1/ Il Procuratore di Agrigento, Patronaggio, svela i segreti del sistema corruttivo

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Misurare la distanza fra la corruzione percepita e la corruzione rilevata può essere un buon esercizio per avvicinarci alla realtà ed avere un quadro sufficientemente attendibile delle dimensioni del fenomeno, ma è come spaccare il pelo in quattro, stabilire fine a che punto una fotografia è stata ritoccata e con quale maestria il lavoro è stato fatto.

Luigi Patronaggio, Procuratore della Repubblica di Agrigento, una vita all’inseguimento di corrotti e corruttori, preferisce allinea fatti, elementi concreti su cui riflettere con rigore intervenendo al seminario formativo di Agrigento, organizzato dal commissario del Libero Consorzio, Alberto Di Pisa. L’Italia, ricorda il magistrato, sta meglio di Grecia e Ungheria fra le nazioni europee, nella speciale classifica della corruzione ma ha guadagnato 18 posizioni nell’ultimo anno.

Si piange con un solo occhio? Forse, commenta Patronaggio, ma se accanto a questi dati si affiancano quelli che provengono dagli istituti di pena italiani, cadono le braccia. Nelle carceri italiane, infatti, solo lo 0,6 per cento dei detenuti, su 54 mila, è ristretto per reati finanziari, corruzione, riciclaggio, contro la pubblica amministrazione ecc. E non è tutto: se in quello 0,6 per cento, avverte Patronaggio, cerchiamo la percentuale dei detenuti che espiano una condanna definitiva, scopriamo che il dato non è statisticamente rilevante.

Che significa? I colletti bianchi affidano i loro guai giudiziari ad avvocati talentuosi, privilegio non è concesso ai detenuti comuni, in specie gli extracomunitari, che sono in galera in gran numero.

Patronaggio non fa un discorso di classe, comunque. Spiega come stanno le cose, ricordando che molto è cambiato. Gli episodi di corruzione non hanno più un solo protagonista, ma più attori legati insieme da corposi interessi comuni, in perfetta unità d’intenti. Sono nate vere e proprie lobby del malaffare in grado di influenzare perfino i provvedimenti dei legislatori. Il prezzo della corruzione, osserva perciò il Procuratore, non è più la mazzetta una tantum ma l’accesso al sistema corruttivo, che offre tante opportunità e privilegi, fino all’ingresso, con quote societarie nei consigli di amministrazione di società che contano. Partecipare al sistema dunque procura dividendi costanti e permette un salto di qualità, trasformando l’evento episodico in una condizione strutturale. Nel sistema non agisce  la famiglia mafiosa che si compone e scompone a seconda degli eventi, ma qualcosa di più e di meglio,nella quale troviamo frequentemente anche il braccio criminale.

Come si è arrivati a tanto? Grazie a quali alleanze, silenzi, omissioni? E con quali armi si combatte il sistema?

(Continua)

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