Signori della Corte ci avete delusi. La bontà del parmigiano reggiano era fuori discussione

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E’ sensato sospettare che Parma abbia avuto dalla sua parte santi protettori nel processo sportivo – primo grado ed Appello. istruito dalla FIGC? Ai tifosi non si può fare l’esame del buonsenso, perché sono tifosi e basta, stanno dalla parte della “maglia” , nel torto o nella buona ragione. Ma gli altri, quelli che siedono nei posti riservati alle autorità, ai commentatori, all’élite degli abbonati? Gli altri sono tanti e discettano con frequenza maniacale su supporter di alto livello che avrebbero favorito i parmensi. C’è una “curva”, , anche nella intellighenzia: arriva alla stessa convinzione della tifoseria, dopo avere dissertato e valutato.

Piuttosto che fare l’esame finestra sul buonsenso, è utile rifare un po’ la storia di questa appendice del campionato cadetto, che ha visto prevalere il Parma sul Frosinone di appena un punto, conquistando la massima serie. La partita decisiva, giocata dal Parma a fine campionato, a La Spezia, in trasferta, ha regalato indubbiamente il successo al Parma. E questa partita è stata preceduta da “innocenti” messaggini di due giocatori parmensi, che avrebbero voluto addolcire gli avversari alla vigilia. Insomma, trattateci friendly, che bisogno c’è di affrontarci con il coltello fra i denti?

La mozione degli affetti in campo ci sta, ma gli sms sono una forzatura e suscitano qualche perplessità proprio sul buonsenso, visto che i messaggini non possono essere cancellati e quindi diventare fonte di guai. Argomento, peraltro, usato da Emanuele Calaiò, giocatore del Parma, siciliano doc, e “colpevole” dell’imprudenza digitale. Calaiò si è richiamato al buonsenso per difendere la sua buona fede. Vi pare che sia così stupido a perorare sul serio la causa del Parma con un messaggino? La Corte Federale gli ha creduto, Calaiò non è stupido e quindi non avrebbe fatto quello che ha fatto con cattiva intenzione.

L’altro mandatario di messaggini amorosi ai colleghi dello Spezia è stato assolto perché non si è trovato alcun indizio dei suoi messaggini. Quelli di Calaiò si sono trovati. Tutti quanti? Maurizio Zamparini lamenta che non si sia indagato sul suo telefonino dopo la denuncia dell’episodio per verificare i contenuti del cellulare.

Insomma, indagini all’acqua di rose, secondo il patron rosanero, che non resiste alla tentazione di dire ciò che gli passa per la testa. Anche se, diciamolo chiaramente, le sue perplessità non sono affatto campate in aria.

La partita – vinta dal Parma a Spezia -, non è mai stata oggetto di valutazione. E le ragioni sono intuibili: è praticamente impossibile stabilire se quanto accade in campo sia frutto della casualità o di una volontà, individuale o collettiva, di raggiungere un risultato “concordato”. Se sbagli un rigore, è accaduto questo nella gara fra Parma e La Spezia, e mandi alle stelle il pallone, danneggiando lo Spezia, nessuno può sindacare sulla buona fede del rigorista.

Restano, dunque, il risultato, favorevole agli ospiti, e il corteggiamento dei due giocatori, per discernere ciò che è pulito da ciò che non lo è.

C’è una morale in questa storia? Certe cose non anrebbero dette e scritte nemmeno per scherzo, a nostro modesto avviso, perché la partita sia esente da sospetti, e quindi male ha fatto Calaiò a scherzarci sopra. Il Parma non c’entra niente con i buoni uffici di Calaiò, richiesti solo per scherzarci sopra, ma le società di calcio vengono punite a causa di una norma vigente, che assegna la responsabilità oggettiva.

Le rivolte dei tifosi, le offese ad arbitri e giocatori, i comportamenti scorretti di tesserati e tifosi, vengono addebitati comunque alla società di calcio. E quindi il Parma ha corso un grosso rischio. Gli è andata bene.

Quanto ai santi protettori, il quesito è lecito, ma non ha risposte attendibili. Di sicuro Parma conta più di Palermo, dal punto di vista economico, politico, sportivo. Per il resto, diciamocelo fra noi la promozione in serie A il Palermo se l’è persa da solo, buttando via il risultato favorevole in una serie lunga di partite casalinghe.

Chiudiamo con una domanda, ancora una, che non riusciamo ad archiviare da giorni: alla buona fede del Palermo i giudici avrebbero creduto, come hanno fatto con il Parma?

Vi aspettate una risposta? Se ve l’aspettate, vuole dire che non avete capito niente. In definitiva, Signori della Corte ci avete delusi. La bontà del parmigiano reggiano era fuori discussione

 

 

 

 

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