Sicilia, patria dei partigiani del buonismo. Grazie ai sindaci

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Nemmeno nei secoli più bui la solidarietà, la tolleranza, la compassione sono state delegittimate e, sotto alcuni aspetti, criminalizzate. Venivano combattute, per svariate ragioni ed interessi, ma restavano sentimenti nobili, appartenenti a chi li “professava” senza pretendere nulla in cambio.

Oggi si è toccato il fondo, la bontà è diventata “buonismo” ed il buonismo merita la gogna, sospettato di nascondere fini ed interessi inconfessabili. La bontà così viene processata ogni giorni e sul banco degli imputati salgono i volontari, le Ong, i sindaci, che ne rispondono come fosse una delle malefatte.

Il sospetto è, per alcuni, l’anticamera della verità, e per altri la verità stessa. Il reato di buonismo, così, cancella quella parte degli uomini che in ogni tempo hanno impedito che le atrocità fossero applaudite, e hanno conservato una piccola flebile luce di convivenza civile e di amore per il prossimo.

Archiviare il buonismo, cioè la bontà, come si cerca di fare di questi tempi, è come strappare all’uomo la sua natura migliore, incrudelisce su persone animate da spirito di solidarietà e tolleranza, porta indietro di secoli la civiltà.

La marcia del gambero la dobbiamo alla politica, quella parte della politica che gioca le sue chance sulle paure, l’insicurezza, le frustrazioni, la crisi economica. La politica che esaspera i problemi per incassare il dividendo nei seggi elettorali, crea rabbia e ribellione, mettendo all’indice quanti predicano generosità e comprensione verso gli ultimi.

L’accoglienza toglierebbe risorse, la generosità danneggerebbe casa nostra, l’altruismo nasconderebbe interessi e complotti, primo fra tutti il disegno di trasformare l’Europa in un Continente musulmano.

Inutile ricordare che la Germania e la Francia hanno accolto milioni di profughi e cercato di integrarli, molti di più di quanti ne abbia accolto l’Italia, terra di passaggio; inutile ricordare che i migranti scappano dalle guerre e dalla fame, dai mercanti di morte e dalle bande di predoni che li spogliano e li portano a morire nei deserti d’Africa e nel Canale di Sicilia.

Il nostro mare è diventato un cimitero, coloro che salvano i profughi, le Ong, buonisti in servizio permanente, sono diventati “compari” dei mercanti di esseri umani.

Via Bellerio conta di più di Piazza San Pietro? C’è che porta con sé il Vangelo e il rosario nei comizi elettorali, mentre bandisce i profughi dai porti italiani, intrallazza le parole di Gesù, come fossero quelle dell’avversario politico.

Restano in pochi a tenere la fiaccola dell’umanità e a non vergognarsi della divisa di buonisti. Fra loro ci sono alcuni sindaci siciliani, come Leoluca Orlando a Palermo, e Ammatuna a Pozzallo, il primo forse con un eccesso di ridondanza, il secondo con umiltà e dedizione. La Sicilia, grazie ai partigiani del buonismo, in qualche modo finora è riuscita a non consegnare l’anima al diavolo. Ma non possiamo certo gioire. Troppo poco.

 

Sono tempi bui

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