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	<title>SiciliaInformazioni &#187; Libriamo</title>
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		<title>Poesie: Battaglia rivisita i temi e i miti classici</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 17:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libriamo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Salvatore Battaglia, palermitano, approda con i suoi versi alla rivisitazione di temi e miti classici, riproponendoli alla modernità per verificarne la persistenza. Un&#8217;indagine scrupolosa e assai fedele ai tratti essenziali dei personaggi e delle vicende della mitologia greco &#8211; latina, condotta con emozionato linguaggio poetico. Tema dominante del libro (editrice Aracne), approdato alla quinta edizione, l&#8217;amore coniugato con riflessioni</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Salvatore Battaglia, palermitano, approda con i suoi versi alla rivisitazione di temi e miti classici, riproponendoli alla modernità per verificarne la persistenza. Un&#8217;indagine scrupolosa e assai fedele ai tratti essenziali dei personaggi e delle vicende della mitologia greco &#8211; latina, condotta con emozionato linguaggio poetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tema dominante del libro (editrice Aracne), approdato alla quinta edizione, l&#8217;amore coniugato con riflessioni di contenuto etico. La prefazione è della professoressa Valeria Andò, docente di Letteratura Greca presso l&#8217;Università di Palermo. L&#8217;introduzione del prof. Rosario La Delfa, preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia.</p>
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		<title>&#8220;Reagì Mauro Rostagno sorridendo&#8221;, Adriano Sofri</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 07:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ANTONINO CANGEMI]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA["Reagì Mauro Rostagno sorridendo"]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[sofri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In Italia la giustizia soffre di estenuante lentezza. Soprattutto quando depistaggi vari e oscuri ne ostacolano il corso. Così è stato per l’omicidio di Mauro Rostagno: ci sono voluti più di 25 anni perché vi si facesse luce, superando false piste, reticenze, muri di silenzi. Il processo in corte d’Assise celebrato a Trapani dal febbraio</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia la giustizia soffre di estenuante lentezza.</strong> Soprattutto quando depistaggi vari e oscuri ne ostacolano il corso. Così è stato per l’omicidio di Mauro Rostagno: ci sono voluti più di 25 anni perché vi si facesse luce, superando false piste, reticenze, muri di silenzi.</p>
<p><strong>Il processo in corte d’Assise celebrato a Trapani dal febbraio del 2011 al maggio del 2014</strong> e conclusosi con la condanna di boss mafiosi del Trapanese, finalmente riconosciuti colpevoli dell’agguato mortale al sociologo e giornalista torinese, ha avuto un testimone d’eccezione, Adriano Sofri. Che vi ha scritto un accattivante libro, <strong>“Reagì Mauro Rostagno sorridendo” edito da Sellerio.</strong><br />
Il titolo, un endecasillabo dal richiamo poetico, è eloquente: Mauro Rostagno, nell’ultimo tratto della sua breve e intensa esistenza, conobbe la mafia e la contrastò col sorriso ironico e aperto che accompagnò sempre le tante tappe della sua vita.</p>
<p>Rostagno, dopo mille e variegate esperienze (il Sessantotto a Trento, l’impegno politico di Lotta Continua, la fondazione di Macondo, l’insegnamento universitario, la scoperta in India degli “arancioni”), decise di stabilirsi a Trapani, dove con la compagna Chicca Roveri e con Francesco Cardella diede vita a “Saman”, una comunità dedita al recupero dei tossicodipendenti. Ma in quella città dell’estremo lembo occidentale dell’isola piena di sportelli bancari e di logge massoniche Rostagno non si prese cura solo dei tossicodipendenti. Fece qualcos’altro, che gli costò la vita. Denunciò, quotidianamente, da un’emittente locale gli intrecci di Cosa nostra con ambienti apparentemente insospettabili in una provincia ad alta densità mafiosa. Allora, sul finire degli anni ’80, parlare di mafia, e parlarne con la disinvoltura spregiudicata tipica di Rostagno, in una città ovattata e chiusa, era un azzardo. Tanto più che le parole di Rostagno –forti seppure pronunciate con un sorriso sbarazzino tra le labbra – conquistavano le coscienze nitide di quella zona. Troppe le insidie per Cosa nostra, che non esitò a tapparne la bocca, a tacitarne la voce per sempre.</p>
<p><strong>Il delitto di Rostagno rimase per tanto tempo impunito</strong>. Su di esso si accavallarono le ipotesi investigative più bizzarre, dalle corna ai legami con l’affaire Calabrese alla resa di conti all’interno della comunità “Saman”, senza mai giungere a un esito ragionevole. Poi il processo dinanzi alla corte d’Assise in cui finalmente si puntò l’attenzione sulla pista mafiosa.</p>
<p>Le esistenze di Rostagno e di Sofri si sono più volte incrociate, tante le esperienze vissute assieme. Quando Rostagno venne ucciso, a Sofri, già detenuto per l’omicidio del commissario Calabrese, non fu concesso di partecipare al funerale; per lui assistere più di vent’anni dopo alle udienze della corte d’Assise nella veste di speciale cronista fu come compiere un gesto di solidarietà nei confronti dell’amico.</p>
<p><strong>Il libro di Sofri non è la mera cronaca di quel processo,</strong> ma un ripercorrere la vita di un uomo di non comune coraggio e lucida perspicacia e delinearne la figura limpida. Ed è anche lo squarcio su una città e una provincia velate dall’ipocrisia perbenista e assediata dalla mafia: quella mafia che Sofri raffigura nella sua ottusa atrocità.</p>
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		<title>Il Palermo e le maglie: &#8220;Una storia in rosa e nero”</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 14:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Unica, indistinguibile, passionale. Ogni maglia racconta una storia. Quella del Palermo è tutta da leggere nel libro del giornalista palermitano Giovanni Tarantino. Raccontato passo dopo passo il &#8220;romanzo&#8221; lungo oltre 110 anni del Palermo, in una chiave inedita: attraverso le sue maglie. Tarantino, 31 anni, presenterà il suo libro giovedì 25 settembre alle 18, alla</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Unica, indistinguibile, passionale. Ogni maglia racconta una storia. Quella del Palermo è tutta da leggere nel libro del giornalista palermitano Giovanni Tarantino. Raccontato passo dopo passo il &#8220;romanzo&#8221; lungo oltre 110 anni del Palermo, in una chiave inedita: attraverso le sue maglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Tarantino, 31 anni, presenterà il suo libro giovedì 25 settembre alle 18, alla libreria Modusvivendi di via Quintino Sella. Con gli autori, Giovanni Tarantino e Paolo Massimiliano Paterna, presenti all&#8217;incontro il giornalista Salvatore Ferro e l&#8217;artista Pippo Madè. Il libro <strong>&#8220;Una storia in rosa e nero”</strong> è edito da Il Palindromo</p>
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		<title>&#8220;Il gigante controvento&#8221;:  la vita di Michele Pantaleone</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2014 08:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ANTONINO CANGEMI]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il mondo della cultura e quello della politica soffrono di amnesie talvolta imperdonabili. Una di queste ha riguardato, e continua a riguardare, Michele Pantaleone, figura di primissimo piano nell’analisi del fenomeno mafioso. Un interessante volume, “Il gigante controvento” di Gino Pantaleone (solo omonimia col mafiologo), pubblicato da Spazio Cultura Edizioni, tenta di disseppellire dall’oblio lo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo della cultura e quello della politica soffrono di amnesie talvolta imperdonabili. Una di queste ha riguardato, e continua a riguardare, Michele Pantaleone, figura di primissimo piano nell’analisi del fenomeno mafioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Un interessante volume, “Il gigante controvento” di Gino Pantaleone (solo omonimia col mafiologo), pubblicato da Spazio Cultura Edizioni, tenta di disseppellire dall’oblio lo scrittore, giornalista e politico di Villalba.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro ripercorre la vita, lunga e ricca, di Michele Pantaleone e testimonia, con una dettagliata documentazione, la sua intensa attività pubblicista e politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato a Villalba nel 1911, Michele Pantaleone conobbe assai presto il volto di Cosa Nostra. Che a Villalba era quello di uno dei suoi boss storici, Calogero Vizzini, padre padrone di quel piccolo centro del Nisseno. Segretario della locale sezione del Partito Socialista, il giovane Pantaleone non esitò ad opporsi apertamente a Don Calò, divenuto dopo lo sbarco degli americani sindaco di Villalba. Con costi che è facile immaginare. Quali, ad esempio, l’essere rimasto ferito nell’attentato che gli uomini di Vizzini eseguirono dopo un comizio di Girolamo Li Causi a Villalba nel 1944, a cui Pantaleone partecipò facendo sentire la sua denuncia contro la tracotanza mafiosa, o i tanti giudizi per diffamazione che dovette affrontare a seguito dei suoi articoli, circostanziati e pungenti, sullo strapotere mafioso in quella zona.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte la vita di Pantaleone, come dimostra il saggio, ha avuto come leitmotiv il contrasto alla mafia sia nelle vesti di politico (fu deputato dell’Ars dal ‘47 al ‘51 nelle file del “Blocco del Popolo” e dal ’67 al ’71 da indipendente del Pci), che in quelle di giornalista e scrittore. E il suo impegno non è stato mai semplice: parlare di “mafia” quando la stessa pronuncia di quella parola faceva paura e svelarne con specifici appunti i misfatti lo resero indigesto non solo a Cosa Nostra e ai suoi ambienti contigui e accondiscendenti, ma persino a certe aree della sinistra pavide e ambigue. Si spiega perciò il titolo del libro di Gino Pantaleone, “Il gigante controvento”. Michele Pantaleone, nella sua ostinata battaglia contro la mafia, navigò sempre controcorrente, fiero della sua indipendenza e del suo coraggio, e da “gigante” non si arrese mai -munito com’era dalla solidissima corazza del suo spirito libero e intransigente &#8211; dinanzi ai tanti attacchi, di varia provenienza, che cercarono, non riuscendoci, di piegarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume illustra anche l’assai significativa opera di saggista dello scrittore di Villalba. Alcuni suoi libri restano ancor oggi delle pietre miliari nello studio del fenomeno mafioso. Primi tra tutti “Mafia e politica” del ’62 e “Mafia e droga” del ’66, entrambi editi da Einaudi, che misero in luce, con lungimiranza, l’evoluzione di Cosa Nostra, non più un’organizzazione malavitosa di stampo rurale, ma un’associazione dedita a più redditizi e pericolosi affari, a cominciare dal traffico degli stupefacenti, con coperture e intrecci politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Gino Pantaleone (333 pagine, 18 euro), oltre a esporre le tappe del lungo e travagliato cammino dello scrittore e politico di Villalba, durato sino al febbraio del 2002 quando si spense nella sua casa di Palermo, è arricchito da diverse testimonianze di chi ebbe modo di conoscerlo: dal sindacalista Carlo Marchese, a Lino Buscemi, che ne ha curato la prefazione, a Tommaso Romano, che ne ha redatto la postfazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio Tommaso Romano a chiedersi “che cosa resta di tanta mole di scritti e di impegno morale di Michele Pantaleone?”. La sua risposta è che resta soprattutto “il metodo”. Sì, perché Pantaleone, nell’esaminare in tutte le sue sfaccettature il fenomeno mafioso, seguiva un metodo basato sulla puntigliosa documentazione e sulla ricerca meticolosa dei fatti, da cui muovevano denunce dettagliate. Un metodo a cui dovrebbero ispirarsi i tanti, troppi, scrittori improvvisati di mafia dei nostri giorni.</p>
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		<title>Mohicani edizioni: a Palermo nasce nuova casa editrice</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2014 10:06:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il panorama culturale siciliano si arricchisce di un nuovo soggetto editoriale. A Palermo, infatti, il giornalista Pietro Scaglione (direttore editoriale) e un’altra socia hanno fondato la casa editrice Mohicani Edizioni. L’esordio è coinciso con la pubblicazione di tre volumi: una documentata ed elegante “Guida turistico-culturale di Palermo e provincia”, il testo poetico “Lumi d’agosto” (scritto</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il panorama culturale siciliano si arricchisce di un nuovo soggetto editoriale.</strong> A Palermo, infatti, il giornalista Pietro Scaglione (direttore editoriale) e un’altra socia hanno fondato la casa editrice Mohicani Edizioni. L’esordio è coinciso con la pubblicazione di tre volumi: una documentata ed elegante “Guida turistico-culturale di Palermo e provincia”, il testo poetico “Lumi d’agosto” (scritto da Francesco Paolo Ferrotti con prefazione di Vittoria Alliata) e la nuova edizione aggiornata del romanzo “Palermo nel cuore” (con cui Pietro Scaglione, nel 2013, si è aggiudicato il premio letterario “Gabriele Sandri”).</p>
<p><strong>La denominazione della casa editrice</strong> (che pubblicherà, entro la fine dell’anno, una decina di volumi, nelle tre principali collane di narrativa, saggistica e poesia) è stata scelta in omaggio alla leggendaria tribù dei Mohicani, sopravvissuta gloriosamente, nonostante da secoli ne sia stata annunciata l’estinzione (mai avvenuta in realtà).<strong> L’accostamento tra i Mohicani e l’editoria è alquanto simbolico:</strong> i libri cartacei, al pari dei Mohicani, sono dati da anni in fase di estinzione, ma resistono nonostante la crisi economica (adeguandosi e aprendosi a nuovi mercati). Insomma, l’editoria come riserva indiana da tutelare.</p>
<p>La “Guida turistico-culturale di Palermo e provincia” (curata da Fabio D’Angelo e Giulia Gueci e ideata dall’agenzia letteraria “Bottega editoriale”) descrive itinerari storici, artistici, culturali, naturalistici e turistici dedicati non soltanto alla città di Palermo (crogiolo di etnie, culture, dominazioni e religioni differenti), ma anche all&#8217;entroterra: dalle Madonie alla Bagheria delle Ville, dall&#8217;Alto Belice corleonese alle costa tirrenica. L’opera è supportata da una puntuale nota storica e da utili apparati, nell’ambito di un progetto di cui sono da apprezzare “la solidità scientifica, le forti valenze culturali e l’impostazione metodologica”, come spiega il professore Luciano Catalioto nella prefazione.</p>
<p>La nuova edizione aggiornata del romanzo “Palermo nel cuore” (ambientato nel mondo dei giovani, del calcio e delle tifoserie, tra finzione e realtà) presenta una rassegna stampa e una postfazione con riferimenti ad alcune vicende avvenute tra il 2010 (data della prima edizione del libro) e il mese di giugno del 2014, dalla storica finale di Coppa Italia del Palermo all’uccisione del tifoso napoletano Ciro Esposito, dall’elezione di Papa Francesco al ritorno del Palermo in Serie A dopo un anno di purgatorio.</p>
<p>“Lumi d’agosto” (scritto da Francesco Paolo Ferrotti, con una prefazione della nota scrittrice e traduttrice Vittoria Alliata) non è una consueta raccolta di poesie. È piuttosto un concept-album poetico in cui ogni parte si definisce in relazione al “Tutto”, e in cui ogni aspetto della vita umana si riscopre intimamente legato alla Natura e all’Universo, in una panteistica dimensione cosmica. Adottando un linguaggio fondato sull’immediatezza espressiva e sulla ricerca sonora, Lumi d’agosto da vita a un suggestivo intreccio di immagini simboliche, ritmi musicali, reminiscenze fiabesche e folkloristiche, con echi dal repertorio della canzone popular e dalla tradizione letteraria del Romanticismo e del primo Novecento.</p>
<p>I libri sono acquistabili, oltre che sul sito ufficiale della casa editrice www.mohicaniedizioni.it, anche in numerose librerie ed edicole di Palermo (l’elenco è indicato nella sezione Distribuzione del sito ufficiale), mentre la promozione e la distribuzione nazionale ed estera sono affidate a Libro co Italia srl.</p>
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		<title>La Targa Florio attraverso gli acquerelli di Accardi</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2014 07:19:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p> Edizioni Leima si pregia di pubblicare un volume unico nel suo genere. “Targa Florio. 61 ritratti della Siciliana” è un’opera ambiziosa: la ricostruzione di tutte le edizioni della gara automobilistica, dal 1906 al 1977, attraverso gli acquerelli di Francesco Accardi. I testi a corredo delle splendide immagini sono a cura di Roberta Zarcone e sono stati tradotti in lingua</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong> Edizioni Leima</strong> si pregia di pubblicare un volume unico nel suo genere. “<strong>Targa Florio. 61 ritratti della Siciliana</strong>” è un’opera ambiziosa: la ricostruzione di tutte le edizioni della gara automobilistica, dal 1906 al 1977, attraverso gli acquerelli di <strong>Francesco Accardi</strong>. I testi a corredo delle splendide immagini sono a cura di <strong>Roberta Zarcone</strong> e sono stati tradotti in lingua inglese. Un album dei ricordi, quindi, che affascinerà non solo il pubblico italiano, ma anche quello internazionale proprio come era riuscita a fare la storica corsa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Targa Florio ha segnato la storia e la cultura della Sicilia</strong> in modi e tempi che forse ancora oggi non sono stati compresi fino in fondo. Nel 1906 l’ambizione e le visioni progressiste di un giovane imprenditore, <strong>Vincenzo Florio</strong>, accesero i motori delle auto in un luogo remoto e arretrato qual era il cuore della Sicilia. Tutto il resto è storia e grazie alle tavole di<strong> Francesco Accardi</strong>, appassionato e studioso della leggendaria gara, sarà possibile ripercorrerla tutta d’un fiato fino al 1977.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dipinti inediti, dalle tinte forti</strong> che immortalano come una foto i fatti e i protagonisti principali di queste edizioni.  I vincitori, i ritagli di giornale dell’epoca, gli scorci di una Sicilia che non c’è più, scene e racconti per immagini che sono stati tramandati da appassionato ad appassionato, vengono impresse sul foglio da un autentico amante della Targa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’introduzione di <strong>Angelo Pizzuto, </strong>presidente dell’ACI di Palermo<strong>, </strong>la prefazione<strong> di Filippo Mulé, </strong>firma di spicco del Giornale di Sicilia, un ricordo, una ricostruzione grafica e non solo dei fatti principali di ogni edizione e una scheda dei dati ufficiali: di questo è fatto il volume.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritroveremo tutti i piloti e tutti i protagonisti di una manifestazione che è diventata leggenda in tutto il mondo. Da<strong>Felice Nazzaro ad Alberto Divo, da Tazio Nuvolari a Olivier Gendebien, da Nino Vaccarella a Vic Elford</strong>. Ma la storia della Targa Florio è anche la storia delle auto che l’hanno fatta grande: <strong>Alfa Romeo, Fiat, Maserati, Ferrari, Porsche, Peugeot, Bugatti </strong>e tanti altri marchi in cui ci s’imbatte in questa passeggiata artistica e letteraria nella storia dello sport e dell’auto.</p>
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		<title>La vita di Federico III secondo Pasquale Hamel</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2014 19:27:17 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">(IGNAZIO COPPOLA) E’ in questi giorni nelle librerie, l’ultimo saggio di Pasquale Hamel dedicato a Federico III re di Sicilia dal titolo :” Il lungo Regno – vita avventurosa di Federico III re di Sicilia” . Il libro di Hamel è un atto dovuto nei confronti di un personaggio della nostra storia che merita di essere conosciuto più di quanto ce lo abbia descritto sino ad oggi la storiografia ufficiale e scolastica.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera di Hamel la si può quindi considerare, per certi versi, un atto riparatorio prima, nei confronti della storia e risarcitorio poi, nei confronti di un grande re che tanto amò la Sicilia e i siciliani pronto a sacrificare per la sua terra e per i suoi sudditi, sino alle estreme conseguenze, la propria vita e la propria esistenza. Il libro , nel quale Hamel oltre che storico si dimostra puntuale cronista degli avvenimenti che caratterizzarono la avventurosa vita di Federico III, offre al lettore squarci di riflessione su un periodo della storia della Sicilia in cui i siciliani, grazie a questo re lungimirante, conobbero come uno dei più esaltanti e forse più irripetibili periodi della loro storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Federico III fu re di Sicilia per 41 lunghi anni ( dal 1296 al 1337 ) da qui il titolo “Il lungo Regno” e fu il primo Re a governare, sempre e solo, con il consenso del parlamento Siciliano. Quel parlamento siciliano istituito da un altro grande re, Ruggero II e che, a buon diritto, si può considerare il primo parlamento della storia d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ruggero II (su cui Hamel aveva pubblicato un precedente saggio) e Federico III furono le due significative figure che diedero un contributo fondamentale alla costituzione di una identità nazionale siciliana ( communitas Siciliae) di un regno che durerà, tra luci ed ombre, fino al 1860 con la caduta del Regno delle Due Sicilie. E di questo regno di Sicilia Federico III, come dicevamo prima, fu il primo re a governare sempre e solo con il consenso del Parlamento. Ciò avveniva- sottolinea Hamel nel suo saggio- per la prima volta nella storia, quando ancora le monarchie costituzionali non esistevano in nessuna altra parte del Mondo. Federico III trasmise nei suoi lunghi 41 anni di regno ai siciliani un saldo sentimento di unità nazionale combattendo, per l’indipendenza della Sicilia contro tutto e contro tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ritrovò a combattere, da ghibellino, contro una serie di papi, filo angioini, che si succedettero in quel periodo, Bonifacio VIII, Clamente V, Giovanni XXII e Benedetto XII, contro gli stessi re Angioini Carlo e Roberto ed addirittura contro il suo stesso fratello Giacomo II re d’Aragona. Solo contro tutti in una serie di epiche battaglie , come quella navale di Capo d’Orlando del 4 luglio 1299 contro il papato, gli angioini e gli aragonesi e quella terrestre della Falconara nei pressi di Trapani del 1 dicembre del 1299 combattuta contro Filippo d’Angiò che sconfisse e fece prigioniero.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo contro tutti, eroicamente, a tenere testa alle grandi potenze del tempo per l’indipendenza e per la libertà del suo popolo e della sua terra la Sicilia che dimostrò d’amare più di ogni altra cosa. Ecco perché va rivalutata la epica figura di questo grande re, siciliano d’adozione ed aragonese d’origine. E Pasquale Hamel nel suo pregevole saggio, da cronista e da storico, assolve a questo grato compito , descrivendo con puntualità la sua avventurosa vita tracciando i grandi meriti e i pregi di questo grande re misconosciuto ai più e per troppo tempo obliato dalla storiografia ufficiale. Al contrario di quanto si potrebbe pensare Federico III fu un re sempre alla ricerca della pace ma purtroppo, suo malgrado, costretto dagli eventi e dai suoi nemici a guerre interminabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro di Hamel il lettore avrà anche modo di apprendere che la famosa pace di Caltabellotta del 31 agosto del 1302, a quanto pare, non fu firmata esattamente a Caltabellotta ma probabilmente a metà strada tra Caltabellotta e Sciacca, ossia a Castronovo di Sicilia e che la cosiddetta pace di Caltabellotta, a differenza da quanto siamo usi leggere nei libri di scuola, non mise assolutamente fine alla guerra del Vespro , che riprese più virulenta di prima undici anni dopo e andò avanti per diversi anni con alterne fortune. Dopo questa vita avventurosa vissuta da grande re e da grande cavaliere medievale ma rivoluzionario per quei tempi in quanto re costituzionale e strenuo difensore delle prerogative del parlamento siciliano, Federico III rex siculorum all’età di 64 anni e dopo 41 anni interrotti di Regno morirà il 25 giugno del 1337 mentre era in viaggio verso Enna e verrà seppellito nella cattedrale di Catania, dove tutt’ora riposa, malgrado nel suo testamento avesse manifestato la volontà di essere sepolto a Palermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Scorrendo il libro di Pasquale Hamel, che per gli interessanti temi trattati si legge tutto d’un fiato, il lettore potrà trarre un giudizio, con una scontata partecipazione emotiva, su questo eccezionale, e non è esagerato definirlo leggendario, personaggio della storia siciliana . Federico fu un grande Re,amatissimo dal suo popolo, buon condottiero, politico attento e lungimirante, saggio legislatore e che, nel corso del suo lungo regno, seppe difendere con tutte le sue forze l’indipendenza del suo popolo e della Sicilia. Possiamo alla fine dire, dopo avere letto il libro di Pasquale Hamel, a cui va riconosciuto il pregio ed il merito di avere colmato il vuoto di memoria della storia ufficiale sulla figura di Federico III, di condividere appieno quello che scrisse Dante nel III canto del purgatorio a proposito di questo grande re definendolo onor di Cicilia e d’ Aragona e del quale noi siciliani dovremmo essere degni ed orgogliosi, e il saggio di Hamel ce ne da motivo, di onorarne la memoria</p>
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		<title>&#8220;Vite in pericolo&#8221;, si presenta libro di Pippo Montedoro</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2014 11:14:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;editor e critico letterario Marina Finettino presenterà domani, 6 settembre, alle ore 18.45, il libro di Pippo Montedoro &#8220;Vite in pericolo&#8221;, nello space open della libreria &#60;Un mare di libri&#62; di via Crispi n.88, di fronte all&#8217;ingresso principale del porto di Palermo. Con le fotografie di Letizia Battaglia a ricordare il gruppo Curò che, a</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;editor e critico letterario Marina Finettino presenterà domani, 6 settembre, alle ore 18.45, il libro di Pippo Montedoro &#8220;Vite in pericolo&#8221;, nello space open della libreria &lt;Un mare di libri&gt; di via Crispi n.88, di fronte all&#8217;ingresso principale del porto di <strong>Palermo</strong>.<br />
Con le fotografie di Letizia Battaglia a ricordare il gruppo Curò che, a metà degli anni Settanta, animò i palcoscenici e le strade di Palermo, la silloge raccoglie racconti della memoria e novelle visionarie.</p>
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		<title>Si presentano le poesie di Maria Teresa Lentini</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 07:12:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Venerdì 5 settembre 2014 a Palermo, alla ex Real Fonderia alla Cala, ore 18.00, verrà presentata con il Patrocinio del Comune (Area della Partecipazione), la seconda antologia di poesie di Maria Teresa Lentini, intitolata “Tutte le parole che ho nel cuore” edita dall’ASLA di Palermo con il n. 79 della collana Poeti e scrittori contemporanei.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Venerdì 5 settembre 2014 a Palermo, alla ex Real Fonderia alla Cala, ore 18.00, verrà presentata con il Patrocinio del Comune (Area della Partecipazione), la seconda antologia di poesie di <strong>Maria Teresa Lentini</strong>, intitolata “Tutte le parole che ho nel cuore” edita dall’ASLA di Palermo con il n. 79 della collana Poeti e scrittori contemporanei. L’introduzione alle 55 poesie inedite è della scrittrice-recensionista Hoseki Vannini e la prefazione è dell’editore Ugo Zingales. Coordinerà l’incontro Paola Carella, giornalista, direttore “Profile magazine Tv&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Introdurrà Ugo Zingales, giornalista, cultore d’arte, editore della Casa editrice ASLA, fondata a Palermo nel 1963, che con questo volume cessa le pubblicazioni dopo cinquant’anni. Dialogherà con l’autrice Sergio Infuso, scrittore. Interverranno Aldo Penna, scrittore, Elio Lo Cascio, sociologo, coordinatore del progetto “Lisca Bianca”, ospite d’onore Cesare Lo Leggio, cantautore siciliano che interpreterà le poesie “Finché avrò fiato” e “Legàme” pubblicate nel volume. Concluderà l’incontro Giusto Catania, assessore alla Partecipazione del Comune di Palermo.</p>
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		<title>Deidier, il poeta-docente torna con &#8220;Solstizio&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 10:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ANTONINO CANGEMI]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo una lunga astinenza durata più di dieci anni, Roberto Deidier torna in libreria con una silloge di poesie, “Solstizio”, edita da Mondadori nella celebre collana de “Lo specchio”. La raccolta di Deidier, poeta e critico letterario romano docente presso l’Università di Palermo, è molto articolata divisa com’è in diverse sezioni ciascuna dedicata a temi</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo una lunga astinenza durata più di dieci anni, Roberto Deidier torna in libreria con una silloge di poesie, “Solstizio”, edita da Mondadori nella celebre collana de “Lo specchio”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La raccolta di Deidier, poeta e critico letterario romano</strong> docente presso l’Università di Palermo, è molto articolata divisa com’è in diverse sezioni ciascuna dedicata a temi diversi seppure legati da un medesimo filo conduttore. Tale filo conduttore può sinteticamente individuarsi nel senso di inappartenenza del poeta in un universo metropolitano in disfacimento, arido di affetti e di punti di riferimento, ma nel contempo nel desiderio, inappagato, di calore umano, spesso tuttavia schivato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da un canto quindi alienazione e solitudine, dall’altro il bisogno di contatto,</strong> non solo fugace ed epidermico, tra gli uomini; da un lato l’oscurità con la rinuncia alla vita che a essa si accompagna (‹‹Misuro l’ampiezza del buio invernale/ Fino a toccarlo, fino a farlo mio››, oppure ‹‹A volte vorrei starmene nel letto/ Come un animale estraneo al mondo,/ Confortare l’oscuro mai temuto,/ Fare un poco paura alla paura››), dall’altro la luce che richiama sensuale vitalità ma che più abbaglia e più fa paura. In ciò sembra cogliersi in Deidier un’affinità con Saba quando dolente canta la primavera: ‹‹Primavera che a me non piaci, io voglio/ dire di te che di una strada l’angolo/ svoltando, il tuo presagio mi feriva/ come una lama. L’ombra ancor sottile/ di nudi rami sulla terra ancora/ nuda mi turba; quasi anch’io potessi/ dovessi/ rinascere››. La luce, peraltro, può ancora di più ferire con le sue ombre che proiettano un passato a volte gravido di travagli interiori (‹‹Mi svegliavo con il pudore d’un bambino/ Che ha appena scritto la sua prima poesia››) o che evocano amori passati che non ritornano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il senso di vuoto e di angoscioso sbigottimento che pervade l’intera raccolta</strong> si coglie nell’esergo della prima sezione “La statua di sale”: ‹‹Come avrebbe potuto non voltarsi…/In sogno erano apparse le valigie/ Dei morti, lasciate in qualche stazione;/ Quelle dei vivi le aveva pensate/ Come un’improbabile carovana/ confusa nella sabbia infinita,/ In cammino verso un’altra città››. Così si apre la silloge quasi a voler richiamare, quale corollario del testo, l’angoscia montaliana di “Forse un mattino andando per un’aria di vetro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La solitudine è un altro motivo dominante.</strong> Lo rivela soprattutto una sezione centrale nella silloge, “Il secondo trapezio”. Qui vi è il chiaro rimando alla figura del trapezista che compare in uno tra gli ultimi brevi racconti di Kafka, “Primo dolore”. Il trapezista di Kafka vive appartato nella tenda del circo nell’alto del suo attrezzo. La sua esistenza è impegnata totalmente negli esercizi di acrobazia che ripete nella ricerca ossessiva della perfezione, e perciò, non pago dei livelli raggiunti, chiede al suo impresario un secondo trapezio che moltiplichi il grado di difficoltà della sua arte: ‹‹Me lo vidi già scosso dai singhiozzi./ Gli chiesi allora che cos’era accaduto,/ Al suo silenzio tentai una carezza/ E spaventato m’accostai stringendo/ al mio il suo viso e mi bagnò il suo pianto./ Non si calmava: come faccio a vivere/ Solo con questa barra tra le mani?››. Il trapezista è una metafora del poeta che s’isola immerso nel suo mondo di carta e schiva le relazioni nella ricerca ostinata e ascetica dell’armonia dei versi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Deidier evoca nella raccolta diverse città in cui è vissuto</strong>. Ma tra di esse Palermo occupa un posto di primo piano, tanto da dedicarle un’apposita sezione, “Dieci poesie vissute a Palermo”. Perché Palermo, forse perché è la città in cui attualmente risiede più stabilmente? Spiegazione troppo banale per essere credibile. Deidier probabilmente predilige Palermo, città ricca più di altre di fascino e di contraddizioni, perché in essa emergono in modo netto quelle dicotomie che sono al centro della silloge e di cui prima si diceva. A proposito vale la pena citare questi versi che rinviano per il fulminante tratto descrittivo a Sandro Penna, uno dei poeti più cari a Deidier: ‹‹Quando a una certa ora il pomeriggio/ Filtra dalle serrande e con la luce/ Grida allegre, scalpiccio di rincorse,/ Allora puoi pensare: questa è una città››.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La cifra stilistica di Deidier si connota per la limpidezza e la sobria musicalità dei versi,</strong> quasi tutti endecasillabi, e, in questa silloge, tutti introdotti dalla maiuscola per sottolinearne, con un espediente classico, l’unicità e compiutezza. Tanto nitore formale dà compostezza alla sofferenza e al travaglio interiore, che si riflette persino nelle figure bibliche a cui l’autore dà voce nella sezione “La fossa dei leoni”. Tra tanti motivi di smarrimento, incertezze, aridità si intravede però nel dialogo con la “Musa”, sezione finale, un incerto spiraglio: ‹‹Forse non tutto è perduto, forse/ Qualche margine resta per parlarci/… Questa nostra invisibile pazienza./ Allora ascolta, ascolta il tramestìo/ Di questi giorni, invita a non alzare/ Le braccia ancora in segno di sconfitta››.</p>
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