Frontex, Themis, UnafavorMed: navi fantasma e naufragi nel Mediterraneo

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Che fine ha fatto Frontex, l’agenzia europea che si occupa del controllo delle frontiere dell’UE? Le Navi ONG subiscono processi e sequestri, i porti italiani sono chiusi agli approdi, i naufragi provocano vittime ogni giorno, e le motovedette libiche pattuggliano il tratto di mare di competenza. Di Frontex nemmeno l’ombra, non ne parla più nessuno. In Sicilia, a Catania, Frontex ha insediato una sede operativa, di cui si sconosce l’attività, a parte il monitoraggio dei flussi migratori. Eppure nei primi mesi dell’anno Frontex annunciò una nuova operazione nel Mar Mediterraneo per il pattugliamento delle acque internazionali e il soccorso dei migranti. La nuova operazione venne chiamata Themis, e avrebbe dovuto prendere il posto di Triton, operativa dal 2014.

Di Themis vennero anticipate competenze e funzioni: avrebbe assicurato, tra l’altro, una maggiore attenzione ai soccorsi in mare e un allargamento dell’area di pattugliamento, in maniera da comprendere l’Adriatico e i tratti di mare antistanti i paesi del Nord Africa (Tunisia, l’Algeria e la Libia).

Per raggiungere un più elevato livello di operatività ed assicurare i soccorsi Themis avrebbe messo in mare almeno una decina di unità navali, quante ne disponeva Triton. Sarebbero cambiate inoltre alcune regole d’ingaggio, le navi di Themis non sarebbero state obbligate, come in passato, a trasferire sulle coste italiane i migranti.

Frontex, Themis e Unavfor Med sono oggi fantasmi. Nemmeno Triton, in verità, riusciva ad assicurare l’operatività promessa con Themis, come testimoniano gli stessi dati di Frontex: soltanto una piccola fetta di migranti sono stati soccorsi dalle navi di Triton. Su 186.410 migranti giunti sulle coste europee nel 2017, Triton ha partecipato ai siccorso per circa 38mila, il 20 per cento. Siccome ha “contribuito” ai salvataggi, significa che ha prestato assistenza mentre altri natanti svolgevano il compito principale di salvataggio.

Nonostante le navi di Themis non abbiano più l’obbligo di sbarcare i migranti in Italia, di fatto non si possono sottrarre alla Convenzione di Amburgo del 1979, secondo la quale il soccorso marino deve avvenire nel più vicino porto sicuro. Poiché i migranti che si mettono in mare sono diretti con le loro imbarcazioni verso le coste italiane, tutti gli sbarchi si svolgono in coste italiane soprtattutto siciliane, nel pieno rispetto dei diritti umani.

Solo la Grecia può competere con l’Italia. E Malta, naturalmente, ubicata nel tratto di mare fra la Libia e l’Italia. Citando fonti del Ministero degli Interni Repubblica ha riferito che, se le regole di Themis fossero state già in vigore Malta avrebbe accolto 12mila migranti nel 2016 e cinquemila nel 2017. Una piccola fetta di migranti rispetto a quanti ne sono sbarcati in Italia, dal 4 al 6 per cento.

Al largo della Libia, non più attive le navi delle ONG, dovrebbero essere operative la missione militare europea EUNAVFOR MED e le unità della Guardia Costiera italiana. Secondo una “lettura” degli eventi non verificata, le navi ONG avrebbero subito il ben servito per escludere da un tratto di mare libico molto ampio, battuto da traffici illegali (armi), testimoni scomodi

Fra Frontex e la Ue che «cercano di coprire i loro fallimenti» puntando a una «inaccettabile deterrenza mortale», e le ONG c’è stata nel recente passato un vivace scambio di accuse.

 

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