Fronda nordista, Alfano si allontana da Renzi in Sicilia, Lagalla si avvicina a Musumeci

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Il Pd non è messo bene, e questa non è una novità, ma le cose stanno peggio di quanto appaia. Su Alfano c’è una guerra senza quartiere fra i dem e la sinistra, che non ne vuol sapere di stare dentro la coalizione-Micari, senza che il Ministro degli Esteri abbia messo nero su bianco, virtualmente, all’alleanza con il Pd in Sicilia per le regionali.

Chi annusa odore di fiasco incombente, infatti, si è chiesto, ad alto livello, se fosse il caso di farsi coinvolgere, ed ha preso contatto con Alfano. “Siamo alleati di Micari e Orlando con il Pd”, è stata la domanda posta ad Alfano che trascorre qualche giorno di vacanza a Berlino. La risposta non sarebbe stata positiva. Più che un “ni”, un fermo-immagine. Niente di certo, insomma.

In definitiva i Pd si sono caricati i guai che il campo largo gli ha fatto piovere, dando ai bersaniani un movente (di principio), per chiamarsi fuori e creare le condizioni per una malafiura storica di Renzi in Sicilia, senza potere contare su Alternativa Popolare.

I centristi di Casini e D’Alia sono dentro, e su questo non ci piove, ma AP è rimasta in antisala. Ed una ragione c’è, il gruppo dirigente siciliano mugugna, comincia a domandarsi se valga la pena e intravvede nel ticket Musumeci-Armao la quadratura del cerchio per il centrodestra, con i dividendi che esso consente.

Anche nell’area di Roberto Lagalla ci sarebbero ripensamenti, a quanto pare, tanto che è stata accreditata la voce, priva di verifica, di un avicinamento del Rettore a Musumeci. In vista di che cosa? Un passo indietro di Lagalla a favore del ticket, in campio di un ingresso nella coalizione con tutti gli onori.

Rumors, che hanno però una valenza politica, perché confermano un deciso passo avanti compiuto dal centrodestra e da Musumeci. Sarà lui, insomma, l’uomo da battere?

Qualcuno la definisce la ‘fronda  ambrosiana’ di Ap. L’ala lombarda del partito di Angelino Alfano che  fa capo a Maurizio Lupi e Roberto Formigoni, ribadisce tutte le sue  perplessità sull’accordo con il Pd per le regionali in Sicilia, anche  in vista delle prossime politiche. Il cosiddetto fronte del Nord (che  può contare su un nutrito gruppo di senatori e deputati, una decina,  più sei consiglieri regionali al Pirellone) non condivide la svolta a  sinistra del ministro degli Esteri, pronto a confermare l’alleanza di  governo con i Dem anche nell’Isola, e chiede in tempi brevi un  chiarimento al loro leader.

Allo stato, Alfano non ha convocato alcuna riunione. In ballo c’è un  consistente pacchetto di voti del Nord e la tenuta del suo partito a  livello nazionale. Intanto, venerdì pomeriggio, a quanto si apprende,  tutti i parlamentari e consiglieri regionali ‘lombardi’ di Ap si  vedranno a Milano per fare il punto della situazione e studiare  eventuali contromosse in caso di intesa con i Dem.

”Mi riservo innanzitutto di ascoltare dalla sua voce la posizione di  Alfano” sulla questione delle alleanze, premette all’Adnkronos il  senatore di Ap Gabriele Albertini, che spiega: ”Nessuno rinnega  l’esperienza di governo fatta con il centrosinistra, anche con scelte, riforme e atti di governo assolutamente positivi come il jobs act. Ma, un conto è aver fatto una scelta di responsabilità per non anticipare  la fine della legislatura, che avrebbe consegnato ai grillini il  destino del Paese con effetti disastrosi, un conto è realizzare un  programma di governo con una forza -certamente rispettabile e  legittima come il Pd, che però si colloca -sia in Europa che a livello politico nazionale- non nello stesso alveo del Ppe e della nostra  linea liberista e moderata”

Albertini, che insieme ai colleghi  Francesco Colucci e Formigoni, guida al Senato l’ala lombarda  contraria a confermare l’intesa con il Pd in Sicilia e a livello  nazionale, assicura che con Lega e Fdi è possibile la coabitazione,  come accaduto in passato, ai tempi del Pdl: ”Spetta ai leader del  centrodestra trovare una sintesi, ma i nostri elettori sanno che  abbiamo già avuto una lunga esperienza di governo e convivenza con  forze politiche come la Lega e Fdi. Su molti temi, poi, come la  sicurezza e il fisco, c’è una sintonia abbastanza agevole”.

“L’unico punto di attrito -avverte- è l’euro, ma vedo che Salvini sta  abbassando in toni e, in ogni caso, resterebbe abbastanza isolato,  insieme alla Meloni, sulla proposta di abolire la moneta unica. Su  questo argomento la soluzione migliore -dice Albertini- è rinegoziare  i trattati Ue”.

Albertini esclude al momento ‘strappi’, vuol prima capire Alfano cosa  intenda fare, ma se il ministro degli Esteri dovesse virare a  sinistra, è pronto a schierarsi con ‘Energie per l’Italia’ di Stefano  Parisi: ”La linea di azione e politica in cui mi riconosco è quella  che fa capo a Parisi. Si tratta di una linea estremamente responsabile e molto moderna. Intorno a Stefano vedo un coagulo di forze, dove  possiamo riconoscerci anche noi, qualora questa scelta di stare con il centrosinistra” dovesse essere confermata da Alfano.        (Vam/AdnKronos)

 

 

 

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