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	<title>SiciliaInformazioni &#187; regione siciliana</title>
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		<title>Commissione paritetica Stato-regione, La Spina presidente, Zingale dimissionario</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2014 07:45:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nino La Spina, docente universitario, palermitano, rappresentante dello Stato, è stato eletto presidente della Commissione paritetica Stato-Regione. Giuseppe Zingale, giudice della Corte dei Conti in Sicilia, si è dimesso dopo la elezione. Giuseppe Verde, il candidato alla presidenza della Commissione, ha preferito La Spina. Pare che dal ministero sia arrivata una indicazione, seppure informale, a</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nino La Spina, docente universitario, palermitano, rappresentante dello Stato, è stato eletto <strong>presidente della Commissione paritetica Stato-Regione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giuseppe Zingale,</strong> giudice della Corte dei Conti in Sicilia, <strong>si è dimesso dopo la elezione.</strong> Giuseppe Verde, il candidato alla presidenza della Commissione, ha preferito La Spina. Pare che dal ministero sia arrivata una indicazione, seppure informale, a favore di Zingale. Pare che dalla Presidenza della regione siciliana ci sia stata una indicazione, anch’essa informale, a favore di Giuseppe Verde, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Pare, infine, che il magistrato della Corte dei Conti, Zingale, non abbia gradito le contraddittorie segnalazioni.</p>
<p>Un esito imprevisto e, sotto molti aspetti, quasi impensabile per la qualità dei componenti della Commissione, che godono tutti di grande considerazione in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le dimissioni di Zingale, che rappresenta la Regione siciliana, <strong>obbligano il governo regionale a indicare un altro componente</strong> ed a rinviare l’inizio del lavoro della Commissione, che avrebbe dovuto affrontare subito la questione dell’assistenza sanitaria negli istituti di penitenziari per malati di mente, oggi affidata allo Stato.</p>
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		<title>Province, tutti pazzi per la Delrio. Anche i nemici</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2014 08:43:16 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I padri costituenti dello Statuto speciale si rivolteranno nella tomba.</strong> Hanno avuto più di un motivo in passato per perdere la calma, <strong>ma stavolta siamo alla pagina di storia:</strong> dopo settanta anni lo Statuto speciale della Regione siciliana “rischiava” di essere applicato nella sua parte “riformista”, d’avanguardia rispetto al resto delle regioni d’Italia con la pianificazione territoriale dell’organizzazione amministrativo, il decentramento di funzioni, l’autonomia di scelta dei comuni, la fine del vecchio assetto napoleonico-post fascista ed altro ancora. Il Consorzio dei comuni al posto delle province regionali, retaggio delle vecchie province ed a loro somiglianza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Assemblea regionale siciliana ha prima sbranato letteralmente il tentativo di attribuire ai comuni siciliani</strong> la libertà di scegliere che cosa fare, di compromesso in compromesso, ha esitato la legge di abolizione delle province, cui avrebbero dovuto seguire i Consorzi. Copia fotostatica dell’esistente, con qualche spiraglio di novità dentro il quale si sono infilati alcuni comuni delle province di Enna, Caltanissetta e Catania. Dopo avere ridotto in cenci il progetto riformatore, <strong>si servono del risultato per proclamare la necessità di mettere archiviare tutto e “fare come Roma”</strong>. Vecchi vizi, naturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era venuto fuori un ibrido,</strong> che non piaceva né agli abolizionisti (a causa della copia fotostatica dell’esistente) , né ai “conservatori”, legati all’antico assetto, amato dagli apparati (politici, sindacali ecc)e dalla affollata schiera di organismi (enti, aziende, uffici periferici pubblici e privati) distribuiti nel territorio. <strong>Se si fosse intrapresa la strada vera delle riforme,</strong> avremmo avuto capi e capetti in crisi di identità, gerarchie feudali in via d’estinzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatta la cornice della legge, frutto del migliore (o peggiore) compromesso possibile, <strong>si sarebbe dovuto mettere le mani alla struttura organizzativa</strong>, la riforma vera e propria. Ed è a questo punto che accade l’impossibile: i nemici della Legge Delrio, che ha tagliato le elezioni dirette nella penisola lasciando intatto l’impianto &#8211; non si può fare di più perché bisogna prima cambiare la Costituzione, mentre in Sicilia ciò non è necessario &#8211; diventano i suoi sostenitori più sfegatati. Chi non accettava nemmeno i timidi tentativi di cambiare qualcosa coglie al balzo l’opportunità della riforma nazionale, che non abolisce un bel nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Meglio la Delrio che una brutta legge, spiegano i riformisti.</strong> Meglio la Delrio che smontare le province, spiegano i paladini dell’esistente. Perciò tutti pazzi per la Delrio. Un espediente pronto per l’uso.</p>
<p style="text-align: justify;">Che si tratti di una resa, l’ennesima, dell’autonomia siciliana, da parte di coloro che avrebbero l’onere di rappresentarla e sostenerla, non lo dice nessuno. I difensori della specialità si svegliano quando è Roma a sbarazzarsi di ciò che resta dell’autonomia, m appena tocca a loro utilizzare la specialità, scelgono di seguire governo e parlamento nazionale tutte le volte che possono.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi osa lamentare il trattamento che la Regione siciliana subisce con la riforma costituzionale, che spoglia l’Isola delle sue specialità, <strong>deve essere messo al muro e passato per le armi. Politicamente, s’intende.</strong></p>
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		<title>Abolire le Province in Sicilia? Ma a Londra o Los Angeles&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2014 08:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ENZO CONIGLIO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Rosario Crocetta lo aveva dichiarato a voce alta e con tanto orgoglio che era stato lui per primo in Italia ad aver decretato l&#8217;abolizione delle province e l&#8217;inizio di un nuovo corso organizzativo rivoluzionario all&#8217;nterno della Regione Sicilia. E ora si scopre di essere l&#8217;ultimo a implementare la legge che abolisce le province a livello</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Rosario Crocetta lo aveva dichiarato a voce alta e con tanto orgoglio che era stato lui per primo in Italia ad aver decretato l&#8217;abolizione delle province e l&#8217;inizio di un nuovo corso organizzativo rivoluzionario all&#8217;nterno della Regione Sicilia. E ora si scopre di essere l&#8217;ultimo a implementare la legge che abolisce le province a livello nazionale e riorganizza il sistema intermedio di potere politico e riorganizzativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo nei fatti esprime la dicotomia da più parti denunciata tra l&#8217;essere e il dover essere,</strong> tra una politica annunciata e una politica implementata; tra i parolai e gli amministratori responsabili. Ma nel caso della legge relativa alle abolizioni delle province, ci sarebbe dovuto essere molto, ma molto di più: una ignoranza e una superficialità imperdonabile sulle tematiche connesse e che di fatto hanno ben poco a che vedere con l&#8217;abolizione lineare delle province: la riorganizzazione delle aree metropolitane; la gestione delle cosiddette &#8220;aree interne&#8221;; l&#8217;impegno a creare delle &#8220;smart cities&#8221; ad alto contenuto tecnologico; il passaggio dalle aree limitate territorialmente alle cosiddette aree estese&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;analisi di queste complesse problematiche</strong> scaturite da un profondo cambiamento del mondo e che oggi definiamo come &#8220;globalizzazione&#8221; o, se preferite, come &#8220;glocalizzazione&#8221;, non è stata preliminarmente effettuata in Sicilia con la conseguenza di aver creato una legge provinciale nell&#8217;approccio e inefficace e inefficiente nell&#8217;articolato a tal punto da augurarsi che non venga in nessun caso implementata perchè l&#8217;abolizione tout court delle province e la creazione dei liberi consorzi dei comuni, non hanno nulla a che vedere con la riorganizzazione territoriale di aree vaste ad efficiente impatto sociale e politico e coerente con le ultime acquisizioni  tencologiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se l&#8217;analisi fosse stata effettuata,</strong> tenendo in debito coto le esprienze più avanzate in Europa e in giro per il mondo e, in particolare, in Cina e negli USA, saremmo stati costretti a concludere che tutta la Sicilia di appena 5 milioni di abitanti,<strong> debba essere considerata una unica &#8220;città metropolitana&#8221; </strong>o, se preferite, un unico &#8220;territorio esteso&#8221; a vocazionalità multipla e sinergica, che può essere rimodulato nel rispetto delle singole vocazionalità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> La Contea di Los Angeles, ad esempio, ha 11 milioni di abitanti</strong> e la sola area metropolitana centrale ne conta 4 milioni su un territorio di 12.000 kmq., metà di quello dell&#8217;intera Sicilia. E all&#8217;interno di questa area convivono in pace e si sviluppano in maniera del tutto autonoma ben 105 città abitate dalle popolazioni più disparate provenienti dall&#8217;Asia,dall&#8217;Europa, dal centro e Sud America: soltanto i Coreani sono 700.000 e formano Corean Town, lo stesso può dirsi dei cinesi, dei giapponesi e della Little Italy oggi invasa dai Cinesi. E quello che è più singolare è che questo autentico miracolo di convivenza efficente, viene realizzato attraverso una presenza molto discreta, anzi diremmo, quasi in sordina.</p>
<p style="text-align: justify;">Un fenomeno simile lo riscontriamo nella &#8220;London Metropolitan Area&#8221; che ha superato i 13 milioni di abitanti con 300 lingue parlate al suo interno: il doppio della Sicilia ed è la &#8220;Grande Londra&#8221; che tutti noi conosciamo&#8221; dove storia, cultura, politica ed economia si fondono insieme in un virtuoso connubio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E cosa impedisce alla Sicilia di trasformarsi anch&#8217;essa in una &#8220;Sicilian Metropolitan Area in the Mediterranean Sea&#8221;?</strong> Soltanto la mancanza di una adeguata &#8220;cultura urbanistica e gestionale&#8221;: nient&#8217;altro. Lo afferma, tra gli altri l&#8217;Arch.Pier Paolo Maggiora che sta seguendo l&#8217;urbanizzazione di 400 milioni di Cinesi in Cina e che per la Sicilia ha elaborato il &#8220;Progetto Arge, presentato alcuni mesi fa aPalermo, alla presenza del premio Nobel polacco ed ex Presidente della Polonia, Lech Walesa e della Presidente della Fondazione Olivetti, Laura Olivetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto &#8211; che si serve della collaborazione di oltre 80 esperti nelle diverse discipline &#8211; <strong>parte dall&#8217;analisi del tessuto storico, cultuale, architettonico, infrastrutturale, economico e sociale e si propone di &#8220;razionalizzare&#8221;</strong> l&#8217;esistente, valorizzandolo all&#8217;inteno di un unico grande progetto strategico di una Sicilia proiettata in Europa e nel Mediterraneo, secondo un &#8220;principio di continuità. Il punto focale logistico ideale è posto tra Enna e Caltanissetta in modo che tutte le aree dell&#8217;Isola possano essere raggiunte in 60-90 minuti recuperando allo sviluppo finalmente tutto il territorio dell&#8217;Isola. Non più quindi aree &#8220;interne abbandonate&#8221; e a costi crescenti di mantenimento.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo progetto, un posto strategico è naturalmente svolto dalle infrastrutture: autostrade, ferrovie, porti e aeroporti. Le autostrade e super-strade sono già operanti ed è sufficiente completare quelle già programmate, unitamente alla strada che collega il nord con il Sud dell&#8217;Isola, già iniziata ed abbandonata: Santo Stefano Camastra &#8211; Agrigento. La ferrovia ad alta velocità Enna-Palermo-Messina-Catania-Enna è stata recentemente approvata e dovrebbero avviare i lavori entro il 2015. I porti ci sono ma vanno razionalizzati, concentrando il traffico commerciale dei pochi container (25.000) della zona del Sud-Est nel porto di Augusta, l&#8217;unico porto Core dell&#8217;UE in Sicilia. Questa decisione permetterà di specializzare il porto di Catania nel diporto e nelle navi di crociera e di riconsegnare nello stesso tempo alla città di Catania, lagrande baia dall&#8217;immenso potenziale turistico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;aeroporto di Catania sarebbe ulteriormente potenziato collegandolo alla rete ferroviaria</strong> ordinaria a servizio dei turisti che potranno così finalmente raggiungere tutte le città del versante est: da Acireale, a Taormina, a Messina e rendendo nello stesso tempo ai residenti più agevole l&#8217;utilizzo dell&#8217;aeroporto. Discorso simile per le ex <strong>province di Siracusa e Ragusa ormai unite nel Distretto del Sud-Est.</strong> Piani simili per tutte le altre aree, pianificate secondo i più avanzati principi strategici, il rispetto delle vocazionalità del territorio e le più importanti esperienze internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiaramente un Piano del genere per avere successo, deve vedere la partecipazione sinergica delle migliori intelligenze</strong> e forze vibranti dell&#8217;Isola, saper concentrare su di esso le 11 OT (obiettivi tematici) del Piano 2014-2020 dell&#8217;UE, limitare sostanzialmente la burocrazia e promuovere al massimo il partneriato pubblico &#8211; privato attraendo gli investimenti esteri che certamente non mancheranno a condizione che ci sia alla Presidenza della Sicilia una Giunta fatta da esperti di comprovata esperienza. Difficile? Impossibile? Certamente non è facile ma non abbiamo altra scelta per rilanciare la Sicilia e farla uscire dal reale sottosviluppo in cui è precipitata. Ce l&#8217;ha fatto Malta, ce l&#8217;hanno fatto i Californiani, i Cinesi e gli Inglesi, per riprendere gli esempi ricordati.</p>
<p style="text-align: justify;">Perchè non dobbiamo farcela noi? Iniziamo subito a mettere insieme la squadra che un tale progetto possa realizzare ricercando la sinergia con tutti i gruppi qualificati operanti in Sicilia e fuori.</p>
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		<title>Milano, otto stilisti siciliani selezionati per &#8220;Super&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2014 09:49:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Pitti Immagine, nome noto nel mondo del design della moda, per l’organizzazione di manifestazioni fieristiche ed eventi, punta sui giovani e sull’innovazione e, a Milano, da sabato 20 al 23 settembre, lancia “Super”, nuova fiera del fashion a cui parteciperanno anche otto aziende siciliane. Presenti al padiglione 3 di Piazza VI Febbraio, a Milano Rho,</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pitti Immagine, nome noto nel mondo del design della moda, per l’organizzazione di manifestazioni fieristiche ed eventi, punta sui giovani e sull’innovazione e, a Milano, da sabato 20 al 23 settembre, lancia “Super”, <strong>nuova fiera del fashion a cui parteciperanno anche otto aziende siciliane.</strong> Presenti al padiglione 3 di Piazza VI Febbraio, a Milano Rho, saranno da Palermo Irene Ferrara, Ignazio Bissoli, Vuedù, Mad di Marzia Donzelli e Vitussi di Vito Petrotta Reyes; da Melilli in provincia di Siracusa, Eugenio Vazzano, Cocò gioielli da Valguarnera, Enna e, infine, Loredana Roccasalva da Modica, Ragusa.</p>
<p><strong>La loro partecipazione è sostenuta dalla Regione siciliana</strong>, attraverso l’assessorato Attività Produttive con finanziamenti attinti dalle risorse del Po Fesr per l’internazionalizzazione dei marchi dell’Isola. Di scena gli accessori e il prêt-à-porter donna, in linea con la filosofia della nuova vetrina che premia la cultura innovativa di un prodotto, lavora sui nuovi mondi degli accessori, combina in modo inedito aziende consolidate e brand emergenti, valorizzando i giovani fashion designer italiani, e ospitando talenti esteri.</p>
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		<title>Medici di famiglia, in 1600 per 100 posti nei corsi di formazione</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 09:10:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il 17 settembre a Palermo si svolge una prova per l’accesso ai corsi di formazione di medicina generale. Riguarda tutti i medici che dopo avere conseguito la laurea e l’abilitazione, scelgono di diventare medici di famiglia. Se supereranno la prova potranno frequentare un corso triennale di formazione, indispensabile per potere svolgere legittimamente la professione. I</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 17 settembre a <strong>Palermo</strong> si svolge una prova per l’accesso ai corsi di formazione di medicina generale. Riguarda tutti i medici che dopo avere conseguito la laurea e l’abilitazione, scelgono di diventare medici di famiglia. Se supereranno la prova potranno frequentare un corso triennale di formazione, indispensabile per potere svolgere legittimamente la professione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I candidati sono 1600, i posti disponibili sono appena cento.</strong> Coloro che non riusciranno a superare la prova non potranno essere “medici di famiglia”. L’alternativa è la specializzazione, per la quale vengono elargite dal Ministero della Ricerca scientifica e l’Università, alcune borse di studio in ogni Regione, cui si sono aggiunte, fino allo scorso anno, altre borse concesse dalla Regione siciliana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il taglio ai fondi della Sanità, tuttavia, ha fatto sì che le borse di studio regionali</strong> non fossero concesse, contrariamente a quanto accade nelle altre Regioni, dove sono state mantenute. Mancano i fondi per attribuirle. Il presidente dell’Ordine dei medici, <strong>Toti Amato</strong>, ha chiesto all’assessore alla Salute, Lucia Borsellino, ed all’assessore all’Economia, Roberto Agnello, di “ripensare” il provvedimento per aiutare i medici siciliani a conseguire una specializzazione.</p>
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		<title>Muos, in caso di terremoto o errori di puntamento, rischi per la salute</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 07:31:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il verificatore nominato dal tar di Palermo, Marcello D’Amore, docente alla Sapienza di Roma, dopo uno studio accurato ed una istruttoria altrettanto accurata, ha concluso con un verdetto “articolato” sul Muos di Niscemi. La relazione dell’Istituto Superiore della Sanità, ha sostanzialmente sostenuto il verificatore, non ha riferito in modo esaustivo sulle conseguenze per la salute</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il verificatore nominato dal tar di Palermo, <strong>Marcello D’Amore</strong>, docente alla Sapienza di Roma, dopo uno studio accurato ed una istruttoria altrettanto accurata, ha concluso con un <strong>verdetto “articolato” sul Muos di Niscemi</strong>. La relazione dell’Istituto Superiore della Sanità, ha sostanzialmente sostenuto il verificatore, non ha riferito in modo esaustivo sulle conseguenze per la salute provocate dalla struttura radaristica della Us Navy.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D’Amore non smentisce gli esperti dell’Istituto Superiore della Sanità</strong>, aggiunge alcuni elementi alla relazione che aveva consentito l’autorizzazione. L’esperto sostiene che se c’è un errore di puntamento o si verificano eventi tellurici, la salute dei cittadini potrebbe essere compromessa. Ne consegue che in condizioni normali, invece, non dovrebbero esserci rischi di sorta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il professor Dell’Amore nei giorni scorsi aveva sentito tutte le parti</strong> – Legambiente, Comune di Niscemi, Arpa ecc. – completando l’istruttoria. Si sarebbe svolto anche un monitoraggio in loco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’impianto radar è ormai in via di ultimazione, ma si sarebbero svolte già delle prove di funzionamento</strong>, seppur parziale. Il limite degli studi, analisi, relazioni, è costituito dal fatto che le criticità o l’assenza di rischi sono il risultato di una indagine virtuale, perché gli impianti sono spenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 25 novembre è prevista un’udienza al Tar di Palermo</strong>, che ha unificato i ricorsi (Comune di Niscemi, Legambiente, Regione Siciliana, Ministero della Difesa). La Regione ha sostenuto le ragioni del Comune, e perciò dei No Muos, ma è anche il soggetto che ha autorizzato la realizzazione dell’impianto: due ruoli, sulla carta, contrastanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il direttore dell’Assessorato Territorio e Ambiente, Gaetano Gullo,</strong> ci ha detto di non avere ancora esaminato la relazione del verificatore, ma ha espresso perplessità sulle notizie diffuse negli ultimi mesi. “Leggendo qualche giornale, ho appreso di essere stato accusato di falso ideologico e che il pm ha chiesto l’archiviazione della denuncia e che il gip l’avrebbe rigettata &#8211; racconta Gullo &#8211; ma io non so niente di tutto ciò, la cose mi inquieta come cittadino. Potrei subire una condanna o essere assolto per qualcosa di cui non so niente…”.</p>
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		<title>Regione? Condominio rissoso, muro a muro con l’ospedale</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2014 09:23:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il governo della Regione siciliana si è trasformato in un condominio, rissoso come ogni condominio. Per giunta gravato del peso di dovere affrontare tutte le questioni sotto gli occhi del mondo. Contano di più le opinioni, i dissensi, le accuse, le denunce di chi non ne fa parte piuttosto che le ragioni dei condomini. L’amministratore</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il governo della Regione siciliana si è trasformato in un condominio, <strong>rissoso come ogni condominio</strong>. Per giunta gravato del peso di dovere affrontare tutte le questioni sotto gli occhi del mondo. Contano di più le opinioni, i dissensi, le accuse, le denunce di chi non ne fa parte piuttosto che le ragioni dei condomini.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amministratore del condominio è il loro bersaglio. E questo ci sta, ma fino a un certo punto. Se fosse così, non si capisce perché da temo immemorabile,<strong> il condominio è sinonimo di conflitto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A guastare gli animi e rendere ancora più complicata la vita del condominio è la sua rappresentazione: mai come ora il governo della Regione ha vissuto a così stretto contatto dei media. <strong>La sensazione è che siano i media a decidere che cosa deve fare</strong> o non deve fare il condominio, quali sono le cose che non vanno e quelle su cui si può soprassedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si sveglia al mattino con il pensiero rivolto ai giornali, la rete, la radio e la tv. Che cosa scriveranno e diranno oggi? Come “parare” la botta? Con quali mezzi intervenire per non essere travolti?</p>
<p style="text-align: justify;">La gerarchia dei bisogni, la rilevanza delle questioni, <strong>l’agenda politica ed istituzionale subiscono la “dittatura” della comunicazione</strong>. Invece che fare ciò che si deve, il condominio si sente obbligato a difendersi dal mascariamento quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il condominio, dunque, non è solo rissoso, ma fragile, alla mercè di chi per mestiere deve far notizia, ha priorità diverse, e dà ai fatti la caratura che ritiene. Si spoglia della “sovranità”, a scapito dell’autorevolezza, qualità rara ovunque, ma pur sempre un grimaldello prezioso per chi si assume responsabilità istituzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Star dietro alla piazza, cercando di governarne gli umori, <strong>impedisce di star dietro alle cose da fare,</strong> prima o poi si paga a caro prezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">La piscina prefabbricata fuori terra di Mariarita Sgarlata è una tipica questione di condominio: al di là del (ci sono ispettori e magistrati che ne valuteranno la rilevanza), <strong>ha scosso i condomini più del click day</strong>, nonostante il modesto impatto che essa ha sul destino dei siciliani. Le opposizioni non hanno cavalcato la tigre, eppure il condominio è apparso frastornato, turbato, “assicutato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che serve, a questo punto, è guadagnare il senso delle cose, fermarsi, affrontare la realtà (senza mediazioni), riprendere fiato, mettere i condomini attorno al tavolo e davanti alle loro responsabilità. Giocando a carte scoperte, alla luce del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rimpasto – con tutto il rispetto per chi entra e per chi rimane dov’è – <strong>non interessa nessuno, a parte gli addetti ai lavori.</strong> Ma trasmette all’opinione pubblica l’idea che le poltrone – chi le difende e chi le pretende &#8211; contino più di ogni altra cosa. Un suicidio.</p>
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		<title>Sicilia, la grande guerra  Delegittimati Pd e governo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 06:48:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La grande guerra fra il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, e una larga fetta del suo partito, il Pd, viene da lontano ed ha un carattere strutturale, non contingente. La sinistra, oggi il centrosinistra, siciliano è stata perennemente divisa, e l’Assemblea regionale siciliana non ha mai espresso una vera maggioranza, legata a programmi ed</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La grande guerra fra il presidente della Regione siciliana, <strong>Rosario Crocetta</strong>, e una larga fetta del suo partito, il Pd, viene da lontano ed ha un carattere strutturale, non contingente. <strong>La sinistra, oggi il centrosinistra, siciliano è stata perennemente divisa</strong>, e l’Assemblea regionale siciliana non ha mai espresso una vera maggioranza, legata a programmi ed obiettivi riconoscibili. I governi da un lato e il corpo legislativo dall’altro sono stati minati da dissidi interni e da aspri contenziosi che hanno paralizzato il governo della cosa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa analisi retrospettiva, tuttavia, non assolve certo gli attuali protagonisti</strong> della infinita disputa sul rimpasto che proietta una luce negativa sul presente e semina un pessimismo siderale. La fiducia nel governo – esecutivo e legislativo – è ormai ai minimi storici. Si percorrono strade già battute che rafforzano l’idea di una ineluttabile apocalisse politica. Perfino l’iniziativa di un referendum sul sostegno al governo Crocetta lanciata dall’interno del Pd “copia” quanto è stato fatto dallo stesso partito durante il governo Lombardo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La consultazione interna ma “aperta”, aggravò esponenzialmente i dissensi fra gli apparati del Pd</strong>, e suscitò apprensioni, non del tutto ingiustificate, sulla spregiudicatezza estrema di alcuni leaders politici. In alcuni circoli si concesse il voto agli iscritti, in altri ci fu un’apertura alla “piazza”, ed i risultati lasciarono basiti, perché alternavano plebisciti a favore del ritorno all’opposizione a maggioranze in sostegno del governo. La stagione renziana non era nemmeno alle porte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi si torna sulle strade già battute.</strong> Il cambio della classe dirigente democratica, che a Roma, è stato pressoché totale, non ha sfiorato la Sicilia, e quando è avvenuto, in misura marginale, non ha modificato di una virgola gli apparati. I nuovi soggetti politici, è il caso di Rosario Crocetta e di Davide Faraone, partecipano in prima fila alla grande guerra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il carattere strutturale del contenzioso non permette di pronosticare una svolta</strong>, il superamento dei dissidi. Sarebbe illusorio credere che il raggiungimento di un accordo sulla sostituzione di alcuni assessori abbia il potere di risolvere la crisi. Potrebbe consentire una breve tregua in un contesto “liquido”, lasciando in vita le consuete scaramucce un po’ ovunque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il governo Crocetta-bis, del resto, dimostra che la questione</strong> non si risolve con una lottizzazione del governo e degli organi rappresentativi dell’Assemblea regionale. I dissensi hanno radici antiche, le lobby interne sono molto solide. Ci sono sintomi di “metastasi” nel corpo del partito. Ci vuole un miracolo? No, ma non può essere lasciata alle milizie locali la responsabilità di trovare la soluzione. Non ci sono le condizioni per aprire il tavolo della trattativa. È stato delegittimato tutto il possibile, sia il governo del partito quanto quello della Regione.</p>
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		<title>L’epopea dei direttori regionali e del loro esercito di terracotta</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Aug 2014 15:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[SALVATORE PARLAGRECO]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La macchina regionale, elefantiaca, costosa, inefficiente, non ha altro obiettivo che alimentare se stessa. <strong>È il primo motore immobile di platonica memoria: esiste per se stesso</strong>. Ogni volta, e capita spesso, che le cronache si occupano dell’esercito di dipendenti regionali, ed affiliati, con titoloni sui grandi giornali o i fogli locali, ognuno tira fuori una cifra, che non è mai la stessa. Nemmeno chi sta al governo conosce esattamente il loro numero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando si danno informazioni sulla macchina della Regione siciliana</strong>, si rimane nel cerchio magico, si dà conto e ragione delle promozioni, bocciature e trasferimenti di una ventina di alti dirigenti. Il mondo comincia e finisce con i mega direttori generali, oggetto di dispute politiche e partitiche interminabili, negli uffici di gabinetto, segreterie, apparati, commissioni legislative. Gossip politico, confronto brutale d’interesse, lottizzazione. Invece che pesare le competenze, si guarda al budget e si stila una classifica dei “poteri”: più alto è il budget, più il megadirettore generale conta. In passato esisteva un manuale Cencelli anche per loro, che prevedeva una conta “verticale” piuttosto che orizzontale per procedere alla distribuzione delle nomine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La macchina della Regione ha una missione:</strong> raggiungere il distributore di risorse più vicino, facendo le divine e umane cose per raggiungerlo. Una volta esaurita la missione, la macchina è abituata a fermarsi, guardarsi attorno e godere l’effimero successo ottenuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Naturalmente, non c’è bisogno di Alonso o Rosberg alla guida.</strong> Va bene chiunque. Certo, ci deve pur essere qualcuno che sta al volante, che mette le firme e sceglie il percorso più rapido e agevole per raggiungere il deposito di risorse, ma se il conducente dovesse abbandonare lo sterzo e girarsi dall’altra parte non accadrebbe assolutamente nulla. Alimentare la macchina e dotarla di carburante è una operazione automatica, come mettere il piede sul freno o sulla frizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poiché occorre aprire strade, asfaltarle, per rendere agibile i luoghi</strong> in cui la macchina deve muoversi, cioè la Sicilia, è indispensabile occuparsi dell’agibilità del tragitto e dei residenti. È vero che la macchina vive per se stessa, ma è altrettanto vero che non può trascurare il contesto per continuare ad esistere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come hanno imparato, a loro spese, anche provetti piloti</strong>, e drivers rivoluzionari, con una grande fiducia in se stessi, la qualità della guida è ininfluente o quasi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da settanta anni circa le cronache raccontano l’esercito dei regionali</strong> con accenti preoccupati, indignati, esprimendo dissenso, contrarietà, o auspici. Come se quei trenta-cinquanta mila uomini e donne, l’esercito dei regionali, avesse lo stesso volto, la stessa testa, gli stesi bisogni. Un esercito di terracotta. Identificati i megadirettori, i condottieri, non serve altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La nostra modesta proposta, parafrasando Swift,</strong> è scegliere fra i metodi cruenti dell’Isis, che spogliano e poi passano per le armi gli “infedeli”, metodi che aborriamo naturalmente (ma servono a enfatizzare la questione oggetto della nostra riflessione), o scoprire quanti e quali opportunità offre una platea così vasta di uomini e donne siciliani che, per quanto ne sappiamo, possiede energia, volontà e professionalità utili da esplorare le abilità. Si potrebbe, dunque, immaginare una macchina in grado di oltrepassare il confine della sopravvivenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La nostra esperienza ci induce a credere che le risorse umane,</strong> fin qui sepolte da ignobili abitudini, superficialità, ignoranza, interessi di bottega possano essere proficuamente utilizzare per provare a cambiare le cose. Scoprire le persone valide e valorizzarle, mettendole “a reddito”, è impresa improba, perfino velleitaria, ma non impossibile come la pretesa di cambiare la classe dirigente siciliana nell’arco di una generazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È ipotizzabile uno screening di regionali, uomini e donne,</strong> diligenti e competenti? La risposta è positiva a patto che si affidi, all’insaputa dei rasi locali, il compito-mission a chi fa questo lavoro per mestiere. Oltre lo Stretto. Molto oltre.</p>
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		<title>Anche i veneti, come i lombardi, aspirano allo statuto siciliano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2014 07:53:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Anche il Veneto, come la Lombardia, vuole lo Statuto speciale. Che succede? Lo Statuto è reclamato dai leghisti sia in Lombardia che in Veneto. In Lombardia è stata votata in consiglio regionale la celebrazione di un referendum consultivo. I senatori veneti della Lega Nord hanno mostrato la bandiera della serenissima nel corso dell’esame della riforma</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Anche il <strong>Veneto</strong>, come la <strong>Lombardia</strong>, vuole lo Statuto speciale. Che succede? Lo Statuto è reclamato dai leghisti sia in Lombardia che in Veneto. In Lombardia è stata votata in consiglio regionale la celebrazione di un referendum consultivo. <strong>I senatori veneti della Lega Nord hanno mostrato la bandiera della serenissima</strong> nel corso dell’esame della riforma costituzionale. Avrebbero voluto che venisse introdotta, per l’appunto, una norma a favore della “specialità”. Non verranno accontentati, ma resta il fatto che lo Statuto “siciliano” fa gola ai leghisti, che peraltro non hanno mai fatto mistero della loro predilezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si tratta, molti pensano, di un surrogato dell’indipendenza,</strong> un realistico passo indietro per conquistare un’autonomia ampia, primo passo per fare da sé.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il referendum consultivo che si svolgerà in Lombardia non avrà alcun effetto pratico,</strong> sarà solo una manifestazione di volontà (costosa, 30 milioni di euro), mentre la battaglia “veneta” è destinata a spegnersi con la conclusione del dibattito a Palazzo Madama, ed il conseguente voto, sulle riforme costituzionali. La regioni, se la riforma giungerà in porto, dovranno “contenersi”, essendo considerati spendaccioni e una delle cause principali dell’aumento del debito pubblico a livelli stratosferici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non si sta andando, quindi, in direzione di un ampiamento delle autonomie locali</strong>, ma – al contrario – di un percorso inverso, si dirottano a Roma alcune competenze. Sarà lo Statuto speciale della Regione Siciliana a subire, probabilmente, i ritocchi più drastici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il leghismo padano ha scelto il momento peggiore per perorare la causa</strong> della specialità statutaria. L’avessero fatto una decina di anni fa, probabilmente, l’avrebbero spuntata, ma allora proclamavano l’indipendenza e la secessione, puntavano in alto. Sbagliando.</p>
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