Il declino. Il 31 per cento di siciliani vota senza avere fiducia nella Regione

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Il 31 per cento dei cittadini siciliani iscritti nelle liste elettorali si sono recati alle urne in novembre dello scorso anno senza avere alcuna fiducia nella Regione. Nonostante questo sentimento prevalente, hanno scelto di esercitare il loro diritto, magari senza aspettarsi che accada alcunché di buono.

A queste sorprendenti conclusioni si può giungere, sembra un paradosso ma non lo è, riflettendo sui risultati del recente sondaggio realizzato dall’Istituto Demopolis, l’unico di stanza nell’Isola, e quindi il più avvertito nelle cose siciliane. Demopolis ha scoperto infatti che solo il 15 per cento dei siciliani conserva la fiducia verso l’istituzione regionale e mostra un grafico che ci costringe a prendere atto del declino subito dall’Ente Regione. Nel 2006, dodici anni or sono, il 33 per cento dei siciliani  assegnava una qualche rilevanza alla Regione, insomma “ci credeva”. Una percentuale già bassa che ha subito un ulteriore crollo negli ultimi anni.

Il tasso di credibilità assegnato ai candidati che hanno animato l’ultima campagna elettorale non ha modificato le opinioni dei siciliani. E questo dato ci pare sorprendente se torniamo a quei giorni che precedettero il voto, così intensi e vivaci. La disputa fra Musumeci, Micari e Cancelleri fece scendere in campo fan agguerriti e molto motivati. Si può avere fiducia negli uomini e sfiducia nell’istituzione? A quanto pare è così.

Trascorso il momento elettorale, la netta vittoria conquistata da Nello Musumeci avrebbe dovuto far risalire la china e fermato il declino, ma non è andata così, o meglio c’è stata una lieve inversione di tendenza rispetto alla “curva” verso il basso che lo scorso anno, al tempo del governo Crocetta, aveva trascinato la Regione siciliana ad una percentuale di sfiducia del 12 per cento. Il governo in carica, nella sua fase di “luna di miele” con gli elettori è riuscito a guadagnare tre punti, non c’è nulla da festeggiare. Il disamore dei siciliani verso la Regione ha ormai messo radici e non si possono fare miracoli, ammesso che gli attuali governanti siano attrezzati a compierli.

Quel 15 per cento di siciliani ancora fiduciosi potrebbero corrispondere, è un’altra amara considerazione che va fatta, a quella pletora di addetti ai lavori con rispettive famiglie (e famigli) che direttamente o meno, devono alla Regione lo stipendio, la commessa, l’appalto, la prebenda, il privilegio eccetera. Fuori da questo cerchio “magico” i siciliani voltano le spalle alla Regione, che in Sicilia significa autonomia speciale, Statuto, Carta costituzionale, un secolo di battaglie combattute, con dedizione e competenza, dai promotori della quasi-sovranità del popolo siciliano.

E’ giusto chiedersi a questo punto quanto peso abbia questa sfiducia nel declino che viene documentato dai sondaggisti? Non si tratta di un tentativo di mandare la palla sul campo “avverso”, assolvendo i principali attori del declino, cioè i partiti, i rappresentanti delle istituzioni e gli apparati e le burocrazie dei piani alti, ma di riflettere sulle pur modeste responsabilità di quanti non esercitano il diritto alla scelta o contribuiscono, con il loro comportamento dimesso e sfiduciato, la loro indifferenza ed estraneità, la disinformazione, a tenere in piedi una macchina amministrativa e politica che talvolta fa più danno che bene.

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