Crocetta regala un’altra chance a Crozza, torna in campo. Forse a Catania

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Farà l’incursore, il bastian contrario, si metterà di traverso sempre e comunque, e non toglierà il sublime piacere – a Maurizio Crozza ed i suoi telespettatori – di rivederlo in versione taroccata. Rosario Crocetta non cerca la vendetta, nel senso letterale, ma la chance che possa mettere con le spalle al muro il suo avversario, il PD di Davide Faraone e Matteo Renzi, che lo avrebbero beffato alle regionali prima ed alle politiche dopo, lasciandolo in panchina. Una cosa intollerabile per chi crede di essere adorato dal popolo. Perché il torto non l’hanno fatto a lui, ma al popolo. Ed è bene che questo elemento, che non è un dettaglio, vi entri nella testa una volta per tutte.

La prima incursione – fattibile, concreta, a breve scadenza – potrebbe arrivare a Catania. In una intervista ha lasciato intendere di stare pensando ad una sua candidatura nella città etnea, con un’alleanza civica. L’obiettivo è di far danno a Enzo Bianco, che a Catania rappresenta il PD. Il primo passo di una offensiva che difficilmente potrà essere fermata in tempi brevi. A meno che, naturalmente non ci sia un…chiarimento. Espressione che nelle consuetudini politiche ancien regime significa un patto su basi solide e cioè, per quanto riguarda Rosario Crocetta, un ritorno in grande stile dell’ex Presidente della Regione nelle alte sfere del Nazareno.

Le strategie di Crocetta in questi giorni non hanno alcuna possibilità di raggiungere la stanza del sagretario del partito, né quella degli altri maggiorenti del PD, che hanno ben altri problemi da affrontare, il primo fra tutti una campagna elettorale assai difficile, che vede, giorno dopo giorno, aumentare le chances di Paolo Gentiloni, come nuovo leader dem.

E’ forse lungo questa “striscia”, il cambiamento soft, che Crocetta potrebbe insinuarsi per giungere a un armistizio, profittando della bonomia di Gentiloni, o meglio, della sua compassata attitudine al lassez faire, lassez passer.

Ma è un percorso che per ora può essere avvistato su una sfera di cristallo taroccata. Nemmeno il più trinariciuto dei medium saprebbe offrire a Crocetta una risposta positiva. Per ora l’ex governatore parla solo a se stesso, nemmeno all’aldilà né a quelli che non stanno né di qua né di là. Anche gli zombi hanno il loro daffare. Le sue ambizioni e il suo futuro interessano solo “il popolo adorante”: ammesso che esista, ed i dubbi sono tanti,  non ha un gran voce in capitolo nelle stanze dei bottoni.

La sorte di Crocetta continua a stare a cuore, naturalmente, al cerchio magico, che si è rimpicciolito notevolmente, ma trova un vigilante occhiuto e mai domo, come Beppe Lumia, ex senatore, molto sofferente per la fine di una deroga lunga quasi venti anni. Nel nisseno Lumia ha fatto breccia, con la sua incursione ha curato le ferite dei frondisti incazzati per le scelte compiute nella composizione delle liste.

I Partigiani del PD, che si muovono sotto la sperimentata guida di Antonello Cracolici, sembrano tuttavia la componente più minacciosa per i renziani siciliani. Ma questo non sembra impressionare Crocertta, né lo stesso Lumia, abituati alle geometrie variabili ed ai tempi di vacche magre.

Crocetta, ben accolto dalla stampa catanese, in mancanza d’altro cerca di suscitare dissapori fra Faraone e Orlando. “Faraone è convinto di cavalcare il sindaco di Palermo, non si rende conto che finirà come la mosca cocchiera che sta sul bue», punzecchia Crocetta. Piccolo cabotaggio, insomma.

Dopo avere preparato lo scenario nazionale con le regionali, la Sicilia torna così mestamente  la terra di Crocetta, Lumia, Faraone, Raciti. Sì, non pare ma c’è anche lui, il sempre verde Raciti, segretario regionale, disperso nelle nebbie della campagna elettorale.

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