La rivoluzionaria guerra ai vitalizi e indennità. Ci cambierà la vita?

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Prendiamo atto che oggi un partito, a prescindere dai meriti e demeriti, può nascere e trionfare perché si batte contro i vitalizi o contro gli stranieri-migranti. Prendiamo atto inoltre che il linguaggio fa la differenza, e che il Vaffa in chiaro di Beppe Grillo e criptato di Matteo Salvini, nelle piazze mediatiche, per lo più social, istaurano la frequenza utile per restare in sintonia con il mondo. Ma è legittimo o no, che si abbia nostalgia delle battaglie di principio, che i partiti – quelli veri – combattevano in nome di valori universali?

E’ come entrare in chiesa scollacciati: la politica si è caricata del peso della vendetta sociale e delle paure dei cittadini, ha abbandonato i valori della convivenza civile, della giustizia sociale, delle libertà individuali e collettive, dei meriti e dei bisogni. Il vuoto post-ideologico ha provocato un vuoto nel cuore e la coscienza dei cittadini elettori e questo cuore viene riempito dal desiderio di punire coloro che rappresentano il popolo, cioè la pietra angolare della democrazia. Paradossale, ma vero. Gli haeters, i cittadini frustrati e ridotti a mal partito dalla crisi economica o dalle angustie dell’esistenza, pretendono la ghigliottina per quelli che hanno il mandato di governare le istituzioni. La casta, insomma.

Le motivazioni degli haeters non sono nobili, quanto l’accumulo, nel tempo, di intollerabili privilegi per chi occupa uno scranno a Montecitorio e Palazzo Madama.

Considerare l’abbattimento dei vitalizi e delle indennità che non contano niente nel bilancio dello Stato, in una bandiera per la quale spendersi, trascurando il resto, giusto per quietare il bisogno di vendetta del popolo, non è affatto onorevole, tanto per restare in tema.

C’è gente che muore di fame, spiegano i guerriglieri anti-vitalizio, è profondamente ingiusto che ci siano italiani che vivono nella bambagia grazie allo scranno parlamentare. Verissimo, ma la giustizia sociale non si conquista attraverso una battaglia condominiale, visto che il problema riguarda un migliaio di cittadini, che per grazia ricevuta mantengono intollerabili vitalizi.

Siamo sicuri che quella intrapresa dai movimenti del Vaffa sia la strada giusta per aggiustare le malandrinate compiute dai rappresentanti del popolo nel tempo? Siamo sicuri che dimezzando il reddito di chi svolge un’attività legislativa il Paese tragga un vantaggio? Basta una legge sbagliata perché lo Stato sprechi l’equivalente di mille anni di vitalizi “sbagliati”.

Vittorio Zucconi, giornalista di lungo corso, in un tweet scrive: “Io non voglio un Parlamento che costi poco, voglio un Parlamento che valga molto” . Proviamo a decrittare il messaggio di Zucconi: la qualità del lavoro parlamentare è direttamente proporzionale alla qualità di coloro che lo svolgono. Se ci sono degli incompetenti, il risultato sarà devastante.

Tagliando le indennità con l’accetta, e riducendole a circa tremila euro al mese, tanto per fare un esempio, il Paese scarta quella fetta di cittadini che grazie alla professione, competenza, diligenza, ha conquistato un reddito più alto. Non è pensabile, infatti, che un buon medico, avvocato, giornalista, manager ecc, lasci il suo lavoro e obblighi se stesso, e la famiglia, a stringere la cinghia per compiere il servizio civile in Parlamento. A meno che, naturalmente, possa permettersi di fare a meno dell’indennità parlamentare, essendo ricco di casa sua. O abbia altri progetti, che passano attraverso le poltrone parlamentari o governative.

Ogni tanto qualcuno “posta” su FB le regole delle assemblee medievali (e non solo), secondo le quali il laticlavio in Parlamento costituisce un onore e viene pagato come tale, nessuna retribuzione. Secondo gli “amici” di FB si tratterebbe di modelli da seguire. Come? Tornando ai baroni, feudatari, mercanti contenti di potere curare i loro beni sedendo in Parlamento.

Ovviamente non possiamo dividere con un colpo d’ascia gli italiani competenti e quelli che non lo sono servendoci del reddito, ma il sospetto che il reddito alto da lavoro (pubblico o privato), sia frutto di competenza e di diligenza è legittimo.

In definitiva, est modus in rebus, come suggerisce la saggezza romana. Diamo un taglio al di più, evitiamo che i nuovi partiti si arricchiscano comprando diamandi nell’abborrita Africa nera, ma non tiriamo il collo alle galline, visto che l’avarizia a danno di coloro che decidono della nostra qualità della vita può rivelarsi un boomerang. Anzi, in una idiozia.

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