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	<title>SiciliaInformazioni &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Quotidiano online della Sicilia</description>
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		<title>Meglio pubblico o privato?  A Punta Raisi, Damir contro Gesap</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2015 18:23:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gesap, società pubblica che gestisce l’aeroporto Falcone-Borsellino, e Damir, azienda privata che vende spazi pubblicitari, sono ai ferri corti. Dopo avere camminato a lungo d’amore e d’accordo, il divorzio e la querelle. A provocare la fine del rapporto, la decisione della Gesap di bandire una gara di evidenza pubblica con un ritocco, assai oneroso, del</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Gesap</strong>, società pubblica che gestisce l’aeroporto Falcone-Borsellino, e <strong>Damir</strong>, azienda privata che vende spazi pubblicitari, sono ai ferri corti. Dopo avere camminato a lungo d’amore e d’accordo, il divorzio e la querelle. A provocare la fine del rapporto, la decisione della Gesap di bandire una gara di evidenza pubblica con un ritocco, assai oneroso, del contratto di concessione degli spazi pubblicitari dell’aeroporto, che Damir giudica del tutto fuori mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Sarebbero stati inutili i tentativi di persuadere la Gesap</strong> di allineare l’appalto della pubblicità al mercato. La società pubblica non ci ha sentito in quell’orecchio ed ha bandito la gara alzando vertiginosamente il prezzo, secondo Damir. Risultato? La gara è andata deserta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Le considerazioni della “controparte” invece che persuadere la Gesap</strong>, però, hanno consolidato la strategia originaria. La Gesap è andata avanti come un treno. La gara è stata disertata, ma Gesap si è voltata dall’altra parte, decidendo di mettersi in proprio. Chi fa da sé fa per tre, deve avere pensato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Non sempre, tuttavia, i proverbi ci azzeccano, </strong>il passaggio dal privato al pubblico della pubblicità non si è rivelato affatto un buon affare. Gli introiti, infatti, sono diminuiti, incoraggiando la Damir a riproporre la questione, senza infierire però sugli errori compiuti dalla controparte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Picche, anche questa volta. La Gesap non demorde</strong>. E Damir, perciò, decide di rendere pubblica la querelle, inviando ai giornali – compresa la nostra testata – una lettera con la quale viene raccontata una intensa story telling, che riferisce con pignoleria gli step della vicenda, senza trascurare nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>“Nel corso di nove anni di durata del rapporto contrattuale &#8211; </strong>scrive Damir &#8211; abbiamo versato nelle casse della Gesap, puntualmente ed anticipatamente, un importo pari a circa 11 milioni di euro, garantendo in tal modo, un cospicuo introito per il pubblico erario…”. Non è bastato, si rammarica Damir, “la Gesap ha preteso la corresponsione di un canone minimo garantito pari a euro 1.350 mila euro, totalmente disallineato ai valori di mercato attuali, fortemente condizionati dall’andamento negativo della congiuntura economica e persino superiore al fatturato registrato negli ultimi anni”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Per come stanno le cose, sembra sostenere in sintesi</strong> la concessionaria pubblicitaria, non si capisce dove voglia arrivare la Gesap, visto che la strada scelta – mettersi in proprio &#8211; non spunta oltre ogni ragionevole dubbio. Alla luce di ciò, Damir, fa sapere a Gesap, e al mondo intero, che forse sarebbe il caso di ragionarci sopra, valutando “l’adozione di opportune ed auspicabili decisioni volte a rimediare l’incresciosa situazione gestionale in cui oggi si trova la società di gestione dell’aeroporto palermitano”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Damir non lo scrive, ma probabilmente sospetta, che la Gesap</strong> abbia alzato il tiro al fine di privatizzare gli spazi pubblicitari e gestire direttamente il settore, a prescindere dall’utilità che la scelta avrebbe consentito. Se così fosse, si tratterebbe di una ulteriore prova che in Sicilia l’area pubblica si allarga invece che dimagrire, come suggeriscono le decisioni più recenti in vari comparti, dai rifiuti ai trasporti, in controtendenza rispetto ai risultati ed ai costi, alle “raccomandazioni” di spending review. Le discariche private costano la metà di quelle pubbliche, la sanità è un pozzo senza fondo, le partecipate affossano la regione, la gestione dell’acqua consuma risorse elevate senza offrire un servizio efficiente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La querelle pubblico-privato fra Gesap e Damir, è la metafora dello stato dell’arte.</strong> La parte pubblica si chiude a riccio e compie scelte che non premiano i bilanci, ma non torna sui suoi passi. Come se si trovasse sull’ultima spiaggia: dopo avere perduto il consenso, cerca di tenere salda la gestione.</p>
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		<title>Montalbano in odore di santità. E le femmine di Mimì, il vice</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2015 10:28:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La gita a Tindari è un classico di Andrea Camilleri e, naturalmente, del commissario Salvo Montalbano. La serie dedicata alla “Primavera di Montalbano” su Rai Uno, ha riproposto “la gita”. Una riproposizione, a quanto pare, gradita. Ormai siamo tutti Montalbano, e delle storie di Cammilleri si è innamorato mezzo mondo. Perché? Ospite di Fabio Fazio,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La gita a Tindari</em> è un classico di Andrea Camilleri e, naturalmente, del commissario Salvo Montalbano. La serie dedicata alla “Primavera di Montalbano” su Rai Uno, ha riproposto “la gita”. Una riproposizione, a quanto pare, gradita. <strong>Ormai siamo tutti Montalbano</strong>, e delle storie di Cammilleri si è innamorato mezzo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché? Ospite di Fabio Fazio, un uomo di cinema importante, inglese, del quale non ricordiamo il nome (ahimè) ha detto di essere uno<strong> spettatore fisso dei film per la tv di Montalbano</strong>, perché c’è qtutto quello che gli piace: il buon cibo, le belle donne, i bei posti di Sicilia. Non ha fatto cenno alla trama, ai contenuti, alla storia investigativa, ai personaggi, al linguaggio. Niente. Ma non è detto che queste omissioni fossero suggerite da una sottovalutazione se non addirittura da un giudizio negativo sul tutto ciò che non è la buona tavola e le belle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella “gita” a Tindari – tre delitti misteriosi – non mancano gli ingredienti che piacciono all’uomo di cinema importante, oltre che alcuni leit motiv<strong> fissi nei racconti di Camilleri,</strong> riproposti con tenacia dalla regia televisiva, e cioè il rapporto dei protagonisti – il commissario ed il suo vice – con le donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Mimì, il vice commissario, è uno sciupafemmine alla vigilia del matrimonio &#8211; un vigilia che dura molte “puntate” della serie televisiva &#8211; che vive con sgomento la sua scelta. Salvo Montalbano, una fidanzata lontana ma molto presente,<strong> è un single impenitente.</strong> Nesuno può capire lo stato d’animo di Mimì meglio di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella “gita”, la scelta del vice commissario, ha il suo spazio. Dapprima Mimì scompare per qualche giorno, poi si materializza, <strong>ma è uno straccio, tanto da suscitare la solidarietà di Salvo Montalbano</strong>. Che succede, perché quell’aria da pesce morto? Dapprima Mimì tace, non se la sente di esternare, poi si decide a dare l’annuncio. “Ho deciso di sposarmi”, confessa, con il cuore a pezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Salvo Montalbano accoglie la notizia con incredulità e, probabilmente, con apprensione, come se quella sorte potesse accadere anche a lui, prima o poi. Le indagini sul delitto compiuto a Vigata, però, non permettono di approfondire l’argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il commissario torna a casa, si mette a letto, ed a quel punto Mimì bussa alla porta. Sta peggio di prima e<strong> non riesce a spiccicare una parola</strong> che sia una, nonostante gli incoraggiamenti dell’amico. Dopo un breve silenzio, chiede a Salvo un whisky. Che c’è di meglio quando si ha lo spirito a pezzi? Salvo lo accontenta, versa il whisky a Mimì e poi, invece che riporre la bottiglia dove si trovava, tracanna un lunghissimo sorso.</p>
<p style="text-align: justify;">La sequenza è esilarante, al di là delle intenzioni degli autori che mettono in scena la paura di prendere moglie. Nella conversazione che segue alla bevuta, Mimì apprende che Salvo non ha mai avuto rapporti carnali <strong>con una bella amica svedese</strong>, di nome Ingrid. Dapprima è incredulo, ma quando Salvo gli garantisce che non è successo mai niente con Ingrid – “ti pare che sono come te” &#8211; , finalmente trova un briciolo d’allegria. E’ inconcepibile che una persona normale si lasci sfuggire un simile bocconcino. A quel punto, Mimì si sfoga. Meriti la canonizzazione, dice. E sarebbe andata avanti a lungo se non ci fosse il bisogno di riprendere le fila delle indagini e <strong>raccontare la Gita a Tindari</strong>, finita male, di una coppia di vecchietti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ironia di Camilleri viene fuori, ma non è poi così evidente come si potrebbe pensare. Le donne sono femmine. Da rispettare ed amare, ma da cui guardarsi.</p>
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		<title>Quanto vale alle urne Abdel, sbarcato in Sicilia? Due o tre punti, forse…</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2015 08:15:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Quanto vale lo scalpo del giovane marocchino Abdelmajid Touil alle urne? Non lo sanno nemmeno i bookmakers londinesi, che sono fulmini di guerra nel calcolo delle probabilità, ma a giudicare dall’uso che di lui ha fatto la politica, potrebbe valere alcuni punti percentuali. Matteo Salvini si è fiondato subito sul marocchino, partito con un barcone</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quanto vale lo scalpo del giovane marocchino<strong> Abdelmajid Touil</strong> alle urne? Non lo sanno nemmeno i bookmakers londinesi, che sono fulmini di guerra nel calcolo delle probabilità, ma a giudicare dall’uso che di lui ha fatto la politica, potrebbe valere alcuni punti percentuali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matteo Salvini si è fiondato subito sul marocchino,</strong> partito con un barcone dalla Libia e approdato a Porto Empedocle in febbraio del corrente anno. Appena è arrivato il flash delle agenzie di stampa non ci ha pensato sopra due volte a dichiarare che i barconi dei profughi invadono l’Italia di terroristi. Anche l’arresto, in verità, è stato eseguito con grande solerzia, sulla base di una richiesta dell’autorità giudiziaria tunisina, <strong>attraverso l’Interpol.</strong> Non c’è stato tempo nemmeno per un riscontro. Eppure sarebbe stato abbastanza semplice ricostruire ìi movimenti di Abdel, che si trovava in Italia nel giorno in cui c’è stato l’attacco al Museo del Bardo a Tunisi.</p>
<p style="text-align: justify;">La mamma di Abdel ha mostrato a giornalisti e telecamere le prove dell’innocenza del figlio, ma trattandosi della mamma <strong>è prevalso lo scetticismo</strong>. Poi sono intervenuti compagni e docenti di una scuola di Gaggiano, hanno raccontato come stavano le cose. Le autorità inquirenti milanesi a questo punto non hanno nascosto le loro perplessità sulle accuse dei Tunisi contro Abdel, ma non hanno potuto farci niente, al momento, perché la polizia <strong>ha eseguito un mandato di arresto internazionale,</strong> sono i tunisini ad avere in mano l’indagine, non si può perciò che tenere il marocchino in carcere in attesa di eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è anche una richiesta di estradizione, naturalmente, alla quale Abdel si è opposto. Le prove inconfutabili sulla presenza a Gaggiano non pare che abbiano convinto gli inquirenti nordafricani, che riferiscono di una partecipazione di Abdel <strong>alla pianificazione logistica della strage al Bardo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Comunque sia, colpevole o innocente, la campagna elettorale si è impadronita del marocchino e se lo tiene stretto. Matteo Salvini lo ha “arruolato” nella campagna contro l’invasione degli stranieri e ne ha fatto una icona della mollezza del governo e <strong>della insensatezza dell’accoglienza.</strong> I barconi vanno respinti e rimandati sulle coste libiche da dove partono. E se colano a picco prima di tornare indietro, pazienza, non siamo stati noi a metterli a in mare con le carrette, pace all’anima loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Abdel è diventato, insomma, la prova che sui barconi non ci sono morti di fame e perseguitati ma terroristi, ed il governo che li salva e li porta a casa, anche se per poco tempo, deve andarsene a casa prima possibile. Una tesi che ha trovato una immediata grancassa<strong> nei giornali vicini alla Lega Nord</strong> ed al centrodestra: Abdel è un <strong>terrorista approdato in Sicilia grazie alla complicità del governo italiano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è anche il rovescio della medaglia, le manette ad Abdel sono state riferite come un successo dell’Italia. I sospettati vengono subito acciuffati, la nostra intelligence funziona che è una meraviglia, come dimostrano le manette a Abdel, che è stato “localizzato” ed arrestato a tamburo battente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è Salvini che ha utilizzato, senza dubbio, con maggiore efficacia Abdel, perché nei suoi tour elettorali ha raccontato che le sue preoccupazioni erano giuste e che<strong> quel terorista è la prova provata che non sono i pezzenti</strong> ad attraversare il braccio di mare che separa la Libia dalla Sicilia, ma i terroristi. Uno su 174 mila arrivati in Italia quest’anno, ma quanto basta per farsi un’idea di che gente stiamo accogliendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il leghismo è nato con le ronde verdi prima che diventasse parte essenziale del governo padano che, tra alterne vicende, ha governato per una quindicina d’anni il Paese. Ma Bossi riusciva a smussare le paure con la canotta, il sigaro e lo scetticismo perennamente stampato sul viso. Matteo Salvini grazie al grugno ed alla piega amara ottiene credito,<strong> distribuisce paure come fossero uova di Pasqua.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pescando Abdel è come se avesse trovato la sorpresa nell’uovo di Pasqua. Grazie all’assist, inconsapevole, di Angelino Alfano, che non gli è parso vero di potere dimostrare l‘efficienza del Viminale alla vigilia delle urne.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto vale Abdel alle urne? <strong>Da uno a quattro punti percentuali</strong>. Sia che lo rilascino con le scuse del governo, sia che resti in carcere in attesa di indizi e prove serie sulla parte avuta nella strage di Tunisi.</p>
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<p style="text-align: justify;">delle manette, ha non ha nascosto la su, con una rapidità davvero straordinari</p>
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		<title>&#8220;La mafia? Inventata per dare stipendio a quelli che fanno antimafia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2015 08:07:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;La mafia? A volte penso sia stata inventata per dare uno stipendio a quelli che fanno antimafia&#8230; Io in Sicilia non ho mai trovato alcun impedimento. Le cose si possono fare anche qui. Mi sento inattaccabile, non sono corrotto e non ho mai corrotto nessuno&#8221;. Il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, con un comunicato sul</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;La mafia? A volte penso sia stata inventata per dare uno stipendio a quelli che fanno antimafia&#8230; Io in Sicilia<strong> non ho mai trovato alcun impedimento.</strong> Le cose si possono fare anche qui. Mi sento inattaccabile, non sono corrotto e non ho mai corrotto nessuno&#8221;. Il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, con un comunicato sul sito web del club siciliano, precisa il senso della sua frase, pronunciata ieri durante un intervento all&#8217;Università di Palermo sulla mafia.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sono veramente dispiaciuto dell&#8217;interpretazione errata, data a una mia battuta sulla mafia, espressa da me a suo tempo all&#8217;amico, allora Procuratore antimafia, Piero Grasso -spiega Zamparini- A una domanda di uno studente se nella mia attività imprenditoriale<strong> avessi mai avuto fastidi o altro imputabile a sollecitazioni mafiose,</strong> ho risposto di &#8216;no&#8217; e ho aggiunto la frase scherzosa detta a Grasso per rafforzare che il mio &#8216;no&#8217; era solo apparenza. La mafia, infatti, si mimetizza e, per chi la combatte in prima linea come Grasso, &#8216;esiste&#8217; eccome&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il mio intervento all&#8217;Università di Palermo è stato un&#8217;esortazione agli studenti a riscoprire e vivere nei valori, prendendo come esempio Papa Francesco e vivendo in un valore universale che è l&#8217;amore -aggiunge il numero uno del club rosanero -. Ecco perché con l&#8217;aiuto della nostra supertifosa Mariella Grasso<strong> abbiamo dedicato la partita di domenica</strong> a chi la mafia l&#8217;ha combattuta, pagando con la propria vita, con la scritta sulle maglie: &#8216;Un calcio alla mafia'&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Come annunciato già dieci giorni fa, oggi pomeriggio la nostra squadra Primavera nei play off scudetto contro la Juventus, e domani la Prima Squadra contro la Fiorentina effettueranno il riscaldamento pre partita indossando queste maglie ed ho promosso per il Barbera iniziative volte a riempirlo di giovani per sensibilizzarli alla lotta contro la criminalità.Mi dispiace che la frase abbia potuto far male interpretare il mio pensiero che è, così come nei fatti per tutta la mia vita, contro ogni violenza e contro la mafia&#8221;, conclude Zamparini.</p>
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		<title>Claudia Roth: &#8220;La Sicilia merita il Nobel per la pace&#8221;</title>
		<link>http://www.siciliainformazioni.com/158524/claudia-roth-vice-presidente-bundestag-la-sicilia-merita-nobel</link>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2015 08:14:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La signora Claudia Roth, vice presidente del Parlamento federale tedesco, è venuta in Sicilia in visita ufficiale. A Mazara del Vallo ha speso parole di apprezzamento a favore dei pescatori mazaresi, cui sono andati dei riconoscimenti per i loro interventi di salvataggio di profughi nel Canale di Sicilia, dove le loro barche incrociano le carrette</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La signora Claudia Roth, vice presidente del Parlamento federale tedesco,</strong> è venuta in Sicilia in visita ufficiale. A Mazara del Vallo ha speso parole di apprezzamento a favore dei pescatori mazaresi, cui sono andati dei riconoscimenti per i loro interventi di salvataggio di profughi nel Canale di Sicilia, dove le loro barche incrociano le carrette del mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlando ai mazaresi, la signora Roh ha dato giudizi lusinghieri sull’Isola. <strong>“La Sicilia merita il Nobel della pace”,</strong> ha affermato tra l’altro, sorprendendo coloro che l’ascoltavano.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa da più parti <strong>venne sollecitata l’attribuzione del prestigioso riconoscimento alla gente di Lampedusa,</strong> l’Isola che più di ogni altro luogo della Sicilia, ha rappresentato l’atteggiamento generoso dei siciliani verso i migranti. In quel lembo d’Europa il mondo sono prevalsi tolleranza, umanità, spirito di solidarietà, coraggio nei giorni più difficili dell’immigrazione.</p>
<p><strong>Mentre altrove, in Europa ed in Italia, prevaleva la paura e l’egoismo,</strong> in Sicilia venivano accolti e salvati migliaia di profughi in fuga dalla fame, persecuzione, guerre.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole della Vice Presidente del Parlamento federale tedesco, non riempiono il petto d’orgoglio, ma<strong> fanno scoprire la Sicilia migliore, quella che non finisce mai sui giornali.</strong> E’ giusto che emerga, una volta tanto, anche se – in definitiva &#8211; -aiutare il prossimo quando è possibile, dovrebbe costituire la normalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il passare dei mesi, man mano che il fenomeno migratorio si è aggravato, <strong>l’intera Sicilia è diventata una Lampedusa:</strong> nei porti di approdo – come Pozzallo, Siracusa, Porto Empedocle, Catania, Palermo per citarne alcuni – si sono ripetuti gli atti di solidarietà e lo spirito di tolleranza di Lampedusa.</p>
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		<title>Sicilia e-Servizi, a giugno interrogati Crocetta e Ingroia</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2015 10:15:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta sarà interrogato il prossimo 16 giugno alle ore 15 dai pm di Palermo nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine che lo vede indagato per abuso d&#8217;ufficio in relazione alla vicenda della società partecipata regionale &#8220;Sicilia e-servizi&#8221;, che si occupa dell&#8217;informatizzazione dell&#8217;amministrazione. Il giorno successivo, il 17 giugno sarà interrogato l&#8217;ex pm Antonio</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta sarà interrogato il prossimo 16 giugno alle ore 15 dai pm di Palermo nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine che lo vede indagato per abuso d&#8217;ufficio in relazione alla vicenda della <strong>società partecipata regionale &#8220;Sicilia e-servizi&#8221;,</strong> che si occupa dell&#8217;informatizzazione dell&#8217;amministrazione. Il giorno successivo, il 17 giugno sarà interrogato l&#8217;ex pm Antonio Ingroia, a capo della società regionale, anche lui indagato. L&#8217;iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto dopo che il Gip, nei giorni scorsi, aveva respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. All&#8217;esito degli interrogatori di Crocetta e Ingroia &#8220;si procederà, nei giorni a seguire &#8211; spiegano dalla Procura &#8211; ad analoghi atti nei riguardi degli altri indagati iscritti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di Mariano Pisciotta, rappresentante dell&#8217;organismo di controllo di Sicilia e-servizi, degli assessori regionali in carica all&#8217;epoca dei fatti, nel dicembre 2013, Antonino Bartolotta (Infrastrutture), Ester Bonafede (Lavoro), Dario Cartabellotta (Agricoltura), Nelli Scilabra (Formazione), Michela Stancheris (Turismo) e Patrizia Valenti (Funzione pubblica). L&#8217;inchiesta è coordinata dal Procuratore aggiunto Dino Petralia e dal pm Maria Teresa Maligno.</p>
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		<title>Pillola della felicità e della bontà Ora c&#8217;è la pasticca delle password</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2015 08:20:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La notizia è vecchia di qualche giorno, ma ci vuole tempo per digerirla e e convincersi che è una cosa seria: dopo la pillola dell’amore, della felicità e della bonta, è arrivata la pasticca delle password. Proprio così, la pasticca delle passward. La si ingerisce come si fa con l’aspirina e il problema del ricordare,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La notizia è vecchia di qualche giorno, ma ci vuole tempo per digerirla e e convincersi che è una cosa seria: dopo la pillola dell’amore, della felicità e della bonta, <strong>è arrivata la pasticca delle password.</strong> Proprio così, la pasticca delle passward. La si ingerisce come si fa con l’aspirina e il problema del <strong>ricordare, conservare, nascondere, garantire le password è risolto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’annuncio è stato dato dal signor Jonathan Leblanc,</strong> capo dello sviluppo di Paypal, di sicuro uno degli uomini più interessati alla soluzione del problema. Durante una delle sue conferenze ha riferito che potrà essere <strong>implementato nel nostro corpo,</strong> invece che essere annotato su un foglio di carta o lo smartphone, il codice che permette di accedere ai nostri conti ed alle nostre notizie riservate. Non dovremo raccomandarci alla nostra memoria né preoccuparci dei presidi di sicurezza utilizzati. <strong>Nessuno, infatti, potrà penetrare nelle nostre viscere</strong> per strapparci le formule che proteggono la nostra privacy e sono così numerose da creare gravi stati di ansia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono state abbandonate ricerce alternative e metodi “avanzati” che, tuttavia, non sono apparsi performanti, copme la lettura elettronica delle impronte digitali o dell’iride. Con il tempo queste pratiche sono divenute obsolete senza avere mai soddisfatto alcuno. Perciò si è scelta la strada… dell’aspirina. La pasticca, scrive Stefano Gaggi (Repubblica, riferendo le parole del signor Leblanc) <strong>“ha dentro un sensore che percepisce e ritrasmette dati unici</strong> che ci identificano, come le onde elettrioche dei battiti cardiaci o il livello di glucosio nel sangue”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Pay pal, avverte Leblanc, vuole integrarsi pienamente nel corpo umano”, annuncia, arcicontento, lo sviluppatore. Ma niente paura, il passaggio dalla virtualità all’introduzione corporea non è stato ancora messo a punto. Si tratta di un progetto in stato avanzato di preparazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è fantascianza, la pasticca arriverà presto, ma non nelle farmacie, ovviamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un quesito, tuttavia, ci assale. Che succede quando cambiamo la password? <strong>Dovremo espellere la pasticca e introdurne un’altra,</strong> o sono previsti anche aggiornamenti virtuali, come avviene con i software di maggior consumo?</p>
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		<title>Efficienza giustizia, Marsala sul podio Nel messinese le maggiori criticità</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2015 07:48:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Giustizia e Meridione d’Italia: una notizia buona ed una cattiva. Quella buona è che Marsala entra nella top ten dei migliori tribunali civili d’Italia, accanto a Verbana, Aosta, Rovereto, Cuneo e Asti, aggiudicandosi il diritto a salire sul podio. Quella cattiva è che la performance marsalese ha provocato grande sorpresa, tanto da suggerire il titolo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giustizia e Meridione d’Italia: una notizia buona ed una cattiva. Quella buona è che <strong>Marsala entra nella top ten dei migliori tribunali civili d’Italia,</strong> accanto a Verbana, Aosta, Rovereto, Cuneo e Asti, aggiudicandosi il diritto a salire sul podio. Quella cattiva è che la performance marsalese <strong>ha provocato grande sorpresa,</strong> tanto da suggerire il titolo ad un <strong>reportage del Corriere della sera</strong> dedicato all’amministrazione della giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le intenzioni del quotidiano sono sicuramente buone, dare un meritato riconoscimento a Marsala, e valorizzare i risultati del tribunale civile di quella città, ma la sorpresa è così ampiamente illustrata da lasciare l’amaro in bocca. E’ come se qualcuno fa grandi apprezzamenti, per esempio sul vostro abbigliamento, senza nascondere la sua meraviglia. <strong>Gli apprezzamenti sono graditi, la sorpresa un poco meno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La classifica trova al vertice, quanto ad efficienza, Lanciano e Triste, <strong>“ma è Marsala, al terzo posto a stupire”, chiosa il Corriere.</strong> Il piccolo tribunale meridionale, spiega Dino Martirano, che firma il reportage, “sta infatti implementando un modello in grado di evadere rapidamente gli arretrati”. Ed a questo punto tutto turno al suo posto, perché la performance di Marsala è resa possibile, ricorda il Corriere, grazie al modello, “ideato a Torino dal giudice Mario Barbuto, modello che consiste nel trattare anzitutto i procedimenti più vecchi,<em> targando </em>i fascicoli con l’anno di iscrizione a ruolo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se fosse solo questo, ma non è possibile, sarebbe sorprendente proprio questo dettaglio, visto che i comuni mortali danno per scontato che le vecchie cause abbiano diritto ad essere smaltite prima delle altre. Ma è meglio fermarsi sulla soglia, la questione è complessa e – com’è noto &#8211; <strong>ogni testa è un tribunale, figuriamoci nei luighi “deputati”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Marsala, tuttavia, e di questo il Corriere dà merito, <strong>ha perfezionato il modello e lo ha fatto funzionare perfettamente, rendendolo anche facilmente esportabile.</strong> Al vertice del tribunale di Marsala c’è stato Gioacchino <strong>Natoli,</strong> che è stato recentemente nominato di recente Presidente della Corte di Appello di Palermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel riferire sull’efficienza dei tribunali, una indagine pubblicata dal Ministero della giustizia rivela anche l’entità dello spreco provocato dalla lentezza della giustizia: più di trecento milioni già spesi e più di 400 ancora da spendere. Costi molto salati.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sicilia non vanta solo buone performance, ma anche tribunali-lumaca. <strong>A Messina, Barcellona e Patti,</strong> tribunali molto vicini fra loro, stanno messi molto male. Si trovano, rispettivamente, al 130esimo, 135esimo e 137esimo posto.</p>
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		<title>In Sicilia 17 mila profughi, veto lombardo-veneto  Alfano “schiavista” per Salvini</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2015 08:16:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Lombardia e il Veneto non hanno alzato mura e costruito reticolati per impedire ai profughi di entrare, ma è come se l’avessero fatto. Hanno posto un netto diniego al Viminale ed ai prefetti che cercano di organizzare l’accoglienza in tutte le regioni d’Italia. Anche la Val d’Aosta, che ne ospita 62, ha posto il</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Lombardia e il Veneto non hanno alzato mura e costruito reticolati per impedire ai profughi di entrare, ma è come se l’avessero fatto. Hanno posto un <strong>netto diniego al Viminale </strong>ed ai prefetti che cercano di organizzare l’accoglienza in tutte le regioni d’Italia. Anche la Val d’Aosta, che ne ospita 62, ha posto il veto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>I dati, aggiornati, danno la Sicilia in testa alla graduatoria con 19.968 profughi</strong> ospitati nei centri di accoglienza isolani, un quarto circa dei migranti ospitati in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Dietro la Sicilia c’è il Lazio con 8.418 profughi</strong>. La Lombardia, la regione più popolosa d’Italia, ne ospita 6425, qualcosa di più di un terzo della Sicilia. Dietro ci sono la Puglia (5578), la Campania (5.517), la calabria (4.500), e la Toscana (3.159). Il Veneto ne ospita 2911.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il ministro degli Interni, Angelino Alfano</strong>, ha inviato una circolare ai prefetti, suggerendo l’utilizzo dei migranti per lavori di volontariato. Ed è successo il finimondo. Incredibile la reazione di Matteo Salvini, che vorrebbe respingere i migranti già in mare. Il leader della Lega rimprovera Alfano, definendolo uno <strong>“schiavista”</strong>. A parte gli insulti, c’è un coro d’indignazione per l’iniziativa del Viminale. E davvero non riusciamo a comprenderne le ragioni. Il volontariato lo fanno anche gli italiani, gratuitamente. Perché non potrebbero farlo coloro che sono ospitati nei centri di accoglienza, ove lo vogliano? E che c’entra con lo schiavismo?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è una febbrile attesa per la sorte che verrà riservata alla risoluzione</strong> proposta dall’Italia all’Onu per un intervento militare contro i trafficanti di esseri umani in Libia. Lunedì toccherà a Federica Mogherini illustrare un rapporto “europeo” sull’immigrazione, il 18 maggio la risoluzione verrà discussa al Palazzo di Vetro.</p>
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		<title>Il vecchio uccide il figlio killer  e Montalbano gli concede il suicidio</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2015 07:46:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Sicilia di Andrea Camilleri non c’è, come il suo dialetto siciliano, inventato dallo scrittore. Ma è come se ci fossero, sia la Sicilia quanto il dialetto, e sono più veri della realtà. Nel “Gioco delle tre carte”, il film andato in onda venerdì sera su Rai 1, la Sicilia che non c’è, trasuda verità</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Sicilia di <strong>Andrea Camilleri</strong> non c’è, come il suo dialetto siciliano, inventato dallo scrittore. Ma è come se ci fossero, sia la Sicilia quanto il dialetto, e sono più veri della realtà. Nel “Gioco delle tre carte”, il film andato in onda venerdì sera su Rai 1, <strong>la Sicilia che non c’è, trasuda verità senza averne alcun merito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvo Montalbano, ancora una volta, è alle prese con un caso</strong> che scuote la sua coscienza e lo costringe a trasgredire la legge, permettendo ad un vecchio contadino, incapace di sopportare il figlio killer, di uccidersi. Il commissario avrebbe potuto, e dovuto, avendo scoperto che il vecchio si era macchiato del delitto, mettergli le manette e consegnarlo alla giustizia, ma non l’ha fatto, reputando le ragioni dell’uomo più giuste della legge.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel “Gioco delle tre carte” c’è altro, invero</strong>: l’amante che si lascia condannare di un delitto che non ha commesso per non mettere in pericolo la sua donna. E dopo avere scontato tanti anni di galera, pur sospettando l’amante – autrice-mandante dell’assassinio del marito – innamorato come una volta, vorrebbe averla tutta per sé. Ma lei non è affatto cambiata, non ha sensi di colpa, riesce mirabilmente a vigilare sui sentimenti…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto comincia con un finto incidente stradale</strong>, la morte di un riccastro e uno strano funerale, con un solo uomo dietro il feretro, che incuriosisce Salvo Montalbano. Ma è la sequenza finale a lasciare il segno sul senso della legge per la giustizia…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“L’ho aspettata….”, dice Salvo Montalbano</strong>, entrando in casa del vecchio contadino, assassino del figlio. “Anch’io ho aspettato vossignoria”, risponde il vecchio. “Da quando tempo non vedevate vostro figlio?”, chiede Montalbano. “Vossia mio crede, da venti anni&#8230; Vitti un’ombra, trasì e mi abbracciò. Mio addunai che era armato, aveva ucciso un uomo, mi disse, ma non era stato pagato… Rideva. Era una verità che non avevo voluto sapere. Quanti nei hai ammazzato, ci dissi. Otto, mi rispose, macari un picciriddu di nove anni. E allora ci sparai. Non lo denunciai, perché mi voglio ammazzare anch’io… Perciò aspettavo a vossia….”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvo Montalbano ascolta muto, vive il dramma del vecchio</strong>. “Ora mi arresta?”, lo incalza il vecchio. “Voglio moriri cca, unna ci sparai… I morti non morino subito, come i pisci piscati savutanu… Io vogghiu moriri, mi facissi moriri come vogghiu…”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il commissario volta le spalle al vecchio</strong>, si avvia verso la porta, si sofferma sulla soglia, poi se ne va, lasciando che il vecchio si ammazzi. È un suo diritto…</p>
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