Miccichè assicura: “Escludo che le minacce a Patronaggio vengano da Salvini”

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L’ho sempre detto e ripetuto. Quando tutto il resto è noia, bisogna aggrapparsi a Gianfranco Miccichè e sperare che abbia la sua giornata ispirata. Come questo giovedì ambiguo, meteorologicamente parlando. Ha cominciato manifestando emozione nell’attesa dell’arrivo dell’ex Presidente della Regione, Totò Cuffaro, invitato a partecipare ad un convegno, organizzato dal deputato Vincenzo Figuccia, e dedicato alla condizione carceraria nel nostro Paese. Il cuore in tumulto, ha confidato ai giornalisti Miccichè sapendo bene che i destinatari della confessione, per mestiere non possono tenersela per sé. Significa che le onde emotive devono arrivare sul bagnasciuga e fermarsi oppure entrare, come uno tsunami, come una fucilata, nelle villette sulla costa, almeno là? Di sicuro Miccichè nutriva il desiderio di condividere, un “mi piace” che Cuffaro c’è, ed una condivisione da inviare ad amici e non amici.

Non finisce qui. E’ un giovedì da incorniciare. Altra dichiarazione a distanza di qualche ora dalla prima, stavolta dedicata a Luigi Patronaggio, Procuratore della Repubblica di Agrigento, e persecutor, in senso giuridico all’inglese, del Ministro degli Interni, Matteo Salvini.

Dopo avere omaggiato, come tutti, della sua solidarietà il Procuratore, destinatario di una lettera contenente munizione, e una minaccia abbastanza esplicita, dalla quale si evince l’intenzione di fargliela pagare perché si comporterebbe come una zecca, (insetto difficile da stanare), ha aggiunto qualcosa di imprevisto, riferendo di escludere che il mandante della lettera minacciosa andasse cercato fra gli amici e simpatizzanti di Matteo Salvini. “Onestamente non ci crederò mai che sia stato qualcuno mandato da Salvini. Possono essere cose che dipendono da altro, Patronaggio si è occupato di tante altre inchieste”.

Ognuno ha dirito ad avere i sospetti che gli pare, ma immaginiamo la reazione di qualche salviniano di testa e di cuore nell’ascoltare il Presidente dell’Ars. Si sarà fatto la croce con la mano manca e si sarà augurato che l’avvocato-Miccichè non profferisse altro per evitare di perdere la causa.

Excusatio non petita, usano dire gli uomini e le donne del Foro. Chi avrebbe mai immaginato di potere addebitare a Salvini il ruolo di mandante delle minacce? Nessuno. Nemmeno a pensarlo. Ma Miccichè dice ciò che pensa, e questo non è un male in assoluto, anzi; sicché la sua difesa d’ufficio del Ministro degli Interni, al quale il Presidente aveva elargito appena una settimana fa, il titolo onorifico di “stronzo”, (sdoganando l’epiteto nelle aule parlamentari, altro regalo all’opinione pubblica) , ha messo in circolo tante congetture malevole o benevole, a seconda della parte politica.

La giornata non è ancora finita. Cuffaro, mentre scriviamo, nel salone “Piersanti Mattarella” di Palazzo dei Normanni, rende testimonianza sulla vita in carcere. E’ lecito supporre che le sue parole e la sua partecipazione al convegno offrano altri spunti al Presidente dell’Ars per concludere con immutato interesse il giovedì grasso dell’informazione siciliana.

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