Candide a Palermo, il migliore dei mondi possibili. E se fosse vero?

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A mezzanotte, su una panchina in via di Belmonte, due barbuti si baciano. Li guardiamo un attimo e poi il sindaco Orlando mi racconta di avere riunito insieme immigrati e omosessuali: «Fatemi un favore — ho detto — se non volete essere discriminati, imparate a non discriminare». Orlando dice che il gay pride, previsto il 22 settembre, «è già cominciato: l’estate sarà “de genere”». Gli racconto che mi sono fatto tagliare…

E’ l’audace, accattivante incipit del reportage, in prima pagina su La Repubblica di domenica scorsa, firmato da Francesco Merlo, siciliano di sangue e di cuore, la fama di un rigoroso censore, autore di proverbiali bacchettate. La firma firma meno adusa alla piaggeria ed alle lodi. Stavolta, però, è un’altra musica.

Sulla strada che conduce in Sicilia, come Saulo, Merlo è stato abbagliato dalla luce che splende a Palermo? Possibile. I compagni di Saulo non videro ciò Saulo vide, Gesù risorto. Perché dubitare che Merlo abbia visto Palermo risorta e noi, che pure ci abitiamo, non la vediamo? Ovvero, accanto alle luci vediamo le ombre, ed alle buone pratiche quelle meno buone. Niente pollice verso, ma nemmeno una standing ovation.

Chi ha letto il reportage, non deve affannarsi di andare in cerca del migliore dei mondi possibili, è stato già trovato e di esso abbiamo una descrizione: Francesco Merlo la firma con l’animo dell’esploratore che finalmente è arrivato alla meta agognata. Un Candide disincantato, diligente e ben disposto che si lascia annegare nell’aura di beatitudine che si respirerebbe a Palermo.

Immerso “in un bagno culturale”, Merlo elenca le virtù di Palermo, affidandosi durante la sua permanenza nel capoluogo alla sua guida, Leoluca Orlando. Lo fa con la precisione di un droghiere e l’ardore di un patriota.

La notte di Palermo, che ritroviamo nell’incipit del suo articolo, sa di primavera ogni giorno dell’anno, odora di buoni propositi, come fossero gelsomini, ed è affollata di cittadini contenti di stare al mondo.Via Principe di Belmonte, fra il Politeama e il Teatro Masimo, da dove parte il viaggio nella Palermo risorta, raduna la meglio gioventù, la città cosmopolita e gentile, e dispone di un lustrascarpe con diploma di scuola media superiore il quale lucida le Church dei clienti sorridendo della sua buona sorte.

Il migliore dei mondi possibili si dipana con la cura e la dedizione di una ricamatrice sul suo telaio. C’è il padrone indiano che ha messo in piedi una fiorente impresa di pulizie insieme a donne rumene; senegalesi, polacchi e nigeriani che conversano amabilmente e fanno business, i detenuti dell’Ucciardone che mettono in scena Pio La Torre, nemico storico del crimine organizzato, temibile anche nell’aldilà.

C’è il Teatro Massimo che organizza i corsi di Canto, il teatro Biondo che insegna recitazione, la facoltà di botanica che tiene corsi di agraria e la facoltà di Giurisprudenza che fa clinica legale. In Piazza il Teatro Massimo manda in scena l’Elisir d’amore…

E gli ingegneri? Quelli si sono lasciati alle spalle il sacco di Palermo ed ora restaurano, ristrutturano, mentre i B&B fanno affari e gli studenti delle Belle Arti dipingono i muri di Danisinni, nido di casupole dove si convive con piccioni e polli.

Poi c’è la Business Company che si raduna, ogni settimana, attorno al sindaco per fare il punto della situazione.

La mia città, può affermare a ben ragione Orlando, è “exiting, safe and not expensive”. Nessun miracolo, però. I palermitani sono cambiati. Merlo apprezza, contagiato dall’entusiasmo della sua guida. “E’ una magia la rivoluzione di Palermo, un disordinato capolavoro”, scrive entusiasta. “Qui perfino il non senso ha un valore”. Grazie a Manifesta, che distribuisce strani oggetti nei palazzi della Palermo aristocratica del Settecento, fra ori e argenti, scalinate principesche e carrozze vestite di raso.

Leoluca Orlando è un fiume in piena, non dà requie al suo ospite. Convive magnificamente con l’ebrezza che i successi gli regalano. L’aria rarefatta che si respira in cima non gli procura alcun mal d’altura, né vertigini, anzi è una droga gentile che allarga gli orizzonti della conoscenza e affina il talento. “Palermo è la capitale dell’illuminismo mediterraneo e della resistenza al populismo…insieme a Milano”, accenna Orlando. Una sobria investitura, che provoca l’effetto desiderato. “Hai rovesciato Palermo”, ammette Francesco Merlo.

Il sindaco svela il mistero: “E’ cambiata la testa dei palermitani: prima non vedevano, non sentivano e non parlavano; ora si arrabbiano quando qualcuno non vede, non sente e non parla. Penso a quando erano governati dalla mafia e li paragono a tedeschi che, dopo Hitler, sono diventati migliori”.

Naturalmente Orlando ci ha messo di suo “Le riunioni di giunta le facciamo per strada, 16 volte in tre mesi”, rivela, compiaciuto. Nessun miracolo, ma è come se ce ne fossero stati tanti. Il sindaco, intellettuale avvezzo ad ogni temperie, preferisce congedarsi mostrando il sobrio scetticismo dell’uomo di mondo. “Ho il cuore a destra ed anche gli organi dell’addome sono invertiti, fegato, colon e tutto il resto…Guarda,vado in giro con la medaglietta: situs viscerum inversus. Ecco cos’è lo scetticismo, è il medico che strilla al tecnico: scemo, gli hai messo il cuore a destra? E quello corregge la lastra e mi sposta il cuore”. Al quale però non si comanda. Così non fosse, non avremmo potuto leggere la pagella migliore della storia di Palermo per un sindaco. E provarne magari piacere…Se Candide avesse visto giusto?

 

 

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