Summit EU, la Sicilia resta terra approdo, l’Est si smarca. 320 morti nelle ultime ore

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Pensate davvero che l’esodo dalle coste africane in Europa, a partire dalla Sicilia, sia finito? Se lo credete vuol dire che vivete su Marte oppure frequentate solo i social, dove prevale il verbo del governo giallo verde, che ha distribuito segugi su ogni pagina di FB. IL summit europeo gode di un ventaglio di giudizi che vanno dal fallimento, ben illustrato dalle opposizioni con alcune variabili, all’ottimismo del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, contento ma non troppo (“se avessi scritto io il documento finale qualcosa l’avrei eliminata…”), fino al Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che condivide al settanta per cento il risultato. Una percentuale, quest’ultima, francamente elevata, anzi di più, rispetto sia alle  aspettative che alle  volontà manifestate.

Ed invece le cose stanno esattamente al contrario. Il vertice europeo ha consolidato la posizione dei Paesi di Visagrad: l’Est europeo ha alzato i muri e che non vuole nemmeno un extracomunitario, a danno dell’Italia che invece deve accoglierli, essendo al centro del mediterraneo e dirimpetto alla Libia. E’ stato riconosciuto a questi Paesi il diritto alla volontarietà.

Ci sono poi la Francia, la Spagna, l’Austria e la Germania, nel novero dei paesi di accoglienza, ma la Francia è satura ed ha pagato un prezzo di vite umane assai salato a causa della sua politica d’integrazione(i nuovi francesi sono finiti nelle banlieu, le periferie inquiete dei morti di fame…), la Spagna ha usato il pugno duro già in terra d’Africa, mentre la Germania si è fatta carico di un milione di siriani per volontà della cancelliera Angela Merkel. L’Italia, approdo naturale, è un paese di passaggio, “invaso” per il Ministro Salvini (il leghismo ha adottato i terroni e scelto un nuovo nemico, quelli di pelle scura grazie al sovranismo nazionalista).

Il summit era il banco di prova del governo: il documento conclusivo concede ai paesi europei di accogliere se lo vogliono. Invece che un patto di distribuzione equa, è stata affermato il diritto al respingimento. Un passo indietro di proporzioni clamorose, visto che fino a qualche giorno fa l’Italia aveva puntato i piedi per ottenere una equa distribuzione attraverso la modifica del regolamento di Dublino.

In più ci sono i movimenti secondari, le regole assegnate a coloro che devono trasferirsi dopo l’approdo. Il documento lascia tutto in aria, nel limbo, perché la Germania, marcata stretta dalla Democrazia cristiana bavarese, non vuole sentirne di accogliere altri migranti registrati nei paesi di prima accoglienza.

Ogni regione italiana avrà il suo hot spot. Le motovedette libiche potranno obbligare le ONG a farsi gli affari loro nel mare di competenza. C’è solo un punto, sul quale Giuseppe Conte si aggrappa come un naufrago ad uno scoglio.E’ stato stabilito il principio che i migranti, ovunque approdino, toccano terra in Europa e non nel Paese di prima accoglienza. Come questo principio possa cambiare le cose nessuno lo sa, visto che viene concesso ai paesi dell’Est di farsi gli affari loro e continuare a prendere risorse comunitarie senza dare in cambio niente.

Macron ed Angela Merkel cercano di raggiungere una intesa bilaterale, l’Italia continua a fare la sua parte come prima. E Frontex, la struttura europea nata per salvare vite nel Mediterraneo?

Addebitare il risultato davvero modesto del summit alla delegazione italiana sarebbe facile e perciò ingiusto. Indulgenza, dunque, a patto che non s’imbroglino le carte. Meglio dire le cose come stanno. L’Europa è un mostro a 28 teste, ed ognuna si fa ragione da sé. La prima, insomma, è andata male. La lezione s’impara se si prende atto delle difficoltà e si affronta il futuro con i piedi per terra, saggezza e serietà. Il bullismo non paga.

Nelle ultime ore sono morti altri cento migranti. Appena qualche giorno fa c’è stato un naufragio nel quale ne sono periti 220. Il conto delle perdite sta per raggiungere le 35 mila. Una ecatombe. E’ da qui che si dovrebbe partire. Ma non c’è verso.

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