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	<title>SiciliaInformazioni &#187; berlusconi</title>
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		<title>Renzi brucia le navi: si vedranno  le fiamme anche dalla Sicilia ?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 08:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LUIGI SANLORENZO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Con il voto favorevole della Direzione del Partito democratico, Matteo Renzi sembra aver completato la lunga traversata che dalla Stazione Leopolda lo ha portato in due anni alla segreteria di Largo del Nazareno, a Palazzo Chigi e oggi a quella notorietà internazionale che tanto ha fatto preoccupare Diego Della Valle e Ferruccio de Bortoli. Dopo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con il voto favorevole della Direzione del Partito democratico, Matteo Renzi sembra aver completato la lunga traversata che dalla Stazione Leopolda lo ha portato in due anni alla segreteria di Largo del Nazareno, a Palazzo Chigi e oggi a quella notorietà internazionale che tanto ha fatto preoccupare Diego Della Valle e Ferruccio de Bortoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il duro editoriale del Corriere della Sera, La Repubblica gli ha chiesto: <strong>&#8220;Lei è un massone?&#8221;. La risposta:” A casa nostra siamo boy scout, non massoni”.</strong> &#8220;Una famiglia di boy scout che viene improvvisamente associata alla massoneria per via di un simpatico editoriale del direttore di un quotidiano&#8221;, ha aggiunto ancora Renzi. &#8220;A me non fa né caldo né freddo. ”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di Renzi è stata (e sarà) una navigazione perigliosa durante la quale <strong>non sono mancati finora gli scogli da evitare,</strong> le secche su cui arenarsi, le tempeste improvvise che scuotono lo scafo, ma mai la bonaccia che fa inerti le vele.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Il successo registrato ieri va oltre quello delle primarie dell’anno scorso</strong> e l’allarme si legge dalle parole al vetriolo di Massimo D’Alema e da quelle un po’ patetiche di Bersani, che si rifugia nel vittimismo, evocando il metodo Boffo.</p>
<p style="text-align: justify;">Povero Dino, chi lo avrebbe detto quando lo conobbi mentre dirigeva il periodico della Diocesi di Treviso, che sarebbe diventato l’incubo della Ditta?</p>
<p style="text-align: justify;">Sta di fatto che sulla nuova sponda su cui fondare la più grande “comunità politica” del Paese , Matteo Renzi c’ è sbarcato ed ora si appresta, con il voto in Parlamento sul Jobs Act a consolidare la testa di ponte.<br />
<strong>Le sue capacità</strong> di decidere di “cambiare verso” all’Italia e di tirare dritto ad ogni costo <strong>ricordano alcuni precedenti storici che, fatte le debite proporzioni, predicono un futuro possibile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intaccando il tabù dell’articolo 18 e ben consapevole che, al di là delle effettive ricadute a breve termine, ciò gli consegna la password per entrare – e restare &#8211; nella stanza dei bottoni in Europa, Matteo Renzi come Alessandro ha tagliato il nodo di Gordio che imprigiona da decenni lo sviluppo del Paese precipitandolo nella disperazione e gettandolo, in una fase che appare ormai alla fine, nelle mani di Beppe Grillo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come il siracusano Agatocle nell’antichità o come Hernan Cortés che conquistò il Messico in due anni, <strong>Renzi brucia le proprie navi, rendendo impossibile la ritirata a se stesso e al partito che guida.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come Christian Fletcher, colui che Grillo ha chiamato con stizza “l’ebetino”, consegna alla deriva il truce, seppur esperto e navigato, comandante Bligh e trasforma un ammutinamento realmente accaduto ma che nessuno avrebbe ricordato, nella leggenda del Bounty.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La transizione del Partito democratico ha una meta e il premier sembra averne chiara la rotta</strong> ispirandosi a quella terza via che, forse in tempi non ancora maturi, fu evocata come l’unica soluzione possibile nel Paese di Don Camillo e Peppone che ha faticato per decenni a liberarsi di un passato ideologico che ha pesato come un macigno su molte generazioni di italiani, impedendo l’accesso alla modernità del sistema produttivo, dell’università e della scuola, del mercato del lavoro, della giustizia, della pubblica amministrazione, della valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A cosa deve Matteo Renzi tale energia?</strong> Da dove trae il coraggio fisico per scontrarsi con un sistema che ha schiacciato molti altri “innovatori”, anche più intelligenti e più colti dell’ex sindaco di Firenze ? Non vi è dubbio che la formazione ricevuta da giovane e proseguita con responsabilità da adulto nello scautismo cattolico &#8211; un mondo guardato sempre con un po’ di sospetto dalle gerarchie vaticane, per la nota appartenenza del fondatore alla massoneria britannica e, in anni più recenti, per la manifesta autonomia &#8211; sia stata determinante e abbia influito sullo stile personale e sulla facilità dei contatti sociali e politici. Ho ancora vivo il ricordo di un incontenibile diciassettenne che partecipava alla marcia nazionale dell’AGESCI a Palermo conclusasi con la consegna a Paolo Borsellino del testimone di Giovani Falcone, appena pochi giorni prima del tragico epilogo di via D’Amelio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma Renzi ha vissuto anche una pur breve<strong> esperienza nei movimenti di rinnovamento della politica negli anni Novanta,</strong> in particolare nella Rete di un irriconoscibile Leoluca Orlando, ma, soprattutto ha accelerato la propria maturazione attraverso il confronto diretto con i problemi reali, vissuti da presidente della provincia e poi da sindaco. Un insieme fecondo che ha prodotto un’individualità politica dalle caratteristiche inedite.</p>
<p style="text-align: justify;">Capace di distinguere e seguire le tracce del cambiamento,<strong> Renzi ha compreso subito che il web e i social network avrebbero trasformato l’Italia</strong>, esattamente come Vittorio Zucconi e Gianni Riotta avevano anticipato dieci anni fa, raccontando la trasformazione della comunicazione socio politica negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Attento agli aspetti positivi della rivoluzione liberale tentata da un ambiguo Berlusconi, a cui fortunatamente la ridotta soglia etica ed i troppi scheletri nell’armadio hanno sempre impedito un discutibile avvio, l’attuale premier non sottovaluta che in un paese “pacione” la simpatia popolare, un linguaggio schietto e comprensibile, la disinvoltura del comportamento e la faccia da bravo ragazzo hanno un’influenza determinante per un consenso nuovo e dichiaratamente trasversale che ha portato il Pd oltre la soglia del 40% . Un successo ancora oggi consolidato dal tasso costante di fiducia nella persona e nel governo, dalla crescente archiviazione di un certo mondo sindacale e, soprattutto, di una generazione di esponenti politici da troppo tempo ormai percepita come lontana dai bisogni reali delle persone e vista, anche in Europa, come transitoria e poco affidabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci voleva un grande nonno per un nipotino così sveglio e Giorgio Napolitano,</strong> dopo attente verifiche, lo ha compreso rapidamente, dimostrando come sia possibile giungere alla soglia dei novant’anni con una lucidità intellettuale e politica inossidabile che solo gli ultimi samurai nascosti nella giungla stanno pericolosamente sottovalutando.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi potrà fermare Renzi? Probabilmente, ad eccezione di se stesso, nessuno a breve</strong> e, quand’anche si dovesse giungere irresponsabilmente ad elezioni anticipate, egli ne uscirà definitivamente vincitore con piena e apparentemente paradossale soddisfazione proprio di quel Berlusconi che gli riconosce il “quid” che ha sempre cercato in Fini e in Alfano senza mai trovarlo. E nell’inevitabile tramonto, da pragmatico qual è, l’uomo di Arcore sa bene quale sia l’importanza dell’eterogenesi dei fini, nella vita come in politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Come accade nei paesi a democrazia matura, Renzi potrà essere battuto, ma solo da un altro leader (di centrodestra o di centrosinistra) a lui simile che, quando sarà il momento, saprà prenderne il posto nel cuore degli italiani che verranno, sfidando incrostazioni sedimentate in ogni settore e poteri ancora forti ma ormai ben consapevoli del pericolo incombente. Ciò che sembra sfuggire a molti commentatori, a qualche analista e ad un pugno di “gufi”, è proprio la mutazione antropologica che ormai si è compiuta nel Paese e rispetto alla quale non si può, anche volendo, tornare indietro. Proprio come quelle navi arse con convinzione sulla spiaggia del nuovo approdo e le cui fiamme si alzano ora alte per segnalare che una nuova era politica è iniziata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si vedrà quel rogo anche dalla lontana Sicilia</strong> in cui stagionati pompieri ormai tardi epigoni di se stessi, si affannano ad differirne gli effetti dirompenti, seriamente preoccupati, sopra ogni altra cosa, per il proprio destino personale?</p>
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		<title>Forza Italia, soffia forte &#8220;il vento del perdono&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2014 15:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[GIUSEPPE BIANCA]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le smentite sono nette quanto basta, ma lasciano spazi ampi che aprono la strada ai pensieri arditi dell’interpretazione. Una strada che come sempre, incrocia Roma e Palermo, lastricata di speranze e pentimenti, riposizionamenti e tradimenti. L’argomento, per essere chiari, è il ritorno alla casa berlusconiana di un folto gruppo di componenti del Ncd, qualcuno dice</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le smentite sono nette quanto basta, ma lasciano spazi ampi che aprono la strada ai pensieri arditi dell’interpretazione. Una strada che come sempre, incrocia Roma e Palermo, lastricata di speranze e pentimenti, riposizionamenti e tradimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’argomento, per essere chiari, <strong>è il ritorno alla casa berlusconiana di un folto gruppo di componenti del Ncd, </strong>qualcuno dice una <strong>quindicina, tra cui, addirittura Renato Schifani,</strong> che per alcuni potrebbe essere in rampa di lancio, per un posto di <strong>ministro</strong> nel’ipotizzato rimpasto del dopo Mogherini.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi lo avrebbe individuato come figura “istituzionale” da portare a Renzi, senza che ciò possa escludere in sé, l’ipotesi di convogliare attorno a questo fatto, un discreto numero di parlamentari, pronti al rientro in Forza Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">I numeri elettorali e quelli che continuano ad uscire inesorabili dai sondaggi danno NCD ed UDC tra il 3 ed il cinque per cento, ragione per la quale da tempo, in tanti, si guardano intorno. L’ibrido che non sfonda nell’elettorato e la scomparsa del centro, consiglierebbero scelte di campo diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">La fase della riflessione sarebbe però ben più avanzata. A costruire uno scenario diverso dall’attuale, che prefigura il logorio e l’indebolimento, che per alcuni risulterebbe fatale, del partito di Alfano, <strong>torna in campo, Gianfranco Miccichè.</strong> Smaltite le scorie delle beffa recente alle elezioni europee, con il seggio per Strasburgo, mancato di un soffio, Miccichè ha cercato di far valere il radicamento recentemente mostrato, anche alla corte dei Berlusconi, che lo ha accreditato come interlocutore discreto di questi passaggi di transizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Gioca a rompere”, si lascia scappare un fidatissimo del ministro degli Interni,</strong> <strong>riferendosi a Miccichè,</strong> che dopo aver avuto più di un problema con Enzo <strong>Gibiino,</strong> coordinatore regionale di Forza Italia, punta ad uscire , senza mezzi termini dall’isolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo ripetute indiscrezioni <strong>Miccichè e Schifani si sarebbero incontrati al Sea Palace di Cefalù,</strong> con l’evidente obiettivo di smussare angoli e spigolosità, preliminarmente, per far partire poi l’operazione di rientro alla corte di Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad Alfano, viene rimproverato in particolare uno scarso interessamento a spendere il nome dell’ex presidente del Senato, tra i nomi della Consulta.</p>
<p style="text-align: justify;">E così si apre la strada verso il <strong>grande centro di Forza Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Simona Vicari, ufficialmente contraria a questa ipotesi ribadisce fedeltà ad Alfano, ma sono in diversi anche in Sicilia a cominciare a nutrire dubbi seri sulla proiezione del progetto politico di Alfano.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece si pone concreta l’evenienza di una Forza Italia a trazione centrista con <strong>Saverio Romano</strong> che rivendica spazi sempre più consistenti e visibilità crescente, fuori e dentro il Parlamento siciliano.</p>
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		<title>Sanzioni anti-Putin contro i giganti dell&#8217;energia, &#8216;siciliana&#8217; Lukoil salva</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2014 07:51:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Potrebbe toccare ai giganti energetici la seconda tornata di sanzioni decisa dall’Europa e dagli Stati Uniti contro la federazione Russa, “colpevole” di dare man forte ai ribelli ucraini. La tregua è appesa a un filo, e Putin non arretra di una virgola. Se le sanzioni saranno messe in atto, e tutto lascia pensare che potrebbe</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Potrebbe toccare ai giganti energetici la seconda tornata di sanzioni decisa dall’Europa e dagli Stati Uniti contro la federazione Russa, “colpevole” di dare man forte ai ribelli ucraini. <strong>La tregua è appesa a un filo, e Putin non arretra di una virgola.</strong> Se le sanzioni saranno messe in atto, e tutto lascia pensare che potrebbe avvenire, il vento di guerra ucraino arriverebbe anche nel Mediterraneo, segnatamente in <strong>Sicilia</strong>, dove si trova una delle più grandi raffinerie di petrolio italiane, la <strong>Lukoil</strong>, in mano ad oligarchi russi, vicini a Putin.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il presidente russo, tuttavia, ha annunciato la rappresaglia,</strong> la chiusura dello spazio aereo russo in caso di nuove sanzioni a carico dei magnati del suo Paese. Un provvedimento che metterebbe in crisi il traffico aereo mondiale con conseguenze molto pesanti. L’Europa, tra l’altro, è molto divisa, nonostante le apparenze, sulla crisi ucraina, perché gli scambi commerciali con la federazione russa, che si sono allentati, danneggia i paesi esportatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Lukoil, infine, sarebbe inattaccabile.</strong> L’assetto societario non permetterebbe di risalire alla proprietà degli oligarchi. È una multinazionale difficile da identificare, come le altre. Quindi, almeno su questo fronte, non ci sarebbero sorprese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia, infine, Putin può contare sull’amicizia dei “liberali putiniani”</strong>: dall’ex premier ai suoi giornali, nella giornata di ieri, sono state sparate tutte le munizioni contro i nemici dello “zar”. La stampa di centrodestra dalla parte della Russia. Chi l’avrebbe detto?</p>
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		<title>&#8220;Berlusconi assolto: come se l&#8217;Italia avesse vinto i mondiali&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2014 15:41:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L’assoluzione del presidente <strong>Berlusconi apre un nuovo capitolo nella storia del nostro Paese.</strong> Gli italiani liberi e onesti, che sin dal ’94 hanno sempre creduto in Silvio Berlusconi e in un futuro migliore, dopo 20 anni di persecuzioni oggi esultano vittoriosi <strong>come se l’Italia avesse vinto i mondiali.</strong> L’entusiasmo invade i loro cuori fino a stamane cupi e preoccupati, la speranza prende vigore sospinta da una gioia immensa. Cambiare si può, l’Italia può diventare davvero un Paese libero, giusto e democratico. <strong>Stretti al nostro leader,</strong> andremo avanti sicuri verso la strada delle riforme. Cambieremo il volto del nostro Paese, doneremo ai nostri figli un futuro migliore”.</p>
<p>Lo dichiara il senatore <strong>Vincenzo Gibiino,</strong> membro del comitato di Presidenza di Forza Italia e coordinatore del movimento azzurro in Sicilia, insieme ai colleghi parlamentari Salvo Pogliese, Bruno Alicata, Mario Ferrara, Gianni Mauro, Peppe Ruvolo, Mimmo Scilipoti, Francesco Scoma, Basilio Catanoso, Rocco Crimi, Riccardo Gallo, Gabriella Giammanco, Stefania Prestigiacomo, Saverio Romano, Giorgio Assenza, Marco Falcone, Vincenzo Figuccia, Santi Formica, Bernadette Grasso, Giuseppe Milazzo, Alfio Papale, Riccardo Savona.</p>
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		<title>Caso Ruby, Berlusconi assolto in appello</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2014 11:19:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I giudici della seconda sezione della Corte d&#8217;Appello di Milano hanno assolto Silvio Berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile. Dopo brevi repliche e controrepliche, il collegio presieduto da Enrico Tranfa ha letto alle 13 il dispositivo della sentenza. L&#8217;ex premier è stato assolto dal reato di concussione perchè &#8220;il fatto non sussiste&#8221; mentre per il reato</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #000000; text-align: justify;">I giudici della seconda sezione della Corte d&#8217;Appello di Milano<span style="font-weight: bold;"> hanno assolto Silvio Berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile</span>. Dopo brevi repliche e controrepliche, il collegio presieduto da Enrico Tranfa ha letto alle 13 il dispositivo della sentenza. <span style="font-weight: bold;">L&#8217;ex premier è stato assolto dal reato di concussione perchè &#8220;il fatto non sussiste&#8221; mentre per il reato di prostituzione il fatto &#8220;non costituisce reato&#8221;</span>.</p>
<p style="color: #000000; text-align: justify;">Nell&#8217;udienza il sostituto procuratore generale Piero De Petris aveva replicato a uno dei punti discussi nell&#8217;arringa difensiva relativo a una sentenza della Corte europea del 2006 in merito all&#8217;<span style="font-weight: bold;">inutilizzabilità dei tabulati telefonici</span>, per cui l&#8217;acquisizione dei dati &#8220;nel nostro ordinamento avviene attraverso un provvedimento dell&#8217;autorità giudiziaria per il quale c&#8217;è il vincolo di motivazione e che viene poi sottoposto al controllo del giudice&#8221;.</p>
<p style="color: #000000; text-align: justify;">Per l&#8217;avvocato Filippo Dinacci invece la Corte europea fissa in modo fermo <span style="font-weight: bold;">i criteri per cui possano essere acquisiti </span>e se si introduce &#8220;una riserva di legge tutto ciò che non è previsto è vietato&#8221;, dunque i tabulati per i reati contestati all&#8217;ex premier non devono essere presi in esame dai giudici.</p>
<p style="color: #000000; text-align: justify;">L&#8217;accusa, nella sua arringa, aveva <span style="font-weight: bold;">chiesto la conferma della pena a sette anni inflitta in primo grado</span>, mentre la difesa replica con una serie di questioni, tra cui quella della competenza territoriale, e chiede l&#8217;assoluzione dell&#8217;imputato. I giudici usciranno o con un provvedimento con cui si decide la riapertura del dibattimento oppure, ipotesi decisamente più probabile, con una sentenza.</p>
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		<title>&#8220;Nel &#8217;91 Riina incontrò  generali, ministri e politici&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 13:39:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Tra ottobre e novembre 1991&#8243;, &#8220;a ridosso della decisione del maxiprocesso&#8221; il boss Totò Riina &#8220;ha partecipato in Calabria a una riunione a cui partecipavano anche generali, ministri, politici ed esponenti delle istituzioni&#8221;. Lo ha detto il pentito di mafia Antonino Galliano deponendo, in videoconferenza, al processo per la trattativa tra Stato e mafia. &#8220;Non</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Tra ottobre e novembre 1991&#8243;, &#8220;a ridosso della decisione del maxiprocesso&#8221; il boss Totò Riina &#8220;ha partecipato in Calabria a una riunione a cui partecipavano anche<strong> generali, ministri, politici ed esponenti delle istituzioni&#8221;.</strong> Lo ha detto il pentito di mafia Antonino Galliano deponendo, in videoconferenza, al processo per la trattativa tra Stato e mafia.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non vedevo Mimmo Ganci da un po&#8217; di tempo &#8211; racconta Galliano -. <strong>Quando lo rividi mi disse che era stato fuori</strong> perché aveva accompagnato Totò Riina in un luogo imprecisato della Calabria per partecipare a una riunione a cui partecipavano anche generali, ministri, politici ed esponenti delle istituzioni. Ganci mi disse che tentavano di &#8216;destabilizzare lo Stato&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Galliano parla anche dei rapporti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.</strong> &#8220;Marcello Dell&#8217;Utri era l&#8217;intermediario tra Berlusconi e la mafia&#8221;. &#8220;Dell&#8217;Utri dava dei soldi di Berlusconi che venivano ritirati da Antonino Cinà (boss mafioso, ndr) che poi li portava a Palermo. Mio zio Raffaele Ganci faceva avere questi soldi a Totò Riina. Accadeva negli anni Ottanta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Poi ci fu la guerra di mafia e Berlusconi non volle più dare soldi &#8211; prosegue Galliano -. <strong>Ci fu un periodo di stasi.</strong> Ganci mi raccontava che per fare tornare a pagare Berlusconi ci fu l&#8217;interessamento di Riina che tramite i catanesi fecero mettere una bomba per sollecitare Berlusconi a ricercare aiuto in Dell&#8217;Utri e così è successo&#8221;. Poi il collaboratore di giustizia, parlando di Vittorio Mangano, lo &#8216;stalliere di Arcore&#8217;, ha aggiunto: &#8220;Vittorio Mangano venne mandato a Milano perché Berlusconi aveva paura e chiedeva una copertura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nel 1994 Salvatore Cucuzza (oggi pentito, ndr) <strong>chiese a me e Franco Spina</strong> se eravamo d&#8217;accordo che Vittorio Mangano andasse a trovare Dell&#8217;Utri per aiutare i detenuti, soprattutto per tentare di levare il 41 bis &#8211; racconta ancora il pentito tra molti &#8216;non ricordo&#8217; &#8211; Del colloquio con Cucuzza non ricordo molto perché sono passati 20 anni. Ricordo che si diceva di avvicinare Dell&#8217;Utri per motivi inerenti ai carcerati. Già c&#8217;era un nuovo governo in carica, Forza Italia era al governo. Pensavamo di sfruttare Mangano e la sua amicizia con Dell&#8217;Utri, ma i particolari non li ricordo dopo vent&#8217;anni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra la fine del 1991 e l&#8217;inizio del 1992 &#8220;prima dell&#8217;omicidio dell&#8217;eurodeputato Salvo Lima&#8221;, dice ancora Galliano, Cosa nostra diceva che &#8220;bisognava uccidere i politici siciliani che non si erano interessati alle problematiche della Sicilia&#8221;. In particolare i boss facevano pedinare l&#8217;ex ministro Carlo Vizzini. &#8220;Me lo disse Domenico Ganci. E mi disse che stava pedinando Vizzini&#8221;.</p>
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		<title>Il pentito: &#8220;Pedinammo Vizzini,  una bomba a casa Berlusconi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 11:15:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tra la fine del 1991 e l&#8217;inizio del 1992 &#8220;prima dell&#8217;omicidio dell&#8217;eurodeputato Salvo Lima&#8221; Cosa nostra diceva che &#8220;bisognava uccidere i politici siciliani che non si erano interessati alle problematiche della Sicilia&#8221;. In particolare i boss facevano pedinare l&#8217;ex ministro Carlo Vizzini. A raccontarlo, collegato in videoconferenza, è il pentito di mafia, Antonino Galliano, al processo</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra la fine del 1991 e l&#8217;inizio del 1992 &#8220;prima dell&#8217;omicidio dell&#8217;eurodeputato Salvo Lima&#8221; Cosa nostra diceva che <strong>&#8220;bisognava uccidere i politici siciliani</strong> che non si erano interessati alle problematiche della Sicilia&#8221;. In particolare i boss facevano pedinare l&#8217;ex ministro Carlo Vizzini. A raccontarlo, collegato in videoconferenza, <strong>è il pentito di mafia, Antonino Galliano,</strong> al processo per la trattativa tra Stato e mafia. &#8220;Me lo disse Domenico Ganci &#8211; dice ancora -. E mi disse che stava pedinando Vizzini&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;amarcord continua: &#8220;Durante la guerra di mafia degli anni &#8217;80, <strong>Berlusconi non volle più dare a Cosa nostra,</strong> e Ganci mi raccontava che per farlo tornare a pagare, ci fu l&#8217;interessamento di Riina che tramite i catanesi che si trovavano a Milano fece mettere <strong>una bomba per sollecitare Berlusconi a cercare l&#8217;aiuto di Dell&#8217;Utri&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per il collaboratore di giustizia, Marcello Dell&#8217;Utri, oggi detenuto perché condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, <strong>&#8220;era l&#8217;intermediario tra Berlusconi e la mafia&#8221;,</strong> e attraverso il boss Antonino Cinà faceva arrivare a Palermo i soldi dell&#8217;ex presidente del Consiglio. Soldi che quindi una volta in Sicilia venivano dati da Raffaele Ganci a Totò Riina.</p>
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		<title>&#8220;I boss dicevano: &#8216;Berlusconi  è la nostra salvezza&#8217;&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 12:55:03 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Tra la fine del 1992 e l&#8217;inizio del 1993 Marcello D&#8217;Agata, uno dei consiglieri mafiosi del boss Santapaola, mi disse che bisognava votare per un nuovo partito che stava per essere fondato,<strong> il partito di Berlusconi, Forza Italia&#8221;</strong>. A raccontarlo in videoconferenza è il pentito di mafia Filippo Malvagna che prosegue la sua deposizione al processo per la trattativa tra Stato e mafia, in corso a Palermo. Malvagna poi spiega: &#8220;D&#8217;Agata mi disse di avere saputo che nel giro di pochi anni<strong> sarebbe stato attenuato il 41 bis</strong> e smantellata la legge sui collaboratori di giustizia, e che sarebbero tornati i benefici penitenziari per i mafiosi. <strong>Mi disse che queste informazioni venivano direttamente dagli &#8216;amici di Palermo&#8217;,</strong> gli amici di Riina. D&#8217;Agata mi disse che il partito di Berlsuconi sarebbe stata la nostra salvezza. Anche queste erano notizie che arrivavano da Palermo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispondendo ancora alle domande dei pm Antonino Di Matteo e Roberto Tartaglia, il collaboratore, nipote del boss mafioso Giuseppe Pulvirenti, ha spiegato: &#8220;Quando si diceva &#8216;gli amici di Palermo&#8217;, si intendeva parlare di Riina. Queste stesse cose mi vennero dette anche da <strong>un altro affiliato dal gruppo dei Malpassotu</strong> che aveva dei parenti, non ricordo se un compare o un cugino palermitano. Disse che gli &#8216;amici di Palermo&#8217; gli dicevano che le cose sarebbero state sistemate. Diceva che proprio per questo c&#8217;era una &#8216;direttiva&#8217; da Palermo, per dire che dovevano essere diminuiti gli omicidi di mafia&#8221;.</p>
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		<title>Grillo si converte, incontra Renzi e il Pd chiede lo streaming</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2014 16:05:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo firmano un blog che scrive una pagina storica nel Movimento 5 Stelle. Per la prima volta annunciano la loro disponibilità a trattare formalmente con una forza politica e per giunta con il Partito democratico di Matteo Renzi. L’apertura riguarda la riforma della legge elettorale. Casaleggio e Grillo dicono di essere</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gianroberto <strong>Casaleggio</strong> e Beppe <strong>Grillo firmano un blog che scrive una pagina storica nel Movimento 5 Stelle</strong>. Per la prima volta annunciano la loro disponibilità a <strong>trattare formalmente</strong> con una forza politica e per giunta con il Partito democratico di Matteo Renzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’apertura riguarda la riforma della legge elettorale</strong>. Casaleggio e Grillo dicono di essere disposti a trattare con Renzi, a sedere attorno ad un tavolo con lui per cambiare il porcellum. Ricordano di avere analizzato la materia, di avere lavorato ad una proposta di modifica, e di avere, quindi, le idee chiare. Il loro disegno di legge, inoltre, è il risultato di una consultazione, molto ampia, con la base del Movimento. Sul piano politico, la nuova strategia del Movimento viene spiegata con il risultato delle europee che legittima il governo Renzi, affidando al Partito democratico un ampio consenso elettorale. <strong>Del risultato Casaleggio e Grillo prendono atto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il vice Presidente della Camera, Giuseppe Di Maio, nel corso di una intervista a Sky ha ricordato le difficoltà che Renzi sta incontrando con Silvio Berlusconi a causa dei frequenti cambi di opinione, un tira e mola infinito che rischia di lasciare le cose come stanno. Sedendo al tavolo della trattativa il M5S, con una proposta già definita, crede di potere dare un contributo deciso al superamento delle incertezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, ha detto che il suo partito, ed il governo, non si sottraggono al dialogo, <strong>ma ha anche suggerito la necessità che l’incontro si svolga in streaming,</strong> cioè in pubblico, e possa essere visto ed ascoltato da chiunque. <strong>Di Maio, questo è il paradosso, ha però detto che non è affatto necessario.</strong> Non l’ha escluso, ma ha precisato che lo streaming non è stata richiesta dal Movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi in concomitanza dell’apertura di Grillo e Casaleggio, una disponibilità viene espressa da <strong>Salvini e Calderoli</strong>, per la Lega Nord, a trattare con il governo sulle riforme costituzionali, a patto che vengano lasciate alcune prerogative alle Regione nella modifica del titolo V.</p>
<p style="text-align: justify;">Renzi incassa anche la disponibilità di Berlusconi e Forza Italia che da tempo attua una strategia di stop and go. L’allargamento del tavolo allarga gli spazi di manovra del governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma è l’apertura di Grillo e Casaleggio a tenere banco.</strong> Sono in tanti a cercare di spiegarla. L’ipotesi più vicina alla realtà richiama il recente accordo di mutua collaborazione siglato in Europa con <strong>Farage</strong>, una scelta che ha provocato molti malumori nel Movimento, perché Farage è considerato <strong>un ultra conservatore xenofobo, omofobo, agli antipodi dell’ambientalismo.</strong> Ma c’è un’altra ragione più pragmatica, il rischio per il M5S di restare fuori dalla trattativa Renzi-Berlusconi sulla nuova legge elettorale e quindi di andare al voto per il rinnovo del Parlamento con regole svantagigose per i pentastellati.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Immane spreco: in Sicilia 150 opere incompiute su 395</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 16:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[SALVATORE PARLAGRECO]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È desolante, ma la Sicilia rischia di trovarsi in testa a tutto ciò che non va, di questo passo. Ha collezionato il maggior numero di opere pubbliche incompiute d’Italia. Non solo, nell’isola se ne contano 150 su 395, una enormità, circa un terzo della media nazionale. Per quale ragione? Cominciamo dalle cause comuni a tutto</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È desolante, ma la Sicilia rischia di trovarsi in testa a tutto ciò che non va, di questo passo. <strong>Ha collezionato il maggior numero di opere pubbliche incompiute d’Italia.</strong> Non solo, nell’isola se ne contano 150 su 395, una enormità, circa un terzo della media nazionale. Per quale ragione?</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo dalle cause comuni a tutto il Paese, <strong>la gimkana che tutte le opere pubbliche devono affrontare:</strong> le varianti in corso d’opera, i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato (in Sicilia Consiglio di Giustizia amministrativa), le autorizzazioni, i permessi, i nulla E’ una griglia stretta,  non dovrebbe sfuggire niente, e invece la corruzione imperversa e i presidi di sicurezza lasciano a desiderare. Segno inequivocabile  che la “sovrastruttura” di controllo non serve a controllare un bel nulla. Un colabrodo. Le condotte per distribuire l’acqua sono numerose, ma l’acqua non arriva, perché si perde strada facendo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni livello di controllo è un esame,</strong> ed ogni esame presuppone una certificazione una commissione, una indagine, un trasferimento delle carte da un tavolo all’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso limite, tortnando in Sicilia, è il <strong>passante ferroviario di Palermo,</strong> che dovrebbe regalare alla città la metropolitana. Un ferrovia suburbana, con trenta fermate che collegherà la città fino all&#8217;aeroporto. <strong>I palermitani l’aspettano da una vita.</strong> Ne sono successe di tutti i colori, dalle indagini giudiziarie ai problemi burocratici e alle incertezze politiche. Da ultimo, lo stop. La galleria sotterranea ha provocato lesioni in diversi edifici, sono state sgomberate decine di abitazioni. Ed incombe il pericolo di crolli. Le indagini geologiche? Fatte, accuratamente. “Nessun errore”, spiegano le Ferrovie, <strong>“una sorpresa geologica”.</strong> Determinata da un corso d’acqua sotterraneo, pare. Di cui tutti, a Palermo, conoscono l’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Passante non spiega le ragioni per le quali Sciacca e Giarre sono le capitali delle incompiute, né le motivazioni delle opere lasciate a metà un poco ovunque: palazzetti dello sport dismessi senza essere mai usate, ponti e ospedali lasciati a metà. Possiamo azzardare qualche ipotesi: molte opere negli anni Novanta e nel 2000 sono state finanziate con una strategia “orizzontale”. Che cosa intendiamo dire? <strong>Che il bottino è stato spartito fra gli “aventi diritto” – di vario colore politico – in modo da accontentare tutti.</strong> A pioggia, insomma. Le opere non venivano finanziate per intero, ma a stati di avanzamento. E’ capitato che dopo i primi lotti gli equilibri politici mutati non permettessero all’opera pubblica di ricevere altri finanziamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi abbiamo un’attenzione straordinaria, e non è un male, sui costi della politica, come se gli sprechi fossero una questione di stipendi alti, benefit e privilegi, seppure intollerabili. <strong>Il fatto che facciano più rabbia, ed è naturale che sia così, non vuol dire che fanno più danno</strong>. Anzi, sono una inezia rispetto agli sprechi di risorse per opere pubbliche lasciate a metà o inutilizzate, a marcire, o addirittura ripensate, dopo avere investito centinaia di milioni di euro. <strong>Il Ponte sullo Stretto è un caso di “pentimento”: un’opera controversa</strong>, che il Corriere della Sera ricostruisce in modo esemplare: “<em>Messa in cima alla lista delle opere strategiche nel 2001 dal governo Berlusconi, cancellata con un colpo di spugna dal governo di Romano Prodi, riesumata nuovamente da Berlusconi nel 2008 e affossata dallo stesso governo del Cavaliere nel 2011, per essere definitivamente seppellita con uno stratagemma ideato dall’abbinata fra politica e burocrazia quando a Palazzo Chigi è arrivato Mario Monti. Il tutto dopo avere fatto una gara internazionale e aver firmato otto anni fa un contratto miliardario con imprese italiane ed internazionali</em>”. 350 milioni i costi già sostenuti, cui si deve aggiungere una montagna di soldi per pagare le penali, più di un miliardo di euro. Nemmeno un mattone, in cambio, precisa il “Corriere”. Ma non è vero, dimentica la prima pietra di qualcosa che avrebbe dovuto accogliere un pilone. Era l’era Berlusconi. Un secolo fa.</p>
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