Maurizio Graffeo, Presidente della Corte dei Conti, guardie e ladri. Chi vince?

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Maurizio Graffeo è un signore mite e di buone maniere che i casi della vita hanno trasformato, nell’immaginario collettivo, come un dantesco Caron dimonio dagli occhi di bragia che batte con il remo chiunque s’adagia. La ragione è che si è trovato al vertice della Corte dei Conti in Sicilia quando i giudici contabili hanno avuto il permesso di entrare a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, per vigilare sulle spese dei deputati regionali, i soldi pubblici insomma. Dall’oggi al domani, l’Ars ha perso la sua sovranità amministrativa, che gli esperti chiamano autodichia, e ha vissuto con difficoltà la fine del tempo delle vacche grasse.

Maurizio Graffeo e i giudici contabili sono stati chiamati a stabilire il confine fra le spese istituzionali e attinenti al ruolo da quelle che tali non sono. E hanno scoperto che tanti soldi pubblici sono stati usati maldestramente. Maurizio Graffeo non tuttavia è solo il cane di guardia del denaro dei contribuenti, persecutor di parlamentari svogliati, è anche una linea Marginot contro la corruzione.

In occasione di un interessante seminario organizzato di recente dal Libero Consorzio di Agrigento, approfittando di averlo accanto, abbiamo chiesto al Presidente della Corte dei conti perché mai la Sicilia continuasse a mantenere il primato delle malandrinate nonostante  leggi e norme assai severe e procedure stringenti ne facessero una specie di Fort Knox. La Regione siciliana ha, infatti, accettato il controllo preventivo degli atti, quando altre Regioni non l’avevano.

Questa domanda l’avevo rivolta, in verità, ad un funzionario della Regione con un passato di ufficiale della Guardia di Finanza, il quale mi ha spiegato che le risorse dei Fondi europei arrivano soprattutto in Sicilia e nel Sud, quindi le tentazioni sono maggiori, e a casa nostra c’è una polizia specializzata, la Guardia di Finanza, che altrove,i nei paesi europei, invece non esiste. Insomma, noi i delinquenti, comuni ed organizzati, li becchiamo, gli altri no. Ecco spiegato il primato.

Queste motivazioni ci hanno convinto fino a un certo punto, da qui la necessità di saperne di più. La versione di Graffeo sarebbe stata di sicuramente più esaustiva, in considerazione del ruolo, l’esperienza ed il rigore con cui ha svolto il suo lavoro.

“Abbiamo dovuto difenderci dall’assalto dei moscerini mentre gli avvoltoi beccavano…”ci ha detto. Che significa, fuor di metafora? Sulle scrivanie dei giudici contabili sono arrivati milioni di provvedimenti che hanno appesantito l’attività della Corte, distraendola, di fatto, dai casi su cui sarebbe stato utile spendere tempo, risorse, intelligenze ecc. L’avvoltoio sfonda la tela del ragno, mentre noi controlliamo i moscerini, avverte Graffeo.

Alcuni aggiustamenti sono stati attuati, e soprattutto – segnala ancora Graffeo , si comincia a vivere il controllo interno come il primo sbarramento alla corruzione. Quindi, etica della responsabilità. Ma siamo ancora all’inizio. “I controlli interni spettano a tutti”, osserva Graffeo. “La vera deterrenza alla corruzione è costituita da una assunzione di responsabilità, individuale e collettiva, e dall’insieme di metodi e procedure idonee nell’attività della dirigenza e degli impiegati.”

In quali casi si corrono più pericoli, allora? Le logiche dell’emergenza, è la risposta di Graffeo. E fa un esempio, che vale per tutti: i rifiuti. In queste circostanze il malaffare è una minaccia, un ostacolo alla libera concorrenza. Le tangenti sugli appalti pubblici fanno lievitare la spesa in modo talvolta esponenziale e producono anche un danno d’immagine per il nostro Paese, scoraggiando investimenti  esteri.

Basta ridurre le emergenze? No, per esempio occorre affinare la tracciabilità dei flussi finanziari, abbattendo confini e off shore, rivedendo le sanzioni nei casi di danno erariale procurato. Sono blande e di difficile attuazione. Ma la questione principale, ribadisce Graffeo, resta il salto culturale che resta da compiere, l’introduzione di valori chiari e diffusi nella pubblica amministrazione al fine di ovviare alla caduta del sistema di controlli interni.

Tutto qui? Affatto, ma sarebbe già tanto se entrasse nel nostro Dna il concetto che i nostri soldi dobbiamo difenderli tutti quanti, ognuno per la propria parte.

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