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	<title>SiciliaInformazioni &#187; Focus</title>
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	<description>Quotidiano Sicilia</description>
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		<title>Minacce a Scarpinato, riprese videosorveglianza manomesse</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 17:26:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sono state manomesse le registrazioni del sistema di videosorveglianza dei giorni in cui è stata portata fin dentro lo studio del pg Scarpinato, al palazzo di Giustizia, una lettera di minacce. Il sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, rinnova la sua solidarietà al procuratore generale Roberto Scarpinato dopo avere appreso la notizia.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Sono state manomesse le registrazioni del sistema di videosorveglianza</strong> dei giorni in cui è stata portata fin dentro lo studio del pg Scarpinato, al palazzo di Giustizia, una lettera di minacce.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, rinnova la sua solidarietà al procuratore generale Roberto Scarpinato dopo avere appreso la notizia. La circostanza ha comportato<strong> il potenziamento, da parte del Comitato provinciale per l&#8217;ordine e la sicurezza, delle misure di protezione nei confronti del magistrato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La mia piena solidarietà &#8211; afferma Orlando &#8211; va al procuratore Scarpinato. Siamo di fronte ad un altro, inquietante episodio oscuro che ci fa comprendere la delicatezza del momento e ci richiama al dovere di non lasciare soli i magistrati di Palermo nel loro impegno per la verita&#8217; e la lotta alla mafia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> &#8220;Occorre fare rapidamente piena luce sulle minacce al procuratore generale di Palermo</strong>, assicurando al tempo stesso al dottor <span class="searchKey">Scarpinato</span> tutta la sicurezza necessaria. E&#8217; inquietante e gravissimo che siano sparite le immagini videoregistrate relative ai giorni in cui e&#8217; stata recapitata la lettera di minacce, gia&#8217; di per se&#8217; molto grave per i contenuti e le modalita&#8217; di ritrovamento&#8221;. <strong>Lo dice il presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nel corso dell&#8217;audizione della scorsa settimana avevamo assicurato al Procuratore <span class="searchKey">Scarpinato</span> tutta la nostra vicinanza e attenzione, la ribadiamo ma chiediamo anche di intensificare le indagini per non lasciare il Tribunale di Palermo esposto a veleni e sospetti&#8221;, conclude.</p>
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		<title>Cassazione rigetta ricorso  Cuffaro resta a Rebibbia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 08:29:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Totò Cuffaro: rimarrà a Rebibbia fino al mese di dicembre del prossimo anno, quando avrà finito di scontare la pena. Cuffaro aveva chiesto l’affidamento ai servizi sociali e la sua richiesta era stata rigettata dal tribunale di Roma. Contro questa decisione i difensori di Cuffaro hanno</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di <strong>Totò Cuffaro</strong>: rimarrà a Rebibbia fino al mese di dicembre del prossimo anno, quando avrà finito di scontare la pena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cuffaro aveva chiesto l’affidamento ai servizi sociali e la sua richiesta era stata rigettata dal tribunale di Roma</strong>. Contro questa decisione i difensori di Cuffaro hanno proposto un ricorso, che la Corte di Cassazione ha respinto, nonostante il parere della Procura generale presso la Cassazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo la Procura, infatti, l’ex presidente della Regione Siciliana</strong> avrebbe avuto il diritto di ottenere l’affidamento ai servizi sociali, come ad altri detenuti, ed ha perciò proposto l’annullamento del “rigetto” disposto dal tribunale di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è rammarico e frustrazione negli avvocati che assistono Cuffaro</strong>, che lamentano un trattamento “diverso” adottato per il loro cliente e ricordano casi, anche recenti, di uomini politici che hanno usufruito dell’affidamento ai servizi sociali. Da Berlusconi a Miceli.</p>
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		<title>Gentile, Agenzia Entrate Sicilia:  &#8220;220 miliardi evasi, è emergenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 07:43:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[agenzia entrate sicilia]]></category>
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		<category><![CDATA[dichiarazioni telematiche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>“I diritti vanni rispettati, ma ci sono anche i doveri da rispettare”. Il direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate, Antonio Gentile, ospite del garante dei diritti del contribuente, Salvatore Forastieri, aveva ascoltato – nel corso di un convegno dedicato ai diritti – il cahier de doléance sul popolo tartassato. C’è del vero, ha detto, ma le</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“I diritti vanni rispettati, ma ci sono anche i doveri da rispettare”. Il direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate, <strong>Antonio Gentile</strong>, ospite del garante dei diritti del contribuente, Salvatore Forastieri, aveva ascoltato – nel corso di un convegno dedicato ai diritti – il <em>cahier de doléance</em> sul popolo tartassato. C’è del vero, ha detto, ma le cose stanno così, ha aggiunto, snocciolando i dati sulla spaventosa evasione fiscale che impoverisce il Paese. “Il dovere del contributo viene disatteso incide sul Pil per il 16/17, l’imponibile evaso ammonta a 220 miliardi di euro, stando alle risultanze del 2012”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi ha disegnato la mappa del contribuente. Il gettito proviene soprattutto dal lavoro dipendente</strong> per l’83,6 per cento, il 79 per cento del totale dell’imposta. L’area dell’evasione, naturalmente, sta fuori dal lavoro dipendente. Secondo i calcoli dell’Agenzia delle Entrate, ha riferito Gentile (intervenendo al convegno dedicati ai Diritti del contribuente), il 20 per cento dei consumi finali non sono giustificati dal reddito dei contribuenti. C’è un sacco di gente che spende più di quanto guadagna, evade o elude il fisco. “Questa è l’emergenza del Paese”, avverte il direttore regionale delle Entrate. Dal recupero dell’evasione dipende la crescita, l’occupazione, i servizi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La pressione fiscale non favorisce di certo le buone pratiche, osserva Gentile.</strong> Aliquote alte, evasione alta. È una verità incontrovertibile. L’Agenzia delle Entrate ha fatto quel che era nelle sue corde, ha modernizzato i servizi. “Ormai si può fare tutto online”, annuncia Gentile. Le dichiarazioni telematiche sono passate da 200 mila a 600 mila in due anni, i tempi di attesa (code agli sportelli) si sono abbassati, ed oggi l’attesa media è di 19 minuti, grazie anche alle prenotazioni telefoniche (1 milione e 200 mila nel 2013). Ma il booking si può fare anche online, grazie al “Web ticket Sicilia”. “Il 730 precompilato è una realtà, vengono calati anche i dati delle spese sanitarie”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Agenzia ha anche affinato i metodi di recupero dell’evasione</strong>, sulle partite Iva, l’area dell’evasione, grazie alla Guardia di Finanza, è stato fatto un prezioso lavoro di profilatura del rischio. I controlli tengono conto della “selezione” e, precisa Gentile, si avvalgono della partecipazione del contribuente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si potrebbe fare di più? Sicuramente, sostiene Gentile.</strong> Per esempio, propone, sarebbe utile un sistema di premialità, che offra benefit ai contribuenti leali.</p>
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		<title>Fare i compiti a casa?  Visco umilia Frau Merkel</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 07:06:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ENZO CONIGLIO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Potete dire quel che volete ma i nostri cugini napoletani hanno una marcia in più in molte cose e soprattutto in signorilità, finezza e presa per i fondelli con altrettanta signorilità e finezza quando si è costretti a dare una lezione inequivocabile di civiltà ad un potente, rozzo e ignorante che pensa di dominare il</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Potete dire quel che volete ma i nostri cugini napoletani hanno una marcia in più in molte cose</strong> <strong>e soprattutto in signorilità, finezza e presa per i fondelli </strong>con altrettanta signorilità e finezza quando si è costretti a dare una lezione inequivocabile di civiltà ad un potente, rozzo e ignorante che pensa di dominare il mondo che conta perchè ha qualche Euro in più. E il migliore , l&#8217;insuperabile nella gestione di tali delicate situazioni è e rimane il Governatore della Banca d&#8217;Italia, il napoletano 65enne Ignazio Visco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il suo capolavoro in assoluto è il discorso di benvenuto ai suoi colleghi del Conisiglio Direttivo (Governing Council) della Banca Centrale Europea,</strong> formato dai sei membri del Comitato esecutivo e dai 18 Governatori delle banche centrali nazionali aderenti all&#8217;Euro: 3 paginette che vale la pena di leggere sprofondati sulla più comoda poltrona di casa vostra, assaporando ogni passaggio di questo facile ed incisivo discorso al sito:   <a href="http://24o.it/links/?uri=https://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2014/Visco_021014.pdf&amp;from=La+svolta+di+Visco%3A+l%27Europa+ha+sbagliato+nel+2010%2C+e+ora+i+banchieri+centrali+pensino+al+benessere+della+gente+e+non+ai+parametri">http://24o.it/links/?uri=https://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2014/Visco_021014.pdf&amp;from=La+svolta+di+Visco%3A+l%27Europa+ha+sbagliato+nel+2010%2C+e+ora+i+banchieri+centrali+pensino+al+benessere+della+gente+e+non+ai+parametri</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La cornice è quella del Palazzo Reale di Napoli e la circostanza è la cena di gala offerta agli illustri ospiti</strong>. E&#8217; il terzo incontro del genere &#8211; ricorda Visco &#8211; che si svolge in Italia: a Roma nel 2003, a Venezia nel 2009 e ora a Napoli: tre città del centro, del nord e del sud, tra le più celebrate nella storia d&#8217;Europa, &#8221; simbolo del fatto che l&#8217;Italia, come l&#8217;Europa, è il frutto indivisibile di diverse storie e culture. E per quanto mi riguarda, io nutro un profondo affetto per la città [di Napoli] dove sono nato e dove ho strascorso gli anni della mia infanzia. &#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si aspettava che dopo questa introduzione di rito, Visco vestisse i panni di banchiere e commentasse alcune questioni spinose rimaste aperte. E invece, con sopresa di tutti i presenti, ha preferito indossare le vesti del &#8220;professore&#8221; e non c erto dell&#8217;allievo e di tutto parla tranne che di banche, almeno fino alla conclusione finale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Sul piano storico, artistico e politico, Napoli è uno dei più importanti centri della cultura europea.</strong> La sua posizione geografica l&#8217;ha resa strategica per il commercio e punto di incontro di popoli diversi, attenta alle nuove idee e innovazioni&#8221;. Non è quindi un caso &#8211; ricorda Visco &#8211; che alcuni dei nuovi sviluppi in ingegneria e tecnologia sono stati introdotti per la prima volta a Napoli e nel suo Regno: nel 1818 il primo vascello a vapore nel Mediterraneo; nel 1839, la prima sezione della rete ferroviaria italiana Napoli &#8211; Portici, e poi l&#8217;illuminazione a gas della città di Napoli, la prima città italiana e la terza in Europa dopo Londra e Paarigi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Potrebbe bastare, trattandosi di banchieri? Macché, Visco continua imperterrito.  </strong>A Napoli è nata la più antica università non religiosa del mondo, fondata da Federico II nel 1224 e successivamente la biblioteca nazionale, il museo archeologico e l&#8217;osservatorio del Vesuvio, il più antico osservatorio vulcanologico al mondo. Ma è la ricchezza e la varietà del patrimonio artistico e architettonico ad offrire una prova tangibile del ruolo centrale svolto dalla città di Napoli nel corso dei secoli; a cominciare dal Palazzo reale dove gli illustri ospiti avevano il privilegio di cenare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E ancora una volta, Visco sorprende i suoi illustri ospiti trasformandosi in qualificata guida</strong> turistica che illustra le caratteristiche del Palazzo, compresa la &#8220;sala d&#8217;Ercole&#8221; in cui stavano cenando e le grandi bellezze conservate nei suoi musei, primo tra tutti quello di Capodimonte , non trascurando date e i nomi degli ingegneri, degli architetti e degli artisti, orgoglio della città e dei suoi cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma tanto sfoggio di sapere qualificato non sarà certamente &#8220;gratuito&#8221; sulla bocca di un banchiere centrale, pensavano i suoi colleghi. Dove vuol parare il Governatore italiano?</strong> E la risposta non è tardata. Napoli &#8211; ricorda Visco &#8211; è la città di illustri uomini di cultura ben noti ed apprezzati nell&#8217; Europa del loro tempo e ancora oggi, tra cui Giambattista Vico, Benedetto Croce e, a sopresa, l&#8217;economista Ferdinando Galliani, considerato da Joseph Schumpeter, uno dei più lucidi economisti del suo tempo .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;La fama del Galliani si basa su due libri: &#8216;Della Moneta&#8217;, scritto quando aveva appena 22 anni, nel 1751, e &#8216;Dialoghi sul commercio del frumento&#8217; pubblicato a Parigi nel 1770 in lingua francese</strong>. Con questi studi, Galliani si pone come il leader del dibattito monetario del suo tempo. E&#8217; stato il primo ad illustrare le dinamiche economiche della monet a e del mercato o, se preferite, i processi di transizione da una situazione di equilibrio ad un&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E cosa si deduce dal discoso di Galliani che Visco illustra ai suoi colleghi banchieri?</strong>: Che la realtà effettuale può rivelarsi diversa da quella prevista dalla teoria e che i banchieri centrali non possono prevedere con esattezza la velocità di reazione della economia ad una misura adottata, come la variazione dei tassi di interesse. Le diverse reazioni non del tutto prevedebili, almeno nei tempi e nella intensità, dovrebbero suggerire di <strong>adottare &#8220;uno spirito critico&#8221; e di &#8220;investigare senza pregiudizi&#8221;</strong> utilizzando sia i mezzi a nostra disposizione, sia inventandone dei nuovi, se necessario, se posti di fronte ad una crisi inattesa e di intensità o di conseguenze devastanti, come la crisi in corso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E conclude:   &#8220;</strong>Come Galliani, noi banchieri centrali d&#8217;Europa rispettiamo le teorie, ma siamo pienamente consapevoli dello scollamento che comunque esiste tra le condizioni che la teoria stabilisce affinche un teorema sia valido e ciò che di fatto succede nella realtà fattuale.Noi siamo pronti, quando necessario, a percorrere nuovi sentieri, non descritte nelle mappe teoriche<strong>. Il nostro pensiero e i nostri sforzi, a Francoforte come a Roma, dovrebbero sempre essere dirette al benessere delle persone e non ai parametri e alle formule astratte&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In una parola, Ignazio Visco, rifacendosi a Galliani, rivoluziona completamente il metodo e la filosofia della Troika e della Signora Merkel facendo impallidire Jens Wiedmann che gli sedeva accanto. </strong>Come dire che la rigidità della ricetta del rigore, il fiscal compact, il rispetto della soglia del 3%, i compiti da fare a casa sono tutti concetti, ragionamenti e comportamenti che possono rivelarsi errati nel raggiungimento del vero, unico obiettivo da perseguire: il benessere delle persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Coerentemente a questa visione, Ignazio Visco, aveva dichiarato al quotidiano Il Tempo: &#8220;Abbiamo avuto una grave crisi per molti errori e ritardi&#8230;</strong> anziché da una condivisione, si è cominciato da obiettivi di bilancio, dai test sulle banche; poi siamo intervenuti in Grecia con un&#8217;azione sulla ristrutturaziuone del debito, invece di risolvere i problemi dell&#8217;economia reale; il punto è che sono usciti i capitali dall&#8217;Europa e questo ha creato i debiti sovrani&#8221; Allora,abbiamo sbagliat o tutto, Signor Governatore?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E così il discepolo, l&#8217;allievo che doveva fare i compitini a casa, si è trasformato in gran Maestro non solo di processi bancari ma soprattutto dei processi umani vitali</strong>, quelli legati alla sola cosa che conta per fare grande un Popolo e una Nazione e la stessa Unione Europea: il suo patrimonio culturale nel senso più ampio della parola che va dall&#8217;arte, all&#8217;ingegneria, all&#8217;architettura, alla cultura, all&#8217;economia e, perchè no, alla deliziosa cena servita ai commensali nell&#8217;imponente Palazzo Reale, che senmbra sia andata di traverso al signor Weidmann.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Comunque Frau Merkel è servita e avvertita.</strong></p>
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		<title>Ottorighe. Che meraviglia, presto  avremo un nuovo partito</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 07:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[PINO SCORCIAPINO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Fantastico. Questa si che è una notizia confortante. Ci voleva. Tra non molto pare che avremo un nuovo partito. Si dovrebbe chiamare “Lega dei Popoli” la scommessa del segretario della Lega Nord Matteo Salvini di lanciare un partito gemello del Carroccio anche al Centro e al Sud. L’annuncio potrebbe arrivare il 18 ottobre in concomitanza</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fantastico. Questa si che è una notizia confortante. Ci voleva. Tra non molto pare che avremo un nuovo partito. Si dovrebbe chiamare “Lega dei Popoli” la scommessa del segretario della Lega Nord Matteo Salvini di lanciare un partito gemello del Carroccio anche al Centro e al Sud. L’annuncio potrebbe arrivare il 18 ottobre in concomitanza con la grande manifestazione convocata a Milano contro l’operazione “Mare Nostrum”. E proprio il tema immigrazione potrebbe essere uno dei cavalli di battaglia del nuovo movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">La formazione dovrebbe essere coordinata dal deputato Riccardo Volpi. Difficile che sia pronta per le regionali parziali di novembre, probabilmente sarà “testata” nelle amministrative di primavera. Nella stessa Lega Nord non tutti sono favorevoli. Tra i militanti c’è il sospetto che questo interesse per il resto dell’Italia nasconda l’intenzione di Salvini di abbandonare la battaglia per la secessione della Padania. Ma il segretario ha rassicurato: ”L’indipendenza della Padania rimane l’articolo 1, la ragione della nostra battaglia”. Piuttosto, per Salvini, “Visto che ci sono 4 milioni di disoccupati in tutta Italia l’emergenza in questo momento è allontanarci da Bruxelles per far ripartire il lavoro in tutta Italia. Poi parleremo di come organizzarci il giorno dopo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma si potrebbero così seguire in Italia le orme di Marine Le Pen in Francia. L’invasione di campo di Salvini non è piaciuta a “Fratelli d’Italia”, che si ritiene l’unico partito interprete del “lepenismo” in Italia. Sicché “Lega dei Popoli” e partito guidato dalla Meloni inevitabilmente entreranno in concorrenza. Secondo il quotidiano romano “Il Tempo” (30 settembre 2014) “stando ai sondaggi c’è uno spazio elettorale potenziale del 20-25 per cento. Chi riuscirà ad accaparrarselo?”.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro modesto avviso questi sondaggi sono troppo benevoli, troppo ottimistici. In ogni caso ci godiamo la notizia. Un nuovo partito che fa il verso alla Le Pen era proprio qualcosa che nel confuso panorama politico del Sud Italia (e quindi con probabilità anche della Sicilia) ci mancava. Come potevamo stare senza?</p>
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		<title>Semplificazione amministrativa,  se il rimedio è peggiore del male</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 06:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GIUSEPPE BIANCA]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Eccesso di zelo, arma di distrazione di massa o solo una lodevole intenzione non andata a buon fine? All’interno della legge regionale 782/2014 “Assestamento del bilancio della Regione per  l&#8217;anno finanziario 2014”, l’ormai famosa, manovra Ter,  con motivato orgoglio, quantomeno dal suo punto di vista, il governatore siciliano Rosario Crocetta, aveva inserito l’articolo 68: Norme in</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Eccesso di zelo, arma di distrazione di massa o solo una lodevole intenzione non andata a buon fine?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>All’interno della legge regionale 782/2014 “Assestamento del bilancio della Regione per  l&#8217;anno finanziario 2014</strong>”, l’ormai famosa, manovra Ter,  con motivato orgoglio, quantomeno dal suo punto di vista, il governatore siciliano Rosario Crocetta, aveva inserito l’articolo 68: Norme in materia di trasparenza e di pubblicità dell’attività amministrativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al comma 5 si leggeva testualmente: “I decreti dirigenziali</strong> devono essere pubblicati per esteso nel sito internet della Regione siciliana. La non pubblicazione entro le successive 48 ore dalla data di emissione, temine perentorio, oltre che essere ragioni di nullità dell’atto è causa di rimozione del dirigente responsabile del decreto”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sarà opera del Commissario dello Stato</strong>, con specifica impugnativa, cassare la parte “è causa di rimozione del dirigente responsabile del decreto”, 6, 7, 8, 9 e 10 per violazione degli articoli 3, 81, 97 e 117 2° comma lett. e) della Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’intendimento dell’esecutivo, in attesa della legge di semplificazione amministrativa</strong>, ancora per strada e che, come tutte le leggi di riforma sin qui annunciate, dovrà confrontarsi con gli umori variabili e le geometrie a soggetto del parlamento siciliano, si basava sulla premessa di sveltire ed accelerare, quella parte, ritenuta compressa, dei provvedimenti amministrativi, a volte stagnanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A distanza di qualche mese dall’entrata in vigore dell’articolo in questione,</strong> concepito per produrre una virtuosa accelerazione, avanza  invece concreto non solo il rischio di non centrare l’obiettivo, ma addirittura il raggiungimento di un effetto in direzione opposta della premessa,  quello cioè di appesantire il procedimento in questione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non c’è un grido che si alza lento, né una protesta dei dirigenti.</strong> Non c’è neanche il tam tam che gira trasversalmente, da una parte all’altra degli uffici. Il tormentone si muove latente e sotterraneo.  Soprattutto finisce col riguardare quei meccanismi non resi espliciti della pubblica amministrazione che produce i propri anticorpi, sempre e comunque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché dunque il rallentamento? Innanzitutto, i due giorni, le 48 ore, non sono intesi come ”lavorativi”,</strong> quindi pubblicando un decreto venerdì, si rischia di trovarsi una domenica nel mezzo. Poi la perentorietà e la ristrettezza dei tempi fa sì che, in alcuni dipartimenti, comincia a circolare la consuetudine di non predisporre decreti oltre il giovedì.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La trafila che porta all&#8217;emanazione del singolo provvedimento, per forza di cose,</strong> riguarda più persone, con un rischio a volte concreto di fisiologico allungamento dei tempi.  Non sono al momento ancora consultabili dati utili a formare un campione di raffronto, ma la voce comune, parlerebbe in direzione di una mancata accelerazione. Obiettivo che il governo si era dato, animato dalle migliori speranze.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al momento peraltro è disponibile online la sezione “Amministrazione trasparente”</strong>. Rimane dunque l&#8217;auspicio che i provvedimenti magari non mettano il turbo, pubblicati in due giorni, ma vedano la luce almeno nei cinque stabiliti. Alla gente forse basterebbe la rivoluzione della normalità.</p>
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		<title>Gay, è l’Isola della diversità: finita l’era dei peccati di carne</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 16:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[SALVATORE PARLAGRECO]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se un siciliano, dopo un’assenza di mezzo secolo, tornasse nell’Isola,<strong> e sfogliasse un giornale locale appena arrivato,</strong> avrebbe più di un motivo per chiedersi se abbia sbagliato destinazione. Giuseppe Anastasio – una storia d’amore lunga venti anni con il compagno, Toty Migliore – <strong>ha ottenuto il diritto ad usufruire di quindici giorni</strong> di ferie matrimoniali dalla sua azienda a gay di dipendenti dell’Amat, azienda municipale di trasporto pubblico a Palermo. L’unione era stata “dichiarata” nell’apposito registro istituito in Municipio, ma la richiesta non era stata accolta. Poi il ripensamento e la svolta. Un precedente per l’Italia, e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il siciliano, lontano dalla sua terra, avrebbe altro di cui meravigliarsi invero, <strong>smanettando sui motori di ricerca, alla voce Sicilia</strong>, Presidenza della Regione, scoprendo che il capo del governo è un gay fiero di essere tale, al punto da far sospettare che utilizzi la diversità per suscitare consenso.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi l’avrebbe detto?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Isola delle fanciulle illibate, sedotte e abbandonate,</strong> e del divorzio all’italiana ha conquistato la prima fila nella liberalità dei costumi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ferie matrimoniali alla coppia gay e il genere del governatore sono solo due episodi, potremmo elencarne altri, ma bastano per seppellire da soli la stagione dei peccati di carne, <strong>del comune senso del pudore, dei rossori verginali,</strong> dei baroni rampanti e dei borghesi assatanati. La memoria di quella Sicilia è morta e sotterrata.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno scheletro da togliere dall’armadio e incenerire? Non proprio, ma quasi. L’attitudine dei siciliani a padroneggiare le situazioni nuove, ad adattarsi alle novità ne esce rafforzata, favorendo il sorgere di una intelligenza delle relazioni sociali più acuta che altrove.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sicilia dei peccati di carne,</strong> che ha ispirato sceneggiatori e romanzieri di successo, oggi non c’è più, si è attrezzata ai tempi nuovi e si trova perfettamente a suo agio nelle rapide della quotidianità “matura”. Al punto da far esultare Arcigay, convinta che le ferie concesse a Giuseppe Anastasio costituiscano un precedente di straordinaria rilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno ricorda in queste ore che in concomitanza con il riconoscimento<strong> del diritto alle ferie alla coppia gay palermitana,</strong> finalmente in viaggio di nozze, si è aperto a Roma il Sinodo dedicato alla famiglia ed alla coppia, fortemente voluto da papa Francesco (“La chiesa deve ascoltare i battiti del tempo nuovo…”).</p>
<p style="text-align: justify;">L’orgoglio della primazia gonfia il petto più del dovuto. Certo è che la Sicilia guadagnava spazio in cronaca per la sua riluttanza ad accettare le novità, per i mariti gelosi,<strong> le mogli tappate in casa e costrette a tenere gli occhi bassi,</strong> il delitto d’onore e per gli itinerari seduttivi del Principe di Lampedusa, confinati nei trasalimenti ed i Gesummaria della consorte e le visite alla piccola Mariannina con tre canne di seta ponzò.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno recrimina sulla perdita di identità ché di questo si tratta &#8211; perché la Sicilia non si è omologata, risalendo le rapide è approdata con disinvoltura al tempo della diversità benvenuta. Ci sarà così qualcosa di cui fregiarsi, ancora una volta.</p>
<p style="text-align: justify;">I siciliani amano sedurre. E lasciarsi sedurre. Non importa come e perché.</p>
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		<title>La Sicilia &#8220;civile&#8221; di Lampedusa  e Pozzallo conquista il mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 08:29:35 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I sindaci di Lampedusa e Pozzallo, Giusy Nicolini e Luigi Ammatuna, nell’immaginario degli italiani, contano più di Leoluca Orlando e Enzo Bianco, che amministrano le due maggiori città siciliane, Palermo, il capoluogo, e Catania, la Milano del Sud. Nei giorni scorsi a Lampedusa e Pozzallo sono state ricordate con manifestazioni di intensa carica emotiva, i naufragi che hanno provocato la morte di molte centinaia di sventurati durante la traversata del Canale di Sicilia.<strong> Catania e Palermo non hanno affatto demeritato</strong>, l’attenzione e la dedizione dei sindaci è stata esemplare, ma le due piccole comunità hanno “sofferto” di più e parlato di più al cuore della gente. Giusy Nicolini aspira ad <strong>un’isola che profumi di vita,</strong> che sia luogo d’incontro ed integrazione, Luigi Ammatuna vuole che la sua comunità sia ricordata come un luogo abitato da persone perbene e di cuore. Non sono ambizioni spropositate.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Lampedusa e Pozzallo sono in primo piano, per visibilità e attenzione, lo si deve al modo con il quale<strong> gli amministratori locali hanno affrontato la tragedia</strong> del nostro tempo, la fuga di uomini e donne dalla fame, la persecuzione e le tirannie. <strong>Hanno dato una lezione di civiltà all’Europa</strong> e, per certi versi, anche alle burocrazie e gli egoismi del nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Non hanno solo amministrato bene le loro comunità, che sarebbe già un buon risultato, ma sono riusciti a regalare accoglienza ai profughi e ed ottenere dai loro cittadini, collaborazione, ospitalità, solidarietà,<strong> riuscendo a far sì che si prodigassero per dare un rifugio</strong>, seppur precario e breve, agli sventurati.</p>
<p style="text-align: justify;">Lampedusa e Pozzallo <strong>sono diventate, perciò, il simbolo di una Sicilia “ricca” di umanità,</strong> efficiente e solidale, che marca una diversità inequivocabile rispetto al resto del Paese, soprattutto alcune lande del nord “padano”, dove si sono registrati episodi di respingimento davvero inspiegabili (lutto al braccio per l’arrivo di appena sei rifugiati).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è mai cosa giusta fare di tutta l’erba un fascio, nel bene e nel male, ma è indubbio che<strong> le buone pratiche siciliane non abbiano avuto alcun riscontro</strong> altrove e siano servite a fare arrossire di vergogna una buona parte del vecchio Continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Luigi Ammatuna e Giusy Nicolini fanno semplicemente la loro parte con dignità e dedizione. Le loro buone pratiche non trasferiscono “beni” alla Sicilia:<strong> le risorse siciliane restano modeste,</strong> la politica e le istituzioni annegano nella sterilità decisionale, l’etica della responsabilità non fa passi avanti. Ma è grazie a loro, ed a quelli che amministrano il bene pubblico allo steso modo, che la Sicilia fa parlare bene di sé. Gli economisti direbbero che accanto ai tesori d’arte ed alla natura generosa, l’Isola dispone di beni intangibili, la buona immagine che regala Pozzallo e Lampedusa.</p>
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		<title>Musumeci va alla guerra senza paura: &#8220;Sfiducia  e subito…&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 08:20:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nello Musumeci fa sul serio, ha messo alla prova tutti i gruppi di centrodestra, da Forza Italia al Nuovo Centrodestra di Alfano, sulla mozione di sfiducia. <strong>Un ultimatum? No, penultimatum forse.</strong> Entro quindici giorni vuole le firme sulla mozione. Ed intanto incontra gli alleati martedi per decidere il da farsi. Li guarderà negli occhi per capire che intenzioni hanno? Batterà i pugni sul tavolo? Pretenderà la verità e basta?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se è una mossa vincente, lo sapremo presto.</strong> Di sicuro la posta in palio, per ora, non è la mozione. Musumeci intende “stanare” coloro che dicono di volere mandare a casa Rosario Crocetta ma inseriscono la marcia indietro al pensiero che dopo Crocetta, toccherà a loro tornare a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Musumeci è determinato. E’ stato lo sfidante del governatore, ambisce ad una seconda opportunità. Fino a che mantiene l’iniziativa ha una chance, <strong>ma a patto che l’inseguimento si concluda in tempi accettabili con successo.</strong> Stando così le cose, le carte in mano sono modeste e le fiches poche. Se fosse seduto ad un tavolo di poker, la sua strategia verrebbe giudicata molto audace. Non bluffa, perché vuole davvero mandare a casa Crocetta, ma sa di non potere fare sul serio fino in fondo, perché la chiusura anticipata della legislatura manda in bestia una larga fetta dell’Assemblea, centrodestra compreso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarebbe, è vero, il “soccorso” pentastellato:<strong> quattordici deputati che si sono assunti l’onere di arrivare alla mozione di sfiducia</strong>, solo che non si sono seduti al tavolo, hanno scelto di andare nelle piazze a chiedere la sfiducia al governatore, ed è lecito dubitare che il consenso “popolare” ricevuto possa essere usato a Sala D’Ercole. <strong>Il Movimento di Grillo in Sicilia vuole accreditarsi come l’unico antagonista</strong> credibile, non intende pagare il costo politico di un’azione comune con Musumeci e quanti, nel centrodestra, dicono di volere le dimissioni del Presidente. Solo un’azione comune, tuttavia, potrebbe avere qualche chance di successo.<strong> Percorrere questa strada può portare dritti allo scioglimento,</strong> a meno che non ci siano defezioni lungo il tragitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Partito Democratico, infine, non sono mancate le voci di un ritorno alle urne, <strong>ma è come abbaiare alla luna da quelle parti.</strong> I renziani e i sostenitori di Crocetta nella maggioranza, hanno fatto muro.</p>
<p style="text-align: justify;">Martedì, assai probabilmente, Musumeci potrà intascare la disponibilità dei leader del centrodestra, ma sarà una disponibilità virtuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la storia ricordiamo che in Sicilia <strong>la questione “mozione di sfiducia” è in testa all’agenda politica da quattro anni circa</strong>, dal 2010-2011, Lombardo regnante. Un’ammuina da voltastomaco. Roba per addetti ai lavori. Con i guai che ci sono da affrontare ogni giorno, la telenovela diventa insopportabile. Se non ci sono le condizioni reali per arrivare al dunque, amen, ci si batta per altri obiettivi. Chi sta fuori dal Palazzo, forse, lo apprezzerebbe.</p>
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		<title>Forastieri, da cacciatore di evasori  ad &#8216;angelo&#8217; dei contribuenti</title>
		<link>http://www.siciliainformazioni.com/127894/forastiere-cacciatore-evasori-angelo-protettore-dei-contribuenti</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2014 17:07:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[SALVATORE PARLAGRECO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Salvatore Forastieri, organizzatore di un convegno che mette al centro i diritti del contribuente, allo Steri, ha radunato attorno a sé tutti i personaggi che si occupano, per un verso o l’altro, di tasse. Chi le fa pagare, chi mette le manette ai trasgressori, chi fa storia e filosofia del fisco, chi conosce i meandri</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore Forastieri,</strong> organizzatore di un convegno che mette al centro<strong> i diritti del contribuente, allo Steri,</strong> ha radunato attorno a sé tutti i personaggi che si occupano, per un verso o l’altro, di tasse. Chi le fa pagare, chi mette le manette ai trasgressori, chi fa storia e filosofia del fisco, chi conosce i meandri dell’agenzia delle entrate come le proprie tasche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mancava nessuno allo Steri sabato mattina. Ma il personaggio è lui, <strong>Salvatore Forastieri, perché la sua storia, pur semplice, è senza eguale, almeno in Sicilia.</strong> Per una vita è stato un alto funzionario dell’agenzia delle entrate, a Palermo. Ha spillato quattrini a chi doveva tirarli fuori, con grazia e astuzia. Poi, lasciato il fisco si è schierato senza soluzione di continuità dall’altra parte della barricata, <strong>assumendo l’incarico di garante regionale dei diritti del contribuente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È come se il direttore di un penitenziario, dopo essersi lasciato alle spalle il portone della prigione, avesse scelto di rappresentare i diritti dei detenuti. O come se il persecutore di malandrini, abbandonata la caccia, fosse entrato nelle enclaves dei trasgressori della legge per sostenere le loro ragioni ogni volta che ne avevano.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa stupefacente è che i due mestieri, <strong>il tassatore ed il difensore dei tassati, li ha interpretati allo stesso modo,</strong> con eguale dedizione perché – è lui a ricordarlo – la stella polare resta la legge, i diritti del contribuente, la giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">“La gente è scontenta, disperata – denuncia Forastiere aprendo il convegno “I diritti del contribuente nell’attuale panorama tributario italiano”, “sono tanti che vengono a piangere sulle spalle del garante. Bisgona cambiare molte cose, ciò che serve è un fisco semplice, umano”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il garante<strong> il problema più grosso è la complessità delle regole e delle leggi.</strong> “Sono ben seicento le novità fiscali negli ultimi anni, una enormità”, riferisce Salvatore Forestieri con aria sgomenta. “E quest’anno si sono registrati ben <strong>ottomila fallimenti in Italia.</strong> Ho ricevuto ben settecento istanze di contribuenti che si sono sentiti trattati malamente…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli interventi dei relatori le informazioni che ci danno lo stato dell’arte: gli italiani sono un popolo di tartassati ed evasori, e che fra gli uni e gli altri c’è una zona grigia inesplorata. <strong>L’83 per cento paga le tasse per intero e subito,</strong> è l’esercito degli stipendiati, pubblici o privati, impiegati, operai, dirigenti. Poi ci sono gli altri, quelli che pagano le tasse con alterne fortune, imprenditori, commercianti, partite Iva: alcuni pagano troppo, altri poco o niente del tutto:<strong> 200 miliardi di euro l’anno di imponibile inevaso,</strong> il 17 per cento del Pil. Una cifra enorme, cui va aggiunta l’Iva evasa per 91 miliardi di euro ed un’elusione difficile da calcolare o quasi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sarebbero dunque i buoni e cattivi?<br />
</strong><br />
Il manicheismo è una malattia, non va contratta nemmeno quando è facile assumerla<strong>, perché ci si occupa di fisco e di tasse. </strong>Ci deve fare riflettere, come ha ricordato il professore Angelo Cuva, la pressione tributaria che sfiora la valenza espropriativa: l’Italia occupa il posto più elevato nella tassazione effettiva, il 54 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">La cifra non giustifica l’illegalità fiscale, <strong>ma regala la giustificazione morale agli evasori,</strong> una giustificazione talvolta strumentalmente adottata, che i cacciatori di frode contributiva conoscono a menadito, dovendo confrontarsi con il malessere (vero) della gente. E ’il caso della polizia finanziaria, come ha ricordato il Comandante generale della Guardia di Finanza in Sicilia, Ignazio <strong>Gibilaro</strong>: i suoi cinquemila uomini e donne che indossano la divisa delle Fiamme Gialle devono quotidianamente districarsi fra l’umana comprensione e le sceneggiate di chi cavalca il contesto per coprire le furbizie. Un mestiere difficile.</p>
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