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	<title>SiciliaInformazioni</title>
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	<description>Quotidiano online della Sicilia</description>
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		<title>Ferrandelli scrive al Pd: &#8220;Crocetta faccia un passo indietro&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 10:57:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Un mese fa, il presidente Crocetta disse in direzione regionale questa testuali parole: &#8216;volete che mi dimetta? Dovete solo chiederlo&#8217;. Noi glielo chiediamo con forza e determinazione&#8221;. Cosi si legge nella lettera inviata dal movimento politico dei &#8216;Coraggiosi&#8217;, voluto da Fabrizio Ferrandelli, al Pd regionale, in occasione dell&#8217;inaugurazione della sede del movimento in via Principe</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Un mese fa, il presidente Crocetta disse in direzione regionale questa testuali parole: &#8216;volete che mi dimetta? Dovete solo chiederlo&#8217;. Noi glielo chiediamo con forza e determinazione&#8221;. Cosi si legge nella lettera inviata dal movimento politico dei &#8216;Coraggiosi&#8217;, voluto da <strong>Fabrizio Ferrandelli</strong>, al Pd regionale, in occasione dell&#8217;inaugurazione della sede del movimento in via Principe di Belmonte a Palermo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Chiediamo al presidente Crocetta di fare un passo indietro</strong> &#8211; ha detto Ferrandelli &#8211; come ho fatto io e l&#8217;assessore alla Sanita&#8217; Lucia borsellino. Inoltre a poche ore dall&#8217;assemblea regionale del Pd proponiamo come nuovo presidente regionale, dopo le dimissioni di Zambuto: Giulia Beninati. Una ragazza di 30anni, non e&#8217; una dirigente ma ha da sempre la tessera del Pd, parla 4 lingue e lavora nell&#8217;ambito della progettazione a Messina, una &#8216;coraggiosa&#8217;. Noi chiediamo a questa assemblea di avere coraggio di cambiare per guidare al meglio questa terra&#8221; ha concluso Ferrandelli.</p>
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		<title>Tragico incidente a Gioiosa Marea,  due morti e tre feriti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 08:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Incidente mortale, stamane, a Gioiosa Marea, lungo la strada statale 113. Un&#8217;auto con a bordo cinque giovani si è ribaltata. Il bilancio è di due morti e tre feriti. Uno dei feriti si trova ricoverato all&#8217;ospedale Papardo di Messina mentre gli altri sono stati trasportati all&#8217;ospedale di Patti.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Incidente mortale, stamane, a <strong>Gioiosa Marea</strong>, lungo la strada statale 113. Un&#8217;auto con a bordo cinque giovani si è ribaltata. Il bilancio è di due morti e tre feriti. Uno dei feriti si trova ricoverato all&#8217;ospedale Papardo di Messina mentre gli altri sono stati trasportati all&#8217;ospedale di Patti.</p>
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		<title>&#8220;Qualcosa di mio&#8221;, Letizia Battaglia in mostra a Favignana</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 08:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ANNA SCORSONE ALESSANDRI]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>È in corso a Favignana, presso l’ex stabilimento Florio, la mostra fotografica di Letizia Battaglia dal titolo “Qualcosa di mio”, a cura di Alberto Stabile e Laura Barreca. La mostra raccoglie sguardi e gesti quotidiani di donne e bambine, catturati nella crudezza del bianco e nero, in una Sicilia fuori dal tempo, eppure oggi inconfondibile. Letizia</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È in corso a <strong>Favignana</strong>, presso l’ex stabilimento Florio, la mostra fotografica di <strong>Letizia Battaglia</strong> dal titolo <strong>“Qualcosa di mio”, </strong>a cura di Alberto Stabile e Laura Barreca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mostra raccoglie sguardi e gesti quotidiani di donne e bambine,</strong> catturati nella crudezza del bianco e nero, in una Sicilia fuori dal tempo, eppure oggi inconfondibile. Letizia Battaglia maestra di fotografia nel 1971 lascia la Sicilia per trasferirsi a Milano come cronista, collabora prima con Le Ore e poi con Abc, settimanali anticonformisti e anticlericali molto diffusi in quegli anni, servizi di politica e scatti molto osé per l’epoca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Successivamente il direttore Vittorio Nisticò del quotidiano L’Ora, la vuole in redazione.</strong> Sono gli anni in cui il potere politico e criminale di Palermo sta cambiando, i primi cadaveri eccellenti, la guerra di mafia e Letizia arriva sempre per prima sulla scena del delitto. È testimone oculare nella Palermo più cupa, le sue foto fanno il giro del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nominata dal sindaco Orlando, assessore comunale, con delega alla Vivibilità Urbana</strong> dice: “E’ stato il periodo più bello della fotografia, mi sentivo cittadina e quindi più che solo una fotografa. Ma io non facevo politica, io amministravo, facevo cose concrete, vedevo un angolo sporco e facevo sistemare una pianta”. Dopo la giunta “colorata” di Leoluca Orlando, l’elezione alla Regione Siciliana: è stata una “Esperienza inutile, non facevo niente, non mi facevano sapere niente”. La fotografia di Letizia Battaglia è la ricerca analitica verso di sé, strumento di ‘salvezza e verità’, come dice lei. Ha ritratto luoghi, omicidi di mafia, ma in questa selezione di immagini l’obiettivo oltrepassa il dato di cronaca per diventare qualcosa di personale, quello che lei stessa definisce ‘qualcosa di mio’.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scrive Alberto Stabile nel suo testo:</strong> “In quella Palermo che Letizia Battaglia ha fotografato nell’arco di tempo che va dalla metà degli anni ’70 alla fine degli anni ’80, di quella catena che ha immobilizzato la città alla logica della violenza e del malaffare, salvo rare eccezioni, le donne rappresentavano l’anello più debole. Donne inchiodate ad un ruolo primordiale, come le “spose bambine”, di cui parlava in quegli anni Mario Farinella in una sua memorabile inchiesta sui quartieri poveri. Donne tuttofare. Donne cui è negato il sorriso, il giuoco, la felicità. Soprattutto l’attenzione per l’infanzia, quello stato di purezza fragilissimo, e per questo temporaneo, nella carriera di Letizia Battaglia funziona come contraltare, o redenzione, al tanto, troppo dolore impresso negli scatti che l’hanno accompagnata negli anni di piombo a Palermo. Quella Palermo che lei stessa sente malata, e con cui ha intessuto un lunghissimo rapporto di “rabbia e dolcissima disperazione”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Letizia Battaglia, fotografa, fotoreporter e politica italiana</strong> si trova a documentare l’inizio degli anni di piombo della sua città, scattando foto dei delitti di mafia per comunicare alle coscienze la misura di quelle atrocità. Suoi sono gli scatti all’Hotel Zagarella che ritraevano gli esattori Salvo insieme ad Andreotti e che furono acquisiti agli atti per il processo. Le stragi di Falcone e Borsellino e poi Padre Puglisi. Decide di non fotografare più morti e parte nel 2003 per Parigi delusa per il cambiamento del clima sociale e per il senso di emarginazione da cui si sentiva circondata, cade in depressione passa le sue giornate al tavolino di un caffè parigino senza parlare, senza bere sola in grande solitudine. Le arrivano i premi più prestigiosi dalla Francia, dalla Germania, da Londra. È la prima donna europea a vincere negli Stati Uniti la borsa Eugene Smith. Torna a Palermo perché Letizia è impastata con Palermo, la ama e la patisce, prova rabbia ma non può farne a meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Letizia Battaglia quest’anno ha compiuto ottanta anni</strong> e moltissimi attestati sono giunti da tutto il mondo confermandola come la più importante fotografa siciliana contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi vive con le figlie, fa la nonna e si diverte a fotografare le bambine.</strong> “Adesso mi sento forte nella testa e nelle mie idee, ho avuto tanto e non voglio più nulla”…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mostra, organizzata come evento espositivo all’interno di FavignanaIncontri 2015</strong>, a cura di Alberto Stabile, è realizzata in collaborazione con il Museo Civico di Castelbuono (PA), dove sarà esposta a dicembre 2015.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Letizia Battaglia: “Qualcosa di mio”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dal 30 luglio al 31 agosto 2015 &#8211; Ex stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica – Via Amendola, 1 Favignana (TP).</em></p>
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		<title>Chiusi gli scavi per villa Santa Marina a Petralia Soprana</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 08:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La villa Santa Marina di Petralia Soprana si colloca tra I ed il II secolo D.C. La notizia è stata data in occasione della chiusura della campagna di scavi condotta nel corso del mese di luglio. Alla presentazione dei risultati, avvenuta come sempre presso la villa, hanno preso parte Ernesto Messineo dell&#8217;Associazione culturale “Gaetano Messineo” e</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La <strong>villa Santa Marina di Petralia Soprana si colloca tra I ed il II secolo D.C.</strong> La notizia è stata data in occasione della chiusura della campagna di scavi condotta nel corso del mese di luglio. Alla presentazione dei risultati, avvenuta come sempre presso la villa, hanno preso parte <strong>Ernesto Messineo</strong> dell&#8217;Associazione culturale “Gaetano Messineo” e proprietario dell’area di scavo, <strong>Stefano Vassallo e Rosa Maria Cucco</strong> dell’Unità Operativa per i Beni Archeologici della Soprintendenza di Palermo, i professori <strong>Oscar Belvedere e Aurelio Burgio</strong> dell’Università di Palermo, il sindaco di Petralia Soprana <strong>Pietro Macaluso. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erano presenti anche i numerosi studenti provenienti da diverse Università italiane</strong> che hanno preso parte allo scavo e tanti cittadini. Lo scorso anno la villa Santa Marina, sita tra le borgate Raffo e Pellizzara, aveva promesso di stupire e così è stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Grazie ai nuovi dati acquisiti quest’anno,</strong> ha detto il professore del Dipartimento Culture e Società dell’Unipa Aurelio Burgio, è possibile datare il periodo di vita della villa romana di Santa Marina tra il I ed il II sec. D.C. Gli scheletri delle due sepolture rinvenute negli anni scorsi al di sopra delle strutture della villa, grazie all’analisi al C14 effettuata nell’ambito del progetto nazionale IPERION, sono databili intorno all’anno Mille&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una notizia che ha entusiasmato tutti i presenti che conferma il grande potenziale dello scavo</strong> e la storia affascinante della villa iniziata a venire fuori grazie al lavoro degli studenti che, da tre anni, durante il mese di luglio, con grande entusiasmo e sotto il sole cocente scavano nel sito, o in una parte di esso, in quello dove attualmente si svolgono le ricerche. La lettura dei resti fa pensare che molto probabilmente il sito è stato abbandonato. Ciò è attestato dalle ceramiche già rinvenute nei crolli dei tetti di due stanze, dove quest&#8217;anno è stata trovata anche una lucerna che riporta sul fondo il marchio dell’officina dove fu realizzata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Mi auguro – ha detto Rosa Maria Cucco della Soprintendenza -</strong> che siano presto ultimati i lavori nell’ex carcere di Petralia Soprana destinato a Museo Civico, sede espositiva deputata ad esporre i reperti archeologici rinvenuti in questi anni”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla Cucco ha fatto eco il sindaco Pietro Macaluso</strong> che ha informato sulla tempistica dei lavori di adeguamento della sede museale che ben presto sarà pronta e ha confermato la disponibilità del Comune di Petralia Soprana a offrire anche in futuro il supporto logistico ai partecipanti alle ricerche archeologiche con l&#8217;auspicio che gli scavi possano continuare annualmente, così com&#8217;è stato, per portare alla luce la l&#8217;intera struttura. Una presenza, la villa, che conferma il grande potenziale archeologico delle Madonie. Proprio dell&#8217;importanza del contesto madonita ha parlato Stefano Vassallo della Soprintenteza che ha anche citato i recenti scavi tenuti ad Alburchia, nei pressi di Gangi, seguiti da Santino Ferraro e di quelli a Gangivecchio a cura dell’Università dell’Iowa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ernesto Messineo, fratello del compianto archeologo Gaetano</strong> che è quello che ha dato il via a questi scavi, ha ringraziato, anche a nome della presidente dell&#8217;associazione Elena Epifanio Vanni, tutti coloro che si sono prodigati per rendere possibile anche questa edizione ed in particolare il Rotary Club Palermo-Parco delle Madonie, la Banca di Credito Cooperativo S. Giuseppe, la ditta Agliata Calogero e la Cooperativa Agricola Valdittaino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La conclusione dell&#8217;appuntamento è stata affidata alle corde del violino del maestro Francesco La Bruna</strong> che ha eseguito vari brani sul sito archeologico e nella suggestiva luce del tramonto creando una mirabile atmosfera che si è intrecciata con la cucina vegetariana dello chef Satyavan Giri che ha preparato la cena di chiusura scavi attingendo alle ricette tradizionali della variegata cultura gastronomica e vegetariana arricchite dall&#8217;esperienza in vari paesi del mondo. A tutti coloro che hanno partecipato allo scavo e ai rappresentanti degli sponsor presenti è stata consegnata da Ernesto Messineo una ceramica riproducente la testina di satiro ritrovata sul sito negli anni scorsi.</p>
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		<title>Gela, sequestro da tre milioni  ad un imprenditore</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 08:22:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta sta procedendo all&#8217;esecuzione di un decreto di sequestro nei confronti dell&#8217;imprenditore Filippo Sciascia, 68 anni di Gela, ritenuto vicino alla clan mafioso gelese degli Emmanuello. Le indagini hanno fatto emergere il ruolo di Sciascia, &#8220;a disposizione&#8221; del capomafia Daniele Emmanuello, morto nel 2007, dopo una lunga latitanza. Il boss</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Direzione investigativa antimafia di <strong>Caltanissetta</strong> sta procedendo all&#8217;esecuzione di un decreto di sequestro nei confronti dell&#8217;imprenditore <strong>Filippo Sciascia, 68 anni di Gela,</strong> ritenuto vicino alla clan mafioso gelese degli <strong>Emmanuello</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le indagini hanno fatto emergere il ruolo di Sciascia, &#8220;a disposizione&#8221;</strong> del capomafia Daniele Emmanuello, morto nel 2007, dopo una lunga latitanza. Il boss riteneva Sciascia capace di infiltrarsi nell&#8217;economia orbitante intorno agli affari del petrolchimico di Gela, strategia criminale concretizzatasi con la costituzione di società ad hoc solo formalmente intestate a terzi soggetti ma risultate, dalle attività investigative e giudiziarie, riconducibili all&#8217;imprenditore. Il sequestro riguarda quote e compendi aziendali di quattro societa&#8217; per un valore di circa tre milioni di euro.</p>
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		<title>Arriva a Palermo nave  con 535 migranti e 5 salme</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 08:14:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[salme]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>È atteso, intorno alle 14 di oggi pomeriggio, l&#8217;arrivo al porto di Palermo della nave Bourbon Argos di  Medici Senza Frontiere con a bordo 535 migranti soccorsi in cinque diversi interventi di salvataggio. La nave trasporta anche cinque salme, di quattro donne nigeriane e di un ghanese, trovate soccorrendo sabato pomeriggio a largo della Libia</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È atteso, intorno alle 14 di oggi pomeriggio, l&#8217;arrivo al porto di <strong>Palermo</strong> della nave Bourbon Argos di  Medici Senza Frontiere con a bordo 535 migranti soccorsi in cinque diversi interventi di salvataggio. La nave trasporta anche cinque salme, di quattro donne nigeriane e di un ghanese, trovate soccorrendo sabato pomeriggio a largo della Libia un gommone con a bordo un  centinaio di persone. Secondo un primo esame effettuato a bordo della  nave, i cinque sarebbero molti per disidratazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A bordo della Bourbon Argos si trovano anche la moglie e i due figli</strong> dell&#8217;uomo ghanese e il marito e i figli di una delle quattro donne  nigeriane decedute durante la traversata. Le famiglie delle vittime sono state già individuate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;I bambini sono traumatizzati &#8211; raccontano da Medici Senza Frontiere -</strong> A bordo è stata fatta una prima cerimonia  per le cinque vittime e al porto ci saranno due nostri psicologi e tre mediatori culturali pronti a dare assistenza e supporto ai  superstiti&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Pizzi e Pezzi d&#8217;arte&#8221; a Mirabella Imbaccari</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 08:08:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sarà inaugurata oggi alle ore 20,00 la mostra &#8220;Pizzi &#38; Pezzi d&#8217;arte&#8221; presso il Museo del Tombolo organizzata dall&#8217;associazione culturale &#8220;Terra Erea&#8221; con il patrocinio del Comune di Mirabella Imbaccari. Le mani sono le protagoniste di questo tema &#8220;Pizzi &#38; Pezzi (d&#8217;arte)&#8221; unici, esclusivamente fatti a mano, e solo la maestria di chi ha l&#8217;arte nell&#8217;anima</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sarà inaugurata oggi alle ore 20,00 la mostra &#8220;Pizzi &amp; Pezzi d&#8217;arte&#8221; presso il Museo del Tombolo organizzata dall&#8217;associazione culturale &#8220;Terra Erea&#8221; con il patrocinio del Comune di Mirabella Imbaccari.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mani sono le protagoniste di questo tema &#8220;Pizzi &amp; Pezzi (d&#8217;arte)&#8221; unici, esclusivamente fatti a mano, e solo la maestria di chi ha l&#8217;arte nell&#8217;anima riesce a realizzare capolavori, mani che riescono a dare vita ad opere sempre più preziose nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Unendo ciò che sono in grado di realizzare le sapienti mani delle donne mirabellesi, cioè il rinomato pizzo in tombolo, con la fantasiosa creatività dei maestri artigiani calatini i visitatori potranno ammirare quanto più di pregevole riescono a creare le mani dell&#8217;uomo insieme a pregevoli pezzi d&#8217;arte ceramica, i tipici fischietti.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi i ceramisti aderenti a questa nuova iniziativa Antonio Barletta, Irene Cabibbo, Ivano Agatino Carpientieri (scultore originario di Mascalucia), Gesualdo Cucuzza, Giacomo Cusumano, Sebastaino Favitta, Vincenzo Forgia, Raffaele Giusino, Santina Grimaldi, Alessandro Iudici, Mario Milazzo, Nicolò Morales, Gesualdo Morretta, Antonino Navanzino, Luigi Navanzino, Michelangela Sammartino, Riccardo Varsallona, Vincenzo Velardita, Giacomo Venniro.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà esposta anche la collezione di &#8220;Terra Erea&#8221; con le opere donate da Grazia Maria Ambra, Fabrizio Brillantino, Maurizio Cataldo, Giuseppe Coffano, Gesualdo Cucuzza, Emadi, Vincenzo Forgia, Alessandro Iudici, Giacomo Lo Bianco, Mario Lodato, Concetta Modica, Antonio Navanzino, Riccardo Varsallona, Vincenzo Velardita, Giacomo Venniro e Ceramiche Sil.Va.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Siamo lieti di ospitare un&#8217;importante mostra di pregiati fischietti realizzati da abili artigiani ceramisti calatini &#8211; afferma l&#8217;assessore alla Cultura Filippa Martines &#8211; che ben si coniuga con la nostra perla dell&#8217;artigianato locale, il famoso tombolo, realizzato dalle abili mani delle donne mirabellesi, testimonianza, anche questa, di una centenaria tradizione che va tramandata alle future generazioni Mirabellesi, per tenere salde le radici del nostro territorio&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">“Abbiamo coniugato due prodotti di eccellenza &#8211; dichiara Omar Gelsomino, presidente di Terra Erea &#8211; come i pizzi in tombolo realizzati dalle sapienti mani delle donne mirabellesi con i fischietti fatti dagli abili maestri ceramisti calatini per valorizzare due tradizioni del nostro territorio per far conoscere e riscoprire agli emigrati queste nostre tipicità e ai curiosi che visiteranno la mostra Pizzi &amp; Pezzi d&#8217;arte&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra, sarà visitabile tutti i giorni (ingresso gratuito) dalle 9,00 alle 12,30 sino al 31 agosto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni è possibile scrivere alla mail: <a href="mailto:ass.terraerea@gmail.com">ass.terraerea@gmail.com</a> oppure consultare la pagina Facebook “Terra Erea”.</p>
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		<title>Palermo, arrestati 11 fedelissimi  di Matteo Messina Denaro NOMI</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 07:30:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La polizia di Palermo, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha arrestato 11 persone, ritenute responsabili dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e favoreggiamento aggravato dalla modalita&#8217; mafiosa per aver agevolato la latitanza del noto boss Matteo Messina Denaro. La misura cautelare e&#8217; stata eseguita congiuntamente al Ros dei Carabinieri che ha contribuito</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La polizia di Palermo, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha arrestato 11 persone, ritenute responsabili dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e favoreggiamento aggravato dalla modalita&#8217; mafiosa per aver agevolato la latitanza del noto boss <strong>Matteo Messina Denaro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La misura cautelare e&#8217; stata eseguita congiuntamente al Ros dei Carabinieri</strong> che ha contribuito ad evidenziare il ruolo apicale del mandamento mafioso di Mazara del Vallo. Le indagini, svolte da investigatori del Servizio Centrale Operativo e delle Squadre Mobili di Palermo e Trapani, finalizzate alla cattura del latitante Messina Denaro, rappresentano l&#8217;evoluzione investigativa degli esiti raggiunti con le operazioni &#8220;Golem I e II&#8221; prima, ed &#8220;Eden I e II&#8221; poi e condotte dagli stessi Uffici di Polizia Giudiziaria. In seguito all&#8217;esecuzione dei provvedimenti restrittivi emessi nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine Golem II &#8211; marzo 2010 &#8211; che era focalizzata nel ricostruire la catena di supporto del latitante e di veicolazione delle sue comunicazioni, le attenzioni investigative si sono concentrate su quei soggetti che, per caratura criminale e ruolo assodato all&#8217;interno delle consorterie mafiose della provincia di Trapani, potessero succedere agli arrestati del tempo nella struttura di favoreggiamento del latitante. Tra questi sono stati individuati l&#8217;anziano ed autorevole capo-mandamento della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo e i vertici della famiglia mafiosa di Salemi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questi i nomi degli arrestati:</strong> Vito Gondola, nato a Mazara del Vallo (TP) il 16/04/1938; Michele Gucciardi, nato a Salemi (TP) il 11/10/1953; Giovanni Domenico Scimonelli, nato a Locarno (Svizzera) il 08/08/1967; Pietro Giambalvo, nato ad Ustica (PA) il 28/07/1938; Vincenzo Giambalvo, nato a Mazara Del Vallo (TP) il 01/05/1977; Sergio Giglio, nato a Salemi (TP) il 07/08/1969; Ugo Di Leonardo, nato a Santa Ninfa (TP) il 27/04/1942; Michele Terranova, nato a Salemi (TP) il 23/09/1969; Giovanni Mattarella, nato a Mazara del Vallo (TP) il 10/03/1966 10; Leonardo Agueci nato a Salemi (TP) il 11/11/1987; Giovanni Loretta, nato a Mazara del Vallo (TP) il 31/10/1972.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le indagini hanno consentito di indicare gli inizi del 2012</strong> quale periodo di effettiva riapertura dei canali di comunicazione del latitante che, come accaduto in passato, avrebbe utilizzato riservatissime comunicazioni scritte (cd. pizzini) per trasmettere ai propri sodali le disposizioni e continuare ad esercitare l&#8217;indiscussa azione di comando.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I piu&#8217; sofisticati mezzi tecnici d&#8217;indagine consentivano di individuare la rete di veicolazione</strong> dei pizzini diretti al latitante o originati dallo stesso e destinati alle diverse famiglie mafiose della provincia di Trapani. Rete che si strutturava grazie a riservatissime comunicazioni tra i predetti uomini d&#8217;onore che, al fine di eludere le investigazioni dirette alle loro persone, utilizzavano alcuni insospettabili soggetti per fissare discreti appuntamenti in isolatissimi luoghi delle campagne tra Salemi, Mazara del Vallo, Santa Ninfa e Partanna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In particolare, si evidenziava il ruolo del capo mandamento di Mazara del Vallo</strong> in tale struttura. All&#8217;anziano mazarese, come rilevato da importanti intercettazioni, era stato attribuito il gravoso compito di gestire i tempi ed i modi di consegna e distribuzione della &#8220;corrispondenza&#8221; del latitante. Lo stesso capomafia mazarese aveva dovuto individuare dei &#8220;tramiti&#8221;, cosi&#8217; denominava i soggetti di fiducia lo stesso latitante in scritti in precedenza sequestrati, di provata affidabilita&#8217;, per poter interloquire in maniera riservata con gli altri capimafia. Si evidenziavano, pertanto, soggetti incensurati e apparentemente insospettabili quali un allevatore di Salemi, nonche&#8217; gestore di un caseificio in quel centro che garantiva il discreto collegamento tra i vertici mafiosi era legato da apparentemente lecite ragioni lavorative connesse alla pastorizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In egual modo un autotrasportatore mazarese, gia&#8217; tratto in arresto</strong> nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Peronospera II&#8221; assicurava, per il tramite di un ragioniere di una ditta di Santa Ninfa, le comunicazioni. Un geometra in pensione di Partanna, permetteva di fissare dei riservati incontri mentre un altro pregiudicato, parente dell&#8217;anziano capo mandamento di Mazara, aveva il compito di organizzare appuntamenti. La trasmissione della riservata corrispondenza, per quanto emerso, avveniva con cadenza trimestrale e con modalita&#8217; dettate dallo stesso latitante che, evidentemente al fine di scongiurare ogni possibile tentativo da parte degli investigatori di risalire la filiera di trasmissione dei pizzini, aveva deciso di evitare piu&#8217; frequenti contatti con i suoi affiliati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo scambio dei messaggi avveniva in aperta campagna nell&#8217;occasione dei menzionati incontri</strong> tra gli indagati che, pure in quelle occasioni, usavano la massima accortezza nel linguaggio, per riferirsi al latitante o alle dinamiche criminali sottese alle direttive da questi impartite mediante gli stessi riservati messaggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le investigazioni hanno consentito di definire il ruolo di vertice del capo mandamento</strong> del territorio di Trapani, concretizzatosi nella risoluzione di controversie interne al sodalizio e nel capillare controllo del territorio finalizzato all&#8217;infiltrazione del tessuto economico locale, attraverso imprese di diretta emanazione dell&#8217;organizzazione criminale. Sono stati, infatti, documentati i suoi ripetuti interventi per dirimere contrasti inerenti la spartizione dei guadagni provenienti dalla realizzazione del parco eolico denominato &#8220;Vento di Vino&#8221;, destinati anche al sostentamento del nucleo familiare dei Messina Denaro e dello stesso latitante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nello stesso contesto sono state eseguite 18 perquisizioni personali e domiciliari</strong> nei confronti di altri soggetti indagati a piede libero nell&#8217;ambito del medesimo procedimento penale. In corso verifiche di natura finanziaria presso alcuni istituti di credito svizzeri, dove si ritiene plausibile che alcuni indagati possano aver distratto somme di denaro finalizzate al sostentamento economico del latitante.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Pd siciliano in conclave con la sindrome della trazzera</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 07:25:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Partito Democratico in conclave, in Sicilia. Il compito è quello di sempre: che fare del governo Crocetta. Ma stavolta l’assemblea regionale dei dem siciliani, ha una spina al fianco. Il Pd teme che i meeting offrano alla piazza argomenti per giudizi sgradevoli. È un sospetto che nasce dalla trazzera finanziata dai grillini. Che è mediaticamente</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Partito Democratico in conclave, in <strong>Sicilia</strong>. Il compito è quello di sempre: <strong>che fare del governo Crocetta.</strong> Ma stavolta l’assemblea regionale dei dem siciliani, ha una spina al fianco. Il Pd teme che i meeting offrano alla piazza argomenti per giudizi sgradevoli. È un sospetto che nasce dalla <strong>trazzera finanziata dai grillini</strong>. Che è mediaticamente un bel colpo e misura l’inerzia del partito. Loro realizzano fatti, il Pd discute.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La questione è malposta.</strong> Sul banco degli imputati non dovrebbe esserci il confronto politico, i partiti che discutono nel loro interno, danno prova di maturità democratica, ma la difficoltà di raggiungere decisioni, renderle comprensibili a tutti e farle rispettare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da anni, in pratica dalla sua nascita, gli organi statutari del Pd</strong> assumono decisioni che vengono regolarmente disattese, a prescindere dal merito. Sbagliate o indovinate, le scelte non sono tenute in alcuna considerazione. Perciò finisce che non ci crede nessuno. Prevalgono gli apparati, le ragioni dei leaders, i disobbedienti sottengono visibilità, l’arroganza paga, i dirigenti contano quanto il due di coppe quando la briscola è a denari. Il buonsenso, la competenza, l’affidabilità, le volontà di chi rappresenta il partito non incidono minimamente sulle scelte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quella domanda – che facciamo con il governo Crocetta in Sicilia</strong> – rischia di rimanere senza risposta, con grave danno sia per il Pd quanto per Crocetta. I dem che oggi temono l’efficienza grillina a causa della trazzera, dovrebbero piuttosto interrogarsi sulla qualità della loro appartenenza al partito e sulle conseguenze del galleggiamento. L&#8217;attesa di una sorte propizia appare davvero incomprensibile, dal momento che la sorte dipende sia dalle buone pratiche dell&#8217;esecutivo che dalle buone intenzioni della maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È indubbio, infatti, che tenere il governo Crocetta in piedi senza “crederci”</strong> sia più dannoso che invitarlo a farsi da parte. Ed è indubbio che non sia affatto vantaggioso invocare la sua dipartita senza avere gli strumenti per raggiungere il risultato, dal momento – per esempio – che i deputati regionali sono riluttanti a considerare, per il momento, la necessità di sciogliere in anticipo il Parlamento regionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La trazzera è il sintomo, non la causa della malattia dem.</strong> Il Pd è il partito in cui si teme più la dittatura della maggioranza che il rispetto dei numeri, cioè della democrazia.</p>
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		<title>Palermo, scoperti due cadaveri  a Mondello e al Foro Italico</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 07:20:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Risveglio triste a Palermo. Due persone sono state trovate morte in zone diverse della città. Il primo cadavere è stato ritrovato in mare a Mondello, nei pressi del società italo-belga. Si tratta di un uomo di circa 50 anni, trovato da un bagnino che galleggiava, è stato subito soccorso dagli uomini del 118, che, hanno cercato</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Risveglio triste a Palermo. <strong>Due persone sono state trovate morte in zone diverse della città</strong>. Il primo cadavere è stato ritrovato in mare a <strong>Mondello</strong>, nei pressi del società italo-belga. Si tratta di un uomo di circa 50 anni, trovato da un bagnino che galleggiava, è stato subito soccorso dagli uomini del 118, che, hanno cercato di rianimarlo, ma senza successo. Indagini sono in corso per risalire alle generalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un altro corpo senza vita è stato trovato questa mattina al Foro Italico a Palermo</strong>. Si tratta di un indiano di 40 anni. A segnalare la presenza del corpo alcune persone che facevano jogging sul lungomare. Da quanto si apprende dalla polizia, da primi accertamenti, il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali.</p>
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