatiani, che l’hanno tirato fuori dalle sabbie mobili, regalando il vecchio leader al centrodestra, nonostante i brutti voti nella pagella nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hanno vinto, eccome, sia i leghisti di Salvini, </strong>che hanno sorpassato FI ovunque, e <strong>i grillini del M5S</strong>, che entrano a vele spiegate nei consigli regionali. La Lega Nord mantiene il Veneto, doppiando il suo avversario, la volenterosa Moretti, e i pentastellati si prendono la soddisfazione di essere il primo partito in alcune regioni, grazie anche alla “frammentazione” controllata (di natura tecnica) del Pd, che ha promosso liste di supporto al candidato presidente un poco ovunque. Curioso che il diritto di annettersi i voti delle liste di appoggio, non gli venga riconosciuto nemmeno in Puglia, dove Emiliano ha superato il suo collega toscano Rossi nelle preferenze dem, ed il partito ha stravinto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Capitolo astensione.</strong> È qui che c’è stata una sconfitta, riconosciuta dai partiti apertamente, la sconfitta della partecipazione democratica. Non costa niente ammetterla perché non provoca danni ad alcuno dei partiti. Affluenza alle urne al 53,9 per cento, un calo di undici punti. Aumenta il numero di coloro che “non ci credono” ed affidano a chi vota il loro futuro.</p>
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		<title>Al voto dopo il test &#8220;alpino&#8221;. Agrigento-Enna come Trento-Aosta?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2015 10:04:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il Pd esce bene dall’anticipo “alpino” – Aosta, Trento e Bolzano – e Renzi non dovrebbe perciò temere il prossimo turno elettorale, che richiama al voto quasi diciassette milioni di italiani. Nei 53 comuni al voto in Sicilia, tuttavia, i risultati “di confine” non hanno fatto breccia, come se appartenessero ad un altro mondo. A</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Pd esce bene dall’anticipo “alpino” – Aosta, Trento e Bolzano – e Renzi non dovrebbe perciò temere il prossimo turno elettorale,<strong> che richiama al voto quasi diciassette milioni di italiani.</strong> Nei 53 comuni al voto in Sicilia, tuttavia, i risultati “di confine” non hanno fatto breccia, come se appartenessero ad un altro mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">A stare dietro alle vicende politiche locali, è bene si rischia di prendere lucciole per lanterne, e dare un valore di test alle amministrative di Trento, Bolzano e Val d’Aosta,<strong> appare perciò un azzardo</strong>. Gli orientamenti, però, si possono cogliere e sono abbastanza netti: il Pd resta di gran lunga il partito maggioritario, la Lega e, in misura molto minore il M5S, <strong>si spartiscono le spoglie di Forza Italia.</strong> Tre anni fa il Popolo della Libertà superava il 29 per cento degli elettori, ora FI non riesce a raccattare nemmeno il dieci per cento. Ed un perché c’è: <strong>Silvio Berlusconi “sogna” un grande partito moderato,</strong> mentre Renato Brunetta con la scimitarra compete con Grillo e Salvini con una opposizione dura senza paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il partito moderato c’è già, ed è il Pd di Renzi, mentre l’opposizione irriducibile è appannaggio di grillini e leghisti. Per fermare il declino, in altri tempi, <strong>sarebbe bastato Berlusconi,</strong> mala sua leadership è molto sbiadita. L’abbandono del patto del Nazareno avrebbe regalato agli azzurri l’immagine di un partito “di garanzia”,<strong> in grado di contenere la sinistra</strong> da una parte e dare le riforme che servono al paese. Ma dalla enclave di Arcore – non più primo motore immobile – giungono nelle periferie flebili incoraggiamenti e propositi. Sembra un otto settembre al rallentatore, la tregua fra le fazioni sta trasformandosi in una diaspora silenziosa. <strong>Non fa notizia nemmeno Dudù.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure lo spazio per un’opposizione di garanzia c’è.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo Salvini tira troppo la corda, tuffandosi su tutto con una spregiudicatezza che non ha precedenti, ma basterà che sull’immigrazione<strong> il governo riesca ad aggiustare il tiro,</strong> mobilitando Europa ed Onu, e verranno fuori i limiti del populismo che si “autodistrugge” come quei soft digitali creati per durare poco e niente.</p>
<p style="text-align: justify;">I sospetti sul numero troppo alto di mammografie da parte di Beppe Grillo – il bersaglio è l’oncologo Veronesi – hanno distrutto l’utile marcia<strong> a favore del reddito di cittadinanza,</strong> sul quale si sono fiondai alcuni leader della minoranza dem in cerca disperata di sponde. Una &#8220;sbrasata&#8221; che replica altre boutades su temi sensibili – come la mafia più onesta della casta, ecc – e asfalta il buon lavoro fatto dai giovani dislocati nelle istituzioni dal Movimento. L’ex comico non si rende conto che<strong> i confini fra la provocazione e la puttanata sono assai labili</strong>. Grillo si fa trascinare dall’indole fumina e dal piacere di apparire il più furbo di tutti nel maneggiare la comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ davvero siderale la distanza fra i 53 comuni siciliani e quelli altoatesini e valdostani? Oppure il testo “alpino” può essere accolto come un’anteprima del teste di fine mese in Sicilia?</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero impressionante di liste civiche, che scoloriscono il voto e rendono improbo qualunque tentativo di analizzare gli orientamenti politici, regalerà le opzioni utili a tutti gli schieramenti politici per spiegare malafiure e enfatizzare piccoli successi. I due capoluoghi, Agrigento ed Enna – e le due città più popolose, Marsala e Gela, offriranno un quadro sufficientemente rappresentativo delle scelte dell’elettorato. Non bocceranno, né promuoveranno, tuttavia, alcuno. <strong>A Enna il favorito è il barone rosso, Vladimiro Crisafulli</strong>, che ha dovuto sbianchettare il simbolo del Pd, di cui è segretario provinciale, per potere candidarsi. Ad Agrigento il candidato è Firetto, Udc, scelto dai democratici sequestrati dalle contese interne. Un pezzo di centro (o centrodestra?) nel cuore del centrosinistra siciliano (come alla Regione). Quali lumi attendere da test così ingarbugliati?</p>
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		<title>Dopo Agrigento, Marsala: finisce  la tregua fra Megafono e Pd</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2015 14:51:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo Agrigento, Marsala: una fetta di dem stringe accordi con forzisti ed è subito tempesta. Emergenza in casa Pd, che decide un intervento di contrasto, immediato e senza precedente, l’espulsione di due personaggi importanti, Antonio Parrinello e Luigi Giacalone, accusati di intelligenza con il nemico e di alto tradimento. “Il Pd è un partito aperto,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo Agrigento, Marsala: una fetta di dem stringe accordi con forzisti ed è subito tempesta. <strong>Emergenza in casa Pd</strong>, che decide un intervento di contrasto, immediato e senza precedente, l’espulsione di due personaggi importanti, <strong>Antonio Parrinello e Luigi Giacalone</strong>, accusati di intelligenza con il nemico e di alto tradimento. “Il Pd è un partito aperto, ma non è in vendita”, reagisce <strong>Fausto Raciti</strong>, mai così decisionista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che succede? Lucia Annunziata, che non guarda ai due casi siciliani</strong> ma alle sette regioni al voto, si chiede – durante il suo programma su Rai Tre (Mezz’ora) se non sia il big bang della politica. Destra e sinistra non avrebbero più confini, si spariglia tutto e ci si rimescola. Sarebbero caduti i freni inibitori, insomma. Enrico Letta, l’ospite cui l’Annunziata confida le sue preoccupazioni, spiega che sarebbe in corso una sorta di “civizzazione” delle regionali, <strong>da consultazione politica a consultazione amministrativa</strong>. Insomma, le caratteristiche del voto locale – che non segue gli schemi – si ritrovano nella campagna per il rinnovo dei consigli regionali e dei presidenti delle regioni. Nulla di più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è chi butta acqua sul fuoco,</strong> ricordando che episodi come quelli campani e liguri, o siciliani, fanno parte di una vecchia tradizione, il salto sul carro del vincitore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché, allora, il Pd ufficiale è sceso in campo con gli strumenti della protezione civile?</strong> Le espulsioni non le ha adottate nemmeno il Nazareno, che in Parlamento subisce il rifiuto di votare la fiducia alla Camera di parlamentari dem. I fatti di Marsala – sostegno ad un candidato sindaco ex forzista, Massimo Grillo – sono bazzecole rispetto al “muro” degli ex cavalli di razza a Roma sull’Italicum.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ipotesi più accreditata ci invita a tornare indietro di qualche giorno.</strong> Il segretario regionale, Fausto Raciti, aveva dovuto inghiottire il caso Crisafulli ad Enna. Il suo placet al barone rosso, era stato sconfessato platealmente dal Nazareno. La cosa non gli ha fatto piacere, ed è perfettamente legittimo. Ed allora ha usato la mannaia, almeno ha annunciato di volerla usare (non è la stessa cosa). Un moto dell’animo, più che la svolta del “bastone”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I comuni siciliani in cui si vota, tra l’altro, sono 53</strong>, Agrigento e Marsala non sono che “eccezioni”, si consolano a Palermo. Quel che, invece, è sotto osservazione è la ripresa della <strong>guerriglia fra megafonisti e Pd dall’altra</strong>, dopo una tregua piuttosto lunga. A Marsala Massimo Grillo (che incrocia i guantoni contro il candidato ufficiale del Pd, Alberto Di Girolamo, vincitore delle primarie), è sponsorizzato da Luigi Giacalone, “l’ultimo classificato alle primarie Pd”, e Antonio Parrinello, candidato megafonista al Senato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La disputa marsalese potrebbe provocare contraccolpi</strong> nei delicati equilibri fra maggioranza e governo regionale. Ed è su questo versante che si attendono sviluppi.</p>
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		<title>Regionali, test per l&#8217;Italia renziana: la partita delle Regioni</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2015 08:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GIUSEPPE BIANCA]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Per sette regioni le elezioni di domenica 31 maggio costituiscono un test centrale per comprendere lo stato di salute dell’Italia renziana alle prese con legge elettorale e riforma del Senato. Come riporta un’inchiesta de L’Espresso non tutte le Regioni andranno però al voto con lo stesso sistema elettorale. In Toscana, è stato introdotto il doppio</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per sette regioni le <strong>elezioni di domenica 31 maggio</strong> costituiscono un test centrale per comprendere lo stato di salute dell’Italia renziana alle prese con legge elettorale e riforma del Senato. Come riporta un’inchiesta de L’Espresso non tutte le Regioni andranno però al voto con lo stesso sistema elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Toscana, è stato introdotto il doppio turno modello Italicum</strong>: se nessuna coalizione supera il 40 per cento si torna a votare due settimane dopo. In Puglia ci sono tre soglie: se la coalizione vincente supera il 40 per cento dei voti conquista 29 seggi (su 50), se supera il 35 per cento ottiene 28 seggi, sotto il 35 si ferma a 27 seggi, pericolosamente vicini alla maggioranza di 25 seggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nelle Marche, se la coalizione che è arrivata prima</strong> ha superato la soglia del quaranta per cento, il premio è di 18 seggi (su 31), se si ferma tra il 37 e il 40 per cento prende 17 seggi, se si blocca tra il 37 e il 34 il premio di maggioranza si abbassa pericolosamente a 16 seggi. E se nessuno ha raggiunto almeno il 34 per cento non c&#8217;è nessun premio, la legge elettorale si trasforma in una proporzionale pura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra i consiglieri regionali sarà eletto di diritto</strong> anche il miglior candidato presidente perdente: dovrebbe ricoprire l&#8217;incarico di speaker dell&#8217;opposizione, ma con un pizzico di fortuna i presidenti perdenti si ritroveranno tra le poltroncine rosse di Palazzo Madama a fare parte del Senato che verrà. Nella riforma del nuovo Senato delle autonomie sono previsti 74 senatori scelti dai consigli regionali al loro interno, nessuna regione avrà meno di due senatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il ruolo delle Regioni in Italia è da tempo al centro di un dibattito</strong> aspro e serrato: Rosario Crocetta quando incominciò il travagliato ed ancora concluso iter di riforma delle Province, trovò sulla sua strada Musumeci che a muso dire ribatteva: “Le Province? Andrebbero abolite le Regioni”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il leader dell’opposizione all’Ars prendeva la rincorsa per tempo</strong>, cercando di capire il termometro che negli ultimi anni, tra la gente, è salito in direzione di una febbre alta, in coincidenza con la miriade di scandali, a base di spese pazze e rimborsi per i gruppi parlamentari, che non si è rivelata una specialità solo siciliana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le indagini penali e contabili hanno fatto emergere un livello di concentrazione</strong> alta di scandali piccoli e medi, che, se da un lato non sempre raggiungono il clamore della ribalta nazionale, dall’altro indeboliscono minano la fiducia in questo tipo di istituzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le regioni italiane non a Statuto speciale</strong> <strong>sono nate nel 1970</strong>, quella siciliana è stata riconosciuta, non istituita, ed andrà a confrontarsi, da qui alla fine della attuale legislatura con la necessità di una nuova legge elettorale. Recentemente Crocetta ha lanciato il guanto di sfida per andare al voto con la doppia scheda, una per il presidente e l’altra per le liste della coalizione, ma il nodo più rilevante per eleggere l’Ars dei 70 parlamentari, dopo la riduzione effettuata per effetto della legge costituzionale approvata, riguarderà l’abolizione del listino e della quota proporzionale su cui Forza Italia e le opposizioni paiono intenzionate a dare battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Il parlamento dei nominati” </strong>dovrà del tutto quindi lasciare il posto alla preferenze, che almeno in Sicilia continuano a dettare la dura legge del voto? Vedremo.</p>
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		<title>Manovra, pensioni e contratti  Dipendenti regionali in piazza VIDEO</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 11:59:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sciopero generale, oggi, dei dipendenti regionali contro le misure del Governo su contratti, pensioni e assetti organizzativi del personale. &#8220;I regionali &#8211; accusano nel documento sindacale confederali e autonomi &#8211; sono diventati un utile strumento per nascondere l&#8217;inadeguatezza del governo e della politica. Si toccano diritti maturati condizionando l&#8217;opinione pubblica con menzogne quotidiane. La stragrande</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sciopero generale, oggi, dei <strong>dipendenti regionali</strong> contro le misure del Governo su <strong>contratti, pensioni e assetti organizzativi del personale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I regionali &#8211; accusano nel documento sindacale confederali e autonomi &#8211; sono diventati un utile strumento <strong>per nascondere l&#8217;inadeguatezza del governo e della politica.</strong> Si toccano diritti maturati condizionando l&#8217;opinione pubblica con menzogne quotidiane. La stragrande maggioranza dei dipendenti regionali ha stipendi che vanno da mille a mille e cinquecento euro, altro che privilegi!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Due le manifestazioni in programma</strong> dopo che il crollo del ponte Himera, lungo l&#8217;autostrada A19 Palermo-Catania, ha reso difficili i collegamenti nell&#8217;Isola.</p>
<p style="text-align: justify;">A Palermo è in <strong>corso un sit-in in piazza del Parlamento,</strong> davanti a Palazzo dei Normanni, sede dell&#8217;Ars. <strong>A Catania, invece, si è tenuto un presidio davanti alla Prefettura,</strong> poi un corteo si è mosso fino al Palazzo della Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">A proclamare lo sciopero, dopo il fallimento della trattativa all&#8217;Aran dove il governo si è presentato spaccato, <strong>sono state le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Cobas/Codir, Sadirs, Ugl, Siad e Dirsi.</strong> Annunciati disagi in tutti gli uffici pubblici e negli enti regionali.</p>
<p style="text-align: justify;">In sciopero ad oltranza <strong>i dipendenti della società Sicilia e-Servizi. A rischio paralisi la Regione.</strong> I lavoratori chiedono ai deputati dell&#8217;Ars di non approvare il comma 3 dell&#8217;articolo 55 della Finanziaria regionale che causerebbe &#8220;danni gravi e irreversibili al funzionamento della Pubblica Amministrazione Regionale ed ai servizi da essa erogati ai cittadini oltre alle ricadute in termini economici dovuti al danno allferario causato&#8221; e di &#8220;di affrontare in maniera risolutiva il completamento del processo di &#8216;popolamento&#8217; di Sicilia e-Servizi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo in discussione cita: &#8220;Al fine di provvedere alla sostituzione del personale a tempo determinato impiegato dalla societa in house Sicilia e-Servizi, i dipendenti regionali in possesso di specifiche competenze tecnico- informatiche, correlate alle attivita&#8217; della societa&#8217;, gia&#8217; assegnati all&#8217;Ufficio di cui al comma 1, possono essere utilizzati in assegnazione temporanea, ai sensi dei vigenti contratti collettivi regionali di lavoro, dalla societa&#8217; in house Sicilia e-Servizi, in base al fabbisogno dalla stessa rilevato&#8221;. I dipendenti si dicono indignati. &#8220;Con spirito di appartenenza e di cittadinanza e nel rispetto della nostra identita&#8217; regionale, ci preme segnalare agli onorevoli Deputati &#8211; si legge in una lettera &#8211; che a seguito del proclamato sciopero (e nel futuro nella sciagurata ipotesi in cui venga approvato il suddetto articolo) non sara&#8217; piu&#8217; garantita la corretta fruizione di servizi e attivita&#8217; a favore delle imprese e dei cittadini siciliani&#8221;. Tra questi la gestione informatica del Bilancio regionale, la contabilita&#8217; economica e finanziaria, la gestione economica del personale Regionale e relativa erogazione degli emolumenti.</p>
<p>VIDEO CHIRCHIO<br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/f7X5Mjg__5A" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Regionali, sciopero generale:  in piazza a Palermo e Catania</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2015 17:46:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sciopero generale domani dei dipendenti regionali contro le misure del governo su contratti, pensioni e assetti organizzativi del personale. &#8220;I regionali &#8211; accusano nel documento sindacale confederali e autonomi &#8211; sono diventati un utile strumento per nascondere l&#8217;inadeguatezza del governo e della politica. Si toccano diritti maturati condizionando l&#8217;opinione pubblica con menzogne quotidiane. La stragrande</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sciopero generale domani dei <strong>dipendenti regionali</strong> contro le misure del governo su contratti, pensioni e assetti organizzativi del personale. &#8220;I regionali &#8211; accusano nel documento sindacale confederali e autonomi &#8211; sono diventati un utile strumento per nascondere l&#8217;inadeguatezza del governo e della politica. Si toccano diritti maturati condizionando l&#8217;opinione pubblica con menzogne quotidiane. La stragrande maggioranza dei dipendenti regionali ha stipendi che vanno da mille a mille e cinquecento euro, altro che privilegi!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due le manifestazioni in programma dopo che il crollo del ponte Himera</strong>, lungo l&#8217;autostrada A19 Palermo-Catania, ha reso difficili i collegamenti nell&#8217;Isola. A Palermo a partire dalle 9,30, è in programma un concentramento e un presidio dei lavoratori in piazza del Parlamento. A Catania, invece, alla stessa ora i lavoratori della Sicilia orientale si incontreranno davanti alla Prefettura per muoversi in corteo fino al Palazzo della Regione. A proclamare lo sciopero, dopo il fallimento della trattativa all&#8217;Aran dove il governo si è presentato spaccato, sono state le segreterie regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Cobas/Codir, Sadirs, Ugl, Siad e Dirsi. Annunciati disagi in tutti gli uffici pubblici e negli enti regionali.</p>
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		<title>Regionali, Salvini attacca Alfano:  &#8220;Il &#8216;siciliano&#8217; stia per conto suo&#8221;</title>
		<link>http://www.siciliainformazioni.com/151274/regionali-salvini-attacca-alfano-il-siciliano-stia-per-conto-suo</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 17:14:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Botta e risposta a distanza tra il leader della Lega Matteo Salvini e il ministro dell&#8217;Interno e leader Ncd Angelino Alfano. Intervistato da Radio Padania, Salvini sottolinea che, in vista delle regionali in Veneto, prosegue il dialogo con Forza Italia, e aggiunge: &#8220;Basta che chi sta al governo con Renzi, parlo di &#8216;Angelino il siciliano&#8217;,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Botta e risposta a distanza tra il leader della Lega<strong> Matteo Salvini</strong> e il ministro dell&#8217;Interno e leader Ncd <strong>Angelino Alfano.</strong> Intervistato da Radio Padania, Salvini sottolinea che, in vista delle regionali in Veneto, prosegue il dialogo con Forza Italia, e aggiunge: <strong>&#8220;Basta che chi sta al governo con Renzi, parlo di &#8216;Angelino il siciliano&#8217;, stia per conto suo&#8221;</strong>. Replica su twitter Alfano: &#8220;Salvini mi ha dato del &#8220;siciliano&#8221;. Lo ringrazio del complimento. Orgoglioso di esserlo #finoinfondo, siciliano&#8221;.</p>
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		<title>Nunzia contro Angelino, Raffaele contro Silvio, Matteo S. contro tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2015 10:16:03 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I dolori del giovane Angelino. Nunzia Di Girolamo, che non ha smaltito il passo indietro comminatole alcuni mesi or sono (fu la prima dismissione dell’era Renzi), guida la pattuglia dei contras, fautori dell’esternalizzazione.<strong> Accusa Angelino di essere troppo morbido</strong> e gli suggerisce, incessantemente, di abbandonare al suo destino, ma fino a un certo punto, il governo. Meglio un sostegno esterno, basta e avanza per fare le riforme. Perché stare accanto a chi “passeggia” sul Ncd?</p>
<p style="text-align: justify;">L’affondo di Nunzia Di Gerolamo <strong>fa perdere la flemma ad Angelino</strong>. “Ma di che si parla”, ribatte. Siamo rimasti con Renzi nei momenti bui, e ce ne andiamo quando cominciano ad arrivare i germogli delle buone pratiche, la ripresa è iniziata. Dovremmo regalare ai nostri alleati di governo il lavoro fatto?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche Lupi, dimissionario, sta con lui</strong>. Dice di avere fatto il passo indietro proprio per rilanciare l’azione di governo. Ma Formigoni e Cicchitto sono meno teneri e rimproverano al capo del governo, assolvendo a metà Angelino, di usare due pesi e due misure, visto che nei confronti di quattro sottosegretari, iscritti nel registro degli indagati,<strong> è stato più indulgente che con Lupi</strong> (rimprovero che viene mosso al capo del governo, trasversalmente, Massimo D’Alema ed altri).</p>
<p style="text-align: justify;">Angelino, dunque, subisce una “frondina”, non una fronda. <strong>Matteo Salvini, piuttosto, non lo perde di vista</strong>, ha lanciato un’Opa al Ncd. Opa ostile, ovviamente. Vuole fargli perdere l’àplomb, perché ha fatto sapere di stare selezionando gli alfaniani in fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">Il centrodestra è una pentola in ebollizione. <strong>Raffaele Fitto è una spina al fianco di Berlusconi,</strong> risponde con durezza al suo leader quando riceve una cattiva azione. Nessun “rispetto” per il fondatore, anzi. Il pugliese minaccia liste proprie nelle cinque regioni al voto. Il leader di FI studia, dal canto suo, la necessità di partecipato alle regionali in perfetta solitudine, “stanco” di mediare fra Salvini, Alfano e Fitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Immaginate che cosa accadrebbe in Veneto con quattro liste e quattro candidati governatori del centrodestra? Niente di meglio per guarire i dolori del giovane Angelino, che deve vedersela “solo” con l’amazzone del suo partito, Nunzia Di Girolamo.</p>
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