Francesco a Palermo, accolto dalla città. Per Conte, nemmeno il sindaco…

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Circostanze imprevedibili hanno voluto che la visita di Papa Francesco fosse anticipata da quella del capo del governo, Giuseppe Conte. Circostanze prevedibili hanno fatto sì che il Premier non fosse accolto nemmeno dal sindaco, e che il Vescovo di Roma, invece avesse accanto a sé l’intera città, letteralmente. Fosse una partita di calcio, lo Stato, rappresentato dal Capo del governo, avrebbe rimediato una umiliante sconfitta, di quelle che restano negli annali della storia.

Perché tanta distanza fra il popolo e i suoi governanti, nuovi arrivati, amati e votati?

La comunicazione, per sua natura, è violenta. Non se l’è inventato Leoluca Orlando il bisogno di dare pugni nello stomaco per fare notizia o farsi ascoltare. I limiti di questa violenza vengono imposti dal senso dello Stato, dalla buona creanza, dalla civiltà o dal galateo istituzionale, ma la loro asticella si alza o si abbassa a seconda del momento, delle necessità, degli obiettivi e della “qualità” dell’evento e dei suoi protagonisti.

Il sindaco di Palermo ha fatto ricorso ad un’arma che non era mai stata usata prima contro il capo del governo italiano: l’ha ignorato in occasione della sua visita a Palermo, facendogli mancare, di fatto, il terreno sotto i piedi, perché non avere accanto il sindaco significa non parlare con la città, della quale il primo cittadino è il megafono e il rappresentante istituzionale.

Il Sindaco, però, è anche lo Stato. Giuseppe Conte, di comnseguenza, è stato privato dello “Stato” che governa legittimamente. L’episodio è perciò di una gravità che oltrepassa abbondantemente le ragioni delle tifoserie, orlandiani da una parte, pentastellati dall’altra. E va quindi segnalata per indicare che l’asticella si è alzata in modo inquietante. Violenza da stadio o quasi.

Il movente, che ha suggerito l’assenza di Orlando, può essere compreso – la marcia indietro sulle risorse per le periferie che a Palermo provoca un danno molto pesante – ma non giustificato.

Di quali altre armi tuttavia disponeva Leoluca Orlando per protestare contro la decisione dell’attuale governo di tornare sui suoi passi nei finanziamenti per le periferie? Avrebbe potuto far conoscesere il suo rammarico e il dissenso attraverso i canali mediatici, ma non avrebbe ricevuto alcun feed back politico di qualche rilevanza. Nessuna pressione può esercitarsi realmente senza la trasgressione, la scorrettezza, o – come qualcuno l’ha definita – la cafonaggine istituzionale. E’ grazie all’uso di armi improprie che si riesce a fare notizia.

Ricordiamoci di ciò che ha fatto, e continua a fare, la soldataglia dello stato islamico per far sapere di esserci: taglia la testa di decine di prigionieri, davanti alle telecamere, e fa vedere l’orrenda cerimonia della punizione degli “infedeli” per spaventare il mondo.

E’ così che funziona. La popolarità di Matteo Salvini poggia sui pugni che distribuisce a destra e a manca, senza guardare in faccia nessuno: magistrati, governanti, profughi, avversari politici, burocrati ecc. Il clima è rovente, l’atmosfera satura di insolenze. In un contesto siffatto la “cafonaggine” del sindaco di Palermo, che un tempo sarebbe stata intollerabile ed avrebbe suscitato riprovazione unanime, oggi passa quasi inosservata e rinfocola unicamente polemiche, pur accese, fra le tifoserie politiche.

Ma c’è un aspetto che va riguardato con grande attenzione perché ci fa scoprire il tasso di dilettantismo dell’attuale governo e dei partiti che lo sostengono. Mai e poi mai sarebbe accaduto – e difatti non è mai accaduto nella prima e seconda repubblica – che il Presidente del Consiglio venisse snobbato dalle autorità locali – se la visita di Giuseppe Conte fosse stata preparata attraverso i canali istituzionali, e cioè fra Palazzo Chigi ed il Comune di Palermo, e Palazzo d’Orleans, cioè la Presidenza della Regione (si è registrata anche l’assenza del governatore nel capoluogo regionale in occasione della visita, non dimentichiamolo).

Com’è potuto accadere allora? Possiamo fare solo congetture. Si è preferito rivolgere l’attenzione agli apparati di riferimento politico, e cioè al Movimento 5 Stelle, che riesce a snobbare le istituzioni nelle quali “si siede” per privilegiare i canali digitali, la rete, il popolo pentastellato eccetera. Il Movimento vuole parlare direttamente al popolo, attraverso la rete, senza filtri né mediazioni. E spesso salta i canali istituzionali.

Sospettiamo, ma non ne abbiamo affatto certezza, che in occasione della visita di Conte a Palermo, questa consuetudine abbia avuto il sopravvento e che il sindaco di Palermo sia stato considerato un invitato, nemmeno molto desiderato, essendo un avversario politico. E a Leoluca Orlando, che non ci pensa due volte a dare ceffoni, non è parso vero di dare una lezione al capo del governo, che ha la responsabilità oggettiva di avere danneggiato le periferie della città di Palermo.

Il dilettantismo dei nuovi arrivati, insomma, si tocca con mano. E lo paga anche il premier, che si affida al Movimento nelle occasioni istituzionali. Le visite di Stato vanno organizzate insieme alle istituzioni, locali e regionali. Se ci sono ostacoli, malintesi, problemi, vanno affrontati e risolti, rinviando la visita di pochi giorni.

Tutto il resto è noia.

 

 

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