I segreti ed i misteri della Terza Repubblica, da Salvini a Grasso

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Nei social è campagna elettorale permanente. A farla da padroni sono i grillini, millenials e nativi, e i leghisti strutturati magnificamente. Invece che presidiare il territorio, presidiano le “piazze” social: una vigilanza assidua e efficace che valorizza ogni evento, annuncio, segnalandone debolezze, errori, omissioni e presunte malandrinate.

Sia il Movimento 5 Stelle quanto l’alleato, la Lega, hanno messo in pratica un vecchio “sogno”, mai realizzato, dai partiti della sinistra grazie ai social: il partito di lotta e di governo. E’ ancora fresco il ricordo di quei Ministri del centrosinistra prodiano che andavano in piazza, quella fisica e non social, per protestare contro le inerzie del governo cui facevano parte. E andando più indietro, rimane nella storia il tentativo del Psi di essere partito di lotta e di governo, che finì con il logorarlo, a causa di una sapiente strategia del Pci, affidata al sindacato di riferimento.

Gli effetti boomerang di quei tentativi, tuttavia, non hanno mai scoraggiato le leadership della sinistra a riprovarci, ma allo scopo di indebolire l’apparato maggioritario interno attraverso strumenti efficaci, utili a delegittimare coloro che assumevano la responsabilità di guida del partito.

Il partito di lotta e di governo ha dispiegato le sue potenzialità grazie alla guerriglia interna in questa vasta area politica. Le sconfitte rimediate a causa anche della conflittualità endemica potrebbero trasformarsi in una amara, ma necessaria, medicina, l’antidoto giusto per aggiustare mettere a riposo la malattia, ma la luce in fondo al tunnel ancora non si vede.

Mentre il centrosinistra discetta su ciò che è meglio fare per ripartire, sui social i partiti di governo presidiano magnificamente le piazze mediatiche, senza lasciare nulla d’intentato: lo sputtanamento del nemico, le fake sui migranti, i sospetti sulle banche amiche, catalizzano l’attenzione dei social. La Lega è diventata l’asso pigliatutto, il M5S confida sul blog e Grillo.

Le pagine FB hanno sostituito alla grande le sezioni ed i circoli, ormai resi desueti dalle nuove tecnologie. Ci si incontra sul cellulare, sul tablet, sul computer, in Rete, e non nelle sedi di partito. Ogni pagina è affidata a militanti che hanno il compito di condividere e rilanciare le parole d’ordine che arrivano dalle “centrali” della comunicazione. La chat on line, suscitata dagli stimoli, viene arricchita e sostenuta con grande perizia e malagrazia.

Ciò che segnala la diversità del nostro tempo, è la spregiudicatezza della comunicazione, il ricorso costante alle fake, la quantità industriale di insulti e volgarità. Non ci sono limiti, il galateo è scomparso, l’onore delle armi non viene concesso. Il nemico va mas cariato comunque. Più che stimolare approfondimenti, confronti, dibattito, le condivisioni social lanciano onde emotive, che raggiungono il bagnasciuga come uno tsunami, scuotendo la coscienza di coloro che “navigano” in rete , inermi al pari di chi in pantofole assume pozioni di informazione  davanti al piccolo schermo.

Le paure attanagliano anche gli spiriti indomiti, tempestati di immagini e tazebao “forti” e di immediato impatto.

I sondaggisti monitorano le percezioni prevalenti ed a loro volta le rilanciano: la mappatura delle idee e affidamenti disegna un quadro politico aggiornato. Il sondaggio precede il consenso nell’urna, lo anticipa e in qualche misura lo conferma. Si chiude così il cerchio, decretando il trionfo dei partiti di lotta e di governo.

A che cosa è dovuto il successo di questo inedito percorso mediatico? I social corrono su un binario proprio, anche quando intercettano eventi e personaggi nati sui quotidiani – cartacei e on line- ne reinventano il senso, attraverso espedienti, che hanno la forza di detonatori.

Se le opposizioni vengono oggi considerate silenti, e i partiti di governo al contrario, molto presenti, ciò è dovuto ai “circoli” social. Una volta faceva notizia il discorso fatto in Parlamento, paludato e ricco di citazioni, oggi fa notizia la fake, con l’immagine truccata, cui si preferisce credere perché la nostra percezione dei fatti è cambiata.

I fatti, naturalmente, contano poco o niente. Ma il reggente del Pd non se n’è accorto. E il valoroso magistrato Grasso neppure.

 

 

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