Il Sorpasso, dal film di Gassman a quello di Grasso e Boldrini

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Una settimana or sono circa uno degli istituti demoscopici più autorevoli d’Italia, Swg, ha sancito il sorpasso della formazione politica denominata “Potere al popolo” – la ragione sociale non ha bisogno di spiegazioni – su Liberi e Uguali, lo schieramento politico nato in pompa magna dalla costola del Partito Democratico, ed affidato ad un personaggio di indiscusso prestigio, Pietro Grasso, ex capo dell’antimafia nazionale ed ex Presidente del Senato. Una inezia in termini di consensi, badiamo bene, ma quanto basta per regalare a Potere al popolo una soddisfazione del tutto inattesa.

La scissione di Leu, maturata alla vigilia delle elezioni politiche, fu un colpo mortale per il centrosinistra. Per i promotori, venne vissuta come l’inizio di una nuova era, il sole dell’avvenire. Finalmente la sinistra, quella vera e non tradimentosa in mano ai renziani, avrebbe avuto un luogo, fisico e valoriale, su cui poggiare le membra stanche dei militanti delusi ma battaglieri.

La nuova sinistra si scelse un nome evocativo, Liberi e uguali, che pareva estrapolato da un saggio proudhoniano, ed un leader, Grasso per l’appunto, che ne avrebbe rappresentato, in modo esemplare, la militanza. Il cursus honorum dell’ex Presidente del senato, in verità, narrava tutto il contrario: Grasso ha avuto buone relazioni con il centrodestra, non ha belligerato con alcuno, e soprattutto si è mantenuto lontano dalla sinistra (o centrosinistra che sia).

Il Pd gli offrì un ruolo prestigioso, la seconda carica dello Stato, e lui ripagò il partito, mettendolo in crisi alla vigilia dell’appuntamento più importante, il 4 marzo, che avrebbe cambiato il quadro politico italiano. Cercare una logica in queste scelte è impossibile: se Renzi tradiva le istanze del centrosinistra, Grasso aveva titoli politici per rappresentarle?

La determinazione con la quale Liberi e Uguali condusse la campagna elettorale, con accenti di grande contrasto con la… madrepatria, fece credere, ai militanti di Leu, che le urne avrebbero trasferito di peso i consensi dai dem ai “liberi e uguali”, regalando una rappresentanza parlamentare in grado di decidere le sorti della politica nazionale. Le Cassandre vennero passate per le armi, e il PD, guidato da Renzi, si chiuse nel fortino elettorale, investendo su una rappresentanza fedele al Capo.

Il risultato elettorale di Leu, invece,avrebbe spento gli entusiasmi, lasciando fuori dal Parlamento molti validi personaggi della sinistra, ma non spense la voglia di rivalsa della esigua pattuglia di Grasso. La scissione aveva reso più deboli tutti e spalancato le porte al Movimento 5 Stelle ed alla Lega. Eppure nessun ripensamento, nessuna voglia di capire quel che era accaduto, nessun bisogno di riprendere il filo del dialogo.

I due ex Presidenti, al vertice di Leu – Boldrini e Grasso – hanno assistito alla marcia del gambero della sinistra e del centrosinistra, come se lo spettacolo non riguardasse loro. E “Potere al popolo”? Frutto di una scissione nella famiglia scissionista, insanabili le diversità di vedute, specie nella composizione delle liste elettorali, manifestò la consueta grande fede nel futuro.

Il sorpasso di Potere al popolo su Leu ha un valore evocativo, segna la fine di una illusione e conferma l’atteggiamento distruttivo della sinistra italiana.

Negli anni sessanta la commedia all’italiana regalò ai cinefili Il sorpasso, protagonisti Vittorio Gassman e J.Louis Trintignant. Il mattatore a bordo di una Giulietta azzardava imprudenti sorpassi con la sua Giulietta decapottabile, fino a che non provocò l’incidente e la morte del compagno di avventura, Trintignant.

E’ la metafora della sinistra dal petto gonfio e urne vuote.

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