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	<title>SiciliaInformazioni &#187; assemblea regionale siciliana</title>
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	<description>Quotidiano online della Sicilia</description>
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		<title>Sfiducia, Raciti sente Lentini, D&#8217;Alia e Cardinale. E Crocetta&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2015 08:53:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Patto per le riforme, patto di fine legislatura, elezioni a novembre o alla primavera del prossimo anno. Può accadere di tutto, al momento. Ma solo sulle pagine dei giornali. Pare di capire che la scelta, in definitiva, sia stata demandata ai partiti alleati e che perciò, a decidere sulla prosecuzione della legislatura, siano Totò Cardinale,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Patto per le riforme, patto di fine legislatura, elezioni a novembre o alla primavera del prossimo anno.<strong> Può accadere di tutto, al momento. Ma solo sulle pagine dei giornali.</strong> Pare di capire che la scelta, in definitiva, sia stata demandata ai partiti alleati e che perciò,<strong> a decidere sulla prosecuzione della legislatura,</strong> siano Totò Cardinale, Gianpiero D’Alia e Totò Lentini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fausto Raciti ha detto dopo la direzione Pd che la parola passa agli alleati.</strong> Se le cose stanno così, la mozione di sfiducia non passa, e si torna al tavolo delle trattative. Gianpiero D’Alia ha appena mandato al governo Gianni Pistorio, il suo uomo più rappresentativo, è difficile che il gorno dopo faccia marcia indietro. Ha dato grande peso alle dimissioni di Lucia Borsellino e apprezzato il dibattito interno al partito di maggioranza, perfino la sua voglia di uscire dal ginepraio oin cui si è cacciato. Una pacca sulla spalla, ma nulla di più, in realtà ha suggerito di cercare di mettere a posto i cocci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cardinale</strong> non è contento di come stanno le cose ma <strong>non è affatto intenzionato ad ammainare bandiera.</strong> <strong>Lentini,</strong> probabilmente, si trova sulla stessa lunghezza d’onda, non sembra perorare la causa dello scioglimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Se avesse dovuto decidere da solo, <strong>il Pd avrebbe scelto di sciogliere anticipatamente il Parlamento</strong> chiedendo al presidente della Regione, Rosario Crocetta, il passo indietro, cioè le dimissioni. Il vice presidente dell’Assemblea regionale, Giuseppe Lupo, sostiene che vada evitata una crisi al buio. Niente dimissioni e niente crisi di governo, dunque, se non si decide che cosa fare “dopo”. Contrariamente al passato, invece, il governatore non si mette di traverso, accetterebbe qualunque decisione il partito voglia assumere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Raciti gli ha lanciato un assist, vorrebbe “una spallata”,</strong> un cambio di passo significativo. La nascita di un governo politico di fine legislatura, pare di capire, con un programma riformista ben congegnato e provvisto di scadenze su cui misurare le volontà del governo, del gruppo parlamentare e degli alleati. Ultima spiaggia prima del naufragio, insomma. O qualcosa di simile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non c’è ancora una <em>road map.</em></strong> L’elenco delle cose da fare è facile, ma sulle riforme ci sono sensibilità diverse, anche all’interno del gruppo parlamentare del Pd, è una diversità conclamata che finisce con il riversarsi su Palazzo d’Orleans. Sulla mitezza di Crocetta, manifestata nel corso della direzione del partito, infine, nessuno è disposto a scommettere. Gli umori del governatore sono imprevedibili, e quelli dell’Assemblea regionale insondabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Crocetta ha parlato per più di un’ora dei suoi guai, si sente bersaglio della stampa e vittima di tradimenti e di un contesto ingovernabile, ma Raciti avrebbe voluto ascoltare dell’altro per uscire dal cul de sac.</p>
<p style="text-align: justify;">La mozione di sfiducia? Se fosse scelta, spetterebbe al gruppo parlamentare l’ultima parola, e il gruppo è restio ad assumere questa iniziativa. Poi c’è bisogno del nulla osta del Nazareno. In caso di successo, inoltre, <strong>non è affatto detto che il ritorno alle urne anticipato premi il Pd.</strong> Raciti, perciò, vorrebbe evitare il karahiri e insieme il galleggiamento che rinvierebbe il dispiacere elettorale di qualche anno. L’incognita è l’uso che si fa del tempo lungo. Ci sono le condizioni per invertire la marcia?</p>
<p style="text-align: justify;">La sorte della mozione di sfiducia sembra destinata ad arenarsi, almeno per il momento, nonostante l’umore nero registrato nella direzione Pd. I pessimisti temono che si allunghi il brodo e prevalga il tirare a campare, che destabilizzerebbe anche la Germania della cancelliera Merkel. Pur di uscire dal pantano dovrebbero inventarsi qualcosa. Va bene anche il sorteggio, testa o croce, scioglimento o nuovo governo, se si è in grado di cambiare scenario.</p>
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		<title>Ars, sabato conferenza “capigruppo”, taglio alle deroghe. Forse</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2015 07:14:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo le manette per voto di scambio a due deputati regionali – Nino Dina e Roberto Clementi – assegnare il primo posto a gruppi in deroga e presidenze all’agenda della Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari, convocata per sabato prossimo da Giovanni Ardizzone, è una bizzarria, ma le cose stanno proprio così. A ciascuno il</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo le manette per voto di scambio a due deputati regionali – Nino Dina e Roberto Clementi – assegnare il primo posto a gruppi in deroga e presidenze all’agenda della Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari, convocata per sabato prossimo da <strong>Giovanni Ardizzone</strong>, è una bizzarria, ma le cose stanno proprio così.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A ciascuno il suo, la Procura fa la sua parte</strong>, il Presidente dell’Ars fa altrettanto. Al netto dei guai capitati al presidente dalla Commissione Bilancio, Dina (Udc) ed a Roberto Clemente (Pid), il rinnovo delle presidenze e la costituzione dei gruppi in deroga, costituiscono alcune delle non poche criticità che il regolamento dell’Assemblea si ostina a mantenere ormai da decenni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non c’è legislatura, infatti, che non si sia dovuta confrontare</strong> con il rinnovo delle presidenze e, soprattutto, con i gruppi in deroga, costituiti per decisione del consiglio di presidenza, nonostante l’assenza dei requisiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il rinnovo è una questione politica, la deroga pure</strong>, ma fra i due eventi le differenze ci sono, eccome. Il nodo del rinnovo può essere sciolto con un accordo di maggioranza, se ai numeri “virtuali” della maggioranza corrispondono utili ad eleggere nelle Commissioni il presidente e i due vice presidenti. In ballo c’è la gestione della Commissione e, fatto non trascurabile, l’indennità assegnata ai deputati che ricoprono gli incarichi ed alcuni benefit, di entità non rilevante invero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto ai gruppi in deroga, la questione riguarda il valore da assegnare</strong> alle deroghe rispetto alle regole. Bene che vada in una virtuale bilancia pesano allo stesso modo, nei fatti è la deroga ad avere più appeal rispetto alla regola. Si tratta di un furbo espediente, che non è stato certo inventato oggi, per sottrarre alla norma, il potere che essa dovrebbe avere. La conseguenza è che mettersi di traverso rispetto alla concessione della deroga non è stato finora possibile, perché costituirebbe un torto, ad personam o quasi, fatto a chi la richiede. I precedenti, insomma, favoriscono le deroghe e non le regole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sarebbe ingiusto attribuire questa singolare procedura all’Assemblea regionale siciliana</strong> – le assemblee legislativa sono i luoghi “deputati” alle deroghe, per via della sovranità che fa piazza pulita di tutto, ove necessario – ma è corretto affermare che a Palazzo dei Normanni la deroga è di casa, tutt’uno con il Palazzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La costituzione del gruppo parlamentare,</strong> nonostante il numero modesto di componenti, comporta alcuni “pesi” per l’Ars: assegnazione di un ufficio, di assistenti parlamentari, segreteria ed attrezzatura necessaria. Il presidente del gruppo possiede alcune prerogative di non trascurabile valore. Infine, ed è questo forse l’elemento più rilevante, il gruppo deve essere rappresentato nel consiglio di presidenza dell’Assemblea che, in linea puramente teorica, potrebbe allargarsi ad libitum, cioè all’infinito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si è cercato, invero, negli ultimi tempi di correre ai ripari,</strong> in considerazione del regime di austerità e, soprattutto, dell’attenzione che su queste vicende i medi conservano, ma non è ancora cambiato niente. Basterebbe che si decidesse di rispettare le regole e mettere in archivio le deroghe.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chissà che stavolta la Conferenza dei capigruppo,</strong> convocata da Ardizzone, non decida una scelta estrema, la cancellazione delle deroghe, magari allo scopo di bilanciare gli effetti, inequivocabilmente negativi, delle manette ai deputati regionali.</p>
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		<title>Insulti &amp; manette: Fasino s&#8217;indigna. E erano meglio loro?</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2015 08:04:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Erano meglio loro? Mario Fasino, classe 1920, ha puntato il dito sui politici del nostro tempo. Non gli piace come parlano, non condivide né le loro liti né i temi che privilegiano, e non apprezza i loro comportamenti dentro e fuori le aule parlamentari. Pollice verso, insomma, su tutta la linea. Ex Presidente della Regione</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Erano meglio loro? Mario Fasino, classe 1920, <strong>ha puntato il dito sui politici del nostro tempo.</strong> Non gli piace come parlano, non condivide né le loro liti né i temi che privilegiano, e non apprezza i loro comportamenti dentro e fuori le aule parlamentari. Pollice verso, insomma, su tutta la linea. Ex Presidente della Regione e Presidente dell’Assemblea regionale siciliana, una lunghissima carriera politica che gli ha fatto attraversare indenne la prima Repubblica, ha esternato la sua <strong>“indignazione” in occasione dell’anniversario della prima seduta dell’Ars,</strong> partecipando ad un convegno organizzato dagli ex deputati. Non sapeva ancora, Mario Fasino, quel <strong>che sarebbe accaduto da lì a poco, le manette e gli arresti domiciliari</strong> per tre ex deputati, uno dei quali alla testa della Commissione Bilancio e Finanze dell’Ars, la più importante, per le promesse fatte – secondo l’ipotesi accusatoria – agli elettori (denaro e utilità, scrive la Guardia di Finanza nella nota distribuita alla stampa).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se avesse saputo, avrebbe aggiunto qualcosa al suo <em>cahier de doleance</em>?</strong> Probabilmente no. Ai suoi tempi, è vero, non ci si insultava e si usava un linguaggio più consono agli austeri ambienti che ospitano il parlamento regionale, ma quanto alle promesse elettorali – posti di lavoro e utilità – non pare che fossero off shore, tutt’altro. La legge che ha trasformato in reato il voto di scambio è vecchia di una ventina di anni circa. Nella prima Repubblica non era affatto illegale promettere posti di lavoro e distribuire denaro ai capipopolo e, talvolta, ai singoli elettori. Un mercato delle vacche in piena regola. Indignava ed era motivo di scontro politico, ma non entrava nelle aule dei tribunali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erano meglio loro, che non si insultavano o sono meglio i deputati regionali</strong> <strong>di oggi</strong> che qualche volta – più che qualche volta, invero – finiscono in galera per i peccati prima non sanzionati?</p>
<p style="text-align: justify;">Non è saggio, né utile cercare una risposta al quesito. Ogni tempo, probabilmente, ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Il comune senso del pudore non riguarda soltanto i temi pruriginosi – sesso, anzitutto – ma anche la morale comune, quella pubblica. Seno le sensibilità prevalenti a suscitare l’allarme sociale e dettare le regole del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rammarico di Mario Fasino, che rimpiange la buona educazione perduta e la futilità delle priorità scelte dai suoi colleghi di oggi, <strong>va compreso e rispettato.</strong> “Mi arrabbio quando vedo in televisione questi che urlano, certe scene in cui i deputati si insultano, e sono privi di argomenti degni di questo nome”, lamenta l’ex Presidente della Regione. “Troppe bugie pubbliche, non mi piace questa politica, si organizzano a gruppetti, polemizzano. E le conseguenze si vedono, è triste…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto ai vitalizi – Fasino è un veterano – l’ex Presidente traccia una linea di demarcazione: chi si prende quel che ha versato, ne ha diritto. Ma ci sono quelli che prendono piùà di quanto è stato versato….”.</p>
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		<title>Ardizzone in ansia, Salvini: ruba la Trinacria ai siciliani</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2015 09:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[SALVATORE PARLAGRECO]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Matteo Salvini ha fatto soffrire Giovanni Ardizzone, presidente dell’Assemblea regionale siciliana. È stato, infatti, doloroso per Ardizzone apprendere che il leader della Lega Nord indossasse una maglietta che inneggiava alla Trinacria, il simbolo dell’Isola, durante le tappe del suo tour elettorale in Sicilia. Ancora più doloroso vedere che accanto alla maglietta ci fosse la bandiera</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Matteo Salvini ha fatto soffrire <strong>Giovanni Ardizzone</strong>, presidente dell’Assemblea regionale siciliana. È stato, infatti, doloroso per Ardizzone apprendere che il leader della Lega Nord indossasse una maglietta che inneggiava alla Trinacria, il simbolo dell’Isola, durante le tappe del suo tour elettorale in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ancora più doloroso vedere che accanto alla maglietta</strong> ci fosse la bandiera autonomista. “Posso capire tutto”, si è sfogato Ardizzone, “ma siamo noi il popolo siciliano, è assurdo che un lombardo venga qui a indossare quella maglietta”. Ed ha lanciato un monito: “Nessuno venga dall’esterno a rubarci la nostra identità”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non sappiamo come l’allarme di Ardizzone</strong> sia stato accolto dal popolo siciliano, ma a giudicare dall’aria che tira, non ha spaventato alcuno. Non per il merito della questione – il furto può essere portato a termine – quanto per il valore che viene attribuito alla refurtiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema, peraltro, non era stato mai posto:</strong> l’identità siciliana è un bene da proteggere?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per evitare, comunque, che il furto potesse essere compiuto</strong>, ad ogni buon conto, nel corso della legislatura precedente il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, decise di mettere l’identità siciliana sotto tutela e scelse l’unico modo che la politica conosce per farlo, facendola entrare nelle attribuzioni istituzionali. La responsabilità della custodia dell’identità siciliana venne affidata ad un assessore regionale. Un presidio di sicurezza, che non ha funzionato, altrimenti non staremmo qui a preoccuparci della sua sorte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È avvenuto che i “ladri” di identità odierni, i leghisti</strong>, abbiano camminato insieme ai custodi dell’identità per tratti di strada decisivi in occasione di consultazioni elettorali. Espedienti tattici, è innegabile, ma l’intelligenza con il nemico non si può negare. C’è stato un feeling fra autonomisti siciliani e leghisti anche nei momenti più bui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fino a che i patti sono stati stipulati al vertice,</strong> nessuno si è preoccupato dell’alleanza spuria e contraddittoria con il nemico politico, anzi. La Lega Nord nel governo padano di Berlusconi ha costruito una diga insormontabile per ogni provvedimento a favore del Mezzogiorno d’Italia. Perfino le multe per lo sforamento delle quote latte dei lumbard sono state pagate con i fondi “siciliani”. Ma hanno indignato le puttanate leghiste contro “i terroni, i parassiti e mangiapane a tradimento” piuttosto che la diga. L’indignazione è esplosa ogni volta che qualche cretino – in Veneto o altrove – ha “postato” un appello all’Etna perché facesse il suo lavoro fino in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando Matteo Salvini, cui non manca la faccia tosta</strong>, ha scoperto che, nonostante le sue magliette anti-sud del passato, ci sono siciliani pronti a gettare dalla torre un compaesano piuttosto che un leghista (in caso di necessità), è sbarcato in Sicilia, notoriamente terra di accoglienza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’altro Matteo ha ricevuto invero fischi e pernacchie</strong>, ma non sono bastati per tranquillizzare Ardizzone, che ha la vista lunga. I ladri, per lui, sono in azione, e l’identità, come il Topkapi, è in pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse, ma è solo un’opinione, il presidente dell’Ars</strong> dovrebbe cercare a Palazzo dei Normanni e nelle dependances i ladri d’identità. Hanno abitato sempre lì i custodi, non altrove.</p>
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		<title>Arrivano i soldi alla Regione  siciliana e lo sfratto a Crocetta</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2015 09:31:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ce lo vedete Graziano Delrio che, pur recalcitrante, invia messaggi ultimativi, quasi intimidatori al Presidente della Regione siciliana? “Ti facciamo campare, tappiamo i buchi di bilancio, ma a ottobre devi andartene a casa. E se non ci vai con i tuoi piedi, ci pensiamo noi a cacciarti via”. Sfogliando i giornali del mattino, all’indomani di</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ce lo vedete Graziano Delrio</strong> che, pur recalcitrante, invia messaggi ultimativi, quasi intimidatori al Presidente della Regione siciliana? “Ti facciamo campare, tappiamo i buchi di bilancio, <strong>ma a ottobre devi andartene a casa</strong>. E se non ci vai con i tuoi piedi, ci pensiamo noi a cacciarti via”. Sfogliando i giornali del mattino, all’indomani di una buona composizione del “tavolo” della trattativa Governo-Regione, si legge del “fronte renziano” che dà il benservito a Rosario Crocetta come contropartita ai soldi “concessi” alla Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si legge anche che Rosario Crocetta è stato messo all’angolo</strong> come condizione necessaria per “chiudere” l’intesa, e che infine a trovare la quadra con Graziano Delrio, sarebbe stata una troika inedita, composta da <strong>Alessandro Baccei, Fausto Raciti e Davide Faraone. O</strong> metodi di Bruxelles applicati sull’Isola?</p>
<p style="text-align: justify;">Baccei è assessore all’Economia, legittimato a “trattare” sulle risorse che devono arrivare in Sicilia per far quadrare i conti, la sua partecipazione al “tavolo” è indispensabile; il secondo componente della troika è Fausto Raciti, il segretario regionale del Pd, che ha tante buone ragioni per essere della partita, almeno per saperne parlare; il terzo, Davide Faraone, sottosegretario alla pubblica istruzione, non può non esserci, altrimenti pensano che non conti niente, perché gli è stato affidato, virtualmente, l’incarico di presiedere alle cose di Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “fronte renziano” che come contropartita alle risorse trasferite in Sicilia verrebbe rappresentato proprio dal sottosegretario, <strong>non “firma” il congedo anticipato di Crocetta, ma se lo fa addebitare, sicuramente di malavoglia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’intimazione del “fronte renziano”, arrivato non si sa come ai giornali, è così acre che per veicolarlo si fa ricorso al vecchio trucco della “fantapolitica”. Che può pure starci, senza intaccare l’ipotesi del congedo. Fosse così, la storia sarebbe di una miserabilità inaudita. Non è una partita di ortaggi da trasferire nell’isola, ma di denaro pubblico, che serve per pagare gli stipendi, le pensioni, i servizi pubblici, cui ogni cittadino siciliano ha diritto come qualsiasi contribuente italiano. <em>Ti diamo i soldi, ma te ne devi andare da Palazzo d’Orleans. Entro il mese di ottobre.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fa male, molto male, il presidente della Regione a legittimare, di fatto, una contesa di una protervia senza limiti (“a qualcuno non piace la mia guerra agli sprechi ed al malaffare”).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Assemblea regione siciliana è legittimata a dare il benservito al presidente della Regione, non altri.</strong> E decide di aprire una pagina nuova nella storia dell’autonomia. Le dimissioni del governatore, con un voto di sfiducia, provocano lo scioglimento dell’Assemblea, la fine anticipata della legislatura, per la terza volta, in sequenza ed il ritorno alle urne per eleggere settanta deputati regionali (non più novanta).</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto ai contenuti dell’accordo fra la Regione e il governo nazionale, rappresentato da Graziano Delrio – lunga vita alle persone per bene – non si può che darne un giudizio positivo. I trasferimenti ammonterebbero a 2 miliardi e cento milioni di euro, il buco da settecento milioni viene colmato per circa due terzi (400 milioni).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I sacrifici richiesti alla Regione ammonterebbero a 290 milioni di euro,</strong> da sostenere attraverso tagli nel campo degli sprechi (forestali, partecipate, privilegi, costi della politica ecc). Ed è giusto così, anche la Regione siciliana deve fare la sua parte (Ars, partiti, sindacato ecc).</p>
<p style="text-align: justify;">Un po&#8217; di luce in fondo al tunnel, malgrado “loro”.</p>
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		<title>Ars, i deputati presenti sono assenti: niente trucchi…</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2015 12:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[SALVATORE PARLAGRECO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>A Sala d’Ercole le sedute dell’Assemblea regionale sono vuote, ma le caselle delle presenze sono piene. Non ci sono imbrogli, fantasmi, ologrammi, trucchi e magarie. Tutto regolare, legittimo, trasparente: i presenti non devono essere necessariamente presenti perché il regolamento dell&#8217;Assemblea regionale siciliana prevede la presunzione di presenza. Anzi una “doppia” presunzione di presenza. Andiamo con</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a name="__DdeLink__3_1692547382"></a>A Sala d’Ercole le sedute dell’<b>Assemblea regionale sono vuote</b>, ma le caselle delle presenze sono piene. Non ci sono imbrogli, fantasmi, ologrammi, trucchi e magarie. Tutto regolare, legittimo, trasparente: i presenti non devono essere necessariamente presenti perché il regolamento dell&#8217;Assemblea regionale siciliana prevede la presunzione di presenza. Anzi una “doppia” presunzione di presenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Andiamo con ordine. </b>Un terzo dell’Assemblea regionale, ben 39 deputati, ricoprono incarichi negli organismi previsti dal regolamento dell’Ars: sono componenti del consiglio di presidenza, presiedono le commissioni legislative. Per costoro vige il principio che sono presenti in aula, e quindi non subiscono alcuna detrazione dalla “busta paga”, a differenza degli altri deputati (80 euro per seduta). La ragione è semplice? Dovendo lavorare altrove, non possono subire l&#8217;onta dell&#8217;assenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Il fatto che 39 deputati siano presenti senza esserci</b>, tuttavia, non ha delle implicazioni dirette sulla seduta. Le loro presenze presunte non contano in Aula. In compenso, l’Assemblea si premunisce con un altro espediente che permette alle sedute di andare avanti con quattro gatti in Aula, letteralmente. Se sono cinque i deputati presenti, nasce il problema, quasi insormontabile, poiché la seduta può essere sospesa. Non è una sciarada, non disperatevi, sono solo i regolamenti parlamentari vigenti, che conservano vecchie diavolerie inaccessibili ai comuni mortali.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>La presunzione di presenza vige fino a che non viene richiesta la verifica</b> del numero legale dei deputati in Aula, cioè la maggioranza degli eletti. Ma a chiedere la verifica debbono essere, per regolamento, almeno cinque deputati. Se non sono presenti almeno cinque deputati, niente verifica. La richiesta non può essere accolta dal presidente dell’Assemblea e la seduta può proseguire come se niente fosse. È per questa ragione che i quattro gatti sono sufficienti, mentre cinque possono costituire un problema, disponendo del potere di sospendere la seduta in mancanza di numero legale.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Raccontata così, sembra una regola senza capo né coda,</b> un imbroglio, una buggeratura clamorosa, ma una spiegazione c&#8217;è. L’assenteismo non è solo “ars-enteismo”, come è stato denunciato, non senza ragione, dal Movimento 5 Stelle, ma è uno strumento adottato nelle assemblee legislative per evitare che le sedute siano sospese continuamente per mancanza di numero legale e l&#8217;attività parlamentare subisca conseguenze gravi. Senza l&#8217;espediente, la verifica del numero legale, sic et simpliciter, sarebbe uno strumento formidabile in mano alle minoranze che non avendo impegni di governo o incarichi istituzionali, assicurando una presenza assidua, eserciterebbero un ostruzionismo paralizzante.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Da qualche giorno, su proposta del gruppo parlamentare M5S</b>, sul sito dell’Ars sono pubblicate le presenze dei deputati regionali e la stampa ne ha dato conto. Cosa santa e giusta. Ma il risultato è che su 39 deputati considerati presenti per “regolamento”, appena sette sono davvero presenti e 32 sono presuntivamente presenti. Chi legge, prende lucciole per lanterne. L&#8217;informazione, pur giusta, induce ad errore, i cittadini non sanno se quel terzo di deputati considerati presenti per regolamento abbiano prestato o meno il loro lavoro a Palazzo dei Normanni.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Non è possibile in definitiva sapere se quel terzo dell’Ars</b> abbia partecipato o meno alle sedute. Certo si può contarli, sedendo nei banchi del pubblico, ma anche questo espediente servirebbe a poco, perché le regole regalano la presenza agli assenti. C&#8217;è un altro modo? Sicuramente: abolire la presunzione di presenza per quei deputati che durante le sedute dell&#8217;Ars non siano impegnati in altri compiti istituzionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Le sedute semideserte, che hanno suscitato l’indignazione dei grillini</b>, subiscono, grazie a una informazione a lungo attesa (la pubblicità sugli assenti e i presenti), la beffa di una corretta comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>E gli assenti, quelli veri? Non tutti sono pigri, superficiali, disinteressati.</b> C’è chi, come la deputata Anselmi, per esempio, considerata assenteista, ha dato alla luce un bambino e non ha potuto partecipare alle sedute per buoni motivi. E chi, come il deputato Gennuso (Pid), dopo essersi “incatenato” per ottenere lo scranno di Sala D’Ercole (elezioni bis a Rosolini e Pozzallo), al contrario, non si è scapicollato per partecipare alle sedute d’Aula, risultando fra i più assidui “assenti”.</p>
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		<title>Crocetta pronto alla guerra  A Sala D&#8217;Ercole e alle urne</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2015 19:04:34 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nei momenti bui Rosario Crocetta non le manda a dire. Qualche volta esagera, è vero, ma di certo non si tiene niente dentro, con tutte le implicazioni del caso. Non si tratta di esternazioni estemporanee, ma di <strong>umori meditati che trovano sfogo, al momento giusto</strong>. E’ come se tenesse il fiato a lungo, un’apnea da record, e poi emanasse un lungo liberatorio sospiro.</p>
<p style="text-align: justify;">La premessa serve a dare peso ai sospetti ed agli avvertimenti lanciati dal Presidente della Regione nel corso di una intervista al Giornale di Sicilia. &#8220;<strong>C’è chi si attrezza per farmi fuori e portare la Sicilia alle urne</strong> &#8211; pensa il governatore &#8211; ma sappiano i complottisti che sono preparato a questa eventualità, non mi spaventano affatto, potremmo tornare al voto anche domani&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono davvero queste volontà? <strong>E chi complotta, maneggia, s’ingegna, intriga?</strong> Se le intuizioni di Crocetta sono giuste, la finanziaria e il bilancio, potrebbero essere lo strumento scelto dai fautori del ritorno alle urne, e quindi i capi della rivolta si troverebbero a Palazzo dei Normanni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è grande fermento fuori dal Palazzo. L’Anci, l’associazione dei comuni siciliani, è un vulcano in eruzione. Guidata da Leoluca Orlando, candidato alla successione, è diventata l’opposizione più dura e tenace di Palazzo d’Orleans. Ma Orlando non ha alcun interesse a foirzare i tempi, ha detto che intende onorare il mandato ricevuto dagli elettori, e bisogna credergli. Gli serve tempo. In ogni caso può esercitare <strong>una influenza indiretta, marginale, sugli umori di sala D’Ercole.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ qui, nel palazzo, che si concentrano le volontà di di “suicidare” la legislatura allo scopo di far fuori il governo Crocetta? E’ bene ricordare che si esce dal Palazzo in novanta e si rientra in settanta, e che il completamento della legislatura è un’aspirazione condivida dalla maggioranza dei deputati regionali, i quali possono essere sospettati di mettersi di traverso ma non sono sospettabili di un harakiri.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta Roma, il governo nazionale, la maggioranza renziana, <strong>che in Sicilia è rappresentata da Davide Faraone,</strong> accreditato come candidato alla successione di Crocetta. Roma ha il coltello dalla parte del manico. Se l’Assemblea regionale stravolge il bilancio, concordato o meno con Roma, il governo nazionale può impugnarlo, paralizzando la Regione siciliana e creando le condizioni regolamentari per lo scioglimento dell’Assemblea.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avvertimento di Crocetta ha molti destinatari,<strong> e fra questi c’è anche Davide Faraone</strong>. Il governatore fa sapere di non volere mollare, di essere pronto a scendere in campo e di non essere affatto irretito dal marcamento stretto e dai complotti. A’ la guerre comme à la guerre, insomma. E’ bene non sottovalutare questa propensione del governatore, il campo di battaglia è il terreno in cui Crocetta eccelle.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Revoca vitalizi: per Avvocatura ok, Cassese e Mirabelli contrari</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2015 18:12:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L’Avvocatura di Stato di Palermo non ha avuto dubbi, i deputati regionali condannati per via definitiva a pena superiore a 5 anni perdono l’assegno vitalizio, ma a Roma illustri costituzionalisti hanno espresso parere contrario. L’Assemblea regionale siciliana ha perciò revocato il vitalizio a Totò Cuffaro, ex presidente della Regione, condannato per favoreggiamento della mafia, mentre</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">L’</span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Avvocatura di Stato di Palermo</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"> non ha avuto dubbi, i deputati regionali condannati per via definitiva a pena superiore a 5 anni perdono l’assegno vitalizio, ma a Roma illustri costituzionalisti hanno espresso parere contrario. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>L’Assemblea regionale siciliana ha perciò revocato il vitalizio a Totò Cuffaro</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">, ex presidente della Regione, condannato per favoreggiamento della mafia, mentre la Camera e il Senato della Repubblica non hanno ancora preso alcuna decisione. I condannati ricevono lauti vitalizi. Due pesi e due misure?</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>&#8221;La perdita dell&#8217;assegno vitalizio al condannato in via definitiva</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"> ad una pena superiore a 5 anni &#8211; ha scritto mesi or sono l&#8217;avvocatura dello Stato al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone &#8211; trova immediato fondamento nel secondo comma dell&#8217;articolo 28 e nell&#8217;articolo 29 del codice penale rappresentando l&#8217;effetto automatico della pena accessoria dell&#8217;interdizione in perpetuo dai pubblici uffici&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>A Giovanni Ardizzone, che aveva richiesto un parere</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"> in relazione alla vicenda dell&#8217;ex presidente della Regione, l&#8217;avvocatura generale ha spiegato che la legge prevede la revoca del vitalizio ogni volta che un deputato o consigliere venga condannato definitivamente e subisca anche l&#8217;interdizione dai pubblici uffici. Ardizzone, dunque, non ha avuto scelta, pressato da una insistente campagna di stampa.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>I giuristi italiani però sono divisi, </b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">Il Corriere della Sera ha censito i loro pareri: contrari Mirabelli e Cassese; favorevoli Pace, Ricci e Ainis; dubbiosi Luciani, Gallo e Onida “che non escludono problematicità dell’istituto del vitalizio”. La campagna di stampa, inoltre, si è fermata allo Stretto di Messina.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>La questione è rimasta a bagnomaria a Roma</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">. I consigli di presidenza di Camera e Senato da qualche giorno esaminano i pareri di otto costituzionalisti e il punto di vista del presidente del Senato, Piero Grasso (condiviso da Laura Boldrini, presidente dalla Camera), per il quale “il vitalizio, che non è una pensione a tutti gli effetti, viene meno se cadono i requisiti richiesti per ottenerlo”.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Grasso sostiene inoltre che “una condanna definitiva per mafia </b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">o corruzione rende indegno chiunque di ricevere pubblico denaro, seppure a titolo di vitalizio maturato in Parlamento (serve almeno una legislatura)&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>La tesi di Grasso non è stata accolta</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">, per questa ragione è stata richiesto il parere ai giuristi; se fosse stata accolta, sarebbero stati in tanti a perdere il vitalizio, non solo i soliti noti (Berlusconi, Previti, Dell’Utri).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>I giuristi guardano la questione sotto l’aspetto delle norme</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"> e la loro applicabilità, non fanno valutazioni di principio e di opportunità (come l’Avvocatura generale dello Stato di Palermo, giunta a conclusione diverse).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Mirabelli e Cassese, che non sono certo gli ultimi della classe</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">, ritengono, per esempio, che la revoca &#8220;presta i fianco a numerose critiche perché le revoche sono illegittime costituzionalmente&#8221;. Secondo gli autorevoli giuristi le revoche &#8220;privano con misura sanzionatoria in modo retroattivo i destinatari di un diritto loro spettante in base alle norme precedenti&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Di parere contrario Ainis, Pace e Ricci, </b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;">interpellati dalle Camere al pari di Gallo, il quale cerca una soluzione mediana , come riferisce il Corriere della Sera: &#8220;1) sospendere l’erogazione del vitalizio per un periodo pari al doppio dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici; 2) taglio definitivo solo nei casi di interdizione perpetua; 3) assicurare comunque il trattamento minimo , la pensione sociale, qualora il parlamentare dimostri di non avere mezzi per mantenersi&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"><b>È singolare che l’Avvocatura generale dello Stato di Palermo</b></span></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: large;"> non abbia avuto bisogno di interrogarsi sul parere richiesto dal presidente Ardizzone ed abbia trovato il bandolo della matassa molto velocemente suggerendo ciò che andava fatto subito, mentre autorevoli giuristi e costituzionalisti esprimono dubbi o addirittura un chiaro dissenso.</span></span></span></p>
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		<title>Rivolta di Ardizzone, Ars umiliata dal proconsole “straniero”</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2015 08:04:56 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Furti con destrezza perpetrati in passato da Roma. Che torna ladrona per le istituzioni siciliane, dopo avere beneficiato dell’assoluzione interessata di Matteo Salvini. A sventolare la bandiera della Sicilia umiliata ed offesa è il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, che ce l’ha con i proconsoli e accusa di farabuttaggine i governanti romani, <strong>colpevoli di avere tolto quattrocento milioni l’anno,</strong> nella sanità, alla Regione siciliana e di avere compiuto un furto notturno – “nottetempo” – a danno del centro di meccanizzazione, trasferito con il favore delle tenebre da Palermo a Latina con gravi conseguenze per le casse regionali (gli statali pagano a Roma invece che in Sicilia, le tasse).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una requisitoria, quella di Ardizzone, che non giunge inaspettata.</strong> Il presidente dell’Ars sembra irriconoscibile, ha cominciato da pompiere, e dopo il giro di boa della legislatura, è diventato un incendiario. Deve avere ingerito fiele a lungo, è come se si fosse liberato la coscienza di un peso. Le sue parole sono salutate in Assemblea, con favore anche da chi preferisce tacere, perché la plateale trattativa fra governo regionale e nazionale, che impone tagli e rinunce,<strong> ha creato malumori sul merito e sulla forma.</strong> Ardizzone ha scelto di rappresentare i deputati regionali, costretti a registrare un clima estremamente sfavorevole alle loro aspettative.</p>
<p style="text-align: justify;">La rivolta di Ardizzone nasce alla vigilia della sessione di bilancio, dopo una polemica, poi sopita, dello stesos Ardizzone con Crocetta, sui due tempi – inammissibili – di finanziaria e bilancio, che il presidente dell’Ars vuole unificare. <strong>Un clima reso incandescente dalle parole di Alessandro Baccei</strong>, che ha riferito su ciò che pensa Rona a proposito delle volontà siciliane, il timore che il bilancio venga stravolto e che il patto di buona creanza fra Roma e Palermo – io ti do i soldi, ma tu fai i tagli – non venga rispettato.</p>
<p style="text-align: justify;">Che l’Assemblea possa disarticolare il bilancio del governo regionale e subire i bisogni dei singoli deputati – l’hanno chiamato quando c’erano i soldi “assalto alla diligenza”- è un sospetto plausibile, in verità. Ma è intollerabile che sia il “proconsole”, così è definito da Ardizzone l’assessore all’Economia – a dettare l’agenda al Parlamento regionale.<strong> Una cosa inaudita, insomma, al di là del merito.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come andrà a finire? La materia prima sono i soldi, su questo non ci piove. E se non c’è, il bilancio poggia sul nulla. Sono cambiate le regole, tra l’altro.<strong> Le entrate devono essere certe, niente finanza creativa.</strong> Non c’è il controllo preventivo, e quindi può passare di tutto, ma una volta arrivato a Roma, il documento finanziario può essere impugnato dal governo e fermato.</p>
<p style="text-align: justify;">Meglio fare tutto d’amore e d’accordo, dunque? Si scontrano sulla questione i favorevoli al patteggiamento e i contrari, come Ardizzone, che preferirebbero resistere.<strong> Anche Crocetta, invero, non si tira indietro.</strong> Se c’è da andare alla guerra, perché Roma è sorda e grigia, anche lui è della partita.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa storia, tuttavia, c’è qualcosa che non si capisce: i proconsoli, <strong>gli ascari, veri o presunti, ci sono sempre stati</strong>, e sono stati tollerati e, talvolta, perfino incensati. Tutti siciliani, dalla testa ai piedi: è per questo che hanno avuto tanti amici, alleati e estimatori nell’Isola?</p>
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		<title>Finanziaria di svolta e di protesta  Governo dà l&#8217;ok, Cgil-Uil in piazza</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 09:23:17 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La giunta di governo approva la <b>finanziaria</b>, che dovrà essere esaminata ed approvata dall’Assemblea regionale siciliana. La sessione di bilancio, nel Parlamento regionale, non occupa solo i deputati regionale: mobilita sindacati, categorie di lavoratori, lobby, associazioni, forze sociali.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Le commissioni “aprono” le porte alle rappresentanze sociali</b> <b>attraverso le audizioni</b>. I sindacati ed i partiti portano in piazza la loro protesta, le loro proposte. Nel giorno in cui il governo approva la finanziaria, due delle tre organizzazioni sindacali – la Cgil e l’Uil – proclamano uno sciopero contro i tagli ai regionali (la Cisl ha sospeso la protesta, insieme ad altre sigle minori, dopo un incontro con il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta).</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Il governo regionale vuole l’adeguamento del contratto del personale</b> al resto d’Italia, dai vitalizi ai permessi sindacali, che in Sicilia sono concessi più generosamente. Sia la posizione della Cisl, disponibile alla trattativa, quanto quella di Cgil e Uil, che hanno deciso la protesta e lo sciopero, non sono stati spiegate con sufficiente chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Sui permessi sindacali, tanto per fare un solo esempio</b>, qual è la posizione reale del sindacato? Il dissenso è stato spiegato con la necessità che il nuovo trattamento sia accompagnato da una riforma che riorganizzi la macchina regionale e nel valorizzi le risorse. Richieste del tutto comprensibili e giustificate, ma che “saltano” a piè pari il problema delle retribuzioni e degli spropositati permessi sindacali.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>È vero che bisognerebbe rivoltare come un calzino la macchina regionale</b>, offrirle nuove competenze e regole, ma è altrettanto vero che chiunque abbia cercato di muovere qualche pedina, si sia trovato, a prescindere dai contenuti, un muro invalicabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Il sindacato può esercitare un ruolo propulsivo,</b> proporre ed ottenere cambiamento, a patto che accetti di assumersi le sue responsabilità. Chi denuncia sprechi e privilegi, deve avere le carte in regola. Prendersela, sempre e comunque, con la casta (politici e uomini delle istituzioni), può diventare una cortina fumogena, un alibi, un furbo tentativo di lasciare le cose come stanno.</p>
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