La Sicilia convive con il fuoco da mille anni. E’ un business e…

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L’Apocalisse greca provocato da un indomabile incendio alle porte di Atene ci fa rabbrividire ma, nel contempo, riesce a consolare i siciliani alle prese coi roghi da sempre. La Sicilia convive con il fuoco, si è abituata alle fiamme. L’incendio fa paura, provoca talvolta drammi, ma non fa disperare, perché è entrato nel Dna di ogni siciliano.

Sappiamo poco del passato “incendiario”, ma una cosa vale la pena di ricordarla, ancora una volta. Più di mille anni fa nacque il Purgatorio, e la Sicilia venne designata da Papa Gregorio Magno come la sede principale. Le anime dei penitenti si purgavano nelle marmitte di fuoco dei vulcani siciliani, soprattutto l’Etna. Un fuoco riparatore, dunque, che possedeva il suo lato positivo.

Grazie alla nascita del Purgatorio coloro che lasciavano questo mondo con una pagella da sei meno meno finivano in Purgatorio e ci restavano per il tempo necessario al lavacro delle malefatte. Essenziale, però, era il sostegno di quanti sopravvivevano al caro estinto. L’acquisto di indulgenze divenne un business di qualche rfilevanza, e di esso la mala religione fece mercimonio al punto da provocare indignazione e le scissioni protestanti.

Il fuoco, in definitiva, avrebbe potuto essere domato con i quattrini, ma restava pur sempre un nemico infido, difficile da gestire anche per quanti se ne servivano per alimentare il proprio business.

La Sicilia, patria del Purgatorio, era così legata al fuoco che i vulcani siciliani, nel tempo, acquisirono nell’immaginario collettivo una sorta di potere infernale. E l’Isola divenne sempre più dimora dell’inferno che della penitenza e della redenzione.

Che c’entra questo, direte, con gli incendi che si sviluppano nelle solite note località in ogni estate, con l’aiuto dello scirocco ventoso? I Canadair fanno il loro lavoro prendendosi anche qualche rischio per evitare che i viventi, non i penitenti ormai passati nell’al di là, abbiano a correre rischi. Chi chiede soccorso non confessa di avere sulla coscienza qualche peccatuccio, per esempio di avere lasciato che il suo terreno divenisse preda delle fiamme per l’assenza di frangi fuoco. E i piromani che utilizzano le code dei gatti per spargere roghi nei boschi traggono beneficio dalle fiamme, oggetto di business.

Ecco il punto: sono trascorsi molti secoli ma il business del fuoco sopravvive in ogni stagione, politica e meteorologica. Le indulgenze a favore delle anime del Purgatorio sono state rimosse dalla Chiesa, ma sono rimaste quelle a favore dei piromani e dei malandrini che hanno fatto del fuoco una delle principali ragioni di guadagno.

Come difendersi? Un lavacro da parte dei governi, qualunque sia il colore. Fino a che la guerra al fuoco la fanno i forestali, gli aerei e gli elicotteri, la Sicilia resterà il vecchio Purgatorio gregoriano.  Bisogna rivoltarla come un guanto la strategia bellicista: satelliti, droni, presidio del territorio boschivo affidato a guardiani della natura. Solleciti, attenti,m e molto interessati alla sopravvivenza del patrimonio boschivo, dal quale traggono il loro reddito.

 

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