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	<title>SiciliaInformazioni &#187; province</title>
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		<title>Consorzi, diventa una sceneggiata  C’è chi vuole l’elezione diretta</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 07:54:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L’abolizione delle Province e la nascita dei Consorzi di comuni in Sicilia rischia di trasformarsi in una sceneggiata da tramandare ai posteri come prova d’inettitudine ineguagliabile. Invece che cercare e trovare la quadra, l’Assemblea regionale registra nuove proposte, iniziative e idee su come “superare” l’attuale assetto territoriali e delle amministrazioni provinciali. Il desiderio che sembra</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’abolizione delle Province e la nascita dei Consorzi di comuni in Sicilia rischia di trasformarsi in una <strong>sceneggiata da tramandare ai posteri come prova d’inettitudine ineguagliabile</strong>. Invece che cercare e trovare la quadra, l’Assemblea regionale registra nuove proposte, iniziative e idee su come “superare” l’attuale assetto territoriali e delle amministrazioni provinciali. Il desiderio che sembra accomunare molti parlamentari ed autorevoli capi partito è di coniugare il cambiamento, perché non se ne può fare a meno, con la necessità di lasciare le cose come stanno, <strong>perché basta toccare una foglia perché vada in malora tutto il bosco. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Panepinto, che è un deputato del Pd vivace e diligente, sempre in prima fila, coinvolto in tutto ciò che conta, dopo avere assistito, da spettatore interessato, al dibattito parlamentare sui Consorzi dei Comuni, alla vigilia del round finale – l’Ars dovrebbe esaminare e votare funzioni, competenze e prerogative dei nuovi enti intermedi, rappresentati da sindaci e consiglieri comunali – ha depositato un proprio disegno di legge che rimette in discussione l’elezione di secondo livello, <strong>e fa tornare in pista la consultazione diretta del presidente del Consorzio</strong> dei Comuni. Costa poco, sicuramente meno di ciò che si vuole far nascere, sostiene con convinzione Panepinto, perché “un presidente democraticamente eletto ed investito del mandato popolare potrà avere molta più capacità d’incidere sul fronte del risparmio e dell’efficienza di quanta ne possa avere un sindaco eletto da altri sindaci, che inevitabilmente sarà portato all’arte della mediazione per mantenere quella carica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dimentico dei sovrumani sforzi che parlamentari ed amministratori fanno per ingraziarsi il favore dell’elettorato &#8211; una fatica che i malpensanti definiscono “clientelismo” – <strong>il deputato Pd batte i pugni sul tavolo</strong> a dispetto della sua solitudine nella scelta della nuova strada della riforma. Onde parare ogni critica, Panepinto lancia il suo strale letale contro i nemici della riforma (“l’obiettivo per il contenimento della spesa si ottiene eliminando enti inutili, strutture intermedie e duplicazioni di funzioni”) e fa sapere di non avere alcun timore di andare controcorrente<strong> presentando un disegno di legge “sul superamento delle Province”</strong>, avvertendo che la sua iniziativa parlamentare ha come obiettivo “l’istituzione dei Liberi consorzi, l’elezione diretta del presidente del Libero Consorzio, il decentramento amministrativo di compiti e funzioni oggi in capo alla regione, l’eliminazione di tutti gli enti intermedi, l’istituzione delle Aree Metropolitane di Palermo e Catania”.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto i promotori dei referendum popolari nei comuni di Gela, Piazza Armerina e Niscemi sono sul chi vive. Molti deputati regiinali, in testa il presidente dell&#8217;Ars, si sono convertiti alla alla legge Delrio, adottata nella Penisola, una riforma minimale che lascia le cose come stanno con l’eccezione della legge elettorale (amministratori eletti con consultazioni di secondo grado), perché le province sono organismi costituzionali ed occorre depennarli in sede di riforma costituzionale. I referendari si sono mobilitati nel rispetto della legge regionale, confidando nella strada già intrapresa, ed assistono, preoccupati e basiti, al cambio di stagione. Ma è normale tutto questo?.</p>
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		<title>Abolizione Province, presentato  all&#8217;Ars ddl &#8220;alternativo&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 17:37:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;So di andare controcorrente, ma preferisco essere criticato piuttosto che sostenere ciecamente una riforma che rischia di creare più contraddizioni di quelle che risolve&#8221;. A dirlo è Giovanni Panepinto, parlamentare regionale siciliano del Pd e componente della commissione Affari istituzionali di Palazzo dei Normanni, che ha presentato un disegno di legge all&#8217;Ars sul superamento delle</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;So di andare controcorrente, ma preferisco essere criticato piuttosto che sostenere ciecamente una riforma che rischia di creare più contraddizioni di quelle che risolve&#8221;. A dirlo è Giovanni Panepinto, parlamentare regionale siciliano del Pd e componente della commissione Affari istituzionali di Palazzo dei Normanni, <strong>che ha presentato un disegno di legge all&#8217;Ars sul superamento delle Province</strong>. Il ddl si base essenzialmente su cinque punti: istituzioni di nove Liberi consorzi di Comuni; elezione diretta del presidente del Libero consorzio; decentramento amministrativo di compiti e funzioni oggi in capo alla Regione; eliminazione di tutti gli enti intermedi; istituzione delle città metropolitane di Palermo Catania e Messina.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Partiamo da un presupposto &#8211; spiega Panepinto &#8211; la riforma delle Province, in Sicilia come in Italia, nasce principalmente da un&#8217;esigenza di spending-review. <strong>Ma l&#8217;obiettivo del contenimento della spesa si ottiene eliminando enti inutili,</strong> strutture intermedie e duplicazione di funzioni: senza una riforma incentrata su questi punti, non solo non si risparmierà ma non si elimineranno molti di quei lacci burocratici e amministrativi che soffocano la Sicilia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il parlamentare democratico, poi, &#8220;il &#8216;costo&#8217; dell&#8217;elezione diretta del presidente dei Liberi consorzi può determinare un risparmio globale più forte, dal momento che un presidente democraticamente eletto e investito dal mandato popolare potrà avere molta più <strong>capacità di incidere sul fronte del risparmio e dell&#8217;efficienza</strong> di quanta ne possa avere un sindaco eletto da altri sindaci, che inevitabilmente sarà portato all&#8217;arte della mediazione per mantenere quella carica&#8221;. Da qui l&#8217;auspicio di Panepinto perhcé dentro il Pd ma anche dentro la maggioranza &#8220;si possa sviluppare un dibattito sereno che guardi al merito e non, come spesso accade, incentrato su slogan e demagogia&#8221;.</p>
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		<title>Province, tutti pazzi per la Delrio. Anche i nemici</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2014 08:43:16 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I padri costituenti dello Statuto speciale si rivolteranno nella tomba.</strong> Hanno avuto più di un motivo in passato per perdere la calma, <strong>ma stavolta siamo alla pagina di storia:</strong> dopo settanta anni lo Statuto speciale della Regione siciliana “rischiava” di essere applicato nella sua parte “riformista”, d’avanguardia rispetto al resto delle regioni d’Italia con la pianificazione territoriale dell’organizzazione amministrativo, il decentramento di funzioni, l’autonomia di scelta dei comuni, la fine del vecchio assetto napoleonico-post fascista ed altro ancora. Il Consorzio dei comuni al posto delle province regionali, retaggio delle vecchie province ed a loro somiglianza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Assemblea regionale siciliana ha prima sbranato letteralmente il tentativo di attribuire ai comuni siciliani</strong> la libertà di scegliere che cosa fare, di compromesso in compromesso, ha esitato la legge di abolizione delle province, cui avrebbero dovuto seguire i Consorzi. Copia fotostatica dell’esistente, con qualche spiraglio di novità dentro il quale si sono infilati alcuni comuni delle province di Enna, Caltanissetta e Catania. Dopo avere ridotto in cenci il progetto riformatore, <strong>si servono del risultato per proclamare la necessità di mettere archiviare tutto e “fare come Roma”</strong>. Vecchi vizi, naturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era venuto fuori un ibrido,</strong> che non piaceva né agli abolizionisti (a causa della copia fotostatica dell’esistente) , né ai “conservatori”, legati all’antico assetto, amato dagli apparati (politici, sindacali ecc)e dalla affollata schiera di organismi (enti, aziende, uffici periferici pubblici e privati) distribuiti nel territorio. <strong>Se si fosse intrapresa la strada vera delle riforme,</strong> avremmo avuto capi e capetti in crisi di identità, gerarchie feudali in via d’estinzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta la cornice della legge, frutto del migliore (o peggiore) compromesso possibile, <strong>si sarebbe dovuto mettere le mani alla struttura organizzativa</strong>, la riforma vera e propria. Ed è a questo punto che accade l’impossibile: i nemici della Legge Delrio, che ha tagliato le elezioni dirette nella penisola lasciando intatto l’impianto &#8211; non si può fare di più perché bisogna prima cambiare la Costituzione, mentre in Sicilia ciò non è necessario &#8211; diventano i suoi sostenitori più sfegatati. Chi non accettava nemmeno i timidi tentativi di cambiare qualcosa coglie al balzo l’opportunità della riforma nazionale, che non abolisce un bel nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Meglio la Delrio che una brutta legge, spiegano i riformisti.</strong> Meglio la Delrio che smontare le province, spiegano i paladini dell’esistente. Perciò tutti pazzi per la Delrio. Un espediente pronto per l’uso.</p>
<p style="text-align: justify;">Che si tratti di una resa, l’ennesima, dell’autonomia siciliana, da parte di coloro che avrebbero l’onere di rappresentarla e sostenerla, non lo dice nessuno. I difensori della specialità si svegliano quando è Roma a sbarazzarsi di ciò che resta dell’autonomia, m appena tocca a loro utilizzare la specialità, scelgono di seguire governo e parlamento nazionale tutte le volte che possono.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi osa lamentare il trattamento che la Regione siciliana subisce con la riforma costituzionale, che spoglia l’Isola delle sue specialità, <strong>deve essere messo al muro e passato per le armi. Politicamente, s’intende.</strong></p>
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		<title>Province, consensi FI, M5S, Articolo 4 sulla legge nazionale</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2014 07:24:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Il presidente Crocetta riconosca una volta per tutte il fallimento della sua pseudo-riforma delle province,</strong> e porti subito in Aula un testo che ne consenta l’abrogazione”, sostiene l’on. Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars. “Forza Italia propone per la Sicilia il recepimento della riforma Delrio, ma con una modifica sostanziale, ossia l’introduzione dell’elezione diretta del presidente da parte dei cittadini. Crocetta eviti un estenuante quanto inutile braccio di ferro con la sua stessa maggioranza e giunga alla ragionevolezza. Le province hanno bisogno di essere ben governate e in tal senso la strada intrapresa dal governo regionale è la più sbagliata”,</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Martoriare ulteriormente il territorio siciliano con un provvedimento inadeguato e dannoso è un grave errore da evitare”,</strong> dichiara Giovanni Occhipinti, vicepresidente regionale di Forza Italia.”La riforma delle province, voluta dal presidente Rosario Crocetta, sia pertanto abrogata immediatamente dal parlamento regionale, e come già richiesto dal nostro capogruppo all’Ars, Marco Falcone, si recepisca la norma Delrio, introducendo però l’elezione diretta del presidente. L’istituzione provinciale continuerà ad avere un ruolo centrale nella vita dei cittadini, nell’economia dei nostri territori, come da sempre accade nel ragusano, per questo motivo chiediamo che gli elettori possano deciderne il vertice, a piena garanzia della volontà popolare. Nessun costo aggiuntivo, solo maggiore rappresentatività. Forza Italia è come sempre pronta a sostenere il cambiamento vero della nostra Regione”,</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ stato formalizzato il deposito, venerdì scorso, del disegno di legge n.819,</strong> recante “Disposizioni in materia di Liberi Consorzi di Comuni, Città Metropolitane e fusione di Comuni. Norme di attuazione della Legge Regionale 24 marzo 2014, n.8 e di adeguamento ai principi fondamentali dell’ordinamento della Repubblica.”</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo, proposto dall’on.Totò Lentini (Articolo 4), prevede il recepimento delle norme della Legge Delrio (n.56/2014) in materia di “enti di area vasta”: Città Metropolitane e Liberi Consorzi di Comuni, che succederanno alle ormai disciolte Province regionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con un provvedimento proprio</strong> (garantendo così la potestà legislativa autonoma) l<strong>a Regione recepisce in toto le norme della legge nazionale,</strong> in materia di funzioni, organizzazione ed elezione dei vertici dei nuovi enti, superando l’impasse determinatosi dopo l’approvazione della L.R. 8.</p>
<p style="text-align: justify;">I nuovi organismi, esattamente come previsto dalla “Delrio”, verrebbero individuati con elezioni di “secondo livello” ed i loro componenti svolgerebbero le funzioni a titolo gratuito.</p>
<p style="text-align: justify;">La norma proposta fissa scadenze precise ed inderogabili, individuando i compiti di ciascun livello istituzionale coinvolto, e le concrete modalità per l’avvio dei nuovi enti ed il passaggio ad essi delle competenze, del patrimonio e del personale delle ex Province.</p>
<p style="text-align: justify;">Si prevedono, inoltre, norme per agevolare la fusione fra Comuni (maggiori trasferimenti, possibilità di istituire circoscrizioni corrispondenti ai vecchi Municipi con incarico gratuito per i componenti, premialità nell’accesso alle misure di finanziamento) e per la soppressione degli organismi intermedi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Le giuste critiche per l’impasse in cui è scivolata la riforma devono trovare risposta concreta: recependo la legge Delrio la Sicilia può recuperare immediatamente sul percorso di modernizzazione del sistema istituzionale.” – dichiara l’on.Lentini – “I siciliani ci chiedono di agire concretamente: mi auguro che la mia proposta, che immagino troverà ampia condivisione politica, venga immediatamente sottoposta all’esame ed all’approvazione dell’ARS. Il tempo delle tattiche e delle chiacchiere” – conclude – “è ampiamente scaduto. Il parlamento ed il governo mostrino responsabilità recependo subito una buona legge che serve allo sviluppo dell’Isola, taglia i costi della politica ed allinea la Sicilia ai più moderni modelli europei”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; lapidario il giudizio dei parlamentari del Movimento 5</strong> stelle all&#8217;Ars sulla legge 8 del 2014, forse la più grande incompiuta del governo Crocetta, fermatasi a metà del suo cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quanto sta avvenendo su questo tema &#8211; dicono i deputati Salvatore Siragusa e Francesco Cappello &#8211; è l&#8217;ennesima prova del fallimento politico di Crocetta e del suo governo di inetti ed incompetenti. La totale assenza da parte del presidente della Regione di una qualsiasi visione politica ed amministrativa e di una progettualità per il futuro hanno di fatto bloccato la possibilità di dare vita in Sicilia ad una realtà amministrativa diversa e migliore per gli enti locali e, come suo costume, il presidente scarica i suoi fallimenti sugli altri, additando l&#8217;introduzione del referendum confermativo come causa del flop della legge. Questo è invece il risultato di una politica basata sugli annunci e sugli scoop, ma non supportata da una adeguata competenza e preparazione e da una strategia seria&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;No alla riforma Province&#8221;: articolo 4, ddl per legge Delrio</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2014 16:31:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>(giubi) “Hanno avuto bisogno di rispolverare una legge del ’46, con l’unico risultato di espropriare i cittadini del diritto al voto”. Nello Musumeci non ha mai fatto mistero di essere contrario alla legge di riforma che in Sicilia ha abolito le Province ed istituito i Liberi consorzi. E non è il solo. La compagnia dei</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">(giubi)<strong> “Hanno avuto bisogno di rispolverare una legge del ’46,</strong> con l’unico risultato di espropriare i cittadini del diritto al voto”. <strong>Nello Musumeci</strong> non ha mai fatto mistero di essere contrario alla legge di riforma che in Sicilia ha abolito le Province ed istituito i Liberi consorzi. E non è il solo. La compagnia dei contrari adesso si allarga però a quanti, il presidente dell’Ars Ardizzone primo tra tutti, pensa sia il caso di uscire dallo stallo che nella nostra Regione, darà luogo all’ennesima proroga dei commissari straordinari.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge 7 aprile 2014 n. 56, detta legge Delrio dal nome dell’ex ministro per gli Affari regionali e attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, di fatto ha trasformato il turno amministrativo in elezioni di secondo grado.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nuove disposizioni elettorali sono state introdotte dalla Legge 56/14 di riforma delle Province e delle Città metropolitane. Nelle Città metropolitane si vota per eleggere i Consiglieri metropolitani: il sindaco del Comune capoluogo è sindaco della Città metropolitana. Nelle Province si vota per eleggere i presidenti di Provincia e i Consiglieri Provinciali. <strong>A scegliere i rappresentanti sono i Sindaci e i Consiglieri comunali dei Comuni,</strong>  mentre sono sono eleggibili i sindaci e i Consiglieri Comunali, e, solo per le Province e solo per la prima tornata elettorale, anche i consiglieri provinciali uscenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il voto di ciascun elettore è “ponderato”, è cioè proporzionale al numero di cittadini che il consigliere comunale e il sindaco rappresentano all’interno dell’intero corpo elettorale della Provincia, in base alla popolazione residente nel Comune di appartenenza. In caso di parità è eletto il più giovane.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli stessi giorni in cui, il resto del Paese va dunque a rinnovare gli enti territoriali di area vasta, è stato formalizzato il deposito, venerdì scorso, del disegno di legge n.819, recante “Disposizioni in materia di Liberi Consorzi di Comuni, Città Metropolitane e fusione di Comuni. Norme di attuazione della Legge Regionale 24 marzo 2014, n.8 e di adeguamento ai principi fondamentali dell’ordinamento della Repubblica” proposto dall’on.Totò Lentini (Articolo 4), che prevede il recepimento delle norme della Legge Delrio (n.56/2014) in materia di “enti di area vasta”: Città Metropolitane e Liberi Consorzi di Comuni, che succederanno alle ormai disciolte Province regionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un provvedimento proprio (garantendo così la potestà legislativa autonoma) <strong>la Regione recepisce in toto le norme della legge nazionale, </strong>in materia di funzioni, organizzazione ed elezione dei vertici dei nuovi enti, superando l’impasse determinatosi dopo l’approvazione della L.R. 8.</p>
<p style="text-align: justify;">I nuovi organismi, esattamente come previsto dalla “Delrio”, <strong>verrebbero individuati con elezioni di “secondo livello”</strong> ed i loro componenti svolgerebbero le funzioni a titolo gratuito.</p>
<p style="text-align: justify;">La norma proposta fissa scadenze precise ed inderogabili, individuando i compiti di ciascun livello istituzionale coinvolto, e le concrete modalità per l’avvio dei nuovi enti ed il passaggio ad essi delle competenze, del patrimonio e del personale delle ex Province.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si prevedono, inoltre, norme per agevolare la fusione fra Comuni</strong> (maggiori trasferimenti, possibilità di istituire circoscrizioni corrispondenti ai vecchi Municipi con incarico gratuito per i componenti, premialità nell’accesso alle misure di finanziamento) e per la soppressione degli organismi intermedi.</p>
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		<title>Orlando: &#8220;Gesip e precariato: si risolve tutto. E sulle Province&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2014 16:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GIUSEPPE BIANCA]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In occasione della conferenza stampa di presentazione della proposta di bilancio di previsione 2014/2016, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando <strong>appare  rinfrancato, e guarda al futuro con discreto ottimismo.</strong><br />
“Il primo bilancio nel 2012 lo abbiamo trovato fatto dal Commissario, il secondo è nato figlio dell’isteria prefallimentare e  del dissesto,  con questo abbiamo messo in equilibrio finanziario le partecipate, dalla cui mala gestio, in passato, sono nati molti dei mali che ancora stiamo piangendo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La riduzione delle spese per il personale </strong> che arriva al 44%, anziché al 64% del passato, autorizza il primo cittadino a citare l’esempio di tagli virtuosi: “Abbiamo da tempo inaugurato una stagione di assoluto contenimento della spesa corrente, limitando le spese di funzionamento (-15%), abbiamo tagliato cinque milioni di euro di fitti passivi,ma soprattutto, lasciatemi dire, adesso ci proietteremo sulla terza fase, quella dedicata al ridimensionamento della pressione tributaria, adeguando il livello delle tasse che si pagano a Palermo alle difficoltà socio economiche del nostro territorio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il taglio del 9% dei trasferimenti statali e quello del 27 % di quelli regionali <strong>fornisce un quadro poco incoraggiante,</strong> all’interno del quale però Orlando vede ancora una luce in fondo al tunnel : “E’ un bilancio di tanti piccoli, ma importanti interventi, di cose che messe insieme danno un’idea diversa delle cose”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il piatto forte, il “nuovo vecchio sindaco di Palermo”, che da rottamato è passato a rottamatore, lo riserva <strong>al bacino dei lavoratori Gesip. Da sempre un suo pensiero fisso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Verso questi lavoratori avevamo un obbligo ed un dovere. Sono 1700 lavoratori in Cassa integrazione da trenta mesi. Nascerà una newco, per la quale è previsto l’impegno di un milione di euro – mentre è di 29, l’intera dotazione in bilancio relativa alla Gesip- che servirà a smistare i lavoratori verso le partecipate. Quasi mille, novecentocinquanta, entro la fine dell’anno andranno nelle municipalizzate, non chiedetemi quanti e dove perché non lo so &#8211; replica stizzito -, passeranno dalla concertazione e dagli accordi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Che faranno dunque i lavoratori Gesip? <strong>“La mia fissazione è il verde anomalo, faccio un esempio”,</strong> prosegue il sindaco di Palermo, lasciando intendere che verranno in ogni caso inseriti in cicli produttivi determinati e con precise finalizzazioni. <strong>Orlando assicura inoltre che quanto prima metterà fine al precariato dei contrattisti,</strong> dando certezze con una progressiva e graduale stabilizzazione del personale precario, ed un incremento dell’orario di lavoro del personale stabilizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non diminuisce l’attenzione verso il mondo della cultura con i rinnovati impegni verso il teatro Biondo ed il Teatro Massimo, mentre un considerevole impatto, per un totale di 48,74 milioni, deriva dal rispetto dei vincoli imposti dalla stringente normativa del Patto di stabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Orlando poi, preferisce il fair play, piuttosto che entrare a gamba tesa, <strong>in materia di riforma delle Province: &#8220;</strong>Non ci sono stati grandi spostamenti da un Libero consorzio ad un altro, anche a causa della pura dell’ignoto. Nessuno ha voluto valutare e scegliere senza prima capire che funzioni avrà e cosa nel dettaglio dovrà fare il nuovo ente. <strong>Sarebbe meglio forse applicare la legge Delrio”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“L’ottanta per cento delle cifre che verranno dalla dismissione delle quote Gesap, all’interno del relativo processo di privatizzazione, serviranno per le scuole di Palermo, da razionalizzare in prospettiva città metropolitana”.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste le premesse “di buona volontà”, come le definisce Orlando, di una giunta che ha fatto il suo dovere. La parola passa al Consiglio Comunale di Palermo, che dovrà dimostrare pari ottimismo o ridisegnare lo schema di bilancio.</p>
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		<title>Province ed aree metropolitane  Italia al voto, e in Sicilia?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2014 14:00:02 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sorpasso compiuto. Nella Penisola si è cominciato a votare per eleggere le nuove amministrazioni nelle aree metropolitane ed alcune province. <strong>Non sono state abolite le province, </strong>ma si sono eletti, per la prima volta amministratori con un voto di secondo livello. <strong>Alle urne ci sono andati i consiglieri comunali ed i sindaci</strong>, cui non spetterà alcuna indennità per la loro attività (è la seconda novità). È il primo passo, la <strong>riforma Delrio</strong>. Il governo nazionale non avrebbe potuto fare di più perché non è stata ancora modificata la Costituzione (la riforma è già in Parlamento).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A differenza che nella Penisola, in Sicilia sarebbe stato possibile abolire le province</strong> (e questo è stato deciso con una legge regionale, per ora rimasta a bagnomaria), perché le norme dello Statuto regionale, parte integrante della Costituzione, prevedono l’istituzione dei Consorzi di comuni. Nonostante questo “privilegio”, negli ultimi giorni sono state molte le voci – fra le quali quella del presidente dell’Assemblea, Giovanni Ardizzone – che suggeriscono di abbandonare il progetto di riforma già votato e copiare la legge Delrio nell’Isola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Raccolgo l’appello lanciato da più parti politiche, ma soprattutto dall’Anci e dai sindacati</strong>, per un’applicazione in Sicilia della legge Delrio sulle autonomie locali”, sostiene in una recente nota Ardizzone. “Pertanto, all’attenzione della prossima conferenza dei capigruppo all’Ars porterò il relativo disegno di legge”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nettamente contrario a questo indirizzo il presidente della Regione, Rosario Crocetta</strong>, che difende l’impianto della legge regionale già votata e annuncia di volere continuare il percorso, “altrimenti le cose resteranno esattamente come prima, come vorrebbero gli apparati dei partiti”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ieri si è votato per i consigli delle Città metropolitane di Milano, Genova, Bologna e Firenze,</strong> e i presidenti e le assemblee provinciali di Bergamo, Lodi, Sondrio, Taranto, Vibo Valentia (oggi), e Ferrara (domani): 78 consiglieri metropolitani, sei presidenti di Provincia e 70 consiglieri provinciali (154 eletti) che prenderanno il posto di circa 500 amministratori uscenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I consiglieri comunali ed i sindaci delle altre quattro Città metropolitane</strong> (Roma, Bari, Napoli e Torino) e delle altre 58 Province voteranno in ottobre il 14 ottobre. Quando la tornata elettorale si sarà conclusa 986 amministratori sostituiranno i 2.500 amministratori eletti direttamente dal popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nelle Città metropolitane sarà eletto sindaco il primo cittadino della città capoluogo,</strong> mentre nelle Province il presidente viene eletto attraverso consultazioni di secondo livello. Il primo adempimento, essenziale, sarà costituito dall’approvazione di un nuovo Statuto, comprensivo di legge elettorale (si potrebbe scegliere di eleggere il sindaco metropolitano con elezione diretta).</p>
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		<title>Abolire le Province in Sicilia? Ma a Londra o Los Angeles&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2014 08:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ENZO CONIGLIO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Rosario Crocetta lo aveva dichiarato a voce alta e con tanto orgoglio che era stato lui per primo in Italia ad aver decretato l&#8217;abolizione delle province e l&#8217;inizio di un nuovo corso organizzativo rivoluzionario all&#8217;nterno della Regione Sicilia. E ora si scopre di essere l&#8217;ultimo a implementare la legge che abolisce le province a livello</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Rosario Crocetta lo aveva dichiarato a voce alta e con tanto orgoglio che era stato lui per primo in Italia ad aver decretato l&#8217;abolizione delle province e l&#8217;inizio di un nuovo corso organizzativo rivoluzionario all&#8217;nterno della Regione Sicilia. E ora si scopre di essere l&#8217;ultimo a implementare la legge che abolisce le province a livello nazionale e riorganizza il sistema intermedio di potere politico e riorganizzativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo nei fatti esprime la dicotomia da più parti denunciata tra l&#8217;essere e il dover essere,</strong> tra una politica annunciata e una politica implementata; tra i parolai e gli amministratori responsabili. Ma nel caso della legge relativa alle abolizioni delle province, ci sarebbe dovuto essere molto, ma molto di più: una ignoranza e una superficialità imperdonabile sulle tematiche connesse e che di fatto hanno ben poco a che vedere con l&#8217;abolizione lineare delle province: la riorganizzazione delle aree metropolitane; la gestione delle cosiddette &#8220;aree interne&#8221;; l&#8217;impegno a creare delle &#8220;smart cities&#8221; ad alto contenuto tecnologico; il passaggio dalle aree limitate territorialmente alle cosiddette aree estese&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;analisi di queste complesse problematiche</strong> scaturite da un profondo cambiamento del mondo e che oggi definiamo come &#8220;globalizzazione&#8221; o, se preferite, come &#8220;glocalizzazione&#8221;, non è stata preliminarmente effettuata in Sicilia con la conseguenza di aver creato una legge provinciale nell&#8217;approccio e inefficace e inefficiente nell&#8217;articolato a tal punto da augurarsi che non venga in nessun caso implementata perchè l&#8217;abolizione tout court delle province e la creazione dei liberi consorzi dei comuni, non hanno nulla a che vedere con la riorganizzazione territoriale di aree vaste ad efficiente impatto sociale e politico e coerente con le ultime acquisizioni  tencologiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se l&#8217;analisi fosse stata effettuata,</strong> tenendo in debito coto le esprienze più avanzate in Europa e in giro per il mondo e, in particolare, in Cina e negli USA, saremmo stati costretti a concludere che tutta la Sicilia di appena 5 milioni di abitanti,<strong> debba essere considerata una unica &#8220;città metropolitana&#8221; </strong>o, se preferite, un unico &#8220;territorio esteso&#8221; a vocazionalità multipla e sinergica, che può essere rimodulato nel rispetto delle singole vocazionalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> La Contea di Los Angeles, ad esempio, ha 11 milioni di abitanti</strong> e la sola area metropolitana centrale ne conta 4 milioni su un territorio di 12.000 kmq., metà di quello dell&#8217;intera Sicilia. E all&#8217;interno di questa area convivono in pace e si sviluppano in maniera del tutto autonoma ben 105 città abitate dalle popolazioni più disparate provenienti dall&#8217;Asia,dall&#8217;Europa, dal centro e Sud America: soltanto i Coreani sono 700.000 e formano Corean Town, lo stesso può dirsi dei cinesi, dei giapponesi e della Little Italy oggi invasa dai Cinesi. E quello che è più singolare è che questo autentico miracolo di convivenza efficente, viene realizzato attraverso una presenza molto discreta, anzi diremmo, quasi in sordina.</p>
<p style="text-align: justify;">Un fenomeno simile lo riscontriamo nella &#8220;London Metropolitan Area&#8221; che ha superato i 13 milioni di abitanti con 300 lingue parlate al suo interno: il doppio della Sicilia ed è la &#8220;Grande Londra&#8221; che tutti noi conosciamo&#8221; dove storia, cultura, politica ed economia si fondono insieme in un virtuoso connubio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E cosa impedisce alla Sicilia di trasformarsi anch&#8217;essa in una &#8220;Sicilian Metropolitan Area in the Mediterranean Sea&#8221;?</strong> Soltanto la mancanza di una adeguata &#8220;cultura urbanistica e gestionale&#8221;: nient&#8217;altro. Lo afferma, tra gli altri l&#8217;Arch.Pier Paolo Maggiora che sta seguendo l&#8217;urbanizzazione di 400 milioni di Cinesi in Cina e che per la Sicilia ha elaborato il &#8220;Progetto Arge, presentato alcuni mesi fa aPalermo, alla presenza del premio Nobel polacco ed ex Presidente della Polonia, Lech Walesa e della Presidente della Fondazione Olivetti, Laura Olivetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto &#8211; che si serve della collaborazione di oltre 80 esperti nelle diverse discipline &#8211; <strong>parte dall&#8217;analisi del tessuto storico, cultuale, architettonico, infrastrutturale, economico e sociale e si propone di &#8220;razionalizzare&#8221;</strong> l&#8217;esistente, valorizzandolo all&#8217;inteno di un unico grande progetto strategico di una Sicilia proiettata in Europa e nel Mediterraneo, secondo un &#8220;principio di continuità. Il punto focale logistico ideale è posto tra Enna e Caltanissetta in modo che tutte le aree dell&#8217;Isola possano essere raggiunte in 60-90 minuti recuperando allo sviluppo finalmente tutto il territorio dell&#8217;Isola. Non più quindi aree &#8220;interne abbandonate&#8221; e a costi crescenti di mantenimento.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo progetto, un posto strategico è naturalmente svolto dalle infrastrutture: autostrade, ferrovie, porti e aeroporti. Le autostrade e super-strade sono già operanti ed è sufficiente completare quelle già programmate, unitamente alla strada che collega il nord con il Sud dell&#8217;Isola, già iniziata ed abbandonata: Santo Stefano Camastra &#8211; Agrigento. La ferrovia ad alta velocità Enna-Palermo-Messina-Catania-Enna è stata recentemente approvata e dovrebbero avviare i lavori entro il 2015. I porti ci sono ma vanno razionalizzati, concentrando il traffico commerciale dei pochi container (25.000) della zona del Sud-Est nel porto di Augusta, l&#8217;unico porto Core dell&#8217;UE in Sicilia. Questa decisione permetterà di specializzare il porto di Catania nel diporto e nelle navi di crociera e di riconsegnare nello stesso tempo alla città di Catania, lagrande baia dall&#8217;immenso potenziale turistico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;aeroporto di Catania sarebbe ulteriormente potenziato collegandolo alla rete ferroviaria</strong> ordinaria a servizio dei turisti che potranno così finalmente raggiungere tutte le città del versante est: da Acireale, a Taormina, a Messina e rendendo nello stesso tempo ai residenti più agevole l&#8217;utilizzo dell&#8217;aeroporto. Discorso simile per le ex <strong>province di Siracusa e Ragusa ormai unite nel Distretto del Sud-Est.</strong> Piani simili per tutte le altre aree, pianificate secondo i più avanzati principi strategici, il rispetto delle vocazionalità del territorio e le più importanti esperienze internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiaramente un Piano del genere per avere successo, deve vedere la partecipazione sinergica delle migliori intelligenze</strong> e forze vibranti dell&#8217;Isola, saper concentrare su di esso le 11 OT (obiettivi tematici) del Piano 2014-2020 dell&#8217;UE, limitare sostanzialmente la burocrazia e promuovere al massimo il partneriato pubblico &#8211; privato attraendo gli investimenti esteri che certamente non mancheranno a condizione che ci sia alla Presidenza della Sicilia una Giunta fatta da esperti di comprovata esperienza. Difficile? Impossibile? Certamente non è facile ma non abbiamo altra scelta per rilanciare la Sicilia e farla uscire dal reale sottosviluppo in cui è precipitata. Ce l&#8217;ha fatto Malta, ce l&#8217;hanno fatto i Californiani, i Cinesi e gli Inglesi, per riprendere gli esempi ricordati.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè non dobbiamo farcela noi? Iniziamo subito a mettere insieme la squadra che un tale progetto possa realizzare ricercando la sinergia con tutti i gruppi qualificati operanti in Sicilia e fuori.</p>
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		<title>Province, riforma ferma al palo:   &#8220;Si applichi legge Delrio&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2014 16:19:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Mentre domenica 28 settembre, nel resto d&#8217;Italia, 64 province e 8 città metropolitane saranno rinnovate o istituite secondo le nuove regole, in Sicilia 3 città metropolitane (Palermo, Catania e Messina) e i liberi consorzi rimarranno a guardare l&#8217;attuazione della riforma Delrio&#8221;. A dirlo è il presidente dell&#8217;Anci Sicilia e sindaco di Palermo Leoluca Orlando, aggiungendo:</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Mentre domenica 28 settembre, nel resto d&#8217;Italia, 64 province e 8 città metropolitane saranno rinnovate o istituite secondo le nuove regole, in Sicilia 3 città metropolitane (Palermo, Catania e Messina) e i liberi consorzi rimarranno a guardare l&#8217;attuazione della riforma Delrio&#8221;. A dirlo è il presidente dell&#8217;Anci Sicilia e sindaco di Palermo Leoluca Orlando, aggiungendo: &#8220;<strong>Abbiamo chiesto l&#8217;attuazione anche in Sicilia delle norme nazionali,</strong> fermamente convinti che siffatto utilizzo dell&#8217;autonomia speciale produca effetti perversi e rallenti lo sviluppo e l&#8217;attuazione delle riforme&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Orlando la mancata attuazione della riforma della governance degli enti locali siciliani e la &#8220;prolungata fase di commissariamento delle Province <strong>ha prodotto e continua a produrre una situazione di caos sul piano politico-amministrativo</strong> ed un crescente senso di sfiducia dei cittadini verso le istituzioni&#8221;. Il tema sarà affrontato durante l&#8217;assemblea dei sindaci siciliani, in programma il prossimo 8 ottobre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BIANCO -</strong> Così invece Enzo Bianco, sindaco di Catania: &#8220;Anche in Sicilia le tre grandi città di Palermo, Catania e Messina sono essenziali per il rilancio della nostra terra. La regione siciliana è stata la prima a varare l&#8217;istituzione delle città metropolitane ma purtroppo, come spesso capita in Sicilia, <strong>le riforme le facciamo a metà ed a metà non servono.</strong> Non avere ancora previsto come saranno governate e di cosa si dovranno occupare, è un grave errore&#8221;. Bianco, oggi insieme al ministro per gli Affari regionali e Autonomie, Maria Carmela Lanzetta, ha preso parte ad un incontro sulle città metropolitane svoltosi nel capoluogo etneo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La mia richiesta è semplice e chiara &#8211; ha aggiunto Bianco -<strong> si faccia un articolo unico di recepimento della legge Delrio</strong> che ha consentito a livello nazionale di far partire le città metropolitane&#8221;. &#8220;Nei primi giorni di ottobre, nelle dieci grandi città metropolitane del Paese, si eleggeranno i consigli metropolitani e si partirà operativamente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Noi &#8211; ha evidenziato &#8211; abbiamo il dovere di recuperare il terreno perduto, e ribadisco, si recepisca la legge e poi, se vorranno fare dei miglioramenti, si facciano pure&#8221;. &#8220;Non è possibile &#8211; ha concluso Enzo Bianco- che la Sicilia usi la sua autonomia speciale in un modo penalizzante rispetto all&#8217;opportunità che abbiamo. <strong>Di rinvio in rinvio, la Sicilia affonda.</strong> Noi abbiamo di correre più degli altri&#8230;&#8221;.</p>
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		<title>Piazza Armerina e Niscemi dicono  addio a Enna e Caltanissetta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 10:24:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gela, Piazza Armerina e Niscemi, sono i primi ed unici comuni siciliani ad aver completato tutto l’iter richiesto dalla legge regionale 8/14: i rispettivi consigli comunali hanno deliberato l’adesione al Libero consorzio di Catania con la maggioranza dei due terzi dei consiglieri, e ieri Piazza Armerina e Niscemi, hanno celebrato il referendum confermativo, con la vittoria</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gela, Piazza Armerina e Niscemi, sono i primi ed unici comuni siciliani ad aver completato tutto l’iter richiesto dalla legge regionale 8/14: i rispettivi consigli comunali hanno deliberato l’adesione al Libero consorzio di Catania con la maggioranza dei due terzi dei consiglieri, e ieri Piazza Armerina e Niscemi, hanno celebrato il referendum confermativo, <strong>con la vittoria netta dei sì.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A Piazza Armerina su 5.000 votanti, il 92,4% ha scelto il “sì”, appena 367 i no.<br />
Mentre a Niscemi la percentuale è ancora maggiore, 98% i “sì” su 2.500 votanti.<br />
Entrambi le città, come del resto anche Gela prima, hanno ottenuto con maggioranze bulgare la vittoria del “SI”.</p>
<p style="text-align: justify;">Cambia la Sicilia, ed inizia a cambiare dall’area gelese. Dopo i tentativi del 1986, 1996, 2010 (1a proposta di Legge popolare siciliana) per l’autonomia dell’area, finalmente con una Legge, la L.R. 8/14, resa impossibile dal Parlamento Regionale proprio per questa area e per difendere i “giardini” elettorali,<strong> con quello che è stato annunciato dal CSAG come piano</strong> “B”, si riesce a raggruppare sotto un unico ente i comuni dell’area gelese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;I cittadini di Gela, Piazza Armerina e Niscemi,</strong> hanno dimostrato di conoscere molto bene la loro storia e la loro identità, divisa dai regnanti prima e dai dittatori dopo, oggi, grazie alla democrazia, grazie al buonsenso dei loro consiglieri comunali, grazie ad un referendum confermativo, sono riusciti dopo svariati decenni, a riunirsi&#8221;, riporta un comunicato stampa del Comitato per lo Sviluppo dell’Area Gelese-Unione di Associazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E’ stata una impresa titanica, sfidando la contrarietà dei parlamentari regionali, accettando una tempistica molto restrittiva, grandi sacrifici per svolgere i referendum, sia di tipo economico che di tipo organizzativo, sapendo che la gente in questo periodo è nauseata dalla politica e quindi poco incline a recarsi alle urne, ciò nonostante, i cittadini di queste tre città hanno dato all’intera Sicilia ed in qualche modo anche all’Italia, una grande prova di coesione e democrazia. <strong>Da questa area inizia a germogliare un nuovo modo di proceder</strong>e, un nuovo modo di agire, sono i cittadini i promotori delle iniziative più importanti, associazioni e liberi cittadini che utilizzando tutti i mezzi che la democrazia mette a disposizione, spingono amministrazioni e politici nelle scelte che il popolo vuole e che il popolo promuove. Questa è l’area della Sicilia dove i cittadini sono più attivi, più vigili, più inclini a partecipare&#8221;.</p>
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