Il caso Panchavaktra e Pace del Mela. Se è la Sicilia a fare l’indiano

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Gli investitori internazionali in Sicilia non li trovi nemmeno con la candelina. Bisognerebbe stanarli, dissotterrarli se sono passati a miglior vita, andarli a prelevare dove si trovano se abitano in qualche luogo del pianeta, e costringerli, pistola dietro la schiena, a venire nell’Isola, accogliendoli con il tappeto rosso e le signorine inghirlandate, come fanno nelle Haway con i turisti. Invece, che facciamo? Se arriva uno che ha le idee chiare, si è fatto i conti, e vuole realizzare nientemeno che un aeroporto, come prima tappa di un sistema di trasporto intermodale nel Messinese, a Pace del Mela, gli voltiamo le spalle.

Ci sono celebri firme di grandi testate che sfottono la ricerca dell’esotico per risolvere i problemi siciliani (gli indiani ricchi non fanno parte dell’immaginario collettivo), l’Enac ci ricorda che il piano aeroporto è stato approvato da una legge, la quale non prevede altri scali aerei oltre a quelli che ci sono già. E la politica, con l’eccezione di Palazzo d’Orleans (vice presidente Lo Bello, commissaria Brandara), snobba l’ospite, mentre gli ambientalisti sono sul chi vive.

Siccome la proposta viene dal capo di una multinazionale – holding dal nome difficile, Panchavaktra, ma non inventato – e la sua breve permanenza in Sicilia non è stata sollecitata dal desiderio di ammirare i nostri tesori d’arte, ma dalla volontà di investire in un progetto studiato a fondo, la freddezza con cui l’imprenditore indiano è stato accolto, lo scetticismo generale, la muraglia cinese della burocrazia romana appaiono inspiegabili.

La holding “Panchavaktra”, che vuole investire le sue risorse a Pace del Mela, ha valutato la bontà della scelta. Avrà sicuramente preso atto, per esempio, che la Sicilia sta al centro del Mediterraneo, che il Mediterraneo è tornato al centro del grande business (vedi la Turchia, che investe sul trasporto marittimo, la Cina che compra i porti più importanti della vicina Grecia ecc). I suoi analisti avranno appreso che l’hub siciliana sta arricchendo le grandi aziende della telecomunicazione, che fanno passare i loro cavi sommersi in fibra ottica attraverso l’isola; che i gasdotti arrivano in Nord Europa dall’Africa, attraverso la Sicilia.

Sanno inoltre che Pace del Mela, una centrale termoelettrica dismessa, è un’area che ha bisogno di essere rivilatizzata, e può svolgere egregiamente il compito di hub intermodale, senza creare una concorrenza distruttiva con gli scali di Catania e Palermo, i quali servono il traffico passeggeri in arrivo e partenza, e non “smistano” il traffico proveniente da Oriente e dall’Africa, diretto nel Nord Europa e nelle Americhe.

Perché non è stato possibile sedere attorno al tavolo e capire le reali intenzioni della holding indiana? Se il signor Mahesh Panchavaktra voleva farsi una passeggiata in Sicilia lo si sarebbe capito facilmente.

E poi, che c’entra il piano nazionale degli aeroporti con una iniziativa autofinanziata totalmente? Può darsi che ne sappiamo poco, in materia, ma qualcuno dovrebbe provare a spiegarci com’è che una Sicilia con una economia che gira attorno ad una sola azienda, la Regione siciliana, snobba le volontà di una multinazionale in modo così maldestro.

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1 commento

  1. Snobbiamo l’indiano perché non abbiamo una rappresentanza politica siciliana legittimata.

    Gli attuali governanti sono consapevoli sul fatto che la Sicilia non sia autonoma e sul fatto che loro stessi non lo sono e devono sempre calare la testa allo Stato ed ai loro partiti.

    Per quanto riguarda il messaggio dell’Enac, è la palese dimostrazione del gigantesco conflitto di interessi tra Sicilia e Italia che ci ha massacrato e ridotto a ultima regione d’Europa.

    L’Italia ha un suo piano strategico riguardo gli aeroporti secondo cui i più importanti sono ubicati a Roma e poi Milano, ecc…mentre i nostri sono marginali.

    L’arrivo di un (presunto) progetto così ambizioso sconvolgerebbe l’economia italiana, non solo a livello di aviazione. Non si farà a prescindere, mi gioco quello che volete.

    Se la Sicilia invece fosse un paese indipendente si parlerebbe di altro, perché saremmo noi a decidere cosa fare.

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