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	<title>SiciliaInformazioni &#187; rosario crocetta</title>
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	<description>Quotidiano online della Sicilia</description>
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		<title>Direzione Pd, l&#8217;insostenibile leggerezza  del partito. Fra sfiducia e tirare a campare</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2015 08:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[SALVATORE PARLAGRECO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quali effetti potranno avere le decisioni della direzione del Pd sul futuro del governo, la prosecuzione della legislatura, le stesse sorti del partito? Più che le scelte, è la capacità decisionale del partito il “collo di bottiglia” la vera incognita. L’esperienza induce a ritenere che a dispetto delle aspettative e delle urgenze sia difficile passare</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quali effetti potranno avere le decisioni della direzione del Pd sul futuro del governo, la prosecuzione della legislatura, le stesse sorti del partito? Più che le scelte,<strong> è la capacità decisionale del partito il “collo di bottiglia” la vera incognita</strong>. L’esperienza induce a ritenere che a dispetto delle aspettative e delle urgenze sia difficile passare dall&#8217;enunciazione della linea politica ai fatti. A prescindere dalle volontà prevalenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo ad elencare le criticità, cominciando da una condizione di fondo, <strong>l’attitudine alla disobbedienza.</strong> E’ una tradizione consolidata, quel che decide la direzione del partito, rischia un flop clamoroso. Ognuno continua a fare quel che vuole, o quasi. <strong>Le minoranze – a Palermo come a Roma – si rifiutano di accettare le decisioni democraticamente assunte,</strong> tutto si sfarina con grave danno per l’autorevolezza degli organismi dirigenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Disobbedienze a parte, la direzione deve tenere conto delle “sensibilità”, chiamiamole pure così in questa circostanza, del gruppo parlamentare dell&#8217;Assemblea regionale siciliana, che nell&#8217;ultima riunione, pur non sbottonandosi sullo scioglimento anticipato del parlamento, al fine di non mettere la direzione sul fatto compiuto, ha ribadito la riluttanza a seguire la strada della fine della legislatura (sarebbe la terza consecutiva) <strong>attraverso l&#8217;approvazione della mozione di sfiducia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Poi c&#8217;è la volontà del presidente della Regione, Rosario Crocetta, che reclama il riconoscimento delle sue prerogative. Non c’è scritto da nessuna parte che debba fare ciò che chiede il partito, è stato eletto direttamente dal popolo ed al popolo risponde delle sue scelte. Anzi, le <strong>decisioni della direzione possono essere qualificate come autentiche interferenze.</strong> E’ pur vero che il governatore è <strong>espressione del Pd,</strong> perché sono gli elettori democratici che l’hanno votato, ma è anche vero che le norme gli danno ragione. In più, il governatore in Sicilia rivendica anche il ruolo essenziale avuto dal suo movimento, il Megafono, che nel 2012 permise di interompere la consuetudine dei successi del centrodestra in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte gli aspetti istituzionali e il valore, inoppugnabile, delle prerogative del governo, la<strong> direzione del Pd deve fare i conti con la diffidenza di  Crocetta,</strong> il quale crede che dare le chiavi di Palazzo d’Orleans al partito – ma ai partiti in generale – sia un errore, non faccia che peggiorare le cose, imponga sudditanze che non permettono né la rottamazione né la rivoluzione, a lui molto care. Se avessi accettato le proposte del Pd, ha ricordato recentemente, mi sarei trovato in giunta alcuni personaggi, che non avrebbero reso un buon servigio alla Sicilia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà quindi facile imporre al presidente della Regione il punto di vista della Direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è finita. Sul partito di Sicilia <strong>incombe anche la volontà del Nazareno, la segreteria nazionale.</strong> La mozione di sfiducia, proposta da Fabrizio Ferrandelli, eletto come indipendente nella lista del Pd, sarebbe una scelta strategica, che coinvolge Roma, come ha fato intendere, peraltro, senza mezzi termini, il presidente del gruppo parlamentare Pd all’Ars, Baldo Gucciardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se mettiamo insieme tutti questi elementi, ci accorgiamo che <strong>per la direzione del Pd sarà come entrare nella cruna dell’ago.</strong> Le opzioni sul tappeto rimangono tutte da esplorare: staccare la spina ed andare alle elezioni, magari nella prossima primavera; far nascere un governo politico di fine legislatura;<strong> il varo delle riforme rimaste in standby come prova finale</strong> d&#8217;appello prima del &#8220;tutti a casa&#8221;.</p>
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		<title>Guardano a Palazzo d&#8217;Orleans  in attesa della bandiera bianca</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 16:47:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>C’è un clima di guerra, anch’io sono tentato ad uscire… Uno sfogo, la voglia di farla finita, di non combattere più, ma dura un attimo, basta per registrare il livello di tensione. Chi pensa che dal ponte di comando, Palazzo d’Orleans, sventoli bandiera bianca, si sbaglia di grosso. Il governatore dà il meglio di sé</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>C’è un clima di guerra, anch’io sono tentato ad uscire</em>… Uno sfogo,<strong> la voglia di farla finita, di non combattere più, ma dura un attimo,</strong> basta per registrare il livello di tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi pensa che dal ponte di comando, Palazzo d’Orleans, <strong>sventoli bandiera bianca, si sbaglia di grosso.</strong> Il governatore dà il meglio di sé quando infuria la battaglia. E’ abituato a duellare, schivare colpi, assestarne a sua volta, e vendere cara la pelle. E’ istinto, umore, naturale attitudine, carattere. La politica c’entra fino a un certo punto. Crocetta aggira gli ostacoli con agilità. Non li salta, perché non è Mandrake, è il traguardo che conta, non come ci si arrivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Solo che il campo, stavolta, è affollato di avversari,</strong> alcuni dei quali hanno il volto degli amici di sempre. Arrivano, infatti, i consigli pressanti dell’ex Ministro Cardinale, che rimprovera le intemperanze, e quelli di Gianpiero D’Alia, il capo degli Udc, che vuole sapere dove si va a finire con il tempo che fa. C&#8217;è Baldo Gucciardi, Presidente del gruppo parlamentare Pd, uomo di pace e sentinella di Palazzo d&#8217;Orleans, che guarda ad un orizzonte più ampio di Piazza Indipendenza. A fin di bene, naturalmente. <strong>Ai rivoltosi, come Fabrizio Ferrandelli in testa, Gucciardi chiede di ragionare, ma non fa barricate,</strong> e al partito fa sapere che il gruppo si rimette alle decisioni dei suoi organi, ma non è favorevole all’ipotesi di uno scioglimento anticipato. Un colpo alla botte e l&#8217;altro a&#8230; No, le cose stanno proprio così, bisogna tenere insieme tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Crocetta non usa gli artigli, stavolta. Sarebbe un errore.</strong> Studia le mosse degli avversari, cerca un varco. Come altre volte. Il bastone e la carota. Nessun rimpasto, fa sapere, ma ha già sostituito due assessori dimissionari, c’è un terzo assessore, Lucia Borsellino, che ha annunciato di levare le tende, ed un quarto, Linda Vancheri, che fa sapere di essere ormai sulla soglia dell’uscio. Il rimpasto gli è stato imposto dai fatti. Gucciardi avverte che  la crisi deve essere affrontata dal Pd siciliano in collaborazione con Roma. Lo scioglimento anticipato, attraverso la mozione di sfiducia, non è una decisione che il Pd siciliano può assumere in solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roma incombe, sia sul piano politico che istituzionale.</strong> Baccei è a Roma per trattare con la ragioneria dello Stato, che ha individuato alcune criticità sulla finanziaria della Regione siciliana, appena approvata dall&#8217;Ars. Deve evitare l&#8217;impugnativa da parte del Consiglio dei Ministri. Sabato si riunisce la direzione. L’influenza di Roma e del gruppo parlamentare peserà sulle sue decisioni. Gli spiragli per un salvataggio ci sono, ma verranno dettate <strong>condizioni stringenti su cui Crocetta sarà costretto, probabilmente, a misurare il suo carattere.</strong></p>
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		<title>Lucia Borsellino, l&#8217;aliena  Abbandona il campo come zia Rita</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 10:49:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Se c’è una persona che rifugge dai riflettori e non ama di stare al centro della scena, questa è Lucia Borsellino, figlia di Paolo, il magistrato vittima dell&#8217;attentato in Via D’Amelio a Palermo. La sorte, non benevola, ha voluto che assurgesse a simbolo di una nuova pagina di storia politica ed istituzionale della Sicilia. Dapprima</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se c’è una persona che rifugge dai riflettori e<strong> non ama di stare al centro della scena,</strong> questa è <strong>Lucia Borsellino</strong>, figlia di Paolo, il magistrato vittima dell&#8217;attentato in Via D’Amelio a Palermo. La sorte, non benevola, ha voluto che assurgesse a<strong> simbolo di una nuova pagina di storia politica ed istituzionale della Sicilia.</strong> Dapprima nella qualità di dirigente e poi di membro del governo, Lucia Borsellino è rimasta infatti costantemente in prima linea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le è stata affidata una missione impossibile,</strong> irreggimentare la sanità pubblica, dare equilibrio ai conti, espugnare i fortini del privilegio, artigliare i manutengoli ed i malavitosi, tenere a bada i clientes, impedire a uomini importanti di scalare la sanità pubblica siciliana, imporre meriti e buone pratiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Una missione che avrebbe annientato chiunque. Lucia Borsellino si è barcamenata, ha fatto del suo meglio, <strong>si è trovata sempre dalla parte giusta, ma non ha potuto evitare che le sfuggisse di mano qualcosa e che il suo nome fosse “usato”.</strong> Sono stati, perciò, anni difficili, complicati. Alcuni buoni risultati, ma anche dei dispiaceri, qualche consiglio sbagliato, qualche personaggio ambiguo, qualche tradimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare che <strong>il peso delle delusioni e dei dispiaceri</strong> abbiano fatto pendere la bilancia per le dimissioni. Che Lucia fosse sul punto di lasciare la tolda della nave sanità, lo si sapeva da tempo. All’indomani del caso <strong>Nicole</strong>, la bambina morta sull’autombulanza – ma anche questo è sub judice – annunciò la volontà di lasciare il governo. Da Roma arrivavano ingiuste critiche al suo operato ed all’intera macchina della sanità pubblica siciliana. Rimase al suo posto perché Rosario <strong>Crocetta volle fortemente che non andasse via.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ stata evidentemente una forzatura.</strong> Lucia Borsellino ha solo rimandato l’uscita. Le dimissioni sono arrivate in concomitanza del caso <strong>Tutino</strong>, il chirurgo estetico e primario finito in manette, professionista stimato dal presidente della Regione. L’abbandono della nave è stata perciò commentato anche come una volontà di scindere le responsabilità politiche da quelle del governatore. E’ probabile che non sia così, ma le parole di Lucia, sollecitata dalla stampa, sembrano avvalorare questa ipotesi (“non ci sono più le ragioni della partecipazione al governo”). Sarebbe finita, insomma, la spinta propulsiva della rivoluzione crocettiana e Lucia ammaina bandiera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Successe, più o meno la stessa cosa con la zia di Lucia, Rita Borsellino,</strong> che è stata l’icona del centrosinistra per molti anni in Sicilia, prima di tirare i remi in barca. Anche Rita si è ritirata in buon ordine, <strong>anche Rita subì dei dispiaceri.</strong> Ma fra le due signore, c’è tuttavia forse solo il cognome in comune. Rita ha partecipato attivamente agli eventi politici, da deputato regionale ed europeo, Lucia invece è rimasta una aliena senza sottrarsi alle responsabilità. E’ come se si fosse chiesta giorno dopo giorno perché si trovasse a esercitare un ruolo che non aveva richiesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue dimissioni, tuttavia, hanno fatto notizia. Nonostante la propensione a rimanere dietro le quinte<strong> Lucia occupa il centro della scena.</strong> E’ diventata un personaggio, sopravanzando zia Rita e zio Salvatore, il passionario delle Agende rosse. <strong>Gli alieni sono più amati, non c’è dubbio.</strong> Non sempre sono amati di vero amore, però. Qualche volta sono usati, come dimostrano le dimissioni di Lucia, diventate il <strong>principio della fine di Crocetta.</strong></p>
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		<title>Verso il governo di salute  pubblica o si vota a ottobre</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 17:11:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La cosa incredibile è che si va avanti così – fra mozioni di sfiducia, rimpasti e spine da staccare – da dieci anni. E questo è un dato di fatto, che prescinde dal merito. O forse sta nel merito delle cose. La crisi politica, insomma, è strutturale. Nessuna Regione, nessun governo, potrebbe sopportare uno stress-test</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La cosa incredibile è che si va avanti così – fra mozioni di sfiducia, rimpasti e spine da staccare – da dieci anni. E questo è un dato di fatto, che prescinde dal merito. O forse sta nel merito delle cose. <strong>La crisi politica, insomma, è strutturale</strong>. Nessuna Regione, nessun governo, potrebbe sopportare uno stress-test di questa durata e natura per quasi dieci anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi c’è la quotidianità: il quadro politico si è deteriorato gravemente</strong>, tre assessori lasciano il governo, e c’è una mozione di sfiducia annunciata da un deputato della maggioranza, Fabrizio Ferrandelli. Dell’iniziativa si occuperà la direzione del Pd siciliano nelle prossime ore. Ma non è finita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ragioneria generale dello Stato avverte che la finanziaria</strong> approvata dall’Assemblea presenta delle criticità e rischia perciò di essere impugnata dal Consiglio dei Ministri davanti alla Corte costituzionale. La Regione siciliana corse questo rischio anche con la precedente finanziaria, e poi si aggiustò tutto in corso d’opera. Ma ora le cose sembrano più ingarbugliate, i rapporti fra il Partito democratico e il governatore si sono deteriorati, e l’ombrello romano, stavolta, potrebbe non aprirsi. Se dovesse prevalere l’opzione di staccare la spina, le sorti della legislatura sarebbero appese proprio alla bocciatura della finanziaria, che potrebbe essere usata per preparare lo scioglimento anticipato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma c’è una terza via, della quale si parla poco, ed è un governo di fine legislatura</strong>, che qualcuno ha chiamato impropriamente “governo del presidente”. Si aprirebbe l’esecutivo ai politici, parlamentari e non, finora tenuti fuori dalla giunta per volontà di Crocetta. Sarebbe un governo di salute pubblica, fatto di &#8220;capitani&#8221; di lungo corso, in grado di navigare fra i marosi della maggioranza liquida e capace di “parlare” con l’Assemblea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La fine dei governi tecnici, dunque, dopo otto anni.</strong> Un’ammainabandiera tante volte annunciato e mai attuato perché sia Raffaele Lombardo quanto Rosario Crocetta ne hanno fatto una linea del Piave. Fra la mozione di sfiducia e il “tutti a casa”, e il galleggiamento, la terza via – il governo di salute pubblica, potrebbe essere il male minore. Nel Pd, tra l’altro, ragionano sugli effetti di uno scioglimento addebitabile al partito di governo. Il rischio di una sonora bocciatura da parte dell’elettorato è molto alto. Perciò, l’idea di raccogliere i cocci e mettere in piedi un esecutivo forte potrebbe incontrare il favore di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una volta imboccata questa strada, si tratterebbe di percorrerla</strong>. Un altro problema: ogni volta che si affrontano le questioni legate ai nomi, i tempi si allungano all&#8217;infinito e le tensioni aumentano invece che sparire.</p>
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		<title>Pazzi per Crocetta: luna di miele chiusa da Raciti. E Ferrandelli…</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2015 16:22:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“L’incontro si è svolto in un clima di sereno confronto, nel corso del quale sono stati analizzati i principali problemi della Sicilia. La maggioranza ha condiviso le preoccupazioni del Presidente rispetto alla situazione sociale…” E’ l’incipit, zucchero e miele, di una nota diffusa da Palazzo d’Orleans meno di una settimana fa, al termine di un</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“<em>L’incontro si è svolto in un clima di sereno confronto, nel corso del quale sono stati analizzati i <strong>principali problemi della Sicilia.</strong> La maggioranza ha condiviso le preoccupazioni del Presidente rispetto alla situazione sociale</em>…”</p>
<p style="text-align: justify;">E’<strong> l’incipit, zucchero e miele,</strong> di una nota diffusa da Palazzo d’Orleans meno di una settimana fa, al termine di un vertice voluto dal governatore e dai partiti della coalizione. In poche ore è arrivato un monsone indiano: <strong>un temporale a cielo aperto</strong>, che sta alluvionando l’area governativa, sta sfasciando relazioni personali, compromettendo, forse, la fine della legislatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Le dimissioni di due assessori, improvvise entrambi (Leotta e Caleca), i rimproveri di Crocetta a Baccei, <strong>“colpevole” di rappresentare l’austerity,</strong> hanno fatto da detonatore, ma la miccia era rimasta accesa, il fuoco covava sotto traccia e non gli è sembrato vero di potere seppellire nell’arco di un mattino l’intesa faticosamente raggiunta nel summit di Palazzo d’Orleans.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che viene sparigliato il campo, ma in questa occasione il mutamento di clima è stato così rapido da <strong>lasciare esterrefatti anche gli addetti ai lavori.</strong> Gli obiettivi ed i bisogni, anche le personalità dei protagonisti, appaiono più che mai inconciliabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Partito democratico è, more solito, il luogo in cui imperversa il maltempo, al punto da indurre uno dei deputati, il <strong>più effervescente e audace, Ferrandelli</strong>, a spararsi il carico da novanta, la mozione di sfiducia contro il “suo” governo, addirittura lanciando il guanto di sfida ai partiti di opposizione che dovrebbero seguire la sua stella polare per mandare a casa esecutivo e Assemblea. Ove il guanto venisse raccolto, e non è detto che accada,<strong> sarebbe il terzo assalto al governo</strong>, perché già due mozioni di sfiducia sono state proposte e votate a Sala D’Ercole e si sono concluse con un insuccesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il clima è più deteriorato che in passato e quindi<strong> l’iniziativa del “lupo solitario”</strong> potrebbe suscitare un rinnovato interesse, ma non sono affatto mutate le ragioni di fondo, che non sono politiche, che indussero l’Assemblea a bocciare le due mozioni di sfiducie presentate in passato. Ferrandelli sa, e con lui i suoi colleghi, che ogni<strong> tentativo di scioglimento anticipato</strong> del parlamento si scontra con una tenace riluttanza dei deputati regionali, i quali vogliono completare la legislatura per non dovere essere costretti a misurarsi in campagna elettorale in un contesto estremamente “liquido” <strong>e ben più difficile che nel 2012</strong> a causa della riforma statutari (i deputati nella prossima legislatura saranno 70 e non 90).</p>
<p style="text-align: justify;">Sabato prossimo si riunisce la cabina di comando del Partito democratico, il direttivo regionale, convocato dal segretario <strong>Fausto Raciti, fresco di nozze</strong> (non lo hanno lasciato in pace nemmeno in luna di miele), per decidere il da farsi, una intenzione che assomiglia a quella di chi pesta l’acqua nel mortaio, visto che il rispetto delle decisioni degli organi dirigenti costituisce un optional, raramente scelta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si discute, preferibilmente attraverso comunicati stampa, interviste, e si agisce in solitudine, talvolta al solo scopo di stare in prima linea ed ottenere visibilità, senza un calcolo saggio dei<strong> costi degli “assalti” all’arma bianca</strong>, perché – come dicevano i nostri avi – chi semina vento raccoglie tempesta. Si può stare in prima pagina qualche giorno, ma si perdono preziosi crediti che al momento che servono, non si trovano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra prevalere la corsa al migliore posizionamento in vista delle regionali, al fine di ottenere la candidatura alla successione di Rosario Crocetta. Che è una cosa legittima se non contribuisse, in modo determinante, <strong>a rendere ancora più complicata la governabilità della Sicilia</strong>. Se avesse voce, la Sicilia urlerebbe il bisogno di una navigazione serena per affrontare i marosi della crisi economica e delle casse vuote, della macchina amministrativa in panne, degli enti intermedi allo sbando, del problematico smaltimento dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli elettori presenteranno il conto &#8211; potrebbe essere salato &#8211; a tutti, e di questo passo sarà difficile smarcarsi per chiunque,<strong> a meno che non si stia  giorno e notte</strong> dall’altra parte della barricata (denuncia, proposta, protesta), fuori dal circuito delle responsabilità. Le prossime regionali daranno molti dispiaceri a coloro che intonano marce al passo di carica. Le onde emotive s&#8217;infrangono, come quelle del mare, sul bagnasciuga. Non resta niente, dopo.</p>
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		<title>Contrordine compagni, i tecnici vanno bene. Crocetta si smarca</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2015 16:03:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nino Caleca sbatte la porta, perché non gli piace la compagnia, nella giunta di governo della Regione siciliana, di Gianni Pistorio, neo assessore agli enti locali, e Rosario Crocetta chiosa: “Irrispettoso”. Poi sostituisce, a tamburo battente, Caleca con uno dei megadirettori dell’assessorato all’agricoltura, Sara Barresi, fermando la… deriva politica dell’esecutivo. L’arrivo di un leader navigato,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nino Caleca sbatte la porta, perché non gli piace la compagnia</strong>, nella giunta di governo della Regione siciliana, di<strong> Gianni Pistorio,</strong> neo assessore agli enti locali, e Rosario Crocetta chiosa: “Irrispettoso”. Poi sostituisce, a tamburo battente, Caleca con uno dei megadirettori dell’assessorato all’agricoltura,<strong> Sara Barresi,</strong> fermando la… deriva politica dell’esecutivo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arrivo di un leader navigato, Gianni Pistorio, aveva infranto un dogma del governatore – niente parlamentari e dirigenti di partito in giunta – e fatto pensare ad una inversione di tendenza con lo scopo di irrobustire la squadra di governo, per condurla all’approdo, a fine mandato, con uomini dotati di maggiore appeal in Assemblea. Una operazione politica, dunque, resa necessaria dalla perenne instabilità e dalla necessità di disporre di una deterrenza adeguata nel luogo in cui le scelte dell’esecutivo devono avere uno sbocco.</p>
<p style="text-align: justify;">La nomina, veloce, di Sara Barresi sembra smentire l’esistenza di questa volontà e dare, quindi, alla presenza nel governo di Gianni Pistorio <strong>una valenza molto più pragmatica e un orizzonte più ristretto.</strong> C’era da affrontare il grosso nodo delle province, rimaste nel limbo, dopo il flop parlamentare che ha accolto il ddl dell’ex assessore Leotta, che ha sventolato bandiera bianca dopo le insormontabili difficoltà di far passare una proposta decente di riordino degli enti intermedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Crocetta ha semplicemente creduto, d’accordo con l’Udc, partito di riferimento del neo assessore, che ci volesse qualcuno con il pelo sullo stomaco per affrontare la madre di tutte le battaglie parlamentari, la riforma degli enti intermedi, che mette insieme un crogiuolo di egoismi, campanilismi, localismi, ed obiettive difficoltà amministrativo-contabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è anche una terza ipotesi, accanto alla fuga dalle cattive compagnie</strong>, spiegata da Caleca, e dal pragmatismo di Crocetta, che si affida ad un uomo di apparato: dietro le quinte si muoverebbe un movimento di <strong>azzeramento dell’esecutivo</strong>, al quale non sarebbe affatto estranea l’area renziana, seppure defilata in questa circostanza. Moventi multipli, dunque, per spiegare l’irruenza del gesto di Caleca.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ex assessore starebbe assecondando, o comunque si sarebbe posto nella scia, il disegno di un rimpasto totale, la nascita di un esecutivo intenzionato a sbaragliare il campo delle ambiguità, per portare a fine mandato la coalizione di governo con le carte in regola. Risalendo la china, dunque, sia sul piano dell’immagine, deteriorata dalle enormi difficoltà economiche, e indebolita da rapporti a corrente alternata con il Nazareno e Palazzo Chigi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma attribuire a Nino Caleca, che fa l’avvocato di mestiere, ed è pure bravo, un disegno tanto lungimirante e difficile da attuare, rappresenta una forzatura anche per chi ci crede. La sua esperienza, breve, è stata segnata dalle <strong>difficoltà di guidare una macchina amministrativa, senza radar e quasi alla giornata,</strong> oltre che dalla scomparsa di Lino <strong>Leanza</strong>, l’uomo che lo volle nell’esecutivo e che rappresentò, per molto tempo, un solido ancoraggio nella faticosa navigazione del governo Crocetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto alle ragioni politiche, forse, bisognerebbe prendere in considerazione, anche quelle, umane, <strong>la perdita del compagno di viaggio.</strong></p>
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		<title>Crocetta, il day after: la Sicilia  su una carretta del mare</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 07:35:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“Se vogliono staccare la spina facciano pure…”. Rosario Crocetta si sfoga con i giornalisti e cerca di spiegare l’inspiegabile, che a Gela il Partito democratico e il Megafono – tutto sommato due facce della stessa medaglia – hanno conquistato il top storico dei consensi per il centrosinistra, ed hanno perso il sindaco, rompendo una tradizione</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Se vogliono staccare la spina facciano pure…”. <strong>Rosario Crocetta</strong> si sfoga con i giornalisti e cerca di spiegare l’inspiegabile, che a <strong>Gela</strong> il Partito democratico e il Megafono – tutto sommato due facce della stessa medaglia – hanno conquistato il top storico dei consensi per il centrosinistra, ed hanno perso il sindaco, rompendo una tradizione durata più di venti anni, dall’introduzione dell’elezione diretta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hanno impallinato il sindaco uscente per far fuori Crocetta</strong>, un complotto casalingo, o gli elettori democratici gelesi hanno punito la linea d’ombra del Pd sulla fabbrica? I sospetti non mancano. L&#8217;establishment ha tradito o non conta più niente? Ci sono segnali contraddittori. Un enigma, Fasulo è renziano della prima ora e la sconfitta era stata annunciata da Crocetta a Guerini, il numero due del Nazareno. Ciò nonostante, Crocetta ci ha messo la faccia, perché non avrebbe potuto fare diversamente. Fosse andato a Honolulu durante la campagna elettorale, avrebbero affibbiato a lui il risultato, comunque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il governatore, invece, è riuscito a spiegare ciò che gli altri non hanno spiegato</strong>, che il Pd in Sicilia non ha affatto perso, ha anzi aumentato i suffragi, che il numero di comuni conquistati o riconquistati è in linea con le performances del passato e che, perciò la dèbacle, annunciata con nonchalance da fonti varie, è del tutto fuori luogo. Che le sconfitte di Gela ed Enna abbiano pesato come un macino è indubbio, che avere perso Augusta, l’altra città petrolchimica, fa molto male, è indiscutibile, ma perché passa sotto silenzio il successo marsalese, e le buone prove negli altri comuni siciliani?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fausto Raciti ha in verità detto di essere soddisfatto</strong>, ma è stato sommerso dallo scoramento generale. Sembra che il Pd siciliano sentisse piuttosto il bisogno di penitenza, avesse bisogno di sentirsi sconfitto. Se è così, lo stato d’animo non c’entra per niente. I bisogni collettivi sono di natura diversa da quelli individuali, nascono da interessi prevalenti. I costi, però, sono alti, perché le tossine di una dèbacle si smaltiscono con difficoltà e in tempi lunghi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ad aumentare scoramento e confusione uno strano episodio</strong>, le dimissioni dell’assessore Leotta, impegnato in Assemblea regionale con il difficile disegno di legge sulla riforma degli assetti consiliari (meno consiglieri e paghe uguali al resto d’Italia). Leotta era al suo posto a Palazzo dei Normanni e di lui si diceva che avesse lasciato il governo. È stato l’interessato a smentire, ma da Radio Rai abbiamo sentito che avrebbe, in precedenza, confermato le dimissioni. Insomma ci avrebbe ripensato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vera o falsa la voce, il problema si è risolto positivamente</strong> e Leotta ha rappresentato l’esecutivo in una partita irta di ostacoli e trappole. Gli amministratori locali – consiglieri, assessori, sindaci – sono il patrimonio di consenso dei partiti, scontentarli è un affare serio. Il governo ha fatto di necessità virtù, si tratta di uno dei tanti nodi da sciogliere che danneggia la specialità siciliana, giudicata una fonte di privilegi e trattamenti differenziati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il rischio è di staccare la spina alla Sicilia</strong> <strong>se non si cambia pagina</strong>, non solo al governo. I successori rischiano di raccogliere cocci inutilizzabili. La Sicilia è stata imbarcata in una carretta del mare, e l’approdo ancora non è stato avvistato.</p>
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		<title>Crocetta, nemo propheta in patria come Maria Elena Boschi e…</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 09:17:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“Avere compagni al duolo è un gran consuolo”, amavano ricordare i nostri cari un tempo, quando qualcosa andava male e c’era da indorare la pillola amara. Ma quando si hanno compagni al duolo, come Maria Elena Boschi, o addirittura il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, allora è un’altra cosa. Si è fatto un gran clamore</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Avere compagni al duolo è un gran consuolo”, amavano ricordare i nostri cari un tempo, quando qualcosa andava male e c’era da indorare la pillola amara. Ma quando si hanno compagni al duolo, come <strong>Maria Elena Boschi</strong>, o addirittura il presidente del Consiglio, <strong>Matteo Renzi</strong>, allora è un’altra cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Si è fatto un gran clamore sulla sconfitta del Pd </strong>rimediata in casa dal presidente della Regione, <strong>Rosario Crocetta</strong>, ma in Toscana non è certo andata meglio al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ed al premier, che nella sua terra ha perso tre piazze, due delle quali importanti, come Arezzo e Viareggio. Viareggio è la città natale ed il luogo di lavoro ed elezione della ministra, mentre Viareggio è solo uno dei “domini” del Pd toscano, riferibile a Renzi in quanto segretario del partito.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Leggendo i commenti, all’indomani dei ballottaggi</strong>, pare che non se l’aspettasse nessuno la dèbacle di Arezzo (la città che ha dato natali a tanti personaggi di primo piano come Amintore Fanfani), né quella di Pietrasanta, meno nota di Arezzo, ma molto amata dai toscani. Il presidente della Regione, Enrico Rossi, non ha nascosto il suo rammarico e sorpresa. Arezzo veniva data per sicura, mentre è andata diversamente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>“Nemo propheta in patria”, suggerisce qualcuno</strong>. Crocetta non ha convinto i suoi concittadini, ed è la prima volta che gli accade. Da presidente della Regione non è riuscito dove invece era finora riuscito. “Sapevo che sarebbe andata così, che avremmo perso”, ha confessato Crocetta, senza peli sulla lingua. “Ora lo posso dire, ho previsto la sconfitta, la gestione della raffineria ci avrebbe fatto perdere il comune, ma non mi hanno ascoltato”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La riflessione si è trasformata, come sempre, nella solita bufera</strong>, stavolta fra presidente della Regione e presidente del Consiglio, mentre si è trattato di un tentativo, poco riuscito invero, di segnalare le criticità che hanno provocato la sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il voto di Gela, però, è diventato un caso politico</strong>, perché su Gela oggi puntano i grillini, che hanno sbaragliato l’avversario democratico, con il 65 per cento dei suffragi ai ballottaggi. Giancarlo Cancelleri, candidato presidente della Regione per il M5S, ha detto che il voto di Gela sconfessa il governatore su tutta la linea. Se perde nella sua città, insomma, e non gli credono i concittadini, figuriamoci fuori dalle mura amiche. Il ragionamento non fa una grinza, ma c’è ancora un biennio per le regionali siciliane, e può accadere di tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>“I grillini non saprebbero governare nemmeno un condominio”,</strong> ha esternato Crocetta, dopo avere detto che non si tirerà indietro, a Gela, perché il presidente della Regione deve rimanere al di sopra delle parti e fare il suo dovere con eguale solerzia ovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma c’è chi crede che si preparano giorni difficili, a Gela e altrove</strong>. Il confronto fra comune ed Eni, intanto, a Gela, e quello – molto acceso – fra comune e Regione. La città rimarrà sotto i riflettori fino al rinnovo di Palazzo d’Orleans, su questo non ci sono dubbi.</p>
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		<title>Gela, Pd batte Pd: 21 anni di egemonia fermata dal M5S</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 21:35:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il Pd ha sconfitto il Pd. Un caso più unico che raro. Moventi? Multipli, chi crede di avere la verità a portata di mano e spiegare la sconfitta del sindaco uscente, Angelo Fasulo (Pd) con una causa netta ed inequivocabile si sbaglia di grosso. C’è tanta ruggine e tanta rabbia dietro il successo grillino nella</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Pd ha sconfitto il Pd. Un caso più unico che raro. Moventi? Multipli, chi crede di avere la verità a portata di mano e spiegare la sconfitta del sindaco uscente, <strong>Angelo Fasulo</strong> (Pd) con una causa netta ed inequivocabile si sbaglia di grosso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è tanta ruggine e tanta rabbia dietro il successo grillino</strong> nella città simbolo dell’industrializzazione “pubblica” nel Mezzogiorno d’Italia, c’è dentro la sorte del petrolchimico, che ha spento le luci dall’oggi al domani, ci sono le aspettative deluse del presidente della Regione, gelese, alle prese con lo sfascio della Regione in crisi, c’è la voglia di archiviare la pratica Crocetta da parte dei maggiorenti Pd (lo schema ligure), e c’è infine il bisogno, ormai irrefrenabile, di cambiare tutto, succeda quel che deve. Insomma alle urne, l’equivalente di un “basta, siamo stufi”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’alternativa, infine. Il Movimento 5 Stelle</strong> è apparso il più strenuo combattente della politica industriale dell’Eni. Gli ambientalisti lo hanno scelto, e con loro la fabbrica, che è stata di fatto smantellata. Una “alleanza” inedita, dunque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I numeri parlano da soli, mostrando la dimensione del fenomeno, la rivolta</strong>: il Partito democratico (Pd e Megafono, due facce della stessa medaglia), ha ottenuto il risultato migliore della tornata amministrativa, quasi diciassettemila voti, la maggioranza in consiglio comunale. Avrebbe diritto di brindare alla vittoria. Ma come fa, se è riuscito a decretare la sconfitta del suo candidato? Il sindaco uscente del Pd ha guadagnato appena la metà dei voti democratici al primo turno, molti di meno al ballottaggio, dove la sconfitta è stata ancora bruciante: il 65 per cento dei suffragi a Domenico Messinese, il candidato del M5S, e il 35 ad Angelo Fasulo. Una distanza siderale, nessun precedente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da ventun anni, allorché si votò nella prima elezione diretta del sindaco</strong>, il comune è retto dalla sinistra. Da ventun anni non è mai capitato, inoltre, che il sindaco uscente fosse sconfitto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Facendo salvi i meriti del candidato grillino, Messinese</strong>, sarebbero prevalsi i demeriti di Angelo Fasulo? Tanti giurano che Fasulo è “innocente”, avrebbe indossato il saio, avrebbe portato la croce addosso (anzi, la…Crocetta). Ma nemmeno questa tesi regge del tutto. Solo i moventi multipli, possono aiutarci a spiegare il caso Gela. Del quale, siamo convinti, si discetterà a lungo. E non solo: c’è chi comincia a contare i giorni che separano il ballottaggio appena concluso dalla prossima partita elettorale.</p>
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		<title>Gela guadagna la scena: Pd vs M5S. Harakiri o…</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 09:28:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Fra i tredici comuni al ballottaggio per l’elezione dei sindaci in Sicilia, è Gela ad essersi guadagnata la scena, perché è la città del presidente della Regione, Rosario Crocetta, e perché il sindaco uscente, Angelo Fasulo, favorito alla vigilia, è stato battuto, seppure per una manciata di voti, dal candidato grillino, Domenico Messinese, al primo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fra i tredici comuni al ballottaggio per l’elezione dei sindaci in Sicilia, è <strong>Gela</strong> ad essersi guadagnata la scena, perché è la città del presidente della Regione, <strong>Rosario Crocetta</strong>, e perché il sindaco uscente<strong>, Angelo Fasulo</strong>, favorito alla vigilia, è stato battuto, seppure per una manciata di voti, dal candidato grillino, <strong>Domenico Messinese</strong>, al primo turno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Gela, insieme a Marsala, anch’essa al ballottaggio</strong>, è la città più popolosa della tornata elettorale; una ragione in più per suscitare attesa e curiosità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sindaco uscente, Angelo Fasulo</strong>, dovrà recuperare terreno, sarà una corsa in salita per lui, perché attraverso di lui, le opposizioni cercano di colpire al cuore il governatore, utilizzando Gela come una tappa del tentativo di sostituirlo a Palazzo d’Orleans alle prossime regionali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non saranno gli avversari a decidere la sorte di Fasulo</strong>, sebbene gli elettori democratici, che a Gela hanno suffragato le cinque liste collegate al Pd con ben sedicimila preferenze, il doppio di quanto ne ha avuto Fasulo. Il sindaco uscente dovrà arginare, perciò, il fuoco amico. A Gela, le opposizioni che fanno paura a Fasulo, sono, perciò quelle interne.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Per convincersene basta dare uno sguardo alle cifre. </strong>Domenico Messinese, il candidato più suffragato, ha ottenuto 8500 voti, mentre la lista del Movimento 5 Stelle, ha raggiunto i 4900 suffragi. Angelo Fasulo ha guadagnato 8414 voti al primo turno, e le cinque liste collegate, sedicimila voti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucio Greco, candidato sindaco con una lista indipendente di centrodestra</strong>, ha ottenuto 7697 voti, mentre le sue due liste collegate hanno guadagnato, rispettivamente 4409 e 446 voti. Sia Greco quanto Messinese, dunque, hanno raddoppiato i loro voti rispetto alle liste, mentre Fasulo li ha dimezzati.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il voto disgiunto, insomma, ha penalizzato il sindaco uscente.</strong> Il risultato denuncia il malessere interno al Pd, piuttosto che una crisi di consenso del partito di maggioranza. La faglia che potrebbe inghiottire Fasulo si è sviluppata all’interno del partito. È qui che si vuole “sanzionare” Crocetta, non solo nel campo delle opposizioni. Se gli elettori democratici non ci ripenseranno al ballottaggio, il comune di Gela inaugurerebbe l’era grillina in una città simbolo della Sicilia (industrializzazione, partecipazioni statali, petrolio, raffineria, Cassa per il Mezzogiorno ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>A sfavore di Fasulo, oltre che lo “schema ligure”</strong> &#8211; sotto traccia, applicato a Gela dalle minoranze interne – ha giocato anche il fatto che il sindaco uscente non avrebbe marcato in modo deciso la sua diversità rispetto al presidente della Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Fasulo invero è renziano della prima ora</strong>, quindi affatto allineato all’interno del Pd, rispetto alle posizioni di Crocetta, ma questo non basta, a quanto pare. Altro elemento a sfavore, il carattere tranquillo e bonario del sindaco, che non riscuote applausi nel tempo della rabbia, dell’indignazione e della protesta. Infine, le aspettative deluse – talune legittime ma non per questo ragionevoli – per una città che “subisce” ormai l’industria come un cilicio ed insieme è costretta a vigilare perché non l’abbandoni, facendo mancare migliaia di posti di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Le chances di Fasulo?</strong> Domenico Messinese potrebbe rappresentare un salto nel buio e preoccupare il mondo della fabbrica. Il M5S è contrario alle trivellazioni petrolifere, su cui è stato costruito, faticosamente, l’accordo con l’Eni per la riconversione green della raffineria. Che cosa accadrebbe se venisse denunciata l’intesa?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>A favore di Fasulo, infine, il quaderno delle cose fatte</strong>: la città è pulita, il comune è digitalizzato, le tasse comunali (rispetto ad altrove) non spremono i cittadini, come capita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Vincerà il modello ligure, con il Pd che fa harakiri</strong>, oppure prevarrà il timore di un salto nel buio? Sarebbe preferibile che gli elettori scegliessero fra i due candidati, dopo essersi fatti un’idea delle loro competenze e delle loro promesse, ma le campagne elettorali hanno spesso una loro sorte, a prescindere.</p>
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