L’orribile mercato delle mutilazioni, indicibili sofferenze senza anestesia

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La banda dei truffatori che mutilavano i disperati pagandoli quattro soldi rimarrà negli annali del crimine organizzato a Palermo. Il livello di crudeltà non ha forse precedenti, così come il livello di disperazione delle “prede” compiacenti. Non siamo difronte ad una truffa, all’arte di arrangiarsi, a espedienti per sbarcare il lunario o far soldi ed arricchirsi a spese altrui, il crimine studiato ed attuato a Palermo comporta un grado di ferocia senza limiti. Qualcuno ci ha lasciato la pelle, come il tunisino trovato senza vita su un materasso, per strada. E’ il livello di sofferenza accettato dalla “vittima” compiacente che fa di questo crimine un caso limite.

Per potere ottenere premi congrui alle assicurazioni si pianificavano incidenti gravi, per le quali le vittime, compiacenti, subivano delle mutilazioni. E se qualcuno, dopo avere stipulato il contratto, sulla parola, si pentiva veniva minacciato e subiva delle punizioni.  Pare che i premi assegnati alle “vittime” compiacenti fossero dell’ordine di centinaia di euro. L’aspetto orrendo, tuttavia, è un altro: rompere un braccio, una gamba o altra parte del corpo senza anestesia generale provoca indicibili sofferenze nella vittima “compiacente”. La mutilazione avveniva con anestetici locali che non avrebbero potuto attenuare il dolore della lesione procurata. Sarebbe stato impossibile effettuare l’operazione in anestesia generale, avrebbe richiesto un ambiente chirurgico adatto ed uno staff di medici idoneo.

Qualche anno fa andarono in giudizio, e sono stati condannati a pene durissime, medici che in una casa di cura milanese effettuavano interventi chirurgici non necessari a pazienti ignari. Anche in quella occasione il livello di crudeltà fu alto. La chirurgia era al servizio dei soldi, e non dei malati. Per operazione chirurgica il primario intascava molti quattrini, in larga parte risorse pubbliche. Durò per molto tempo, fino a che non venne denunciata quella pratica da un paziente.

Ciò che è avvenuto a Palermo è più grave perché le mutilazioni sono avvenute senza alcun presidio sanitario, per quattro soldi, e grazie a sventurati che avevano bisogno di sopravvivere ed erano perciò disposti a tutto.

C’è stato, e forse c’è ancora, un mercato florido di “pezzi di ricambio” – polmoni, reni, ecc – che aveva fatto dell’India più povera la sua location più rinomata, e c’è il sospetto che la scomparsa di molti minori a causa della fuga dall’Africa possa essere legato al traffico di organi. Ma Palermo non è l’India, e le mutilazioni erano programmate quasi alla luce del sole, appariva forse impensabile che si potesse arrivare a tanto.

E invece ci siamo arrivati.

L’indagine della Polizia ha fatto venire allo scoperto una Palermo orribile. Le punizioni, seppure esemplari, non basterebbero. Episodi come le mutilazioni a pagamento si ripeteranno fin a che ci sarà gente disperata e pronta a tutto per sopravvivere. Non è certo un caso che la vittima di questo losco affare sia un tunisino.

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