La stangata a partiti e coalizioni in Sicilia, ballottaggio tradimentoso

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I candidati che sono andati al ballottaggio con una percentuale di consensi inferiore, nel nostro caso di gran lunga inferiore, nei tre capoluoghi – Messina, Ragusa e Siracusa – sono riusciti a ribaltare il risultato, sconfiggendo l’avversario. A Messina Cateno De Luca aveva circa la metà dai suffragi andati al suo avversario, Bramanti,gli altri – Italia e Cassì’ – partivano con l’handicap. De Luca ha ripetuto la performance di Renato Accorinti, che cinque anni or sono battè il candidato di centrosinistra che aveva sfiorato la maggioranza assoluta. De Luca, come Accorinti, non rappresentava né una coalizione di partiti tradizionale, né un partito. Candidato civico, senza etichetta. E con una storia recente alle spalle assai particolare, per via dei guai avuti con la giustizia (ha subito i domiciliari e poi è stato assolto). Messina è la capitale dei buontemponi? O ha preparato l’ennesima stangata alle lobby politiche? Né l’uno, né l’altro, forse. Le lobby funzionano a meraviglia, come dimostrano i risultati delle regionale, nelle quali il successo è arriso all’uomo forte del Messinese, Genovese.

La questione merita una analisi ad hoc.

Il filo conduttore ai ballottaggi è costituito da un dato incontrovertibile: hanno vinto coloro che partivano svantaggiati. Significa che a fare la differenza sono stati “gli altri”, gli elettori orfani del loro candidato? Oppure a decretare il successo è stato lo zoccolo duro dei simpatizzanti, che sono tornati ai seggi, disciplinatamente, al ballottaggio?

L’ipotesi che ci persuade di più è la prima. Essa spiega anche il tracollo del centrosinistra nelle roccaforti della sinistra, come Imola ed Ivrea, o le toscane, Pisa, Siena e Massa. Crediamo che a fare la differenza, in campo nazionale, sia stata la voglia di sconfiggere il nemico comune, il centrosinistra. Ciò che in definitiva si era verificato a Torino e Roma alle amministrative di due anni or sono. Ma in Sicilia l’analisi è più complessa, perché è prevalsa la voglia di stare dalla parte dei “cani sciolti”. E’ stato premiato chi era fuori dalla nomenclatura. De Luca è l’icona di questa rivolta, ma lo è anche Italia, a Siracusa, ed in qualche misura il civico di centrodestra Cassì’ a Ragusa.

Per il resto, i risultati ci confermano quel che sapevamo: i penta stellati, nati con i meet up, non hanno radici locali, e scontano una certa ambiguità politica al vertice (hanno perso Ragusa, dove governavano).

Vince il centrodestra trascinato da Salvini, con la sua politica muscolare. L’alleanza di governo favorisce la Lega. Berlusconi deve rassegnarsi alla signoria di Salvini, e il PD al declino, propiziato fortemente dalla rissosità interna e dalle scissioni.

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